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riprendiamo qui il topic.
RIPORTO ALCUNI ARTICOLI.


Ultima modifica di epico il ven 5 ott 2012, 1:54, modificato 1 volta in totale.

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Marcello Lippi ha detto che Cannavaro e Nesta sono stati gli ultimi grandi difensori italiani perche' ebbero la fortuna di nascere in un'epoca in cui nel settore giovanile impararono la marcatura a uomo , dopo di loro infatti c'e il vuoto e ci sono i Bonucci e i Ranocchia. Questo lo disse in un'intervista che vidi.

Qui poi Lippi parla di Santacroce cosi : Fabiano Santacroce è sicuramente il migliore prospetto di questa nuova generazione di difensori. L'unico, a detta dello stesso Lippi, a ricordare la capacità di marcare "a uomo" propria di Cannavaro, in un momento in cui il dilagare della "zona" ha ucciso la bravura nel seguire da vicino l'attaccante.

http://www.fastweb.it/portale/canali/sp ... id=2798238

Ancora Lippi recentemente si e' cosi espresso : Allarme Cannavaro aveva detto: «Non ci sono più grandi difensori» Lippi . <<
Saltano le marcature >>
Lippi: «Si pensa solo alla zona rivalutiamo il gioco a uomo Questa è la nostra tradizione»
Che l'Italia, patria di santi, navigatori e difensori, ora abbia smarrito le sue radici, è cosa risaputa. Ormai soltanto gli inglesi e pochi altri sono ancora convinti che da noi si giochi con il catenaccio. Che però a denunciare ufficialmente la crisi di vocazioni sia soprattutto Fabio Cannavaro («La mia generazione è stata fortunata, oggi i grandi difensori non ci sono più») non può non indurre a riflessioni supplementari. Il capitano azzurro invita a dare un'occhiata ai settori giovanili delle grandi squadre: dice che ci troveremo poco o nulla.

E in effetti la difesa, trasformata in una Maginot al Mondiale tedesco di due anni fa, è il cruccio più evidente di Marcello Lippi. «Nei vivai si insegna la zona e si perde l'abitudine alla marcatura, che invece è sempre stata una delle nostre caratteristiche — sottolinea il c.t. —. Un giocatore cresciuto marcando a uomo non ha problemi ad adattarsi alla zona: è molto più difficile il contrario».

Il rimedio? Elementare, Watson: «Allenare i giovani anche nella marcatura a uomo. Altrimenti avremo difensori bravi se inseriti nel reparto ma non in marcatura.>>

Nella sua qualità di responsabile e coordinatore dell'intero movimento azzurro, il c.t. campione del mondo non può sottrarsi a un ruolo propulsivo, funzionale a una correzione di rotta: «Ma io mi ero già mosso nella mia precedente gestione, affrontando il problema con i vari c.t. Ora ne riparlerò e farò presente che se vogliamo tornare ad avere difensori capaci di marcare non dovremo trascurare le esercitazioni per il controllo a uomo». Carlo Ancelotti concorda sul fatto che si sia «perduta la specializzazione della marcatura che era legata alla scuola italiana. Nelle squadre prevale un indirizzo diverso e la zona ha favorito la perdita di queste qualità. Bisogna tornare a fare addestramento specifico sulla marcatura a uomo, se è questo che si vuole. Però se sul mercato c'è poca richiesta, la borsa dei marcatori puri va giù. anche se nella difesa a zona a un certo punto bisognerebbe controllare l'avversario a uomo».

Il futuro del nostro calcio passa in gran parte da Pierluigi Casiraghi e da Francesco Rocca, responsabili rispettivamente delle rappresentative Under 21 e Under 20. Sono loro ad avere il termometro della situazione. «Il problema dei difensori non è una novità — sottolinea il primo —. La zona ha modificato le caratteristiche di chi gioca in difesa e ha livellato tutto. In realtà è cambiato il calcio e gente come Cannavaro oppure come Ciro Ferrara non c'è più, inutile cercarla. Così è anche cambiata la valutazione del difensore: è più facile trovare chi sappia giocare a zona e in più ruoli. Paradossalmente in questo momento io sono abbastanza coperto in difesa mentre ho qualche problema a centrocampo. Buoni difensori in un'ottica futuribile? Andreolli, Criscito e Bocchetti: hanno grandi qualità e ottime prospettive».

http://www.corriere.it/sport/08_ottobre ... aabc.shtml

Il commissario tecnico dell'Italia, ovvero Marcello Lippi, ha espresso un pensiero molto condivisibile negli ultimi tempi: la penuria in Italia di difensori centrali in grado di marcare a uomo. Effettivamente questa considerazione è sacrosanta, per avvalorarla basta compiere un piccolo excursus sturico sulla nazionale italiana: se per tutti gli anni 90 la retroguardia azzurra ha potuto contare sui vari Costacurta, Maldini, Baresi, Tassotti, Ciro Ferrara, Beppe Bergomi, Minotti, Annoni, Nesta, Cannavaro, Apolloni, Lanna (Marco) e via discorrendo, ed ora i titolari sono gli ultratrentenni Cannavaro, Materazzi e Legrottaglie...con alle spalle un ex terzino a destreggiarsi da centrale (Chiellini), vuol dire che qualche problema c'è.

Ricordo qualche anno fa, quando assieme ad un amico mi trovai ad assistere ad un allenamento di una squadra di "esordienti" della provincia di Benevento...feci notare al mio amico, con un certo rammarico, che il mister chiedeva ai suoi piccoli difensori molta più attenzione alla zona che all'uomo da marcare. Il risultato è quello che esponeva Marcello Lippi: gli stopper alla Cannavaro, ma non per capacità, figuriamoci, ma per la marcatura dell'uomo, sono ormai scomparsi. Per questi motivi abbiamo potuto vedere in tutti questi anni difensori che di difensivo avevano solo il ruolo nel fantacalcio...per altro sopravvalutati e venduti a prezzi esorbitanti.

Dare ragione al commissario tecnico azzurro perciò appare d'obbligo...sebbene, noi napoletani, almeno in parte possiamo smentirlo. Da circa un anno, nella nostra retroguardia fa bella mostra di sè Fabiano Santacroce...entrato nel cuore dei napoletani proprio per le sue capacità di stopperaccio vecchio stile: anticipo, malizia, capacità di marcatura. Fabiano Santacroce, senza eccedere in complimenti o considerazioni prettamente da tifoso, è un fenomeno, nonostante la giovane età, nonostante l'esigenza di limare alcune brutture caratteriali, rappresenta a tutti gli effetti un raggio di sole sulla categoria dei difensori italiani...e, fortunatamente, anche su quella del Napoli. Il ragazzo cresciuto tra Bahia e la Brianza è andato in difficoltà le poche volte in cui è stato chiamato a doversi cimentare nei sofisticati meccanismi tattici a cui devono attenersi i difensori di oggi. Quando però, si è scelto di tenerlo in marcatura ferrea su un uomo dell'attacco avversario...basta ricordare la frustrazione dei vari Mutu, Trezeguet, Suazo, Di Natale...mica gente di serie B. Per queste ragioni, il commissario tecnico Lippi fa benissimo a lamentarsi, lanciando un incipit agli allenatori delle giovanili di far crescere i giovani difensori attaccati alle caviglie degli attaccanti...ma farebbe ancora meglio ad alzare lo sguardo...in tanto grigiore, a Napoli c'è un raggio di sole...bello luccicante.

http://www.noitifiamonapoli.net/rubrich ... bagli.html

MA COSA NE DITE NE SAPRA' DI PIU' IL NOSTRO JC DI MARCELLO LIPPI TECNICO CAMPIONE DI TUTTO CON LA NAZIONALE E CON I CLUB ?


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Che fine ha fatto la scuola difensiva
italiana?
E’ possibile che dopo l’infortunio del
trentaquattrenne Cannavaro non si
siano trovati giovani seguaci delle
scuola difensiva nata con Burgnich e
proseguita con Gentile?
Le analisi si sprecano.

La colpa è di Arrigo Sacchi
“Un tempo si diceva ai ragazzi di
seguire l’avversario fino al bagno degli
spogliatoi; poi con Arrigo Sacchi si è
diffuso il gioco ‘a zona’; oggi
l’attenzione è principalmente rivolta
all’organizzazione tattica difensiva, ai
raddoppi, alle diagonali”.

La colpa è delle nuove regole
“Passaggi vietati al portiere, regola
dell’ultimo uomo; tutelano gli attaccanti
ma penalizzano la fase difensiva; una
volta si poteva strappare la maglia di
Zico, oggi ti ammoniscono solo se
l’attaccante sente il tuo fiato sul collo”.


La colpa è dei settori giovanili
“Non esistono più i buoni maestri di una
volta; oggi si spreca tempo ad
insegnare la tattica di squadra e si
perdono di vista la tattica individuale e
la tecnica di base”.


Marcello Lippi in un articolo del 2008,
lanciava una raccomandazione ai tecnici
dei Settori Giovanili perché dedicassero
una grande attenzione alla formazione
dei difensori:
“La nostra è stata da sempre la patria
dei grandi marcatori a uomo, oggi
invece vediamo che i giovani crescono
preoccupandosi solo di mantenere la
linea difensiva, “di salire” ed in
tantissime circostanze di mettere gli
avversari in fuorigioco; non crescono
più giovani capaci di marcare, di
prendere in consegna un attaccante in
determinate zone di loro competenza
ma, soprattutto, nelle fasi di palla
inattiva, vedo, invece, sempre più
giocatori, magari veloci e rapidi a
rimediare errori propri o dei propri
compagni di reparto, ma incapaci in
determinate circostanze di effettuare
una efficace marcatura a uomo; ho
avuto tanti calciatori che avevano
iniziato a giocare a uomo e poi
attraverso il lavoro sono passati alla
zona senza grandi difficoltà;
risulta invece molto più difficile il
contrario; ecco perché è importante che
questi ragazzi non si allenino soltanto
su di una specificità; mi auguro che gli
allenatori curino molto l’aspetto della
marcatura a uomo con esercitazioni
specifiche, ".


MARCARE “A UOMO”.
“Colpire tutto ciò che si muove a pelo
d’erba, se è il pallone meglio”.
Nereo Rocco

Lippi ha spiegato come i difensori, fin dai loro primi passi calcistici, siano oggi abituati "a seguire la linea delle loro zona e non direttamente l'uomo da marcare. Per questo si trovano in GRAVE difficoltà quando lo devono cercare. E' molto più facile per chi nasce come marcatore a uomo abituarsi alla zona che non il contrario".



http://www.pizzinnos.it/new/files/Archi ... 20zona.pdf


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Testimonianza ancestrrale di Beppe Bergomi su come sono cambiate le difese dai suoi tempi:

http://books.google.it/books?id=9GfZROD ... EQ6AEwCDgK


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Fabio Cannavaro nasce a Napoli il 13 settembre 1973. Secondo di tre figli inizia subito a giocare a calcio e ad otto anni, dopo avere consumato scarpe e palloni sui campetti in terra di Fuorigrotta, entra nell’Italsider di Bagnoli.

Ad undici anni approda al Napoli e, nel 1987, vince il primo trofeo importante, il campionato Allievi. È il periodo d’oro della società partenopea; il Napoli è Campione d’Italia per la prima volta nella sua storia, un’intera città che sogna con Diego Armando Maradona e Fabio, raccattapalle al San Paolo, può ammirare il suo idolo da vicino.

Oltre al “Pibe de Oro” in quel Napoli delle meraviglie gioca pure il suo modello di difensore, Ciro Ferrara, dal quale Fabio apprende tutto, intervento in scivolata compreso. Una volta, con la maglia della Primavera, il giovane Fabio interviene molto duramente propio in scivolata sul grande Maradona durante una partita di allenamento .Un dirigente napoletano lo rimprovera immediatamente, ma a prendere le difese della promessa azzurra è lo stesso numero dieci: «Bravo, va bene così», è la benedizione del campione argentino.

http://ilpalloneracconta.blogspot.it/20 ... avaro.html


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FERRARA: "NON CI SONO PIÙ
I DIFENSORI DI UNA VOLTA"


GENOVA - Non ci sono più i difensori di una volta. Così Ciro Ferrara, tecnico della Nazionale Under 21, ha risposto ad una domanda durante l'incontro con alcuni ragazzi nell'ambito delle iniziative promosse per la 17/a giornata della Memoria e dell'Impegno per le vittime di mafia a Genova. «Non c'è più - ha spiegato - quel particolare modo di allenare i difensori. È un lavoro diverso. Per me, il riferimento era l'uomo: guardare l'uomo per 90 minuti. Oggi il riferimento è un altro: la propria posizione in campo, la palla o il compagno. Non si 'marcà a zona, ci si difende a zona». Quando capita il tuo uomo non devi mollarlo mai«. »Se manca questo manca tutto e l'invasione degli stranieri ha fatto il resto«, ha concluso l'ex juventino.


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Non credo che la differenza sia la marcatura a uomo rispetto a quella a zona, perlomeno non del tutto.
Le squadre inglesi, tanto per dire, hanno sempre giocato con la difesa a zona, guarda i risultati delle Coppe Europee e vedi che non era più perforabile di altre.
La differenza sta piuttosto, a mio parere, nelle caratteristiche dei due esterni di difesa, un tempo erano dei veri e propri difensori (spesso anche bassi di statura, rapidi e veloci) magari anche capaci di spingere e dotati di piedi buoni, ma sempre difensori, la qualità principale rimaneva la capacità difensiva, fronteggiare l'uomo.
Oggi non è più così, con questa caratteristiche sono rimasti solo i due centrali e questo è indubbiamente un vantaggio per gli attaccanti.
Non solo, gli attaccanti piccoletti sono oggi ancora più avvantaggiati (senza alcun riferimento particolare, sia chiaro a tutti :asdrulez) poichè della linea difensiva gli unici con le qualità da difensore sono i due centrali (a volte anche solo uno) che generalmente sono anche dei bestioni un tantino macchinosi o comunque, vista la stazza, giocoforza un po a disagio con avversari piccoli e rapidi (se anche molto tecnici e di grande qualità, ancora peggio).


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MessaggioInviato: ven 5 ott 2012, 11:13 
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Messaggi: 24542
Località: milano
Cita:
gli attaccanti piccoletti sono oggi ancora più avvantaggiati


dovevi proprio metterla giù in questi termini? :asd


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lippi ne sa certamente più di me
ma quand'è che ha giocato ad uomo?

che poi i difensori debbano imparare a marcare è ovvio , non ce bisogno che lo dica lippi , ciò non toglie che la marcatura ad uomo pura è obsoleta , almeno per quanto visto fin ora

si deve marcare anche nella zona , non è che questa preveda che i giocatori si fermino con lo sguardo :asd

ma poi potrei essere d'accordo sul calo della qualità difensiva per motivi tattici
ho sempre detto che le medie goal infatti vanno contestualizzate e capisco che negli anni 80 si segnava di meno per diverse regole e diversi attegiamenti delle squadre

ma questo non significa che oggi sono TUTTI più scarsi , che c'è stato un crollo tecnico , un crollo di attaccanti , ujn crollo di difensori e un crollo di personalità :asd


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MessaggioInviato: ven 5 ott 2012, 17:06 
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Reg. il: dom 20 mag 2007
Alle ore: 15:44
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Località: Firenze
JC ha scritto:
lippi ne sa certamente più di me
ma quand'è che ha giocato ad uomo?


Ad uomo non ricordo, ma la zona mista la faceva. A Napoli, ad esempio, faceva giocare Bia da libero staccato.


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