Gb, non si placano proteste anti-italiane
Brown: scioperi indifendibili
Approfondimenti
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ROMA (1 febbraio) - Scioperi selvaggi «indifendibili». Così il premier Gordon Brown, parlando alla Bbc, ha stigmatizzato le proteste dei lavoratori britannici contro la presenza degli operai italiani della siciliana Irem nel cantiere della raffineria Lindsey Oil della Total di Grimsby, nel Lincolnshire. Da Davos, dove ha partecipato al Forum economico mondiale, Brown ha riferito di comprendere la preoccupazione e lo stato d'animo dei lavoratori britannici ma ha aggiunto che gli scioperi «non sono la cosa giusta da fare».
La rivolta dei lavoratori britannici è scattata dopo la vittoria di un appalto dal valore di circa 200 milioni di euro da parte dell'azeinda siracusana Irem alla raffineria Lindsey Oil del Lincolnshire. Il principale sindacato, Tuc, ha accusato la Total, proprietaria della raffineria, di aver cercato di «tagliare in modo scorretto salari, condizioni di lavoro e rappresentanza sindacale dei dipendenti».
Le proteste. Una manifestazione a Londra contro i lavoratori stranieri, il blocco di una grande centrale energetica nel Kent, il boicottaggio delle stazioni di servizio Total: le proteste dei lavoratori britannici si sono fermate per il weekend, ma promettono di riprendere con una serie di iniziative in tutto il Regno. Novecento dipendenti della centrale nucleare di Sellafield potrebbero incrociare le braccia a partire da domani, mentre sul sito internet
www.ukwelder.com i lavoratori della Lindsey Oil e tutti gli altri che nei giorni scorsi hanno partecipato ai 14 scioperi di solidarietà, stanno coordinando una serie di proteste che, secondo quanto riporta oggi il Sunday Times potrebbero mettere a rischio la distribuzione di carburante e di energia nel Regno. Tra gli obiettivi più discussi, la centrale della Isle of Grain, nel nord del Kent, dotata di un'unica via d'accesso che potrebbe venire bloccata dai manifestanti. Scioperi di solidarietà si sono registrati in questi giorni fino in Scozia, Galles, Irlanda del Nord.
A preoccupare la Total è invece un boicottaggio di tutte le sue stazioni di servizio, proposto da alcuni sindacati. «L'appoggio che stiamo avendo in tutto il Paese è sorprendente», ha dichiarato Billy Bones, rappresentante del sindacato Unitte che ha coordinato le proteste alla raffineria di Grimsby.
Sulla stessa lunghezza d'onda del primo ministro intanto si è detto il titolare delle Attività produttive britannico Peter Mandelson, che ha avvertito come il protezionismo non avrebbe altro effetto che trasformare la recessione in una «depressione»: «Sarebbe un errore enorme - ha sottolineato Mandelson - fare marcia indietro rispetto ad una situazione in cui le aziende britanniche possono operare in Europa, e quelle europee possono farlo qui da noi».
In Gran Bretagna il governo ieri aveva deciso di far entrare in scena l'Acas (un ente indipendente di arbitrato e conciliazione sul lavoro) per avviare un'indagine che potesse giungere a dirimere la disputa
il messagero
Gli operai inglesi: «Non siamo contro gli stranieri, ma perché non hanno offerto quei posti prima a noi?»
LONDRA (1° febbraio) - «Gli stranieri hanno diritto di venire qui a lavorare, certo. Ma siamo in una recessione e la gente si deve proteggere. Non abbiamo nulla contro di loro personalmente»: è così che il 22enne Philip Heys, un operaio specializzato che da tre anni lavora come apprendista alla raffineria Lindsey di Grimsby, ha spiegato al Sunday Times le ragioni che lo hanno portato a protestare contro il suo licenziamento e l'arrivo dei lavoratori italiani. Lui e il suo gemello Michael hanno lasciato la scuola a 18 anni, hanno fatto un corso per lavorare in raffineria e poi hanno cominciato l'apprendistato alla Lindsey. Con gli straordinari guadagnavano fino a 500 sterline alla settimana, ora con il sussidio di disoccupazione ne prendono un decimo. «In realtà, in un certo senso simpatizzo con i lavoratori italiani - dice Heys - Sono venuti qui a lavorare, ma perché questi posti di lavoro non sono stati offerti prima a noi?».
«Questi scioperi non sono contro gli stranieri di per sé, ma contro l'esclusione dei lavoratori britannici - dice Derek Simpson, presidente del sindacato Unite, commentando le dichiarazioni fatte oggi dal primo ministro Gordon Brown - Sebbene gli scioperi siano stati definiti indifendibili, molta gente li trova comprensibili nelle attuali circostanze. Il problema non si ferma alla Lindsey, è molto più ampio».
Il parlamentare laburista John Cruddas, in un editoriale pubblicato oggi dal Sunday Mirror, scrive che «questi scioperi non hanno a che fare con il razzismo, sono una sfida alle grandi società che usano forza lavoro straniera e meno costosa per fare più soldi».