il Mister ha scritto:
Bene, quindi siamo d'accordo, perché per me è OVVIO che siano all'incirca questi 3 i passi da fare. Tuttavia l'attuazione è complicatissima. Cosa sta sbagliando il nostro governo? E quello prima? E quello dietro ancora?
"Canali d'ingresso flessibili"... come? Arriva il classico gommone, lo fermi e gli dici: "Siete stati inseriti nei canali d'ingresso flessibili? Ah no? Potete tornare indietro per favore?".
"Politiche di integrazione concrete: apprendimento della lingua, inserimento lavorativo, soluzioni abitative". Sì, ma che vuol dire? Spesso sono loro che non hanno interesse a integrarsi. Poi le tutele... non sono tutelati nemmeno gli italiani, devono essere tutelati gli stranieri? "Prima gli italiani" è un concetto sacrosanto. E lo dico consapevole che l'Italia è piena di cittadini ignoranti, miseraboli, disonesti, etc. Ma sono cittadini italiani e un governo deve pensare prima ai suoi che agli altri. Vale anche per Francia, Germania, Spagna, etc.
Partirei dal presupposto che si tratta di un tema complesso (e non solo per l'Italia) ma quando se ne parla in campagna elettorale tutti hanno la soluzione immediata, magica e pronto cassa. Ma vabbè, diciamo che fa parte del gioco (anche se avrebbe discretamente rotto il fatto che si vincano le elezioni solo urlando su questo tema). Detto ciò (cerco di dirti la mia)...
A livello europeo da poche settimane è entrato in vigore il nuovo patto sull'asilo, un patto fortemente voluto dalle destre europee (ma approvato anche grazie al sostegno dei popolari) e che in teoria dovrebbe apportare una bella rivoluzione pratica sul tema. Di base l'obiettivo è quello di accelerare le procedure sull'asilo e per quanto possibile di valutarle direttamente alla frontiere (così da respingere subito quelli che non avrebbero diritto nemmeno a chiederlo, se appunto provengono da paesi sicuri). E c'è anche in ballo il discorso degli accordi con paesi terzi per accogliere richiedenti asilo (anche su questo punto anche a detta di chi lo ha sostenuto il patto ci sono diverse criticità da valutare in concreto). Vediamo che effetto avrà. L'obiettivo di massima è quello di ridurre il numero di richiedenti asilo e disincentivare la domande "temerarie" (perché va ricordato che un maggiorenne che viene in Italia fuori dal decreto flussi e quindi di solito "con il barcone" ha come unico modo per essere regolarizzato quello di chiedere asilo). Poi certo c'è il rischio di creare ulteriori sacche di irregolari (e come tali anche difficili da espellere, se non di certa nazionalità) ma è un altro paio di maniche.
Sulle politiche di integrazione è ovvio che non potranno mai attecchire su tutti, ma è importante insistere e cercare di garantire degli standard minimi (ad esempio anche vincolando il rilascio del permesso di soggiorno ad un livello minimo di comprensione della lingua italiana). Ma ecco su questo aspetto specifico mi accontenterei di educare alla legalità. Cioè se rispetti le regole, lavori onestamente e paghi le tasse ma non ti vuoi integrare con il resto della comunità poco mi frega (estremizzo, ma per intenderci). Poi vabbè il concetto è articolato e per ora non mi dilungo oltremodo.
Di base direi che una cosa va rimarcata. Per quanto i governi (di destra o di estrema destra che siano) proveranno a gestire, ridurre e controllare il fenomeno direi che è un fatto assodato l'essere entrati in una società multi etnica (già lo è) inserita in un mondo globalizzato. Poi magari ci vorranno 100 anni (se bastano) per fare in modo che la cosa venga "accettata" da tutti e che venga considerata "normale". Ma già ai nostri figli sembrerà "normale" avere compagnucci di scuola stranieri e di varie etnie (quando per noi già avere un rumeno o un albanese in classe era una cosa strana e insolita). Piaccia o no direi che è così.