Piuttosto, molto più dettagliata e credibile l'analisi di Nane Cantatore.
Cita:
Il terzo anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina arriva in un contesto nel quale è possibile elaborare una periodizzazione abbastanza definita, con una fase appena conclusa e un'altra che sta iniziando, il che comporta le conseguenti incertezze.
Infatti, possiamo ricapitolare lo svolgimento del conflitto in tre fasi principali:
1. da febbraio a settembre 2022: l'offensiva russa. Cominciata con il tentativo di far collassare l'intera nazione ucraina conquistandone le principali città e minacciando il resto del paese, dopo il primo pesantissimo scacco ha visto un sostanziale ridimensionamento del teatro operativo, concentrandosi soprattutto nel Donbas, dove le forze iniziali russe si sono praticamente esaurite a Severodonetsk, senza raggiungere nemmeno gli obiettivi di questa manovra meno ambiziosa.
2. da ottobre 2022 a settembre 2023: la controffensiva ucraina. Sostanzialmente distrutte le forze professionali russe, gli ucraini sono stati in grado di lanciare una prima, duplice manovra che ha permesso di riconquistare una parte significativa del territorio perduto, ricacciando gli invasori oltre il Dnipro, liberando Kharkiv dalla minaccia diretta e liberando Kherson, uno dei due grandi centri urbani conquistati dal nemico (l'altro è Mariupol), fino a minacciare le linee di rifornimento russe in profondità. La mobilitazione di massa e l'apprestamento di profonde linee difensive, oltre alla sanguinosa campagna di Bakmuth, hanno sostanzialmente vanificato la fase successiva, nella quale gli ucraini sono riusciti a erodere le ultime capacità di manovra russe senza compromettere le loro unità migliori, ma non sono stati in grado di assestare una spallata decisiva.
3. da ottobre 2023 a gennaio-febbraio 2025: l'attrito. In questa fase, finora la più lunga della guerra, i russi hanno conservato l'iniziativa con attacchi continui in diversi punti del fronte. Il costo di queste manovre è stato pesantissimo, con un tasso di perdite giornaliere più elevato rispetto alle fasi precedenti, che ha sostanzialmente eroso le riserve strategiche di materiale bellico e consumato una quantità di materiale umano sulla cui sostenibilità cominciano a esserci forti dubbi. Tutto questo, in operazioni necessariamente di corto respiro, sia per lo scadimento qualitativo delle forze russe sia per la determinazione delle difese ucraine: di fatto, i russi non sono riusciti a conseguire nessun obiettivo strategico, quasi nulla a livello operativo e ben poco anche a quello tattico. Dal canto loro, gli ucraini hanno maturato una significativa capacità di risposta asimmetrica in profondità, colpendo depositi di munizioni, basi aeree, infrastrutture per il trasporto, lo stoccaggio e la raffinazione di combustibili anche a centinaia e persino migliaia di km di profondità, oltre a proseguire l'opera di distruzione della flotta russa del mar Nero e di distruzione delle difese aeree. Se le risorse materiali russe risultano grandemente compromesse (in particolare sul piano delle forze missilistiche e dei corazzati), va detto che si notano forti segnali di stanchezza anche tra i difensori.
4. Siamo entrati nella quarta fase, che possiamo chiamare di esaurimento. In pratica, vincerà chi mollerà per ultimo: sembra si possano escludere manovre risolutive o offensive determinanti, se non come atto finale su un nemico ormai sfibrato (come l'offensiva alleata del 1918, per intendersi). La Russia deve fare i conti con un'economia sotto fortissima pressione e una ormai acclarata riduzione delle capacità militari, con una capacità industriale evidentemente inadeguata a rigenerare le forze. L'Ucraina, dal canto suo, ha un'industria della difesa in crescita e sembra sia forse riuscita a superare certe follie nella sua organizzazione militare; resta, comunque, del tutto dipendente dagli aiuti esterni. E qui, certamente, le incognite della nuova amministrazione americana possono pesare moltissimo. L'Europa si dichiara pronta a fare la sua parte e oggi, a Kyiv, lo ha confermato, con nuove sanzioni e un pacchetto di aiuti da oltre 3 miliardi. Ma bisogna vedere quanto servirà e quanto a lungo.
E quella di Gastone Breccia
Cita:
Questa mattina, in Accademia a Modena, ho letto (tra le altre cose) agli allievi del 205mo corso questo passo di Carl von Clausewitz:
“L’attaccante acquista pegni di pace destinati ad avere un qualche valore nei negoziati successivi, ma paga quest’impegno sul posto, in contanti, al prezzo di una parte delle proprie forze. Se la preponderanza, sia pure costantemente decrescente, dell’attaccante si mantiene fino alla conclusione della pace, lo scopo è raggiunto.” (DG VII, 5)
Nessuno sa con certezza quanto si siano logorati i russi in tre anni, e quanto siano quindi vicini alla “culminazione dell’offensiva”, come dice Clausewitz, ma - grazie soprattutto a Trump - stanno per ottenere lo scopo minimo di una guerra d’aggressione, che è sedersi al tavolo delle trattative mentre si mantiene ancora la “preponderanza” militare.
Aggiungo, come mio solito, alcune considerazioni…
1. Le trattative di pace si prospettano comunque difficilissime. Gli insulti di Trump a Zelensky (conditi come al solito di menzogne) sembrano un indizio di nervosismo, come se il nuovo presidente USA volesse convincere preventivamente il mondo che il governo attuale di Kiev non merita di sedere al tavolo dei negoziati. Che è, evidentemente, un’assurdità sotto qualsiasi punto di vista (solo qualche imbecille, e purtroppo ce ne sono da noi, può dargli ragione perché Zelensky “era un pessimo comico”, avrebbe “il 4% del sostegno popolare” eccetera). Ma Trump ha bisogno di tener fuori Zelensky perché vuole firmare qualche carta con l’amico Putin, farla passare per una soluzione accettabile, e poi - visto che non lo sarà, per gli ucraini - far ricadere su di loro la colpa di “non volere la pace”.
2. Ai russi non pare vero che l’impero americano si stia suicidando grazie a questo cialtrone e ai suoi tirapiedi. Erano probabilmente pronti a chiedere 100 (il territorio occupato fino ad oggi, la neutralizzazione dell’Ucraina) per ottenere 80 (la Crimea subito, una soluzione negoziata a lungo termine per il Donbass con autonomia di fatto sotto la loro tutela, l’Ucraina fuori dalla NATO ma nella UE), ma adesso, temo, chiederanno 120 con la precisa volontà di ottenere proprio 120, ovvero le intere quattro regioni “annesse” nel settembre del 2022…
3. Chi cerca di capire Trump fa un ragionamento di questo tipo: la priorità per gli USA è separare la Russia dalla Cina, il vero nemico minaccioso; per ottenere questo obiettivo si deve e si può sacrificare l’Ucraina… “Crew expendable” (chi riconosce la citazione?)…
Può essere. Quello che non capiscono Trump e i suoi uomini di governo, però, è che gli imperi sopravvivono se rispettano e difendono i loro “amici”. Roma antica insegna. L’America sta rinunciando a mantenere il proprio status imperiale (forse male interpretato fin dall’inizio… se ne può discutere): questo non potrà che metterla in difficoltà nel confronto con la Cina.
4. L’Europa è al capolinea, dicono in tanti. O riesce a reagire in qualche modo alle umiliazioni subite da Trump e Vance, a soprattutto a mantener fede in qualche misura a tutte le chiacchiere spese in favore dell’Ucraina, oppure… hanno ragione i sovranisti, ognuno per sé e ciascuno si sceglierà il padrone che gli aggrada.
Scandinavi, baltici, polacchi e britannici - guarda un po’ - sembrano determinati a mantenere la barra dritta. Macron anche, forse, chissà, ma è un’anatra zoppa. Scholz… chi? È già storia passata. Lady Meloni ha un compito difficile, dovrebbe dimostrare doti di grande statista. Vedremo.
5. Infine l’Ucraina, da cui invece sarebbe giusto partire. Con tutti i suoi errori, Zelensky è ancora “gradito” al 57% dei suoi elettori, ben più di quanto Trump non sia gradito agli americani. Ma è un dettaglio. (Gli insulti di Trump, btw, gli avranno fatto guadagnare qualche punto…). La situazione militare è grave ma non disperata, come i propagandisti di Putin cercano di far credere (legittimamente, dal loro punto di vista: meno legittimo bersi la loro propaganda come acqua fresca). Ma soprattutto: nonostante le perdite subite, la percentuale di renitenti alla leva, i milioni di profughi, il popolo ucraino è deciso a combattere per restare libero. E combatterà. Se non come esercito regolare, come guerriglia nelle zone occupate. E sarà una tragedia ancora peggiore, per tutti.
La volontà di restare liberi che gli ucraini non si stancano di riaffermare dovrebbe essere al centro della scena. E di qualsiasi discorso sulla pace futura.
Trump non se ne cura, perché disprezza la libertà altrui e la considera solo un ostacolo fastidioso al perseguimento dei propri (ignobili) interessi; ma chi si sente ancora erede di una tradizione di pensiero (e di azione) che lega il secolo dei lumi alla Resistenza, a tutte le resistenze contro ogni forma di oppressione, dovrebbe iniziare qualsiasi ragionamento sulla guerra che va avanti da tre anni e sulla sua fine con “bisogna salvare la libertà degli ucraini”