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Un premier sotto ricatto
di EDMONDO BERSELLI

Nei suoi momenti più avvincenti, quando ogni spiegazione spiegherebbe poco o nulla, Silvio Berlusconi ha in serbo una bugia o una patente verità. Ieri è venuta fuori la verità. Il referendum non si accorpa con le elezioni europee, l'Election Day del 7 giugno non si terrà, perché la Lega ha minacciato di fare cadere il governo. Insomma, il premier ha ammesso il ricatto e ha ammesso di avere ceduto, "a una richiesta precisa", e dopo un confronto di maniera.

Nemmeno il premier infatti aveva voglia di una sfida con i leghisti, e i ventilati, e fumosi, progetti di elezioni anticipate con il mirino del Pdl puntato sul 51 per cento appartenevano più alle esercitazioni intellettuali che non ai progetti politici. Tuttavia per riconoscere a fronte alzata di avere "ragionevolmente" alzato le mani di fronte alla minaccia dell'alleato ci vuole qualcosa in più che un atteggiamento di realismo politico.

Occorre un'autocertificazione della propria funzione insostituibile, la qualificazione del proprio governo come l'unico assetto praticabile in questo mondo empirico, e l'unico capace di rispondere alle esigenze del bene comune, dettate dalla crisi economica e dall'emergenza in Abruzzo. Ora, la funzione provvidenziale di Berlusconi è fuori dubbio, vista la sua assidua presenza sulla scena del terremoto. Tuttavia, se si vuole sfuggire da schemi come "il medioevo più la televisione", con il sovrano che si esprime fisicamente e mediaticamente nel suo popolo, sarà il caso di prendere nota delle implicazioni politiche della decisione sul referendum: che potrebbe finire con il palliativo del rinvio di un anno, oppure con lo spreco del voto il 21 giugno.

In quest'ultimo caso ci sarebbe da intendersi su che cosa sia il bene comune. Gettare via 400 milioni di euro, la "Bossi Tax" di cui parla Dario Franceschini, sacrificati sull'altare della stabilità, il grande totem del momentum berlusconiano? E nello stesso tempo cercare con un certo affanno le risorse per la ricostruzione, nelle strettoie della crisi economica, mentre le entrate dello Stato flettono? Il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha subito dichiarato che il mancato accorpamento è semplicemente uno spreco, soldi buttati mentre si lasciano correre a casaccio voci di una tantum, contributi forzosi di solidarietà, imposte e accise, "tasse sui ricchi".

In sé l'immagine di un governo "bimane", che con una mano semina soldi dalla finestra e con l'altra li infila nelle tasche dei cittadini per un pugno di euro, è suggestiva. Ma in senso ancora più direttamente legato alla politica, andrebbero osservati anche i musi lunghi di Gianfranco Fini, cioè il capo di un partito che ha appoggiato il referendum, e i cui uomini, confluiti nel Pdl fra vari psicodilemmi di identità e obbedienza, si trovano ora indotti a storcere inutilmente le narici di fronte alla scelta di Berlusconi e Bossi.

Certo al momento manca una mobilitazione specifica dei cittadini sul tema referendario. Anche per le opposizioni l'interesse verso lo schema bipartitico prospettato dal referendum era tiepido. I dirigenti del Pd convengono nel considerare il referendum come l'innesco di una ulteriore e seria riforma elettorale. Una posizione debole, che tuttavia ha consentito di infilare un cuneo nella coalizione di maggioranza e di segnalare una linea di conflitto.

Un risultato diverso sarebbe stato pensabile soltanto se Berlusconi avesse avuto in mente davvero la piena normalizzazione del sistema, oppure l'idea di un accordo complessivo su una riforma condivisa, una pacificazione istituzionale con l'apertura di una legislatura costituente. Ipotesi troppo ambiziose. Ci troviamo in una fase non di pace reale, ma di sostanziale appeasement fra la società italiana e il Cavaliere. Non valeva la pena di rompere l'incantesimo, e Berlusconi lo ha confessato allargando le braccia, con la sua sfrontatezza più disarmante, facendo intendere che è il buonsenso a imporre la sua volontà, e che insomma l'opinione pubblica capirà.

Un certo sentore di politica politicante, questo sì. Ma al di là dell'estetica adesso tocca soprattutto alle opposizioni provare a districare il senso di questa non inutile battaglia. Per mostrare che nessuna decisione è senza prezzi. E che il prezzo della rinuncia berlusconiana si riflette con chiarezza sulla qualità della maggioranza. La pax referendaria fra Bossi e Berlusconi è la prova evidente che il Pdl e la Lega non sono un esercito di idealità, bensì un insieme di interessi e convenienze. Lecite ma con tutte le opacità della bassa fureria. Insomma, i progetti, le ricette, i programmi, le azioni e la propaganda della destra appartengono al migliore dei mondi mediatici possibili. La pratica berlusconiana appartiene invece al mondo inferiore delle complicità. Utile, che si sappia.


www.repubblica.it


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MessaggioInviato: ven 17 apr 2009, 13:14 
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Reg. il: sab 17 mag 2008
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Liberazione dice in sostanza le stesse cose che ho scritto prima
http://www.liberazione.it/a_giornale_in ... 15/04/2009
Prima pagina + pagina 7 "Scusa nobile per un disegno ignobile"

edit: laPadania spiega bene il secondo punto:
http://newrassegna.camera.it/chiosco_ne ... icle=LE0QU
http://newrassegna.camera.it/chiosco_ne ... icle=LE0QL

Ho cercato sui giornali proaccorpamento e non c'è niente che spieghi la questione :roll

Detesto dare ragione alle camicie rossoverdi ma è così.


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MessaggioInviato: ven 17 apr 2009, 13:23 
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Junger II ha scritto:
Liberazione dice in sostanza le stesse cose che ho scritto prima

Quando ho tempo me li leggo, nel frattempo ti secca se ti chiamo "compagno Junger"? In fin dei conti se persino Marcello non è più di destra, magari il prossimo sei tu... (ovviamente si scherza ;) )


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MessaggioInviato: ven 17 apr 2009, 13:24 
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Ma infatti io sono di sinistra.


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MessaggioInviato: ven 17 apr 2009, 13:32 
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Devo ammettere che leggere Liberazione che attacca l'Unità mi ha rallegrato la giornata :asdrulez


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MessaggioInviato: dom 19 apr 2009, 14:50 
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Ho trovato questo articolo su Libero (che è un giornale proaccorpamento)
http://newrassegna.camera.it/chiosco_ne ... icle=LF7WB
Non mi convince molto... poi basta leggere cosa scrive verso la fine:

"... se si considera, come fa notare il nostro direttore Feltri, che la Repubblica è nata il 2 giugno 1946 da un referendum istituzionale celebrato in contemporanea con le elezioni dell'Assemblea Costituente"

Ma grandissimo #@*§, non lo sai che la Costituzione (e quindi le regole sul referendum) sono state scritte dopo?? :rofl :rofl
Ma porcaputtana, è logica elementare, PRIMA c'è un Assemblea COSTITUENTE e DOPO c'è una Costituzione... ma #@*§ :ruflez

E perchè non scrivi che DOPO (cioè dopo che sono state introdotte le regole costituzionali sul referendum) non si è MAI verificato un solo accorpamento?
Che pagliaccio.


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MessaggioInviato: mer 22 apr 2009, 13:48 
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La Costituzione, dove parla dei referendum....

Art. 75.
È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.


Non vedo nessun punto dove si dica che non è possibile accorpare le lezioni... :refl

Ma senza parteggiare per uno o per l'altro, voglio fare alcune consioderazioni:

1 - Se il principio di accorpamento di elezioni fosse anticostituzionale, lo sarebbe per TUTTE le elzioni, ed invece io mi ricordo benissimo di avere votato politiche e amministrative nello stesso giorno.
2 - L'eventuale superamento del quorum (nel caso di accorpamento) non vuol dire automaticamente che vincano gli abrogazionisti, oppure gli italiani sono intelligenti solo quando fa comodo e sono stupidi quando no?
3 - La tanto declamata riservatezza del rifiuto della scheda non esiste, perchè quando vai a votare ti prendono i dati del documento e lo annotano in appositi registri PUBBLICI.
4 - L'eventuale risparmio, qualunque cifra esso sia, ci avrebbe dato un segnale forte che i politici tengono di più al paese che non al loro tornaconto, altro che far cadere il governo...altra occasione sprecata...

Ognuno tiri le proprie conclusioni.... :|


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MessaggioInviato: mer 22 apr 2009, 14:09 
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Reg. il: sab 17 mag 2008
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Turyo ha scritto:
Non vedo nessun punto dove si dica che non è possibile accorpare le lezioni... :refl


Ho già scritto che nella Costituzione per ovvi motivi non possono essere scritti TUTTI i meccanismi.
Mai sentito parlare, per esempio, di interpretazione teleologica? Secondo te cosa ci sta a fare la Corte costituzionale?


Cita:
1 - Se il principio di accorpamento di elezioni fosse anticostituzionale, lo sarebbe per TUTTE le elzioni, ed invece io mi ricordo benissimo di avere votato politiche e amministrative nello stesso giorno.


E' (anzi, sarebbe) incostituzionale l'accorpamento di elezioni CON REFERENDUM, non di elezioni con altre elezioni.
Ma il topic l'hai letto?


Cita:
2 - L'eventuale superamento del quorum (nel caso di accorpamento) non vuol dire automaticamente che vincano gli abrogazionisti, oppure gli italiani sono intelligenti solo quando fa comodo e sono stupidi quando no?


Ma sai che questa frase non ha il minimo senso? Me la spieghi?
A cominciare dagli "abrogazionisti"... chi vuole abrogare cosa?


Cita:
3 - La tanto declamata riservatezza del rifiuto della scheda non esiste, perchè quando vai a votare ti prendono i dati del documento e lo annotano in appositi registri PUBBLICI.


Riservatezza dell'ASTENSIONE non del RIFIUTO, svegliatiiiiiiiiiii!!!
Tu stai parlando del caso in cui VAI A VOTARE e RIFIUTI la scheda.
Qui invece si sta parlando del caso in cui NON VUOI ANDARE A VOTARE per ASTENERTI, che è il caso del referendum, non delle elezioni (dove l'astensione non ha valore).
Andare a votare =/ non andare a votare
rifiuto della scheda =/ astensione
Tra l'altro il rifiuto è espressione di una volontà politica (che come tale viene annotata nei registri), l'astensione no (puoi non esserti presentato per tanti motivi, perchè sei andato al mare, perchè avevi un impegno, non per forza perchè vuoi far cadere il referendum)


Cita:
4 - L'eventuale risparmio, qualunque cifra esso sia, ci avrebbe dato un segnale forte che i politici tengono di più al paese che non al loro tornaconto, altro che far cadere il governo...altra occasione sprecata...


In Italia abbiamo avuto qualcosa come 59 referendum e NEANCHE UNO di questi è stato accorpato... cos'è, in 35 anni di storia repubblicana non c'era bisogno di risparmiare? Ma per favore :asd


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Junger, sai che non ho capito se stai scherzando o parlando sul serio? :mah


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Capisco il tuo dubbio, non mi aspetto certo di essere capito da uno che ignora la differenza tra astensione e rifiuto o tra accorpare due elezioni e accorpare un'elezione e un referendum.
Tutte cose che sono già state scritte sia da me che da arres e riportare nei link che sono stati postati, quindi o sei stupido oppure non ti sei neanche degnato di leggere il topic.


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