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Leggenda del Calcio
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Reg. il: mer 28 lug 2004
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Se non sai cos'è la medaglia nastro azzurro non è colpa mia

va bene


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MessaggioInviato: ven 17 ott 2008, 9:48 
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Freccia d'argento
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Reg. il: lun 6 set 2004,
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Quando si vanno a toccare degi interessi detenuti da persone che hanno un alto grado di influenza e di potere quasi automaticamente (nel caso tali persone vivano nell'illegalita' direi automaticamente) si va incontro a gravi problemi e a volte, a seconda degli interessi toccati, si puo' anche rischiare a propria incolumità.

Le associazioni malavitose non sono lo stato, quando devono punire non usano sanzioni o detenzioni, usano il sangue.. Per lui è stato deciso che deve morire, personalmente gli auguro ogni bene ma credo che prima o poi l'avranno vinta anche qua e Saviano ci lasciera' le penne.. L'unico modo per evitare questa sciagura è che lasci il paese, continui a scrivere di illegalità e associazioni malavitose dall'estero, che renda ignota la propria destinazione e non faccia mai piu' ritorno qua.

Quelli hanno un conto con lui, e neanche quando avra' 80 anni lo lasceranno in pace. Per Saviano la vita ormai è segnata e, ripeto, deve andare all'estero. Lo deve fare per il suo bene.


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MessaggioInviato: mer 22 ott 2008, 12:40 
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Reg. il: lun 27 ago 2007
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Su Repubblica.it oltre 150mila firme aderiscono altri premi Nobel
"Ringrazio chi in questi giorni ha sentito che il mio dolore era anche il suo dolore"
Saviano: "Ogni voce che resiste
mi rende meno solo"

di ROBERTO SAVIANO


GRAZIE per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà.
Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l'appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra.

Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev'essere vista disgiunta dall'operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall'impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine - i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano - possano essere finalmente arrestati.

Grazie all'opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte.

Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto.

Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d'Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine.

Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po' meno sole, un po' meno invisibili e dimenticate.
Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi.

Grazie a chi mi ha difeso dall'accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori.

Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate.

Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell'informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci.

Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti.
Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento.

Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa.

Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie.
Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata.

E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo.

Eppure Cesare Pavese scrive che "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".

Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più - dopo questa esperienza - un'entità geografica, ma che il mio paese è quell'insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie.


repubblica.it


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MessaggioInviato: mer 22 ott 2008, 13:02 
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Lady Bauscia
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Reg. il: mar 27 giu 2006
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<b>The Godfather</b>
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Sapere che questo ragazzo (mi ha un pò impressionato sapere che ha 28 anni) si ritrova costretto a lasciare il proprio paese mi intristisce molto.
E' una sconfitta.
Non so dire di chi, ma è una sconfitta.
E se qualcuno perde, qualcun altro che vince c'è sempre.


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Leggenda del Calcio
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E se qualcuno perde, qualcun altro che vince c'è sempre.


E indovina chi è....


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MIRIAM MAKEBA MUORE DOPO IL CONCERTO PER SAVIANO

NAPOLI - Mama Africa, Miriam Makeba, se n'e' andata uscendo di scena con un finale ad effetto. Aveva speso tutta la sua vita per l'impegno civile ed e' morta 'sul campo', a Castel Volturno, un luogo-simbolo della lotta alla criminalita' ed alla sopraffazione, dove aveva voluto partecipare a tutti i costi, nonostante le non brillanti condizioni di salute, al concerto anticamorra a sostegno dello scrittore Roberto Saviano.

L'artista di colore, 76 anni, era divenuta famosa in tutto il mondo per essersi battuta vigorosamente contro il regime dell'apartheid che aveva dilaniato il suo Paese, il Sudafrica. Non a caso era diventata delegato delle Nazioni Unite. E non a caso il suo impegno contro la segregazione razziale, ingigantito dalla fama di cantante nota in tutto il mondo, aveva causato la reazione del governo sudafricano che, nel 1963 - in pieno regime di apartheid - l'aveva costretta all'esilio ed aveva messo al bando tutti i suoi dischi. Da alcuni anni, per motivi professionali, la Makeba si era gia' trasferita in Europa, anche se continuava a frequentare di tanto in tanto il suo Paese d'origine. Dopo che le fu imposto l'esilio, per tornare in Sudafrica, Miriam Makeba dovette attendere quasi 30 anni: soltanto nel 1990, infatti, Nelson Mandela riusci' a convincerla a tornare nella terra dove era nata - sua madre era di etnia swazi e suo padre, morto quando lei aveva sei anni, era uno Xhosa - e che era stata costretta ad abbandonare.

Trasferitasi prima in Europa e poi negli Stati Uniti, proprio in quella lunga fase della sua vita, espresse il meglio di se' nel campo artistico. In America Miriam Makeba incise le sue canzoni piu' conosciute: Pata Pata, The Click Song e Malaika. Nel 1968 si sposo' con Stokely Carmichael, un attivista per i diritti civili. Il matrimonio scateno' grandi polemiche negli Stati Uniti e la sua carriera ne subi' un notevole rallentamento. Si separo' dal marito - con il quale si era trasferita in Guinea - nel 1973. Nel 1985, dopo la morte della sua unica figlia, Bongi, torno' a vivere in Europa. Nel 2005 decise di dare il suo addio alle scene e lo fece con un memorabile tour, che tocco' tutti i Paesi del mondo nei quali si era esibita. Ma il destino, per l'addio definitivo, le aveva riservato un altro appuntamento. Quello che ieri sera l'ha condotta sul palco di Baia Verde, a Castel Volturno, dove un pubblico accorso per una grande testimonianza di impegno civile, le ha riservato l'ultimo, indimenticabile applauso.

CAMORRA: CHIESTO IL PIZZO AGLI OPERAI CHE MONTAVANO IL PALCO PER IL CONCERTO
"Alcuni sconosciuti hanno chiesto il pizzo agli operai che stavano montando il palco per il concerto dedicato a Saviano". Lo ha reso noto l'assessore alla Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele promotore degli Stati generali per la scuola nel Mezzogiorno, che si chiudono questa sera a Castel Volturno (Caserta) proprio con il concerto di Miriam Keba e Maria Nazionale dedicato a Saviano. Il fatto, secondo quanto riferisce Gabriele, è avvenuto nella serata di ieri. L'assessore ha informato dell'accaduto i carabinieri.

"Appena mi hanno riferito l'accaduto - ha detto ancora l'assessore - ho chiamato il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli ed è stato informato anche il coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti". "Gli operai hanno detto agli sconosciuti di non essere in grado di dare loro risposte e di tornare di oggi", ha raccontato ancora Gabriele. "Domani formalizzeremo una denuncia contro ignoti - ha concluso Gabriele - ma quanto è avvenuto è di una gravità inaudita. Posso dire però che il concerto si svolgerà regolarmente, grazie alla presenza delle forze dell'ordine, nel posto che avevamo previsto: il luogo dove fu ammazzato l'imprenditore coraggioso Domenico Noviello".

Ansa


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Reg. il: ven 9 feb 2007,
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meravigliosa Miriam
http://www.youtube.com/watch?v=TwNk-5en ... re=related

qui nella famosissima Pata Pata
http://www.youtube.com/watch?v=kCc61z9IFu4


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MessaggioInviato: lun 10 nov 2008, 22:01 
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Reg. il: dom 6 nov 2005,
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E se qualcuno perde, qualcun altro che vince c'è sempre.

Non è questo il caso, ma in assoluto questa è un'affermazione che non mi trova d'accordo.


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MessaggioInviato: mar 6 gen 2009, 23:58 
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Cannavaro: "Gomorra?
Non fa bene all'Italia"
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Il capitano della Nazionale a "Chi": "Per il cinema italiano spero che vinca l'Oscar. Ma non penso che giovi all'immagine del nostro Paese; abbiamo già tante etichette negative". Su Zapatero: "Ha investito nel rinnovamento delle grandi città. I matrimoni gay? "Su quello forse sono più italiano..."
Fabio Cannavaro, difensore del Real Madrid e della Nazionale italiana. LaPresse
Fabio Cannavaro, difensore del Real Madrid e della Nazionale italiana. LaPresse
MILANO, 6 gennaio 2009 - "Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative". Lo dice, in un'intervista esclusiva al settimanale "Chi", in edicola domani, Fabio Cannavaro, capitano dell'Italia campione del mondo di calcio, oggi difensore del Real Madrid in fase di rinnovo contrattuale. E aggiunge: "Ancora oggi un mio compagno di squadra mi ha detto: 'Italiano? Mafioso'. È facile che un problema locale venga generalizzato". A proposito del premier spagnolo Zapatero, Cannavaro dice: "La Spagna sta bene, ha investito nel rinnovamento delle grandi città. I matrimoni gay? Mmmh, su quello, forse, sono più italiano...". Sul suo amico e collega Marco Borriello, attaccante del Milan in crisi per la fine della storia con Belen Rodriguez dopo "L'Isola dei famosi": "Marco è intelligente, gli faccio i complimenti perchè non ha fatto sceneggiate quando lei era sull'Isola: ha aspettato che tornasse e ha preso una decisione. Quando si riprenderà dall'infortunio, sarà decisivo per il Milan". Cannavaro non risparmia una battuta sul collega Zlatan Ibrahimovic, candidato al Pallone d'oro del 2009: "Per ora, se vuole vedere il Pallone d'oro, deve venire a vederlo a casa mia, che l'ho vinto nel 2006! Quando giocavamo alla Juve, mi diceva: 'Hai vinto lo scudetto a 30 anni grazie a me, prima non avevi vinto nulla'. Poi, dopo che ci siamo divisi, lui è andato all'Inter e io al Real, ho vinto un Mondiale, un Pallone d'oro, e due scudetti: l'ho massacrato!".
gasport

gazzetta

sempre detto che cannavaro ha una testa piccola, piccola....

capitano di #@*§.


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