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Te l'ho già detto qualche post fa, Russia, Cina e Usa. L'Europa per fortuna si è ritirata da laggiù (e vorrei ben vedere visti i danni che già ha fatto), ma i sopracitati continuano a fare il bello e il cattivo tempo, la Cina con il ricatto economico, la Russia con quello militare e l'Usa con il metodo mafioso del pizzo per protezione. Cosa pensi che possa fare il popolo africano per emanciparsi viste queste premesse? Senza contare che per parecchi stati (vedasi Marocco) l'immigrazione clandestina è una vera e propria risorsa o arma (con l'appoggio dell'"alleato" superpotente di turno naturalmente). Che poi quella che tu chiami mentalità è semplicemente un'imposizione culturale più o meno esplicita, non è che gli africani in quanto popolo inferiore e stupido sfornano figli a gogo per bizza. L'unico modo per cambiare le cose è che i governi di là la smettano di favorire chi di dovere e inizino a pensare al proprio popolo, cosa che di conseguenza non sarà mai possibile finché i suddetti chi di dovere non la smettano di raccattare la qualunque da quelle zone.
Immagina nascere in una famiglia di 10 membri, tuo padre è malato e devi portare il pane a casa anche per lui quindi vai a spalare la #@*§ per due pezzi di pane. Un giorno torni a casa e dei tizi armati con l'uniforme del tuo Stato ti dicono che dovete dargli tutto quel poco che avete o sono guai, poi stuprano tua sorella. Non avete più niente ma c'è un tizio al villaggio che organizza viaggi per l'Europa, un posto fantastico dove appena arrivi ti trovano lavoro e diventi ricco, pensa ci stanno le fontanelle che distribuiscono acqua gratis in ogni città. Purtroppo servono un sacco di soldi, quindi tua madre tira fuori dal nascondiglio segreto gli averi messi da parte in tutta la vita e li investe su di te. Sei gasato, stai per cambiare la vita a te e alla tua famiglia, l'indomani presto ti presenti dal tizio, gli dai i soldi e lui in fretta in furia ti da una posizione e un orario. Quando ti presenti nel posto prestabilito arriva una camionetta, ti fanno salire in fretta e ti ritrovi con altri 30 ragazzi ammassati in 5 metri quadri. Dopo 2 ore al caldo vi lasciano davanti al deserto, l'autista col dito indica una direzione e vi dice di proseguire dritti senza deviare mai, poi se ne va. Sono le 13, fanno 50 gradi, mentre ti avvii ti accorgi che non siete più 30 mentre l'autista scarica due corpi da dove stavate prima e se ne va. Dopo 4 ore di traversata siete ormai la metà e hai visto con i tuoi occhi morire più persone nelle ultime 12 ore che in tutta la tua vita. Finito il deserti ti ricordi che l'autista vi aveva detto di cercare con lo sguardo degli uomini in uniforme e di correre da loro, lo ricordi al gruppo, li vedete e uno di voi inizia a correre da loro urlando. Uno di quegli uomini vi vede, guarda quel ragazzo, tira fuori una pistola e gli spara in testa ridendo. Poi prendono tutti voi, lasciando il cadavere ai confini col deserto, e vi portano in un centro enorme, in cemento, come non ne avevi mai visti prima. È un centro di detenzione informale in Libia. Non è una prigione con dei diritti, è un mattatoio gestito da una milizia armata. Per sei mesi non vedi la luce del sole se non quando ti portano a fare lavori forzati. Ti danno mezzo pezzo di pane al giorno e acqua salmastra. Assisti a torture quotidiane e senti le urla delle donne ogni notte. Un giorno ti mettono un telefono in mano e un fucile alla tempia: "Chiama tua madre. Dille che se non manda altri 2.000 euro entro domani, ti spariamo". Tua madre, che aveva già dato tutto, vende l'ultimo pezzo di terra della famiglia e chiede soldi a strozzini locali pur di non farti morire. Quando la milizia incassa i soldi, anziché liberarti, ti "vende" a un altro gruppo di trafficanti sulla costa. Ti stipano in un capannone sulla spiaggia insieme a centinaia di persone. Dopo settimane di attesa, alle tre di notte vi spingono a calci su un gommone sgonfio lungo 10 metri, in 110 persone. Vicino a te c'è una ragazza nigeriana, è incinta ma è dovuta partire perché era l'unica non indispensabile per la famiglia. Il motore tossisce ed entra acqua. Durante la notte vedete morire due bambini per disidratazione e ipotermia, la ragazza che avevi conosciuto poco prima non è più sul barcone. Al terzo giorno alla deriva, quando pensi sia finita, all'orizzonte compare una nave bianca e rossa. Vi salvano. Vi portano in Italia. Quando metti piede a terra sei vivo, ma sei un fantasma: hai il trauma di aver visto morire i tuoi compagni, le ferite della Libia, e addosso il peso schiacciante di un debito enorme verso la tua famiglia, che ora non ha più nemmeno la terra per mangiare e aspetta i tuoi aiuti. Entri nel sistema d'accoglienza, ma le carte richiedono anni. Non puoi lavorare legalmente. Per non morire di fame e per mandare 50 euro a tua madre malata, finisci in un campo di pomodori al Sud: 12 ore al giorno sotto il sole di luglio per 3 euro all'ora, gestito da un caporale che ti minaccia di chiamare la polizia se protesti. Vivi in una baracca di cartone e plastica senza acqua corrente. Un giorno, dopo 14 ore nei campi, cammini a bordo strada per tornare alla tua baracca. Una macchina passa, il guidatore abbassa il finestrino e ti urla contro: "Tornatene al paese tuo a lavorare invece di stare qui a fare il parassita!". Non ci vedi più, 8 mesi di inferno si scatenano e tiri un pugno in faccia a questa persona. Lui chiama la polizia, finisci su tutti i giornali locali "immigrato clandestino impazzisce e aggredisce cittadino locale". In caserma provano ad identificarti, non hai documenti, gli dici come ti chiami e da dove vieni. Processo per direttissima, ti ricordi che nel gabbiotto con te c'era un ragazzetto di 20 anni, aveva pestato 3 persone perché non gli avevano pagato la cocaina che vendeva, "tanto io esco domani, non possono farmi niente" e così successe. Anche a quello serviva la cittadinanza, pensi. Devi essere rimpatriato, bisogna aspettare la risposta del tuo paese di origine in modo che inviino i documenti necessari per il viaggio. Dopo 6 mesi nel cpr ti ritrovi un ufficiale giudiziario che ti dice che non sei più responsabilità dello stato italiano, ti danno un foglio di via, gli chiedi cosa devi fare e loro ti dicono "Come, devi tornartene al tuo paese, semplice". Poi ti fanno uscire dal cpr. Non puoi tornare a lavorare nei campi perché ti hanno minacciato di darti fuoco se fossi tornato. Mentre osservi il foglio capendo cosa devi fare, passa il Mister che ti guarda stizzito e ti dice "eh, ma è anche colpa tua se stai così, se solo la smetteste di fare figli"....
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