arres82 ha scritto:
Più che altro "privato" e "pubblico" di per sé possono significare tutto e il contrario di tutto.
Un conto è essere assunto in un'azienda con 15 dipendenti, un conto in una con 15.000
Anche il tempo libero dipende dalla persona e dal posto di lavoro.
Ci sono aziende in cui ti chiedono 10-12 ore al giorno di lavoro e disponibilità anche per sabati e domeniche se serve, e altre dove ti cacciano via appena finisce l'orario di lavoro per non pagarti straordinari.
Ci sono aziende dove ti pagano gli straordinari, e aziende in cui li fai non pagato.
Poi cambia all'interno della stessa azienda: ci sono persone a cui alle 17 cade la penna sulla scrivania, e il collega d'ufficio che si fa due ore di straordinari tutti i giorni.
Poi "fare carriera" può essere relativo. Dipende dalle aziende, da quanto lavori, da come lavori... e dalla fortuna che hai.
Il tempo libero anche quello è relativo... in considerazioni delle variabili che ho detto prima.
Sull'appagamento professionale la vedo abbastanza come Fuzz. Ci sono lavori che ti appagano con il lavoro in sé, ma se finisci a fare un normale lavoro impiegatizio non è che uno si realizza in genere. Con tutto il rispetto per tutti i lavori, eh, semplicemente non sono "lavori che uno farebbe se non dovesse portare a casa uno stipendio".
La grossa differenza penso che la faccia il contratto a tempo indeterminato (anche se non so com'è dopo il jobs act), che dà una tranquillità e una sicurezza economica non trascurabili.
Però ecco, se hai l'obiettivo di guadagnare tanti soldi, la carriera come dipendente non credo sia la strada migliore per ottenere l'obiettivo.
In effetti la distinzione che sarebbe stata più opportuna e che non ho fatto sarebbe stata tra lavoro autonomo e dipendente.
Io ho sempre fatto le mie scelte, a torto o ragione, mosso dalla passione. Sicuramente non ci si arricchisce col pubblico. Però ci sono lavori nel pubblico, nel mio campo (la legge), che danno un prestigio sociale e delle sicurezze che la professione non offre più, oltre al fatto che offrono stipendi comunque importanti: penso alle magistrature, ai segretari comunali, alla dirigenza. Se uno ha voglia di studiare e migliorarsi, può fare 10000 cose nel pubblico, che ti danno molta soddisfazione e hanno pure utilità sociale: però, ripeto, parlo del mio ambito professionale, esclusivamente. Una laurea in legge offre ampia scelta, se uno ha voglia di chinarsi sui libri.
Anche i funzionari di alcune agenzie, tra premi produttività vari, non se la passano certo male. Inoltre ragiono in termini di prospettiva futura: vorrei una certa serenità famigliare, proprio intesa come tempi da dedicare alla mia futura famiglia, che ad oggi non avrei.