ROMA L’one-man-show va in onda secondo copione a Porta a Porta con una nuova parola d’ordine contro «la minoranza comunista e cattocomunista»: «Finché ci siamo noi questo Stato non diventerà uno Stato di polizia tributaria». Tutto secondo copione: le misure anti-crisi, «34 miliardi per il welfare», i sondaggi, «il 68% degli italiani gradisce il presidente del Consiglio», il problemi con Fini «È Fini che ha i problemi». Vespa parla delle polemiche sulla messa in onda della sua trasmissione, ha in serbo la domandona: «Non sente il peso del conflitto di interessi?». «Le distorsioni sono queste: la Rai è l’unica tv pubblica che attacca il governo. Me ne citi una che non l’attacca. Report, Anno Zero, Ballarò, sono tutti contro di me. La manifestazione che l’opposizione sta mettendo in campo non ha ragione di essere. Siamo circondati, nella politica e nell’informazione da troppi farabutti». Berlusconi non trascura l’economia e traccia un quadro tutto suo: «Ho battuto io la recessione, i ’grandi’ hanno seguito i miei consigli. L’Italia uscirà dalla crisi prima degli altri». Il premier si è soffermato anche sui salari più bassi rispondendo a Vespa: «D’accordo, un operaio oggi guadagna appena mille euro. È poco ma la crisi non ha peggiorato il suo bilancio familiare perchè non c’è stato un aumento dell’inflazione». Attacco sul piano politico alla sinistra: «D’Alema è un vecchio comunista che sta lì a fare il comunista da 40 anni, usa espressioni da vero stalinista. La sinistra è sempre rimasta comunista, non ha saputo evolversi in senso democratico come è avvenuto in altri Paesi».
Don Luigi non è stato invitato a Porta a Porta. Franceschini invece sì, però ha detto che non ci andava per “non essere complice”. Lorenzo Dellai, presidente della Provincia di Trento, che le case di Onna le ha costruite materialmente, era stato invitato all’ultimo tuffo, ma per sedere fra il pubblico. E ha detto no: «È tutto il giorno che getto acqua sul fuoco, ma anche io ho qualcosa da dire nel modo un po’ sovraesposto con il quale il governo sta gestendo la consegna delle case».
Don Luigi è il parroco universitario dell’Aquila: intervistato da Caterpillar, Radio2, dice che ha passato tutto il giorno a spiegare alla gente la differenza fra “alloggio e casa”. «Non sono la stessa cosa, la casa non è solo questione di tetto, ma di tutto ciò che fa sentire una persona al posto giusto, al suo posto, nella sua terra, fra la sua gente». «Gli alloggi sono più televisivi, i sentimenti no», commentano da Caterpillar.
«L’opinione pubblica – dice don Luigi Epicoco – vuole che la gente sia al suo posto, questo fa audience, i sentimenti, invece, fanno il futuro». Ecco la questione sta tutta qui e «Porta a Porta non varrebbe nemmeno la pena di essere guardato: c’è un bel film su Rai3», chiosa infatti Don Luigi.
Prima che Berlusconi arrivi una trentina di militanti dell’Italia dei valori si schiera a presidio dell’ingresso degli studi via Teulada: “Non vogliamo che entri”. Fatica inutile, ci sono altri ingressi. E si parte. «Il momento più toccante quando abbiamo inaugurato l’asilo intitolato a Giulia Carnevale» afferma Berlusconi. «Quasi un miracolo aver costruito l’asilo in due mesi» replica Vespa. Poi scatta il one-man show registrato. Vespa che intervista Berlusconi in un quartiere periferico. «Lei conferma che la gente entro fine dell’anno sarà in casa?», Chiede Vespa. «Confermo. Entro fine settembre non avremo più una tendopoli aperta».
Ma in mattinata ci sono stati applausi e proteste per Berlusconi a Onna. «Dove andremo a settembre? No alla deportazione», era scritto sul lenzuolo che gli abitanti di una frazione dell’Aquila. Il premier ha consegnato le prime case ai terremotati: 94 moduli abitativi realizzati dalla Provincia di Trento e finanziati dalla Croce rossa. «Era una promessa ardita ma l’abbiamo mantenuta», ha detto il presidente del Consiglio.
Il sindaco Cialente arriva a parlare di soldi: «Mancano i finanziamenti per i 1200 edifici pubblici danneggiati. Servono soldi». Berlusconi si impalla nelle cifre: «In Irpinia 60 miliardi di lire, ovvero 30 miliardi di euro». «Saranno 3 miliardi», azzarda Vespa. «No, 30 miliardi di lire sono 60mila miliardi di euro». È vero il contrario, ma va bene lo stesso.
giornaledelfriuli
Insomma, un vero genio il nostro presidente.
Pensa ancora in lire e non sa nemmeno fare il confronto con gli eurini.
