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Napolitano: «Irresponsabilità diffuse» Berlusconi: non credo dolo, pm indaghino
Il capo dello Stato ai fotografi: «Non rompete» Un anziano: «Presidente non dimenticatevi di noi»
L'AQUILA (9 aprile) - Di fronte alla tragedia del terremoto bisogna parlare il linguaggio della verità. Lo dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che oggi ha visitato le zone devastate dal terremoto e ha denunciato «irresponsabilità diffuse» che hanno portato a costruire edifici antisismici ugualmente crollati travolgendo vite umane. Il capo dello Stato ha citato poi la frase di «un'esponente dell'opposizione» che ha detto «nessuno è senza colpe». «Credo che abbia ragione», ha commentato.
Berlusconi. Se ci sono «le responsabilità saranno certamente accertate e ci sono già dei pm che indagano al riguardo: io personalmente ho potuto verificare che molti edifici rappresentano le tecnologie dell'epoca», e quindi «io non credo che ci siano state delle situazioni» tali da far presumere responsabilità nella costruzione degli edifici, «però i pm indagheranno ed è giusto» che facciano emergere le eventuali responsabilità, ha detto il presidente del Consilgio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri.
Massima trasparenza. Tutte le spese per la ricostruzione in Abruzzo «saranno contabilizzate sotto la responsabilità del ministero dell'Economia: daremo conto di tutto con assoluta e totale trasparenza», ha aggiunto Berlusconi.
«Progetto 100 cantieri: arrivano le adesioni dalle Province». «Il progetto di affidare i 100-108 cantieri alle province va avanti». Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che assicura: «Il progetto sta accogliendo adesioni da parte di molte province, che dispongono di tecnici, ingegneri, geometri, e possono contare su aziende edilizie capaci di trasferirsi per la realizzazione dei cantieri. Soltanto con questa parcellizzazione degli interventi si possono avere dei tempi veramente rapidi».
«Onna mi resterà impressa». Il capo dello Stato ha visto L'Aquila e Onna, il borgo che con 39 vittime su un'ottantina di abitanti, è il simbolo della tragedia del terremoto abruzzese. «Quella che forse mi resterà più impressa - ha detto il capo dello Stato - dopo questa visita credo sia l'immagine di quella strada di Onna che il sisma ha praticamente disintegrato».
Napolitano ha chiesto «un esame di coscienza» che superi le preferenze politiche di ognuno «riguardo a chi ha avuto ragione e chi ha avuto torto o responsabilità in queste cose». «Qui non si tratta di liberarsi di ogni responsabilità ma - spiega il capo dello Stato - di capire veramente come sia potuto accadere che non ci sia stata l'attivazione indispensabile di norme di prevenzione che erano state tradotte in legge, o che ci sia stato un difetto nei controlli previsti. Sono irresponsabilità diffuse dei soggetti che in definitiva sono coinvolti nella costruzione di un palazzo o nell'acquisto di una casa. Nessuno in questi casi dovrebbe chiudere gli occhi. Né chi costruisce, né chi acquista, né chi è chiamato a fare i controlli». «È necessario un esame di coscienza - ribadisce Napolitano - per capire cosa è indispensabile e urgente fare perché mai più ciò accada non affidandosi a profezie o previsioni impossibili ma rendendo sicuri gli edifici di nuova costruzione e anche quelli più antichi».
Bene il governo. «Non sono venuto come autorità che possa prendere decisioni» che «spettano alle autorità di Governo», ha sottolineato Napolitano, e «ho molto apprezzato tutte le decisioni che le autorità di Governo a livello nazionale, regionale e locale hanno assunto». «Ho avuto anche modo di compiacermi grandemente - ha detto ancora il capo dello Stato - del clima di assoluta intesa e sinergia che si è venuto a stabilire tra tutti i livelli istituzionali».
Napolitano ha espresso poi soddisfazione, «una soddisfazione che inorgoglisce il nostro Paese», rispetto ai soccorsi e agli interventi per assicurare una prima sistemazione agli sfollati del terremoto. Ma bisogna anche pensare, ha aggiunto, al dopo, e anche a un dopo successivo. «Molte delle persone che ho incontrato oggi mi hanno detto: "Non dimenticateci". Il mio impegno è questo. Bisogna continuare con lo stesso slancio di questi giorni e trovando le risorse finanziarie necessarie».
Aiuti dall'estero da considerare. «Non sono a conoscenza di offerte giunte dall'estero per contribuire alla ricostruzione della zona terremotata. A me sono giunti messaggi di cordoglio e disponibilità per i primi soccorsi. Ma se c'è questa disponibilità credo che il governo, che decide su questa cosa possa prenderla in considerazione», ha detto il presidente della Repubblica.
Ai fotografi: «Non rompete». Mentre era a Onna il presidente stizzito per la ressa di giornalisti ha rivolto un pressante invito a «farsi da parte» e un esplicito «non rompete» ai fotografi che lo circondavano. Visibilmente innervosito dalla presenza dei fotoreporter che gli erano vicino, Napolitano ha allargato le braccia e ha detto loro: «Poiché non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte: non rompete!».
Un anziano: «Non dimenticatevi di noi». Un anziano sopravvissuto di Onna con voce commossa ha detto queste parole a Napolitano: «Non dimenticatevi di noi, presidente, non dimenticateci...». Il capo dello Stato si è trattenuto una quindicina di minuti ad Onna, visitando la tendopoli allestita per gli sfollati dalla Protezione civile e incontrando brevemente un gruppo di terremotati. Il presidente ha ascoltato le loro richieste, ha stretto mani e ha avuto parole di conforto per gli abitanti del piccolo borgo dell'Aquila devastato dal sisma.
«Sono qui per dovere e per sentimento», aveva detto in precedenza il presidente della Repubblica, rivolgendo parole di conforto e gratitudine ad alcuni soccorritori delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. Napolitano, nel lasciare la Scuola della Guardia di finanza di Coppito, prima di raggiungere alcuni luoghi simbolo della tragedia, ha aggiunto un «grazie» ai soccorritori per la loro «straordinaria generosità».
Il primo gesto di Napolitano appena arrivato all'Aquila è stato quello di rendere omaggio alle 278 vittime del terremoto recandosi insieme al capo della Protezione civile Guido Bertolaso nel locale in cui sono allineate le bare in attesa del funerale di Stato che si svolgerà domani. Napolitano ha sostato anche davanti alla casa dello studente per effettuare una ricognizione di uno dei luoghi simbolo della tragedia che ha colpito il capoluogo abruzzese.
Il governo sospende bollette e mutui Il premier: stanziati altri 70 milioni
ROMA (9 aprile) - Il Consiglio dei ministri ha rinviato a dopo Pasqua il decreto sugli aiuti per le zone terremotate, mentre ha dato via libera a una ordinanza per sospendere i termini relativi, fra l'altro, a mutui e bollette per i cittadini coinvolti dal sisma. Il decreto contenente gli stanziamenti, riferiscono fonti governative, tornerà sul tavolo del Consiglio dei ministri la settimana prossima.
Stanziati altri 70 milioni. «Abbiamo autorizzato il ministro dell'Economia a una variazione bilancio che metterà da subito a disposizione 70 milioni di euro, che sommati ai 30 milioni» già decisi «portano a 100 milioni la cifra a disposizione della protezione civile per prime necessità», ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri.
Durante il Consiglio dei ministri «è stata avviata la discussione sui provvedimenti da prendere in futuro» per la situazione abruzzese, ha spiegato il premier Silvio, confermando che il «decreto Abruzzo» sarà varato dopo Pasqua.
Il premier ha sottolineato come siano state comunque disposte alcune misure, tra cui, ad esempio, la sospensione dei termini processuali, i termini per i pagamenti fiscali e, per quanto riguarda i lavoratori autonomi delle zone colpite, di quelli per previdenza e assistenza. Berlusconi ha aggiunto che è stata stabilita la possibilità di rinegoziazione dei mutui contratti con le banche; inoltre saranno sospesi i pagamenti per le bollette e sarà data ai farmacisti la possibilità di distribuire farmaci previsti dal servizio sanitario nazionale, anche senza ricetta.
C'è il terremoto, l'hotel triplica i prezzi
ROMA (9 aprile) - Non ci sono solo gli sciacalli. Una giornalista della Cnn, Diana Magnay, a Celano per seguire le vicende del terremoto, ha denunciato che alcuni albergatori hanno approfittato della mtragedia per triplicare i prezzi delle stanze. La giornalista della tv americana ha scrito in una sua corrispondenza dall'italia di aver dovuto pagare 240 euro anziché il prezzo normale della camera che era di 80 euro.
«Molti hotel nella regone stanno dando le camere gratis ai senza casa. Non è così per i giornalisti - ha scritto la cronista della Cnn -. La nostra camera, lunedì notte, normalmente venduta a 80 euro, è stata aumentata per i giornalisti a 240 euro. E Le mie lenzuola erano state usate dai clienti precedenti».
«Credo che tale comportamento sia da stigmatizzare una volta per tutte e che debba subire il pubblico biasimo da parte delle amministrazioni locali e della popolazione perché lesivo non solo della nostra onestà ma anche dell'immagine dal punto di vista turistico della Marsica che al contrario avrebbe bisogno di pubblicità positive per poter rilanciare questa nostra economia depressa - ha scritto Marilena, una lettirce del Messaggero -. Finché questi "imprenditori" del turismo senza professionalità e a dir poco disonesti, non riescono a vedere al di là del proprio naso truffando ogni cliente come se fosse l'ultimo anziché adottare politiche di ricettività volte alla soddisfazione del cliente ed al circolo virtuoso di pubblicità positiva che ne deriva, non ci sarà possibilità per le nostre belle zone di essere valorizzate come invece meriterebbero, e per commercianti, ristoratori, albergatori con l'indotto che ne deriva di riprendersi».
il messagero
Collemaggio: si teme per l'urna di Celestino V
di Fabio Isman
ROMA (9 aprile) - Guido Piovene scriveva dell’«arte abruzzese smozzicata dai terremoti, e oggi ne vediamo solo un avanzo»; ora, di nuovo: i terremoti (ancora Piovene) «infieriscono su quanto l’Abruzzo ha di meglio»: l’arte, la cultura, le radici.
L’archeologo Giuseppe Proietti è segretario generale del ministero dei Beni culturali, e ha grande esperienza di interventi post-sismici (la Campania, ad esempio). Parla di «situazione assai grave, ma ancora tutta da capire, e conoscere nel dettaglio».
Soltanto per mettere in sicurezza i monumenti lesionati, certo non per iniziarne la riparazione, occorrono 30 milioni di euro. Luciano Marchetti, il direttore generale dei Beni culturali del Lazio, con Fabio Carapezza Guttuso è entrato a Santa Maria in Collemaggio, scortati dai Vigili del fuoco per evitare un “bis” di quanto avvenne ad Assisi, il crollo di una volta, costato la vita di un restauratore; parla di «distruzione del transetto e dell’abside». E la teca con le spoglie di Celestino V, quella che i francesi hanno portato per due volte via? «Il primo giorno», dice Proietti, «non sono riusciti nemmeno a raggiungerla, speriamo bene».
Collemaggio; San Bernardino dove (sempre Proietti) «i reparti speciali dei Vigili del Fuoco dovranno provare a “cerchiare” quanto resta di abside e campanile»; la chiesa delle Anime sante, che ha pressoché perduto il cupolone di Giuseppe Valadier, d’inizio Novecento, pur successivo all’edificazione della basilica, iniziata perfino da Carlo Fontana, l’architetto dei Papi. Poi, il Castello: «Dovremo entrarci dall’alto; useremo una gru speciale dei Vigili del Fuoco, con uno sbraccio di 50 metri; non conosciamo ancora i danni all’interno».
La porta monumentale da cui arrivò Carlo II d’Angiò, che con Carlo Martello d’Ungheria scortava il nuovo Papa: un Papa breve, appena cinque mesi fino al “gran rifiuto”. La chiesa di Sant’Agostino, settecentesca, vicina alla Prefettura (anche sede dell’Archivio di Stato), successiva di quasi un secolo. E tanto altro, tantissimo, nel capoluogo e nelle città colpite. Un altro strazio pubblico, che si accompagna a quelli, pubblici e privati, per le vittime e i senza-casa.
«La vera e inimitabile ricchezza culturale del nostro Paese è la disseminazione capillare del suo patrimonio storico-artistico», spiega ancora Proietti: ogni città e ogni borgo hanno qualcosa da preservare, vestigia antiche in cui le singole comunità si riconoscono; il passato privato e collettivo; la storia; l’incredibile stratificazione dell’intervento dell’uomo nei secoli. Le chiese, o chiesette, di San Gregorio, di Paganica, di Onna, oggi non valgono (e non contano) meno dei più famosi capolavori abruzzesi. Chiese e torri, che sono (o erano?) i simboli delle singole città. La chiesa di Fossa, ormai senza più il campanile del Settecento, che recava ancora le tracce dei muri del Duecento; o, pure malmesso, l’eremitaggio, davvero suggestivo, di Santa Maria delle Grotte, o ad cryptas.
Oggi, si torna a leggere la storia del loro passato; magari si scopre che il Castello dell’Aquila è del medesimo autore di di quello di Sant’Elmo che svetta sopra Napoli; si rilegge il reticolo dei palazzi tardo-barocchi nelle strade del capoluogo: frutto dei disastri, e poi della ricostruzione, dopo un altro sisma, quello del 1703. Ma sul Duomo, nato nel Duecento, si è dovuto rimettere mano fino al 1915: dopo un altro dei moltissimi terremoti.
Chi ha davvero a cuore le bellezze del nostro Paese, oggi è terribilmente triste; chi scrive, ha conosciuto (e ammirato) queste infinite ed estreme bellezze nei primi servizi su questo giornale, quasi 30 anni or sono: nel Centro Italia, il primo pellegrinaggio (laico: del mestiere e del desiderio di conoscere), fu a San Clemente in Casauria. L’Abruzzo, gli insegnarono subito, è «forte e gentile»; ancora una volta, deve essere, davvero, assai forte. Ma, è certo, ce la farà.
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