Era uno dei migliori centromediani d'Europa. Il primo capitano della nazionale francese in un'edizione di un Mondiale. Divenne un criminale al soldo dei nazisti e si macchiò di delitti efferati contro l'umanità.
Alexandre Villaplane era nato nel 1905 ad Algeri, un “pied noir” - francese trapiantato in Algeria - che fa ritorno a 16 anni nella madrepatria al seguito degli zii. Cresciuto nel Sete, passa poi al Nimes e quindi all'ambizioso Rc Parigi. Forte nel gioco aereo, un combattente rude nei contrasti, ma anche un sapiente organizzatore di gioco, nel 1930 è il perno della Francia che partecipa al primo Mondiale della storia. «E' il più bel giorno della mia vita» dice ai cronisti al seguito.
Gioca divinamente contro il Messico, si ripete al cospetto del formidabile Luis Monti nel match con l'Argentina che vede la Francia perdere in modo molto sfortunato: l'infortunio del portiere Thepot costringe Chantrel ad andare in porta dopo 24 minuti. In 10, Villaplane e compagni giocano un grande match, ma a 9 minuti dal termine Monti su punizione infila l'1-0. Non è finita perché tre minuti più tardi Langiller ha la palla del pari, ma l'arbitro Rego fischia incredibilmente la fine. I francesi protestano, il direttore di gara è assediato e si rende conto dell'errore solo qualche minuto dopo. Il gioco riprende, ma oramai è tardi: la Francia esce tra gli applausi, ma è eliminata, e l'ultimo match contro il Cile (altro ko per 1-0) serve solo per le statistiche.
Tornato in patria e osannato dai connazionali per l'ottimo Mondiale disputato, Villaplane accetta le lusinghe del ricco Antibes, diventando di fatto il primo giocatore professionista del Paese. Con lui nel motore il piccolo Antibes si qualifica per la finale nazionale. Ma a pochi giorni dalla sfida contro il Lilla, si scopre un tentativo di combine: Villaplane è coinvolto con altri due compagni e viene licenziato. Inizia la sua parabola discendente. Scommettitore incallito, amante dei soldi e della bella vita, finisce in carcere per un affare di denaro sporco. E quando Hitler invade la Francia, sempre per soldi, diventa un collaborazionista nella Francia di Vichy, entrando nella famigerata “Gestapo francese” che semina il terrore in tutto il Paese. Uccide e fa uccidere ebrei e partigiani, estorce informazioni con la violenza vendendole ai nazisti in cambio di denaro: da eroe nazionale in meno di dieci anni Villaplane diventa un mostro, oltre che un traditore.
Prova a riconvertirsi, quando capisce che per la Germania la sconfitta è inevitabile. Però è tardi. I suoi crimini non possono essere dimenticati e viene così giustiziato il 1° dicembre 1944, tre mesi e mezzo dopo la liberazione di Parigi.
