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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: sab 29 apr 2023, 14:38 
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Un miliardo, 425 milioni, 775 mila 850: è il numero di abitanti della Cina. Secondo il Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite, entro domenica 30 aprile a questo stesso numero arriverà anche l’India. Dal giorno successivo (giunto prima del previsto) ci sarà il sorpasso: la Cina, insomma, smetterà di esserelo Stato più popoloso del mondo. Un primato che manteneva almeno dal 1950, da quando cioè sono iniziate le prime rilevazioni dell’Onu. Danilo Taino spiega in questo episodio del podcast «Corriere Daily»cosa cambia per gli equilibri mondiali. Mentre lo studioso di popolazioni Massimo Livi Bacci ci segnalerà quali altri fenomeni demografici dobbiamo tenere d’occhio nel prossimo futuro.

https://www.corriere.it/podcast/daily/23_aprile_28/india-ha-piu-abitanti-cina-che-cosa-cambia-il-mondo-0bffb9dc-e4ee-11ed-9767-c520489f6dde.shtml

https://www.youtube.com/watch?v=hDfFNnHhffE


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: lun 1 mag 2023, 9:12 
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Ma il problema siamo noi.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: lun 1 mag 2023, 10:36 
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il Mister ha scritto:
Ma il problema siamo noi.


In che senso?


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 Oggetto del messaggio: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: lun 1 mag 2023, 21:06 
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Mister non vuole cambiare la sua macchina diesel euro 2.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 2 mag 2023, 9:35 
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Beh, oddio, ho una 206 del 2000, quindi cambierò presto :asd Forse. Non so.

Io faccio la raccolta differenziata, serenamente, convinto però che non cambi niente. Non butto plastiche, cartacce per terra, consumo poco, etc. Però, ecco, qui c'è da fare qualcosa. Quando ero piccolo eravamo 5 miliardi...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mar 30 mag 2023, 14:26 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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In Europa continua l’avanzata delle destre. E il “nuovo vento” spagnolo spinge le manovre di Bruxelles, dove pure il Ppe guarda ai Conservatori

Il vento di destra spira sempre più forte in tutta Europa e non solo. I risultati delle amministrative in Italia e la vittoria in Spagna, che ha portato alla caduta del governo nel Paese iberico, confermano un trend che va avanti ormai da almeno un decennio nel Vecchio Continente e che ha trovato linfa vitale nelle nuove emergenze alle quali i governi si sono trovati a far fronte: Covid e guerra in Ucraina su tutti. Una tendenza confermata dalle ultime indiscrezioni riguardanti la strategia che aleggia nella testa del presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber: tentare l’avvicinamento ai Conservatori di Giorgia Meloni per una nuova coalizione europea che guardi alle formazioni di destra.

Se il caso italiano è in continuità con l’attuale sentimento dell’elettorato, il risultato spagnolo mette un enorme punto interrogativo sull’esito delle prossime elezioni Politiche, anticipate a luglio dopo le dimissioni del premier Pedro Sanchez. Anche in un Paese con un’importante tradizione di sinistra ad essere premiati alle urne sono stati il Partido Popular, risorto dalle proprie ceneri dopo lo scandalo corruzione che nel 2018 travolse l’allora governo Rajoy, e il partito neofranchista di Vox che, oggi, si candida come principale alleato dei Popolari anche su scala nazionale. Mentre dall’altra parte della barricata si è visto un Psoe, partito di Sanchez, incapace di intercettare i consensi dell’ormai defunto Ciudadanos e di confermare le aspettative. Una vera e propria débâcle, invece, per Podemos che sta affrontando un periodo di divisione dopo il lancio della formazione alternativa guidata dalla vicepresidente del governo e ministra del Lavoro, Yolanda Diaz.

Questi risultati, però, sono parte di una tendenza che caratterizza gran parte dei Paesi europei e non solo, basta guardare alla forte influenza che Donald Trump è ancora capace di esercitare negli Stati Uniti nonostante i numerosi scandali che lo hanno coinvolto o all’ennesima vittoria alle Presidenziali turche per Recep Tayyip Erdoğan, rappresentante dell’ala più nazionalista e ultrareligiosa nello scacchiere politico anatolico. “Questa tendenza continua e non vedo, al momento, come sia possibile contrastarla – spiega a Ilfattoquotidiano.it Andrea Mammone, storico dell’Europa all’università La Sapienza di Roma – L’appeal esercitato dalle destre è ancora molto forte. In un contesto politico sempre più polarizzato, la tendenza generale è quella di votare agli estremi e questo favorisce quelle forze che fanno del populismo, della demagogia e delle ‘soluzioni facili’ a problemi complessi una strategia di comunicazione politica. Il tutto favorito da una situazione economica in leggero miglioramento”.

LE EMERGENZE HANNO AVVANTAGGIATO LE DESTRE – A questo proposito, oltre alla maggiore abilità dimostrata nel corso degli anni nell’intercettare il consenso dell’elettorato, i partiti di destra sono stati anche avvantaggiati dalle grandi emergenze che i governi hanno dovuto affrontare. Nella maggior parte dei casi, a guidare gli esecutivi europei durante il Covid o il conflitto in Ucraina non erano i partiti di destra che, stando all’opposizione, hanno sfruttato la loro posizione per far crescere i consensi: “Il Covid ha inevitabilmente influito – continua Mammone – In Italia, nei periodi più difficili, abbiamo avuto il governo giallorosso e quello semitecnico di Mario Draghi. In Spagna i Socialisti, in Francia Macron e così via. E le destre hanno fatto un’opposizione durissima a tutti quei provvedimenti giudicati necessari, ma molto restrittivi, messi in campo. Questo è anche legato al fatto che viviamo nell’epoca della post-verità, dove a problemi complessi si cercano di offrire soluzioni semplici, facilmente comprensibili, anche se spesso non realizzabili. L’esempio più lampante si ha negli Stati Uniti, dove milioni di persone sono ancora oggi convinte che la vittoria di Joe Biden sia frutto di elezioni truccate, come sostenuto da Trump”.

IL NUOVO CONTESTO SOCIALE – La situazione generale non può essere però spiegata solo con l’uso della demagogia o del populismo. Perché i casi che si possono prendere a esempio sono tanti: ci sono, come detto, quello italiano e spagnolo, ci sono le difficoltà del partito di Macron in Francia, dove Marine Le Pen continua ad avere una larga fetta di consensi, e anche la nuova ascesa nei sondaggi degli ultranazionalisti di Alternative für Deutschland a scapito dei Verdi in Germania. “La sinistra europea ha gradualmente perso appeal dalla caduta del muro di Berlino – spiega lo storico -, quando si è distaccata da alcuni totem che l’avevano caratterizzata per decenni, come ad esempio le politiche sociali, in nome della strategia liberale di stampo blairiano. È vero che a quest’ultima tornata anche un partito considerato di estrema sinistra come Podemos ha subito una dura sconfitta, ma non sarei così veloce nell’archiviare la sua esperienza. Stiamo vivendo un periodo di forti sconvolgimenti internazionali, nei quali assumere posizioni contrarie a quelle dominanti in Occidente può essere penalizzante. È anche vero che, in passato, chi ha proposto politiche fortemente di sinistra, come Jeremy Corbyn in Regno Unito, ha subito anche pesanti sconfitte. Quindi le ipotesi sono due: o la sinistra ha totalmente perso credibilità, e se è così non sarà facile riconquistarla, oppure non ha capito il nuovo contesto sociale in cui opera e, quindi, non riesce a intercettare una fetta di popolazione che storicamente la sosteneva”. Elettorato che, in alcuni casi, ha ritrovato nelle formazioni di destra la risposta ai propri problemi, o almeno un’alternativa: “Non è escluso – aggiunge Mammone – che proprio quella fetta di votanti non possa tornare a votare la sinistra se questa riuscirà a offrire alternative più vicine ai loro ideali”. Anche se il vero problema dei partiti di sinistra, aggiunge, non è tanto quello dei voti che si sono spostati a destra, “ma quelli che hanno perso andando ad allargare il fronte dell’astensionismo. Sono quei voti che le sinistre, anche in Italia, devono andare a rintracciare”.

LE MANOVRE A BRUXELLES – A confermare la tendenza a livello europeo sono anche le manovre in corso nei palazzi di Bruxelles. Secondo Repubblica, il presidente del Ppe, Manfred Weber, sarebbe pronto a offrire a Giorgia Meloni e ad altri leader dell’ala conservatrice un posto nella grande famiglia popolare in cambio del sostegno alla sua candidatura come presidente della Commissione europea alle prossime elezioni 2023. Secondo quanto raccolto da Ilfattoquotidiano.it, questa ipotesi è inapplicabile, dato che Meloni difficilmente rinuncerà al suo ruolo di presidente di Ecr, ma la strategia di Weber consiste più nel convincere un’ampia fetta dei Conservatori a entrare nella grande coalizione che deciderà le nomine nei posti chiave dell’Ue, insieme a Socialisti, Renew Europe e, appunto, Ppe. In cambio, ovviamente, di una fetta della torta. La sua è anche una battaglia personale contro Ursula von der Leyen che, alle ultime votazioni del 2019, gli ha sfilato la poltrona di Palazzo Berlaymont nonostante il politico tedesco fosse lo Spitzenkandidat dei Popolari. “Ma c’è di più – conclude Mammone – Le mire personali, se Weber dovesse raggiungere il proprio obiettivo, provocherebbero notevoli conseguenze anche nelle istituzioni europee. Da almeno un decennio il politico bavarese cerca di sdoganare l’alleanza con i partiti più conservatori, andando contro ai principi liberali ed europeisti che da sempre caratterizzano il Ppe. Ricordiamo che, insieme a Forza Italia e altre formazioni Popolari, si oppose alla cacciata di Viktor Orban dalla più grande famiglia europea, come chiedevano invece i Paesi del Nord. Ma se a queste elezioni dovesse raggiungere l’obiettivo ci sveglieremo in un’Europa diversa, nella “fortezza Europa” voluta dai partiti nazionalisti, chiusa in se stessa, inaccessibile per gli immigrati, ben lontana dall’Europa della solidarietà immaginata dai padri fondatori”.


https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/05/30/in-europa-continua-lavanzata-delle-destre/7177003/

Per la serie "peggio verrà"...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: dom 23 lug 2023, 21:00 
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Elezioni Spagna, exit poll: «Vincono i Popolari di Feijòo, ma è flop di Vox: maggioranza incerta. Sanchez tiene»

Sondaggi: "Pp vince con il 37,5% dei voti. Psoe secondo"
Il Pp ha vinto le elezioni generali in Spagna ottenendo tra i 153 ei 158 deputati e raggiungerebbe la maggioranza assoluta con Vox, che ha ottenuto tra i 25 ei 28 seggi. È quanto rivela il sondaggio Target Point di 'El Debatè. I candidati di Alberto Nunez Feijoo otterrebbero, secondo il sondaggio raccolto da Europa Press, il 37,5 per cento dei voti e migliorerebbero notevolmente i risultati ottenuti nel 2019, quando ottennero 89 seggi e il 20,99 per cento delle preferenze. Dal canto suo Vox, e nonostante la somma tra i due superi i 176 seggi necessari per ottenere la maggioranza assoluta, resta in quarta posizione con l'11,1 per cento dei voti. Quelli di Santiago Abascal sono lontani dai risultati ottenuti nel 2019, quando conquistarono 52 deputati e il 15,21 per cento delle preferenze. Il sondaggio assegna al Psoe il secondo posto, con tra 109 e 113 deputati e il 27,9 per cento dei voti. I socialisti non perdono una grossa percentuale di voti, visto che nelle precedenti elezioni politiche avevano ottenuto il 28,25 per cento e 120 deputati. La terza posizione è per Sumar, che raggiungerebbe tra i 26 e i 30 seggi e il 12,3 per cento di consensi, un dato inferiore a quello ottenuto da Podemos alle elezioni del 2019.

Soddisfazione nella sede del Pp, ma resta l'incertezza
Volti sorridenti nella sede nazionale dei popolari spagnoli alla chiusura della giornata di voto per le elezioni generali. Alla pubblicazione degli exit poll delle 20, che danno il partito di centrodestra guidato da Alberto Núñez Feijóo nettamente in testa, si sono intraviste espressioni di soddisfazione tra alcuni dei dirigenti già arrivati nel loro quartier generale di Madrid per seguire i risultati. Fuori dalla sede intanto, fiato sospeso tra i simpatizzanti del partito già arrivati, con gli occhi incollati ai telefonini per studiare gli scenari ancora incerti dipinti dagli exit poll.

Telecinco: "Pp-Vox hanno la maggioranza"
Boom del Pp con 150 seggi, male Vox con 31 seggi, ma insieme raggiungerebbero la maggioranza assoluta, con 181 seggi, 5 oltre la soglia necessaria di 176.


https://www.ilmessaggero.it/mondo/elezioni_spagna_chi_ha_vinto_vox_popolari_live-7536884.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: ven 28 lug 2023, 20:00 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Golpe in Niger, generale Tchiani si autoproclama nuovo leader

Il generale Abdourahmane Tchiani, capo della guardia presidenziale nigerina, si è autoproclamato "capo del governo di transizione" del Niger. Tchiani ha parlato su Télé Sahel in qualità di "presidente del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria", il Cnsp annunciato nella notte tra il 26 e il 27 luglio per "porre fine" al "regime" del presidente Mohamed Bazoum democraticamente eletto.

I golpisti del Niger hanno ha annunciato la sospensione della costituzione del 2010 e sciolto tutte le istituzioni del Paese. Lo riporta il portale Internet ActuNiger. "La costituzione del 25 novembre 2010, così, come tutti gli istituti ad essa connessi, è sospesa. Il Consiglio Nazionale per la Difesa della Patria assume temporaneamente i poteri esecutivo e legislativo. Il presidente del Consiglio assume le funzioni e i poteri di capo di stato e rappresentante del Niger a livello internazionale", afferma ActuNiger.

Il generale, riporta Radio France Internationale, ha giustificato il colpo di stato parlando del "peggioramento della situazione di sicurezza" e "il malgoverno" in Niger. "L'azione del Cnsp è motivata da una parte, dalla sola volontà di preservare la nostra cara patria di fronte al continuo peggioramento della situazione di sicurezza nel nostro Paese, senza che le autorità deposte lascino intravedere una vera soluzione per l'uscita dalla crisi, e dall'altra dal malgoverno a livello economico e sociale", ha detto il generale. Secondo Tchiani, "l'attuale approccio della sicurezza non ha permesso di mettere in sicurezza il Paese nonostante i grandi sacrifici dei nigerini e l'apprezzato sostegno dei partner".

Tchiani ha poi criticato un approccio che a suo avviso "esclude qualsiasi vera collaborazione con Burkina Faso e Mali, nonostante condividiamo con questi due Paesi vicini la zona di Liptako-Gourma in cui si concentrano oggi le attività dei gruppi terroristici che combattiamo". "Non possiamo più continuare con gli stessi approcci, con quelli sinora proposti, con il rischio di assistere alla scomparsa graduale e inevitabile del nostro Paese. E' per questo che abbiamo deciso di intervenire e di assumerci le nostre responsabilità", ha detto.

Infine la richiesta ai "partner a livello tecnico e finanziario e agli amici del Niger di comprendere la situazione specifica del nostro Paese per assicurare tutto il supporto necessario, al fine di consentirgli di affrontare le sfide".

Nessuna notizia intanto del presidente nigerino Mohamed Bazoum, al potere dal 2021 dopo essere stato democraticamente eletto. Secondo diverse fonti Bazoum è sempre trattenuto - da mercoledì - con la sua famiglia nel palazzo presidenziale e starebbe bene. Non è chiaro dove sia Bazoum e se sia ancora detenuto, evidenzia invece al-Jazeera.

Nelle scorse ore si sono moltiplicate le voci che ne hanno chiesto il rilascio senza condizioni e sia il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, che il presidente francese Emmanuel Macron hanno parlato con Bazoum. Macron ha parlato per l'ultima volta con Bazoum questa mattina, ha detto il ministro degli Esteri Catherine Colonna come hanno riportato i media francesi.

Ieri mattina un tweet firmato 'MB' sul profilo Twitter di Bazoum, l'ultimo pubblicato, recitava: "Le conquiste ottenute faticosamente saranno salvaguardate. Ci penseranno tutti i nigerini che amano la democrazia e le libertà". Ma nel frattempo il capo della guardia presidenziale che ha bloccato Bazoum nella sua residenza, il generale Abdourahmane Tchiani, si è autoproclamato nuovo leader del Niger come presidente del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp).


https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/golpe-in-niger-generale-tchiani-si-autoproclama-nuovo-leader_7annza6AH0OK6mrHzCSRI9

Secondo alcuni analisti dietro ci sarebbero i russi (e la Wagner).


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: gio 24 ago 2023, 9:51 
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Reg. il: lun 4 giu 2012,
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Si schianta jet con a bordo Evgenij Prigozhin: “È morto”. La Wagner attacca: “Abbattuto da Mosca, ora conseguenze disastrose”

Evgenij Prigozhin è morto a due mesi esatti dalla tentata “marcia della libertà” verso il Cremlino. “Ucciso da Mosca”, tuona la Wagner minacciando la Russia di “conseguenze disastrose”. Mentre le autorità del Paese guidato da Vladimir Putin non chiariscono i contorni della vicenda. Di certo, il capo dei mercenari che avevano girato le spalle allo zar e il suo vice, Dmitry Utkin, sono deceduti mentre erano in volo su un aereo privato del “signore della guerra” nella regione di Tver insieme ad altri 5 passeggeri e tre piloti. Lo schianto del jet, decollato dalla capitale e diretto a San Pietroburgo, non ha lasciato scampo ad alcun passeggero. Quali siano le ragioni dietro l’incidente è la chiave da chiarire: una coincidenza a due mesi dal tentativo di golpe o una vendetta servita dal Cremlino per la “pugnalata alle spalle” del 23 giugno? I canali Telegram più vicini alla Wagner, come Grey Zone, sostengono che l’Embraer sul quale viaggiava Prigozhin è stato “abbattuto dal fuoco della difesa aerea del ministero della Difesa russo” e il loro capo “è morto a causa delle azioni dei traditori”.

I dubbi che hanno preceduto l’ufficialità della notizia – L’ufficialità della morte di Prigozhin è arrivata soltanto in serata con la notizia rilanciata per la prima volta dall’emittente televisiva statale Russia 24, che ha confermato la scomparsa del capo della Wagner. Un annuncio che ha sciolto il giallo che si era sviluppato intorno al caso, visto che negli stessi minuti in cui si parlava dello schianto, un secondo aereo di proprietà del capo dei mercenari stava volando sopra Mosca. Lo sosteneva Grey Zone, alimentando le speculazioni sul destino del fondatore del gruppo di combattenti. “Il secondo aereo privato di Yevgeny Prigozhin Embraer ERJ-135BJ ‘Legacy 650’ con il numero RA-02748, dopo l’abbattimento con la difesa aerea di un altro aereo di Prigozhin con il numero RA-02795, sta attualmente volando nel cielo sopra Mosca“, ha scritto il canale poco dopo aver dato notizia del jet privato caduto nella regione di Tver. Dopo circa 40 minuti, Grey Zone ha aveva aggiunto che l’aereo era “atterrato all’aeroporto di Ostafyevo vicino a Mosca” e di non avere “dati esatti” sulla “fine” di Prigozhin.

Il tentato colpo di Stato – Era il 23 giugno quando il capo di Wagner aveva annunciato “a marcia della giustizia” su Mosca da Rostov sul Don alla testa di circa 25mila mercenari al culmine di settimane di accuse e recriminazioni per la gestione della guerra in Ucraina. Un golpe, definito da Putin una “pugnalata alle spalle”, che era rientrato qualche ora dopo, con la mediazione del presidente bielorusso Aleksander Lukashenko e la promessa dei mercenari di ritirarsi dall’Ucraina e trasferire le proprie basi in Bielorussia. Cinque giorni dopo il tentato colpo di Stato, Prigozhin e i comandanti dei vari reparti della compagnia privata erano in riunione con Putin al Cremlino. Un chiarimento durato tre ore e finito con una promessa di fedeltà al presidente, che aveva ricambiato assicurando ai suoi interlocutori che avrebbero continuato ad avere un ruolo nelle imprese militari della Russia.

La previsione di Grozev – Lukashenko, che in un primo momento aveva confermato l’arrivo in Bielorussia di Prigozhin, il 6 luglio aveva dichiarato che non si trovava là, ma a San Pietroburgo, e “forse” era andato a Mosca. “Non abbiamo né la possibilità né la voglia di seguire i movimenti di Prigozhin”, aveva risposto Peskov. Ma una settimana prima era già avvenuto l’incontro chiarificatore tra Putin, Prigozhin e l’intero stato maggiore della Wagner: 35 persone in tutto. Il 21 agosto Prigozhin era comparso in un video sui canali Telegram collegati ai mercenari che lo mostrava in Africa. Secondo una previsione del giornalista investigativo Christo Grozev fatta all’inizio di questo mese, il capo della Wagner entro sei mesi sarebbe morto o si sarebbe verificato in Russia un nuovo golpe. Si è verificato il primo scenario.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/0 ... a/7269964/


mi sa che zio vladimiro conti ancora eccome in russia, altro che avrebbe i mesi contati...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mer 30 ago 2023, 14:41 
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Reg. il: lun 16 ago 2021
Alle ore: 12:21
Messaggi: 1964
Più che "politica estera", è una ricerca, curioso come una scimmia come sono, che mi è venuta da fare in questo paio d'ore.

I Colpi di Stato in Africa. (L'anno è il primo accertato da me)

Algeria SI, piu' volte 1965
Angola SI, fallito 1977
Benin SI, piu' volte 1963
Botswana NO
Burkina Faso SI, piu' volte 2022
Burundi SI, fallito 2015
Camerun SI, fallito 1982
Capo Verde NO
Ciad SI, piu' volte 1970
Comore SI, piu' volte 1975
Costa d'Avorio NO
Egitto SI, piu' volte 1952
Eritrea SI, falliti piu' volte 2013
eSwatini SI 2021
Etiopia SI, piu' volte 1928
Gabon SI 2023
Gambia SI, piu' volte 1994
Ghana SI 1966
Gibuti SI, fallito 2022
Guinea SI 2021
Guinea Equatoriale SI 1979
Guinea-Bissau SI 1980
Kenya SI, fallito 1982
Lesotho SI 2023
Liberia SI 1980
Libia SI 1969
Madagascar SI 2009
Malawi NO, ma ci fu un accusa ad un presidente della Repubblica in carica nel 2009 di averlo organizzato
Mali SI, piu' volte 2020
Marocco SI 1971
Mauritania SI, piu' volte 2008
Mauritius NO
Mozambico NO
Namibia SI 2019
Niger SI, piu' volte 1974
Nigeria SI, piu' volte 1965
Repubblica Centrafricana SI 2013
Repubblica del Congo Brazzaville SI 1960
Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi NO
Repubblica Democratica del Congo Zaire SI, piu' volte 1960
Ruanda SI 1973
São Tomé e Príncipe SI, fallito 2022
Senegal SI 2023
Seychelles SI 1977
Sierra Leone SI, piu' volte 1967
Somalia SI 1969
Sudafrica NO
Sudan SI, piu' volte 1989
Sudan del Sud SI, fallito 2013
Tanzania SI, piu' volte 1964
Togo SI, piu' volte 1963
Tunisia SI, piu' volte 1987
Uganda SI 1972
Zambia SI, fallito 1997
Zimbabwe SI 2017

per colpo di Stato si intende sia il Golpe militare, che quello del perdente alle elezioni che non ha riconosciuto la vittoria elettorale dell'avversario e non gli ha permesso di governare.


ammetto che quando ho trovato che c'era stato un colpo di stato alle Seychelles, ho riso tantissimo, cosi' come sono rimasto sorpreso, dato che non mi risulta se ne sia parlato (e ne capisco i motivi) del colpo di Stato in Senegal di questo Agosto 2023, organizzato praticamente dai Francesi per non far andare alle elezioni un candidato a loro poco congeniale (e di sinistra)


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