Per i senza casa, abruzzesi, a breve l'inverno busserà alle porte .. delle tende.
Cita:
(AGI) - Pescara, 24 ott. - Il problema degli alloggi per gli aquilani terremotati e' tutt'altro che risolto, ma si puo' risolvere attraverso le case in legno o i moduli rimovibili e con la requisizione delle case sfitte. E' questo il grido di allarme lanciato da Abruzzo social forum e da alcuni comitati cittadini e associazioni che vogliono mantenere alta l'attenzione sui problemi legati alla sistemazione degli aquilani colpiti dal sisma. Con questo obiettivo sono state organizzate delle manifestazioni di protesta e sensibilizzazione per oggi pomeriggio e stasera. Le tende, elemento simbolo del terremoto del 6 aprile, saranno aperte a Chieti alle 18.30 in piazza Vico e a Pescara dalle 16 fino alle 19.30 in piazza Sacro Cuore. Stasera, poi, e' in programma un'iniziativa musicale in piazza Unione, sempre a Pescara.
"Come avevamo previsto - spiega Renato Di Nicola di Abruzzo social forum - i problemi fondamentali della popolazione aquilana non sono stati risolti. Molti sono ancora nelle tende o vengono deportati lontano dal capoluogo di regione e tra chi rimane ci sono molti anziani e persone con problemi economici o sociali. Noi chiediamo di usare dei containers rimovibili, case in ferro e in legno che se fossero state usate fino ad oggi avrebbero evitato i disagi attuali. Si potrebbero requisire, poi, piu' di 1700 alloggi sfitti e agibili. In questo modo si potrebbe fronteggiare al meglio la questione, per cui ci chiediamo perche' non si fa". (AGI )
fonte
http://www.agi.it/l-aquila/notizie/2009 ... r_protesta Intanto vi ricordo inoltre le promesse del capo del governo fonte
http://www.4minuti.it/showPage.php?temp ... ticolo.htm"Riusciremo a portarvi fuori dalle tende il più presto possibile".
Nel frattempo per chi è ancora in tenda c'è questo:
Cita:
Tra il popolo delle tende che resiste al gelo e alla «deportazione»
La signora Gioconda Mattia ha 106 anni e l’ostinazione di chi ne ha viste passare troppe per scomporsi ancora. «Non me ne vado», ripete alla figlia Maria che nelcampo di Acquasanta continua a spiegarle che forse è meglio arrendersi e andarsene in un hotel a Rocca di Mezzo.«Habisogno di assistenza continua – spiega Maria – Non possiamo lasciare l’Aquila, per un paesino in montagna». Diego Decola di anni ne ha 29 e fa l’autista per il Comune. Si tormenta le mani rosse dal freddo fuori dalla tenda nel campo del Globo. «Stamattina non sono riuscito nemmeno a lavarmi la faccia tanto faceva freddo – racconta – Volevano che andassimo in hotel a Rocca di Mezzo oppure nella Marsica. Macomefaccio col lavoro? Io entro in servizio all’alba e la macchina era congelata già stamattina, cosa succederà in montagna quando cadrà la neve? Io resto qui». Sandro Cicerone è uno dei trenta che sono ancora a Piazza d’Armi, un campo che ufficialmente non esiste più dove non ci sono né volontari né mensa o servizio di controllo. «Mi avevano offerto una stanza in albergo a Poggio Picenze – racconta - Ho accettato ma quando ho visto i documenti ho letto che la mia destinazione era Sulmona. E allora io resto qui, e piuttosto rientro nella mia casa che andrebbe abbattuta. Qui a L’Aquila riesco a lavorare e a tirare avanti, a Sulmona cosa dovrei fare? ».
Gioconda, Diego, Sandro. Sono in molti gli «irriducibili» strumentalizzati politicamente (come li ha definiti il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso) che nonostante la colonnina del mercurio sia scesa sotto lo zero hanno deciso di restare nelle tendopoli piuttosto che accettare il trasloco in un hotel lontano decine di chilometri da ciò che resta di casa propria e della propria vita. Trattati come esuberi in quel programma iperbolico «dalle tende alle case» che il premier Berlusconi aveva promesso. Numeri in eccesso per chi, fra una inaugurazione e l’altra, ha preferito spacciare il finto miracolo di case tirate su in tutta fretta che non bastano anemmeno un decimo degli sfollati dell’Aquila. «Non un terremotato sarà in tenda a fine settembre», aveva promesso il premier. E invece eccoli lì: circa 6000 persone, ospiti delle 68 tendopoli ancora attive (ma ce ne sono centinaia anche nei campi auogestiti), a cui ora bisogna trovare una soluzione dopo aver per mesi rifiutato l’idea deimoduli abitativi provvisori, sacrificata sull’altare del progetto faraonico delle C.a.s.e.che per ora ha dato un tetto a poco più di mille persone. «La gente non accetta di farsi deportare dopo quasi sette mesi in tenda – spiega Antonietta Centofanti del campo di San Giacomo - Non vogliono lasciare un lavoro, gli animali o anche soltanto i parenti». Per questo gli sfollati si sono organizzati e hanno iniziato a far circolare petizioni e raccolte di firme per diffidare la Protezione Civile dal chiudere le tendopoli. Lo hanno fatto a San Giacomo, e poi al Globo e a Collemaggio.
A Camarda, soltanto duegiorni fa, il campo è stato smantellato ma quasi un centinaio di sfollati sono rimasti nelle tende e non hanno accettato di traslocare in un albergo del teramano. Gente che non vuole andarsene, nemmenoora che il freddo ha iniziato a mordere davvero. Ora che la neve ha imbiancato le cime che circondanol’Aquila. Ora che stare di notte nelle tende, a meno cinque, è un esercizio di sopravvivenza al limite della tortura. «Guardi il fango – ci dice la signora Maria Bonanni, nella sua tenda a Piazza D’Armi – Questa nottenon sono riuscita a chiudere occhio dal freddo. Cosa farò ora che i volontari se ne sono andati? Ho 76 anni, e la mensa più vicina è a un chilometro. Io in sedia a rotelle non posso certo arrivare là, per cui mi sono attrezzata con un fornellino elettrico e mangio quello che posso assieme a mio figlio. È vita questa?». Fuori è buio pesto, cani randagi si aggirano fra ciò resta del maggior campo profughi sfollato in un amen a metà settembre. Più o meno quello che si cerca di fare in queste ore al Globo, dove restano ancora trecento persone. «Nonvogliono andarsene – racconta Alessandro Sirolli, direttore del centro psichiatrico del campo – temono che il trasloco momentaneo possa durare altri lunghi mesi. È comprensibile dopo tutte le promesse che gli sono state fatte». Due giorni fa, al Globo, si sono presentati anche i carabinieri per chiedere quale scadenza fosse stata data agli sfollati. Segnali che la gente legge con terrore. «Hanno smesso anche di pulire i bagni – ci dice una donna - Vogliono cacciarci».
altre info quì
http://www.youtube.com/watch?v=QT0gfPtITeY