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NAIROBI - E' finita in un'orgia di sangue (si parla di 600 morti in cinque giorni, tra cui molti civili) e con la cattura e l'uccisione in cattività del capo, Mohammed Yusuf, l'insurrezione di un gruppo integralisti islamici noti come 'Talebani' in quattro dei 12 stati a stragrande maggioranza musulmana del nord della Nigeria. Tra gli insorti uccisi, anche miliziani provenienti dal vicino Ciad. Oggi il cuore della rivolta, Maiduguri, capitale dello stato del Borno (nordest) è infine silenzioso come un cimitero. In serata la polizia poi annuncia la cattura del leader in fuga della setta, Mohammed Yusuf, e poco dopo diffonde la notizia della sua uccisione in detenzione, mostrando in tv le immagini del presunto cadavere, nudo, crivellato e circondato di poliziotti festanti.
"Ha supplicato e chiesto perdono prima di essere ucciso dalle pallottole", ha dichiarato un poliziotto, mentre il portavoce della polizia ha detto: "Potete venire a vedere il suo cadavere al quartier generale del comando di polizia". La notizia della fine del capo sigilla una giornata di carneficine. Tra ieri sera e stamani l'esercito, su ordine del presidente della Repubblica, Umaru Yard'adua, ha bombardato gli ultimi bastioni dei rivoltosi, operazione peraltro già avviata martedì. E' stata rasa al suolo una moschea, di quelle frequentate dai Talebani: almeno 90 morti. Anche il numero due del movimento, Abudakar Shekau, e 200 miliziani a lui fedeli sarebbero stati uccisi in circostanze poco chiare mentre erano in fuga, riferiscono fonti ufficiali. Forse è stata un'esecuzione di massa. E' da lunedì scorso, (l'insurrezione era scattata domenica) che testimonianze concordi parlano di mucchi di cadaveri ammassati dinanzi alle sedi delle forze di sicurezza. In meno di 24 ore il numero delle vittime è di almeno 300 persone. Altrettante se ne erano contate nei tre giorni precedenti. Anche, ma in misura minima, tra le forze di sicurezza. Molti sono stati decapitati, altri bruciati vivi, magari nelle chiese cristiane date al fuoco. Di certo, però, ci sono tantissime vittime civili innocenti. Il nome vero del gruppo, noto come 'Talebani', è 'Boko Haram', che nella locale lingua Haussa vuol dire 'l'educazione occidentale è un peccatò. Nato poco più di cinque anni fa da un gruppo di universitari contestatori, è precipitato poi verso l'integralismo più rigido: tuniche nere e barbe lunghe, mogli visibili solo ai mariti (eppure tra i fondatori c'erano donne), luoghi di culto riservati, predicazione di una sharia (legge coranica) rigidissima, ed a cui tutti, anche i cristiani, metà della popolazione, maggioranza nel sud, debbono attenersi. Scarso il seguito, come il sanguinoso disastro dell' insurrezione suicida ha dimostrato; ma importante cartina di tornasole. Perché la Nigeria, il Paese più popoloso dell' Africa, con circa 150 milioni di abitati, vive contraddizioni esiziali. Un nord musulmano poverissimo, facile obiettivo dell' integralismo. Un Sud cristiano, potenzialmente ricchissimo perché naviga nel petrolio, dei cui profitti, però, beneficiano in pochi, e nessuno al Nord. Guerriglia dura, dunque, anche nel Sud cristiano, soprattutto contro le multinazionali petrolifere. Per ora nessun contatto tra rivoltosi del Nord e del Sud: ma il problema non è solo religioso, bensì economico. Per cui, se mai ci fosse un raccordo tra i due movimenti, i rischi - già enormi - aumenterebbero in maniera geometrica.
ansa.it
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