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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: ven 8 lug 2022, 16:37 
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Brutta storia...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: dom 10 lug 2022, 1:57 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Abe, vittima del Giappone profondo

Non esiste nulla di più imprevedibile del domani, ma una cosa appare già da ora più che certa: 8.7.2022 è una data destinata a restare immortalata nei futuri annali di storia del Giappone con un inchiostro indelebile, che non si cancella, che è quello del regicidio. Perché stamane, invero, il Giappone non ha perduto un politico qualsiasi, bensì quello che si suol definire un grande vecchio, un burattinaio o un potere dietro il trono.

Il trapasso violento di Shinzo Abe, brillante statista e architetto dell’incompiuto anelito di un Giappone post-americano – progetto che, ai posteri l’ardua sentenza, potrebbe essere morto col suo ideatore –, era in qualche modo prevedibile, è inquadrabile nel più ampio contesto delle grandi pulizie in corso all’interno dei blocchi e obbligherà i figli del Paese del Sol Levante ad un’analisi introspettiva volta a risalire alle origini di quello che premette e promette di essere l’evento spartiacque della loro contemporaneità.

Vittima del Giappone profondo
Abe è morto, assassinato da un ex militare rispondente al nome di Tetsuya Yamagami a breve distanza dal quarto anniversario dell’esecuzione di Shōkō Asahara, e il Giappone è sotto choc. Era dal 1932, anno dell’uccisione di Inukai Tsuyoshi da parte di un manipolo di soldati, che il popolo giapponese non compiangeva la scomparsa prematura e violenta di un primo ministro.

Novant’anni. Novant’anni esatti separano le morti di Abe e Inukai e le similitudini che le accomunano sono tanto magniloquenti da far sembrare lo spargimento di sangue dell’8.7.2022 un suggestivo déjà-vu del 15.5.1932. Entrambi i regicidi sono stati concepiti in ambienti militari, consumati ai danni di due nazionalisti moderati, compiuti all’interno di una società in fermento – oggi e ieri profondamente divisa tra revanscisti e apatici – e avvenuti in un contesto internazionale conflittuale – oggi la competizione tra grandi potenze, ieri l’antevigilia della Seconda guerra mondiale.

Focalizzarsi sulle somiglianze intercorrenti tra i due regicidi più importanti della storia del Giappone è importante, più che altro per la comprensione di quelle che potrebbero essere le implicazioni della scomparsa di Abe – l’abbandono delle velleità post-americane in favore di un approccio verso Russia e Cina maggiormente confrontazionale e meno improntato all’autonomismo? –, ma non aiuterebbe a spiegarli, a risalire alle loro origini remote. Perché un filo conduttore lega la scomparsa dei due moderati, nonché altre vicende macchiate di rosso – rosso sangue – della storia recente del Paese del Sol Levante, ed è l’eterna voglia di rivalsa del Giappone profondo.

Lo sporco sotto il tappeto uccide
Dicono i saggi cinesi che sia necessaria più di una giornata di gelo affinché si ghiacci un metro di fiume. Un altro modo per dire che, molto spesso – e ciò è particolarmente vero quando si parla di fenomeni politici, culturali e sociali –, dietro la materializzazione di qualcosa c’è stato un lungo periodo di germogliazione.

Abe è morto, ucciso per mano di un nostalgico del Sole nascente, ma le origini e le ragioni dell’omicidio più (geo)politicamente rilevante degli anni Venti del Duemila – insieme a quelli di Du Wei e Jan Hecker – hanno a che fare coi moventi personali di Yamagami soltanto in parte. Perché Yamagami non è che l’ultimo prodotto, per quanto perverso, della resistenza del Giappone profondo al Bunmei Kaika, cioè all’occidentalizzazione, che negli anni ha avuto una prole numerosa: estremisti di destra, rivoluzionari di sinistra, lupi solitari, terroristi apocalittici.

Il denominatore comune che lega Abe a Inukai, unendo – anche se impercettibilmente – le proteste di Anpo al suicidio rituale di Yukio Mishima e la guerriglia dell’Armata rossa giapponese e al terrorismo di Aum Shinrikyō, passando per i casi dimenticati dell’omicidio di Inejirō Asanuma e del tentato assassinio di Hitoshi Motoshima, è uno: il senso di frustrazione, misto a livore e rancore, che attanaglia quel segmento di società che mai ha digerito l’inglobamento forzato del Giappone nell’orbita dell’Occidente. E che vorrebbe tornare indietro nel tempo, preferibilmente tra il periodo Meiji e il primo paragrafo dell’era Shōwa, con l’anelito di restituire il Giappone all’Asia e l’Asia al Giappone.

I detrattori del Giappone americano, al di là del credo professato, vedono nel traumatico e antistorico sganciamento della terra di Amaterasu dall’Asia l’origine di ogni male della contemporaneità: la secolarizzazione di usi, costumi e tradizioni, problematiche sociali come la cronicizzazione del suicidio, la post-sessualità, gli hikikomori, gli johatsu e i karoshi. Una convinzione, la loro, opinabile ma meritevole di ascolto. Ascolto che, però, gli è sempre stato negato – alimentando insofferenza e radicalizzazione.

Capire la morte di Abe
Gli attori dell’ampio e variegato movimento antiamericano del Giappone possono differire nei metodi, talvolta anche nei fini, ma una convinzione viscerale li unisce: se il glorioso Paese del Sol Levante è l’ombra folcloristica, ignominiosa e macchiettistica di ciò che fu – dove anime, eroge, hentai, manga e shokushu goukan hanno sostituito bushido e shinto, e dove anonimi, cosmopoliti, apolitici e pacifisti otaku hanno rimpiazzato i samurai – sarebbe colpa dell’America.

Washington, lobotomizzando ed eunuchizzando i giapponesi, avrebbe conseguito un doppio risultato: la satellizzazione geopolitica di Tokyo e la massificazione dei suoi abitanti. Un esito congeniale al mantenimento di una potenza, geneticamente predisposta all’egemonia tra sinosfera e Pacifico occidentale, in una condizione (perpetua?) di vassallaggio indispensabile per la grand strategy degli Stati Uniti per l’Indo-Pacifico. Un’idea opinabile, di nuovo, ma meritevole di ascolto. E una delle concause di questo regicidio è proprio questa: Abe, come i suoi predecessori, mai ha voluto prestare l’orecchio alla (scomoda) voce dell’elettorato antiamericano.

Se i detrattori del Giappone americano periodicamente escono dall’ombra per uccidere, quando per compiere un regicidio e quando per commettere una strage, è (anche) perché la classe dirigente – di cui Abe era un capofila – è sempre stata sorda alla loro voce stridula. Come quando Abe, nel 2015, ignorò le maxi-proteste popolari contro il possibile invio di militari giapponesi all’estero – a difesa più dell’Interesse di Washington che di Tokyo. E come quando Abe, l’anno successivo, fece orecchie da mercante alla mobilitazione degli abitanti di Okinawa contro la base militare statunitense in loco dal 1945.

Non si tratta di giustificare l’ingiustificabile, ma di provare a comprendere. Comprendere che l’omicidio di Abe non è stato casuale, non è stato il gesto di un folle, e che per ogni giapponese in lutto, uno è in festa. Comprendere che sebbene il grilletto sia stato premuto da Yamagami, e che sebbene la sua scomparsa contenti (enormemente) taluni blocchi geopolitici e alcuni gruppi di interesse giapponesi, a caricare la pistola non sono stati né Yamagami né i nemici di Abe, ma il Giappone profondo dello Yamato-damashii. Comprendere che altri Yamagami e nuovi Asahara nasceranno, inevitabilmente, fino a quando la classe dirigente non prenderà atto della necessità di aprire un dibattito sul posto del Giappone nel mondo.


https://it.insideover.com/politica/abe-vittima-del-giappone-profondo.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 12 lug 2022, 8:33 
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Pio D'Emilia parla male di Abe. Capace che allora qualcosa di buono l'abbia fatto :asd (in particolare mi puzza di rossobrunismo il giudizio sui rapporti con la Cina, wink wink; la critica all'Abenomics, che ovviamente andrebbe circostanziata, è in realtà molto diffusa). https://www.dagospia.com/rubrica-3/poli ... 316895.htm


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 12 lug 2022, 9:30 
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Reg. il: mar 20 set 2016
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termopiliano ha scritto:
Abe, vittima del Giappone profondo

Non si tratta di giustificare l’ingiustificabile, ma di provare a comprendere. Comprendere che l’omicidio di Abe non è stato casuale, non è stato il gesto di un folle, e che per ogni giapponese in lutto, uno è in festa. Comprendere che sebbene il grilletto sia stato premuto da Yamagami, e che sebbene la sua scomparsa contenti (enormemente) taluni blocchi geopolitici e alcuni gruppi di interesse giapponesi, a caricare la pistola non sono stati né Yamagami né i nemici di Abe, ma il Giappone profondo dello Yamato-damashii. Comprendere che altri Yamagami e nuovi Asahara nasceranno, inevitabilmente, fino a quando la classe dirigente non prenderà atto della necessità di aprire un dibattito sul posto del Giappone nel mondo.[/i]

https://it.insideover.com/politica/abe-vittima-del-giappone-profondo.html


Ma che sciocchezze, dai su. E' ovvio che si è trattato del gesto di un folle.
Cosa sarebbe, sennò? Premesso che in ogni ordinamento politico c'è sempre stata e sempre ci sarà una parte di elettorato scontenta, se ogni cittadino insoddisfatto dell'operato dei propri governanti dovesse avere la bella idea di prendere una pistola ed eliminarli, gli omicidi politici sarebbero all'ordine del giorno.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 12 lug 2022, 9:43 
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Reg. il: lun 4 giu 2012,
Alle ore: 15:19
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ed in italia la nostra classe politica sarebbe gia stata sterminata da almeno 20 anni...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 12 lug 2022, 14:36 
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Reg. il: mer 10 dic 2003
Alle ore: 15:12
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[...]"L'8 luglio il primo ministro greco e bulgaro hanno inaugurato l'Interconnector Grecia-Bulgaria. Un gasdotto che si collega alla rete di trasporto del gas della Grecia e al Trans-Adriatico Pipeline (TAP), che trasporta gas dall'Azerbaigian. La struttura consentirà di portare energia ai Balcani occidentali, alla Moldavia, all'Ucraina. Ma anche all'Italia.
L'interconnettore di 182 chilometri Grecia-Bulgaria rimodellerà la mappa energetica europea. Il progetto è costato 220 milioni di euro e permetterà di avere quantità aggiuntive di gas dall'Azerbaigian, che arrivano nei porti greci, e fluiscono verso l'Italia e la più ampia regione dell'Europa sudorientale (SEE). Il gasdotto è visto come un elemento cruciale dei piani dell'Unione Europea di rinunciare completamente alle forniture di gas russe entro il 2030."

Immagine

https://www.ilmessaggero.it/economia/ne ... 06890.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: dom 17 lug 2022, 1:27 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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L’eterno ritorno del referendum scozzese: i rischi per il Regno Unito

“Abbiamo chiuso la questione per una generazione” dichiarò trionfalmente l’allora premier britannico David Cameron all’indomani del referendum per chiedere l’indipendenza scozzese, che si è tenuto il 18 settembre 2014. Grazie al sostegno di figure di primo piano del partito laburista, come l’ex premier Gordon Brown, scozzese di Glasgow, il No prevalse con il 55% dei consensi degli elettori. All’epoca prevalse il timore che una Scozia indipendente non avrebbe avuto un percorso agevolato per l’ingresso nell’Unione Europea e la preoccupazione nel perdere le pensioni britanniche. Secondo i dati del governo scozzese, inoltre, il 44,6% degli adulti in Scozia non paga tasse sul reddito, ergo vuol dire che i guadagni sono sotto le 12 mila 560 sterline. Segno che il sistema britannico del welfare sostiene moltissime persone con problemi di mantenimento.

Nel 2016 la vittoria della Brexit in un altro referendum ha cambiato le carte in tavola: la Scozia si ritrovava fuori dall’Unione Europea contro la sua volontà: il 63% degli scozzesi, infatti, scelse di rimanere con Bruxelles. Nel Parlamento di Edimburgo, intanto, il dominio del Partito Nazionale Scozzese, indipendentista di sinistra, non è calato. Dopo le elezioni del 2021 sono stati confermati in carica per la quarta volta consecutiva, con una coalizione con i verdi che ne condividono la linea indipendentista. Dopo l’uscita di Londra dall’Unione il 31 gennaio 2020, il clima a Bruxelles si è fatto molto più favorevole a un’eventuale ingresso di una Scozia come nuova nazione.

A Edimburgo avevano ascoltato: il 19 dicembre 2019 venne approvata una nuova legge che consentiva di indire referendum senza chiedere il permesso a Londra; quindi, superando l’opinione del governo di Boris Johnson secondo cui, come affermava il suo predecessore Cameron, la questione era chiusa per una generazione. Da parte scozzese però si ribatteva che le condizioni materiali erano molto cambiate e che l’addio a Bruxelles rimetteva tutto in gioco. Per dirla con la premier Nicola Sturgeon, il fatto che la Scozia “non vuole un governo di Boris Johnson, non vuole uscire dall’Unione Europea e vuole invece scegliere il proprio futuro” è una condizione sufficiente per riprovarci.

Il successo alle elezioni politiche del 2019, con 48 seggi scozzesi al Parlamento di Londra su 59 disponibili e la riconferma nel 2021, corrobora questa tesi. C’è anche da dire che questa contrapposizione ha prosciugato i consensi dei laburisti scozzesi in favore dei conservatori locali, legati a Londra, unionisti, ma meno conservatori dei loro colleghi inglesi. Quindi un unionismo di fondo nella società scozzese rimane sottotraccia, anche se diviso tra i partiti “inglesi”, conservatori, laburisti e liberaldemocratici. A fine 2020 però l’indipendentismo raggiunse livelli altissimi: secondo un sondaggio di Ipsos-Mori di ottobre 2020, i consensi al distacco definitivo dall’Inghilterra aveva raggiunto il 58%. Quindi in previsione delle elezioni del maggio 2021, il governo di Sturgeon preparò un piano in undici punti qualora alle elezioni di quell’anno gli indipendentisti avessero raggiunto la maggioranza: obiettivo poi centrato a maggio 2021, grazie a 8 parlamentari dei Verdi scozzesi e al loro programma autonomista che ha fatto sì che potessero entrare nel governo.

Per il ministro delle autonomie regionali Michael Gove, il piano di Edimburgo non ha alcuna chance di essere riconosciuto come valido da Londra. Non solo, ci sono altri problemi per la sua realizzazione: poco prima delle elezioni del 2021 l’ex premier Alex Salmond guidò una scissione creando l’Alba Party (Alba è il nome gaelico della Scozia), molto critico nei confronti della premier, accusata di usare la questione “solo per lamentarsi con Londra”. Ipotesi confermata anche dall’ex braccio destro di Boris Johnson Dominic Cummings, che in un suo recente libro ha scritto “che non ci sono reali intenzioni di tenere il referendum perché il fronte del sì non è sicuro di vincere”.

Lo scorso 14 giugno è stato presentato dalla premier Sturgeon il primo di una serie di studi dedicato a dimostrare che l’ipotesi indipendentista è l’opzione migliore di tutte. Un libro bianco che afferma che la Scozia indipendente sarebbe “più ricca, più equa, più giusta”. Comparandola con altre dieci nazioni europee, al momento Edimburgo è all’ultimo posto in vari indicatori. Se alcuni critici, come il quotidiano londinese The Times, indica che in realtà il paper non contenga proposte di rilievo e non sia null’altro che un appoggio propagandistico per la causa indipendentista. Possibile che lo sia, dato che il segretario alla Costituzione Angus Robertson ha dichiarato pubblicamente che è in programma un nuovo referendum nell’ottobre 2023, affermazione poi confermata dalla stessa premier scozzese con i crismi dell’ufficialità. Difficile che un nuovo leader a Downing Street cambi idea su questo. Possibile però che la campagna referendaria rafforzi la posizione del partito conservatore, chiunque possa essere il nuovo capo.


https://it.insideover.com/politica/leterno-ritorno-del-referendum-scozzese-i-rischi-per-il-regno-unito.html


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MessaggioInviato: sab 23 lug 2022, 22:32 
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Panama, si aggrava la crisi: i manifestanti assediano la capitale

Si aggrava la crisi a Panama, con blocchi stradali che hanno impedito l'arrivo di cibo nella capitale, tentativi di saccheggio e la mancanza di un accordo tra il governo e i manifestanti che denunciano l'alto costo della vita. Dopo oltre due settimane di proteste, secondo la Chiesa cattolica (che funge da mediatore), finora le parti hanno concordato di discutere otto punti, tra cui la riduzione o il congelamento dei prezzi dei generi alimentari di base, del carburante, dell'energia, dei farmaci, l'investimento del 6% del Pil nell'istruzione pubblica, il futuro del sistema sanitario pubblico e le misure contro la corruzione.

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/panama-si-aggrava-la-crisi-i-manifestanti-assediano-la-capitale_52642326-202202k.shtml


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MessaggioInviato: dom 31 lug 2022, 22:17 
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Tensioni Kosovo-Serbia, consiglio la lettura del seguente thread: https://threadreaderapp.com/thread/1553 ... 40993.html


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MessaggioInviato: lun 1 ago 2022, 13:14 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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ABS ha scritto:
Tensioni Kosovo-Serbia, consiglio la lettura del seguente thread: https://threadreaderapp.com/thread/1553 ... 40993.html


A quanto pare tensione che sale sempre di più...

Kosovo-Serbia, scontri al confine. Mosca: «Una provocazione», Nato: «Pronti a intervenire»

Le autorità del Kosovo hanno chiuso questa sera due valichi di confine con la Serbia per i blocchi stradali messi in atto da dimostranti kosovari di etnia serba per protestare contro nuove leggi approvate dal governo su documenti di identità e targhe automobilistiche, in vigore domani. La disputa ha riacceso le tensioni tra Pristina e Belgrado, che non riconosce l'indipendenza del Kosovo. Media internazionali riferiscono che il presidente serbo Aleksandr Vucic, in un discorso televisivo, ha mostrato una cartina del Kosovo coperto dalla bandiera serba e ha avvertito che se i serbi saranno minacciati, la Serbia ne uscirà vittoriosa.

Mosca: Kosovo provoca
«Facciamo appello a Pristina, e agli Usa e alla Ue che la sostengono, perché mettano fine alle provocazioni e osservino i diritti dei Serbi del Kosovo». Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. «I leader kosovari sanno che i serbi non rimarranno indifferenti di fronte a un attacco diretto alla loro libertà» , ha aggiunto, affermando che obiettivo di questo attacco è la stessa Belgrado.

Nato. pronti ad intervenire
La forza internazionale Kfor a guida Nato «controlla da vicino» la situazione al confine tra Kosovo e Serbia ed è «pronta a intervenire se la stabilità è messa in pericolo» in base al suo mandato, sancito dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Lo si legge in un comunicato emesso questa sera. Sottolineando di essere in contatto sia con la parte kosovara sia con quella serba, la Kfor lancia un appello al dialogo, ma riafferma che «adotterà qualsiasi misura si renderà necessaria per mantenere la stabilità».


https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/kosovo_serbia_guerra_russia_nato_cosa_succede_ultime_notizie-6847341.html


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