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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 28 nov 2023, 20:20 
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Pigio_ ha scritto:
arres82 ha scritto:
Pigio_ ha scritto:
In Olanda nessun partito ha le politiche immigrazioniste di PD e compagnia quindi cambia relativamente poco da quel punto di vista, solo qui può entrare la qualunque e la nostra società lo sperimenta tutti i giorni.

La potenza del PD travalica i confini nazionali e riesce a far vincere le elezioni anche alla destra olandese :asd

Peraltro, sono curioso: Pigio, tu come fermeresti gli immigrati che sbarcano in Sicilia partendo dall'Africa?
Intendo dire, fisicamente: arriva il barcone carico di disperati che fa rotta su Lampedusa, senza nessuna intenzione di tornare indietro in Libia (chissà come mai). Come lo fermi?


Come ha fatto salvini da ministro dell'interno, nessuno ha diritto di entrare in un Paese non suo in qualunque modo.

Salvini da ministro dell'interno ha bloccato una nave, forse due.

Quindi la tua risposta è: "li faccio stare a bordo di una nave fino a quando non muoiono di fame e di sete"?


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 5 dic 2023, 16:53 
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Il Venezuela vuole invadere la Guyana. Arriva la guerra in sud America?

https://youtu.be/3P_3hA6CFhk?si=kh4GTsBXTQA-6uQM

Solita interessante analisi di Nova Lectio...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: ven 8 dic 2023, 16:47 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Boris Johnson chiede scusa per la gestione della pandemia nel Regno Unito


L’ex primo ministro britannico Boris Johnson si è scusato il 6 dicembre con i familiari delle vittime del covid-19, ammettendo di aver “commesso alcuni errori” nel corso di un’udienza dell’inchiesta pubblica sulla pandemia.

“Sono profondamente dispiaciuto per la sofferenza delle vittime e dei loro familiari”, ha dichiarato Boris Johnson.

L’intervento di Johnson è stato interrotto da quattro manifestanti che, prima di essere espulsi dall’aula, hanno gridato: “Non vogliamo le tue scuse”.

La pandemia di covid-19 ha causato la morte di più di 232mila persone nel Regno Unito.

“Inevitabilmente abbiamo commesso alcuni errori”, ha proseguito l’ex premier conservatore. “Abbiamo fatto del nostro meglio, ma sicuramente ci sono cose che avremmo dovuto fare diversamente”.

Johnson, criticato da alcuni ex collaboratori per la gestione della pandemia, dovrà rispondere per due giorni alle domande degli inquirenti.

Dall’inizio delle audizioni, a giugno, alcuni ex collaboratori di Johnson e scienziati hanno descritto un premier spaesato, indeciso e poco attento alle vittime nelle prime fasi della pandemia, nel 2020.

Johnson è accusato di aver tardato a imporre misure di contenimento del covid, di non aver compreso a fondo i dati scientifici e di essere stato indifferente nei confronti delle vittime, soprattutto gli anziani.

“La pandemia ha evidenziato tutti i limiti del premier”, ha dichiarato alla fine di ottobre Lee Cain, l’ex direttore della comunicazione di Downing street. “Johnson rimandava le decisioni e cambiava continuamente idea”.

Le scuse di Johnson sono state respinte da Aamer Anwar, l’avvocato della Scottish covid bereaved, un’associazione scozzese dei familiari delle vittime. “In un’orgia di narcisismo, ha permesso che i cadaveri si accumulassero e che gli anziani fossero trattati come scarti umani”.

L’ex premier ha preparato con cura la sua difesa, leggendo seimila pagine di documenti e chiudendosi in casa per ore con i suoi avvocati, hanno affermato alcuni mezzi d’informazione.

“Incapace di guidare il paese”

Ha raggiunto la sede dell’udienza alle 7 di mattina, tre ore prima dell’orario previsto. “È la prima volta che Boris è in anticipo”, ha scherzato Chris Philp, ministro del crimine, della polizia e dei vigili del fuoco, in un’intervista a Sky News.

Dopo le scuse, probabilmente Johnson affermerà che il suo governo ha contribuito a salvare decine, se non centinaia, di migliaia di vite avviando una campagna di vaccinazione prima degli altri paesi.

Johnson stesso ha contratto una forma grave di covid nell’aprile 2020.

Il 23 marzo 2020 il governo britannico ha introdotto alcune misure di confinamento della popolazione, che sono state rinnovate due volte. In questo periodo Johnson ha organizzato delle feste illegali a Downing street, che hanno causato un vasto scandalo e contribuito alla sua caduta nel luglio 2022.

“È incapace di guidare il paese”, ha affermato nell’autunno del 2020 in un messaggio su Whatsapp Simon Case, il segretario generale di Downing Street. “Cambia idea ogni giorno”.

Anche Martin Reynolds, ex segretario privato di Johnson, ha descritto un governo disfunzionale e maschilista. Altri hanno denunciato un clima “tossico”.

Johnson dovrebbe anche respingere categoricamente le accuse del suo ex capo di gabinetto Dominic Cummings, secondo il quale era assente nei primi giorni della pandemia perché stava lavorando a un libro su Shakespeare.


https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2023/12/06/uk-johnson-covid

Di articoli sul tema se ne trovano diversi...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: dom 17 dic 2023, 22:29 
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Reg. il: dom 12 mar 2017
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Se vince Trump sarà la fine dell'occidente e gli occidentali dovranno prepararsi ad andare a crepare in guerra.
Siamo pieni di #@*§ assueffatte dal benessere che odiano gli Usa lo stesso occidente in cui vivono perché non si rendono conto dell'alto prezzo che potrebbero pagare.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: dom 17 dic 2023, 22:37 
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Romeo ha scritto:
Se vince Trump sarà la fine dell'occidente e gli occidentali dovranno prepararsi ad andare a crepare in guerra.
Siamo pieni di #@*§ assueffatte dal benessere che odiano gli Usa lo stesso occidente in cui vivono perché non si rendono conto dell'alto prezzo che potrebbero pagare.


E se vince Biden che succede?
Chiedo per un amico, visto che a quanto pare hai la palla di vetro...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: lun 18 dic 2023, 1:44 
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termopiliano ha scritto:
Romeo ha scritto:
Se vince Trump sarà la fine dell'occidente e gli occidentali dovranno prepararsi ad andare a crepare in guerra.
Siamo pieni di #@*§ assueffatte dal benessere che odiano gli Usa lo stesso occidente in cui vivono perché non si rendono conto dell'alto prezzo che potrebbero pagare.


E se vince Biden che succede?
Chiedo per un amico, visto che a quanto pare hai la palla di vetro...


Trump ha promesso di uscire dalla Nato. Un america isolata e debole conviene solo a russi, cinesi e loro amici ed è garanzia di nuove guerre e distruzione nella parte del mondo che mi interessa veramente.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 19 dic 2023, 18:00 
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Reg. il: dom 12 mar 2017
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Ho conosciuto un ragazzo afgano di 23 anni arrivato in Italia con un aereo militare italiano dopo che gli Usa hanno lasciato l'Afghanistan.

Dalla chiacchierata con lui si possono sintetizzare un paio di cose qui. Loro non considerano i talebani come afgani ma come un entità aliena, un cancro finanziato da altri. L'altra cosa chiarissima è il fatto che loro durante "l'occupazione" americana stavano molto meglio. Lui in particolare studiava economia all'università e mi diceva che nel suo paese adesso mancano i medici perché le donne non possono studiare. I talebani non permettono robe semplici come ascoltare la musica.

Parlando con lui si capisce quanto in realtà loro apprezzano la libertà esattamente come noi, e le varie chiacchiere moraliste degli escrementi borghesi sinostroidi sugli Usa guerrafondai sono nel caso dell'Afghanistan #@*§.
Le guerre sono tutte una tragedia per carità, ma il più grande danno fatto alla popolazione afgana da parte degli americani è stato il disastroso ritiro del 2021 piuttosto che l'invasione in se, secondo me.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: ven 22 dic 2023, 3:41 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
Alle ore: 9:23
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Trump alla Casa Bianca. Tutti i rischi per l’Europa

A pochi giorni dall’inizio del ciclo delle primarie e a poco meno di dieci mesi dalle elezioni presidenziali negli USA sembra inevitabile la prospettiva che l’ex presidente Trump sarà il candidato del Partito Repubblicano. Mentre sul fronte del Partito Democratico non sembrano esservi alternative alla candidatura dell’attuale presidente in carica, malgrado il pesante handicap dell’età, qualche problema di salute, l’avvio di una procedura di “impeachment” e le peripezie giudiziarie del figlio. Siamo quindi verosimilmente in presenza di una replica della sfida fra Biden e Trump, con i sondaggi che in questi giorni danno il candidato repubblicano in testa sia pure di misura.

La prospettiva di un ritorno di Trump
Allo stato attuale è difficile fare previsioni sull’impatto che potranno avere sull’esito delle elezioni del novembre 2024 l’evoluzione della situazione della economia americana, l’andamento del mercato del lavoro negli USA, le problematiche di sicurezza interna, la gestione dei flussi migratori, le prospettive della guerra in Ucraina, la ripresa del conflitto israelo-palestinese, gli sviluppi della competizione globale con la Cina oltre a numerose altre variabili. Al netto comunque di questi fattori di incertezza ci sono concrete probabilità di un ritorno di Trump alla Casa Bianca, anche perché apparentemente i processi in corso nei confronti dell’ex Presidente da parte di varie magistrature statali e federali, per reati di varia gravità, non sembrano scalfire il sostegno né della maggioranza del partito repubblicano né dello zoccolo duro dell’elettorato repubblicano.

La prospettiva di un ritorno di Trump alla Casa Bianca, possibile anche nel caso di condanna in uno dei quattro processi intentati contro l’ex Presidente, è quindi un rischio concreto e plausibile. E una prospettiva di questo tipo, che rappresenta una minaccia per la democrazia negli USA e un incubo per un importante componente dell’elettorato americano, costituirebbe una fonte di enorme preoccupazione anche per gli alleati europei degli USA. Anche perché questa volta Trump, consapevole che nel suo precedente mandato alla Casa Bianca non era riuscito a realizzare il suo preoccupante programma elettorale per le resistenze del cosiddetto “deep state”, ha già minacciato di attuare un drastico ricambio di personale nella Amministrazione a tutti i livelli con l’obiettivo di potersi circondare esclusivamente di collaboratori leali e fedeli.

Pur scontando la notoria imprevedibilità dell’ex Presidente, e le scarse indicazioni finora fornite su un suo ipotetico programma di presidenza per la politica estera (al di là di alcune note formule che fecero la sua fortuna nel 2016 e di un prevedibile ritorno al mantra dell’isolazionismo americano in nome dell’America First), ma proprio alla luce della traumatica esperienza dei quattro anni dal 2016 al 2020 è facile prevedere che per gli europei un ritorno di Trump alla Casa Bianca comporterebbe enormi problemi di gestione del rapporto con il maggiore alleato.

Se si devono prendere per buone alcune dichiarazioni di Trump sulla guerra in Ucraina, e soprattutto le resistenze manifestate anche di recente da esponenti repubblicani in Congresso sulle forniture di armi a Kyiv, ma anche i pregressi rapporti di Trump con Putin, la linea di una prossima amministrazione repubblicana sul conflitto potrebbe subire un cambio radicale di rotta, magari con una iniziativa mirata a far cessare il conflitto imponendo agli ucraini cessioni territoriali. Non a caso la strategia di Putin sul terreno in Ucraina punta chiaramente a guadagnare tempo in attesa che, con Trump alla Casa Bianca, sia possibile definire rapidamente un’intesa con gli USA, magari forzando la mano al presidente ucraino.

Gli alleati europei e la NATO
Gli alleati europei degli USA che avevano condiviso la strategia americana di reazione all’aggressione russa dell’Ucraina (condanna e isolamento della Russia, sostegno con tutti i mezzi al Paese aggredito senza un diretto coinvolgimento nel conflitto) si troverebbero nella difficile posizione di dover decidere se continuare a sostenere l’Ucraina (opzione peraltro improbabile) o allinearsi alla nuova politica di Washington. Con il rischio di vedersi marginalizzati nel caso che Trump opti per la soluzione di un dialogo diretto con Putin sulla testa dell’Ucraina e degli alleati europei.

Altra vittima di un ritorno di Trump al potere negli USA potrebbe essere la NATO. L’Alleanza Atlantica, in crisi di credibilità dopo l’affrettato e tragico ritiro dall’Afghanistan deciso da Washington senza una seria previa consultazione con gli alleati, aveva ritrovato una sua ragion d’essere e una sua credibilità proprio grazie alla reazione alla guerra in Ucraina. E alla decisione della Amministrazione Biden di coinvolgere gli alleati europei in questa reazione. Non è un mistero che Trump non crede nella NATO e ancor meno nella valenza strategica del partenariato transatlantico (al massimo può fidarsi solo di alcuni europei attentamente selezionati).

Anche senza pensare all’ipotesi estrema di un ritiro degli USA dalla NATO (che magari potrebbe piacere a Trump ma che incontrerebbe resistenze nel Congresso) appare verosimile quindi che la solidità e la credibilità della NATO possano subire un serio ridimensionamento nel caso di una vittoria di Trump. O che comunque Trump chieda agli alleati europei un ben più consistente impegno per la loro sicurezza.

Verosimile anche attendersi che in nome dell’ ”America First”, una Amministrazione americana a guida Trump riprenda la pratica di misure protezionistiche, a tutela di produzioni locali e posti di lavoro negli USA, minacciati dalla concorrenza dall’estero. Con la conseguenza che, nel contesto di un minore interesse per le sorti del partenariato transatlantico, l’Europa ne sarebbe la prima vittima. Con il venire meno dell’interesse degli USA per l’Europa come partener strategico, e con una probabile maggiore concentrazione di interesse per l’indo-pacifico, potrebbero poi anche entrare in crisi anche quelle forme di cooperazione, come ad esempio il “Trade e Technology Council” su cui europei e americani fanno attualmente affidamento per regolare in maniera cooperativa temi di interesse comune ma potenzialmente divisivi.

I rapporti con la Cina
Sui rapporti con la Cina un ritorno di Trump alla Casa Bianca avrebbe invece un impatto limitato. In fondo su questo tema era prevalsa una sintomatica continuità nelle politiche degli USA fra l’Amministrazione repubblicana e quella democratica, entrambe potendo contare su un sostegno bipartisan anche in Congresso su una linea che tende a considerare la Cina la principale minaccia geo-politica per gli USA da contrastare con una robusta politica di contenimento. Sotto questo profilo poco cambierebbe per gli europei, che continuerebbero a dover definire una linea (possibilmente comune) nei confronti di Pechino che non scontenti Washington, ma che consenta di non rompere irreversibilmente con Pechino. Il de-risking nei confronti della Cina continuerebbe ad ispirare la linea europea, in un contesto in cui però concertazione e consultazione con gli USA potrebbero diventare più problematiche.

Infine una vittoria di Trump contribuirebbe verosimilmente a rafforzare anche in Europa pulsioni nazionaliste, populiste. Darebbe argomenti (soprattutto in alcuni Paesi europei) a formazioni politiche dichiaratamente sovraniste ed euro-scettiche. Potrebbe consolidare antiche diffidenze e incomprensioni fra Paesi membri della UE radicate in culture politiche diverse e contrapposte. Ed accentuare le distanze fra alleati europei più o meno vicini alla linea del nuovo/vecchio presidente americano.

In una parola l’Europa rivivrebbe tutti i problemi e le criticità sperimentate nel corso del primo mandato di Trump. Probabilmente in quadro di maggiore criticità date le circostanze di un ritorno di Trump alla Casa Bianca. A meno che il ritorno di un presidente americano così poco sensibile alle preoccupazioni e agli interessi degli europei non possa stimolare gli europei a tradurre in realtà il sogno di una autonomia strategica dell’Europa.


https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/12/21/news/trump_alla_casa_bianca_i_rischi_per_leuropa-14655486/


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Ma la pena capitale eseguita con l'azoto?

https://www.wired.it/article/condanna-a ... o-alabama/

Che schifo 'sti amerregani.


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Vabbè capirai in Alabama e Texas ancora devono entrare nel ventesimo secolo


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