Jack Daniel
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Ogni volta che Putin evoca la minaccia nucleare ammette la sua sconfitta, perché è come se ammettesse che le sue forze armate, quelle forze armate che si riteneva, sino a gennaio, essere le seconde al mondo, non sono state in grado di spuntarla in Ucraina, contro un esercito che i russi consideravano una brutta e debole copia del proprio. Qui, da noi, appare come una manifestazione di forza terrorizzante, in realtà è la confessione in mondovisione che la Russia, ormai, non ha la possibilità di raggiungere gli obiettivi iniziali che erano, come abbiamo visto in questi mesi, la sottomissione dell'Ucraina, conquistandone ottima parte e instaurando un governo di persone "perbene".
Cominciamo forse anche a capire il perché di questi ridicoli referendum. Putin vuole stare, come a sette e mezzo. Ha acquisito dei territori cruciali, perché controlla direttamente ottima parte della costa ucraina e indirettamente, con le basi in Crimea, quel pezzetto di costa davanti a Odessa rimasto all'Ucraina. Una posizione strategica dalla quale, come ha già fatto capire di voler fare, può controllare le esportazioni di cereali in larghe parte del mondo. Sta, vuole stare, ha capito che oltre non può andare e ormai e tenta di consolidare il bottino che, e lo sa benissimo, rischia di perdere nei prossimi mesi.
Il suo discorso è quindi chiaro: quelle terre sono nostre, l'Ucraina la smetta di combattere e su questa base trattiamo. Tradotto: concedetemele e ritorna la pace, se così la si vuol chiamare. Si sta ponendo oggi, quindi, la domanda che a maggio (
https://tinyurl.com/bdh2zzur) ci si poneva in forma ipotetica: è accettabile che Putin trattenga territori conquistati dopo il 23 febbraio?
Questo è il patto che Putin ci sta proponendo: io sto, state pure voi. Lo sta proponendo alle opinioni pubbliche occidentali, che temono le atomiche, temono la recessione in arrivo, temono i razionamenti dell'energia. Chiede alle opinioni pubbliche occidentali di premere sui propri governi perché cessi l'aiuto all'Ucraina e la si lasci al suo destino.
E' il discorso di un uomo sconfitto, che riteneva di poter raggiungere gli obiettivi prefissati senza guardare in faccia a nessuno. Invece, dopo mesi di perdite, deve far leva sulle opinioni pubbliche occidentali perché le sue forze armate difficilmente riuscirebbero a mantenere le posizioni acquisite. E minaccia di farsi saltare in aria, usando l'atomica, come un qualunque terrorista che, presi gli ostaggi, minaccia di azionare la cintura esplosiva se qualcuno si intromette.
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