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Visto che si era parlato di come si è arrivati a questo, vale la pena ripercorrere a grandi linee la cronologia di questo colpo di stato (non mi riesce di chiamarlo in altro modo più appropriato).
Nell'autunno girano voci di un'adesione dell'Ucraina all'UE (ripeto, un'adesione è solo un atto preliminare, una sorta di primo passo; la Turchia ha fatto questo passo 9 anni fa e ancora la situazione è in stallo). Sembra che Yanukovich sia orientato verso questo passo, ma ancora non c'è nulla di determinato.
Verso novembre, ossia poco prima della seduta parlamentare decisiva, Yanukovich inizia a tentennare (e poi vedremo perchè), la seduta viene rinviata e iniziano i primi sit-in in piazza Maidan. Tutto sommato la situazione è pacifica.
A fine novembre Putin parla con Yanukovich, e gli fa capire che il prezzo stracciato sul gas che gli aveva promesso e i 15 miliardi in titoli da investire se li può sognare se firma l'adesione, e il presidente capisce che l'UE non potrebbe nemmeno lontanamente compensare le perdite economiche dovute alla rottura con Putin. Il negoziato viene congelato. Il sit-in inizia a prendere una piega più violenta, la folla prende qualche palazzo amministrativo e iniziano tafferugli con la polizia. La piazza inizia a popolarsi di bandiere rosso-nere (quelle degli ultranazionalisti) e di frange di violenti, dotati di armi rudimentali.
A fine gennaio i partiti di opposizione iniziano a intavolare le trattative con Yanukovich, facendogli chiaramente capire che la piazza non lo vuole più, e che sarebbe meglio si levasse di torno. Chiedono il ripristino della Costituzione del 2004, cancellazione di un blocco di leggi di pochi giorni prima e rimpasto di governo, oltre all'amnistia per tutti i partecipanti agli scontri. Sorprendendo gli oppositori, Yanukovich accetta. I partiti non sanno che pesci pigliare, poichè se accettassero rinnegherebbero la piazza (che voleva l'abbandono del presidente), se rifiutassero aprirebbero la strada alla violenza. La situazione va quindi in stallo.
A metà febbraio in parlamento si prova a trattare su alcuni punti del ripristino della Costituzione del 2004, ma il progetto dei partiti di opposizione aveva problemi procedurali (mancanza del numero minimo di firme, parti contraddittorie) e la situazione diventa tesa in aula. Le opposizioni danno l'ultimatum: o si conclude, o noi non fermiamo più la folla. Nel pomeriggio la folla tenta di attaccare il parlamento per occuparlo, lanciano molotov, usano armi... La polizia riceve ordine di andare fino in fondo, con tutte le conseguenze che sappiamo.
La parte occidentale del Paese (filo-europea) si solleva, molti centri amministrativi vengono occupati e i governatori vicini al presidente vengono minacciati fino alle loro dimissioni. Partono spedizioni anche nella parte orientale, in cui però la fazione filo-russa respinge gli assaltatori, innalza bandiere russe in diversi centri e, in Crimea, installa un presidente con l'uso della forza. Il neo presidente della Crimea chiama in aiuto la Russia per la difesa dei milioni di russofoni che rappresentano la maggioranza della popolazione locale. E il risultato lo sapete.
Un'ultima cosa riguardo l'arrivo delle forze russe: la Crimea è una repubblica indipendente all'interno dell'Ucraina, in cui i russi hanno accordi per il trasferimento di truppe ed esercitazioni militari. Al momento, almeno da qui, sembra che le truppe russe non abbiano fatto nulla se non presidiare la zona, mentre le azioni più aggressive sarebbero state fatte da militanti filo-russi, ma comunque parte della popolazione locale.
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