redguerrier ha scritto:
Però la scienza ha unanimemente concordato che un feto può essere considerato vita umana solo con lo sviluppo del sistema nervoso, e che se dobbiamo dare per assunto che il concetto di "gruppi di cellule" equivalga a "essere umano", allora anche la contraccezione dovrebbe essere proibita (altra battaglia che la Chiesa porta avanti a spada tratta).
A me non sembra che ci sia tutto questo unanime consenso, anzi. Nel mondo c'è una cospicua percentuale di scienziati, tra medici e biologi, che ritiene che la vita abbia inizio dal concepimento. La questione è tuttora aperta.
Cita:
E, seguendo il tuo ragionamento, perché va bene abortire se la vita della madre è in pericolo? Si tratta comunque di una preferenza anche questa, meglio salvare la vita della madre che dare la possibilità al bambino di nascere, siamo sicuri che lui si sacrificherebbe volentieri per salvare la madre? La possibilità di salvare una vita in questo caso ci da il permesso morale di annientarne un'altra?
Questa naturalmente è una tragica situazione in cui nessuno vorrebbe trovarsi.
Tuttavia, sul piano morale, in questo specifico caso ritengo non sia del tutto corretto parlare di aborto, perché esso è un'azione diretta unicamente a sopprimere una vita.
Nel caso invece di una donna incinta gravemente malata, le relative cure vengono effettuate allo scopo primario di salvarle la vita, accettando come effetto indiretto la morte del bambino. La differenza, anche se sottile, comunque sussiste.
Ma in casi come questi può sopraggiungere anche l'istinto materno, per cui se la donna chiede espressamente che venga salvata la vita del nascitura, non si può fare altro che accondiscendere al suo desiderio.
Vimarna ha scritto:
Il bambino a cui viene negato il diritto di vivere...e quello di una donna alla quale e' stata tolta con questa sentenza la sacrosanta liberta' di decidere nessuno ci pensa?.
La questione è difficile e divisiva proprio perché ci sono in ballo due diritti importanti: il diritto alla vita del bambino e il diritto della donna alla propria autodeterminazione. Per cui non si tratta semplicemente di scegliere l'uno e trascurare l'altro, ma di soppesare due esigenze fondamentali che sono entrambe meritevoli di tutela.
Quale merita la priorità? Alla coscienza informata di ciascuno è demandato il compito di scegliere.