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Pubblico questo commento di un utente facebook, con il quale concordo al 100%:
"L'Ucraina è quella ragazza dell'Est che vive da anni un matrimonio impostole da un marito autoritario, che non ama. Un bel giorno questa incontra un giovane gentile ed aitante, che la illude di poter fuggire via con lui, di modo da vivere finalmente la sua meritata storia d'amore. Così la ragazza trova il coraggio di ribellarsi al marito, rivelandogli l'adulterio e la volontà di andarsene per sempre. Senonché quando suo marito, furente, tramutatosi in Gianciotto Malatesta, sguaina la sciabola, non c'è nessun Paolo a morire con Francesca, né a battersi per lei. Anzi, il giovane aitante comincia a credere che forse non era poi il caso di amoreggiare con la donna d'altri, che un duello con Gianciotto potrebbe condurre a conseguenze molto serie per entrambi, e così si risolve a lasciare la ragazza al suo destino, riservandosi però di denunciare pubblicamente la crudeltà di Gianciotto al resto della comunità, perché non faccia più affari con lui. Quanto a Francesca, questa non solo sarà battuta a sangue, ma verrà anche rinchiusa in casa dal marito violento, così perdendo tanto l'agognato amore che la precedente libertà. A ben vedere, la ragazza avrebbe fatto bene a non fidarsi troppo del bel giovane: del resto, si mormorava che questi avesse già fatto lo stesso con altre ragazze dell'Iraq, della Libia, della Siria (ricordate delle Curde?), dell'Afghanistan.
La verità amara è che Vladimir Putin sta giocando le sue carte tremendamente meglio di quanto stia facendo Joe Biden. Quest'ultimo ha illuso l'Ucraina di poter entrare nella NATO mosso dall'ingordigia di privare la Russia di uno Stato cuscinetto, gravitante nella sua orbita d'influenza e storicamente deputato a fare da spartiacque, in funzione di garanzia, tra Occidente atlantico ed Oriente russo. Ora, se è naturale che, almeno in teoria, uno Stato dovrebbe potersi autodeterminare liberamente rispetto al proprio destino politico-militare, è altrettanto vero che nessun diritto esiste in senso assoluto, incontrando necessariamente dei limiti imposti dalle contingenze. E queste, nel caso di specie, non suggerivano in alcun modo che si potesse modificare nel breve periodo il pregresso equilibrio di vecchia data senza incorrere in conseguenze di rilievo. L'attuale contesto geopolitico non era sufficientemente maturo perché la NATO facesse il passo più lungo della gamba, dal momento che la Russia rimane una potenza imperialista (non meno di quanto lo siano gli Stati Uniti d'America) affatto intenzionata ad accettare che qualcuno possa piazzarle della basi missilistiche innanzi ai suoi confini territoriali. E così, quando gli Stati Uniti hanno provato goffamente il colpo di mano, quest'ultimo non solo non è riuscito, ma ha altresì offerto alla Russia il pretesto per prendersi anche il Donbass, arrivando a prospettare una balcanizzazione del Paese tramite smembramento, oppure la sua riduzione ad entità politica satellite, sul modello della Bielorussia, con l'instaurazione di un governo fantoccio. Giunti all'attuale stato di cose, non saranno appelli alla pace né fantomatiche sanzioni economiche a fermare Putin: l'Oriente tutto parla un linguaggio sconosciuto ad un Occidente che, stanco ed incartapecorito, si è progressivamente disabituato a confrontarsi con avversari di rispetto, disposti a far zuffa. La comunicazione di Putin, chirurgicamente brutale, è lontana anni luce dai vuoti appelli alla pace che si susseguono per l'Occidente. E ad essa, coerentemente, seguono -spregiudicate- le azioni di forza.
I proclama di Biden, invece, somigliano piuttosto alle scoregge di un vecchio che inciampa sulle scalette dell'aereo. Ipocritamente ammantate di un'altisonante retorica ricolma di principi ideali (nei quali non crede neppure il loro proferente, come ampiamente dimostra la politica estera -recente e non- degli Stati Uniti d'America), le chiacchiere provenienti da Washington riflettono una comunicazione ambigua e tragicamente vuota, destinata a dissolversi repentinamente nell'etere mediatico del nulla. Ad essa fa eco l'evanescente diplomazia dell'Europa, la quale ultima si è fatta svogliatamente trascinare per inerzia in una partita che non aveva intenzione di giocare. L'Europa non nutriva alcun interesse ad allargare i confini della NATO in quell'ottica di rilancio del patto nordatlantico così caro agli Stati Uniti d'America. Ed ora, non sapendo esattamente nè che dire nè che fare, lascia l'Ucraina a se stessa. Del resto, riuscite ad immaginare impegnarsi in una schermaglia militare un continente ossessionato dal culto dell'economia e popolato da una società senza più radici che vive col solo fine di far soldi, comperare e -tra una pausa e l'altra- divertirsi? Certamente no. Da qui la risposta nel solo linguaggio conosciuto ed adoperabile, che è quello economico. Sanzioni che non solo non freneranno l'offensiva militare russa (non lo hanno fatto neppure nel 2014, quando la Russia si è annessa la Crimea), ma avranno altresì l'effetto di danneggiare tanto l'economia europea che quella russa, colpendo il sanzionante più ancora che il sanzionato. Se infatti l'Occidente europeo è sensibilmente dipendente da Mosca in punto di forniture energetiche, la Russia ha acquisito una relativa autonomia economica dal primo, contando sulla solida alleanza con la Cina. È poi patetico credere che delle sanzioni economiche possano scoraggiare un Paese vasto quanto un continente, armato fino ai denti e saldamente in mano ad una sorta di zar coadiuvato da una pletora di oligarchi mafiosi.
Ad ogni modo, complimenti vivissimi a Joe Biden. Dopo il figurone incassato in Afghanistan (con i Talebani che si riprendevano il Paese prima ancora che gli Americani avessero terminato di sistemare le valigie), era difficile immaginare di peggio. Ed invece.."
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