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3a parte:
MAI UNA GIOIA! Data da segnare con l’evidenziatore il 18 febbraio 1995: dopo dieci anni di presidenza il re delle ristorazioni Ernesto Pellegrini cede la società a Massimo Moratti, i tifosi nerazzurri sono in delirio. I familiari di Massimo non sono d’accordo e gli intimano di non coinvolgere la Saras nell’acquisto dell’Inter, il biscione viene rilevato da Massimo Moratti in persona. Ovviamente sono gli operai della Saras a favorire i primi acquisti: Rambert (la prima bufala), Ince, Roberto Carlos, Zanetti. La prima stagione di Massimo Moratti presidente (1995-96) è un flop: settimo posto in classifica, eliminazione precoce in Coppa Uefa, ben tre avvicendamenti in panchina (Ottavio Bianchi, Suarez e Roy Hodgson). L'anno successivo il patron della Saras diventa un mercante scatenato:gungono a suon di miliardi Ciriaco Sforza, Winter e Youri Djorkaeff. In campionato le cose vanno maluccio e il tecnico inglese è silurato dopo la sconfitta in finale di Coppa Uefa contro lo Schalke 04, al suo posto il preparatore dei portieri Castellini condurrà la squadra a un dignitoso terzo posto. L’estate 1997 è molto rovente perché il vulcano Moratti è in piena eruzione: in panchina viene chiamato l’esperto Gigi Simoni, per 48 miliardi delle vecchie lirette arriva dal Barcellona Ronaldo, detto il fenomeno. L’estate 1997 non è comunque solo Ronaldo: arrivano ad Appiano il terzino Sartor, che strappa un ingaggio di ben 880 milioni aumentato un miliardo da patron Massimo (cosa vuoi che sia!), il centrocampisti Simeone, Cauet e Moriero. Per l’attacco arriva un giovane uruguagio che risponde al nome di Alvaro Recoba: Moratti s’innamora subito del Chino, per l'uruguagio arriverà a falsificare passaporti, a pagare dodici miliardi di stipendio; in ricambio el Chino in dieci anni di militanza nerazzurra disputerà 167 regalando solo qualche sprazzo della sua classe. L’Inter, trascinata da un Ronaldo divino, sembra insediare seriamente la Juventus. Il 26 aprile allo scontro diretto, la banda di Simoni è a -1. Del Piero porta in vantaggio la Juve poi succede di tutto: l’arbitro Ceccarini non fischia un solare rigore all’Inter e sul ribaltamento di fronte assegna un rigore (più dubbio) alla Juventus, che Del Piero sbaglia. Lo scudetto va verso Torino, Moratti sfodera tutto il suo aplomb “E’questione di sudditanza psicologica!”. L’insuccesso spinge Moratti a spendere ancora di più, alla corte di Simoni arriva Roberto Baggio, il più forte giocatore italiano, e i promettenti Ventola e Pirlo. Moratti, però, si dimostra inarrivabile in quanto ad autolesionismo: il 30 novembre, cinque giorni dopo un sonante 3 a 1 rifilato al Real Madrid, Moratti in preda alla sindrome Tafazzi caccia l’incolpevole Gigi Simoni rimpiazzandolo con Lucescu. Nel frattempo il fenomeno Ronaldo s’infortuna al tendine del ginocchio e la squadra precipita, a marzo altro giro di giostra: fuori Lucescu dentro Castellini, poi spetta all’amico di Moratti Roy Hodgson traghettare la squadra a un’infelice ottavo posto. Moratti è fatto così, più perde e più spende: per 90 miliardi fa vestire di nerazzurro il bomber della Lazio Bobo Vieri, per 18 arriva Panucci dal Real Madrid. Il vero colpo Moratti lo fa in panchina affidando la direzione a Marcello Lippi, reduce dai trionfi juventini. In realtà la stagione è un tormento, Baggio litiga con Lippi, alla fine arriva un quarto posto preso per i capelli, l’ennesima delusione.
PASSAPORTI FALSI: La stagione 2000-01 è l’ennesimo disastro calcistico firmato Massimo Moratti: vengono acquistati i fortissimi Farinos, Vampeta, Cirillo, Gresko e Sukur, una vera e propria nidiata di pippe. Ad agosto la squadra di Lippi è eliminata dall’Helsinborg ai preliminari di Champions League. In campionato all’esordio l’Inter esce sconfitta dal Granillo di Reggio Calabria. Lippi sbotta in conferenza stampa (“I miei calciatori li appenderei al muro e li prenderei a calci in #@*§!”) e si dimette (ma non rinunciando allo stipendio!). Al suo posto Marco Tardelli verrà ricordato solo per uno 0 a 6 in un derby... Alla fine dell’ano, come coronamento di una stagione da dimenticare, scoppia lo scandalo Passaporti Falsi, dentro il pentolone c’è anche l’Inter del gentleman Moratti. La pietra dello scandalo è sempre Recoba: al suo cocco, visto il full di extracomunitari in rosa (Jugovic, Simic, Cordoba, Ronaldo, Mutu), Moratti il 12 settembre 1999 ha confezionato ad hoc un passaporto comunitario falso. La società risponde con un laconico comunicato: «La società è totalmente estranea all’oggetto dell’inchiesta ed ha totale fiducia nella buona fede di Recoba». In realtà l’Inter è coinvolta fino al collo: il pm di Roma, Silverio Piro, sostiene che il dirigente interista Oriali si è messo in contatto con un misterioso faccendiere, tale Barend Krausz von Praag, che gli avrebbe procurato il passaporto falso.L’Inter, carta canta, dovrebbe essere sconfitta a tavolino ed essere sanzionata di un punto per ogni partita in cui ha schierato el Chino. Il totale ammonterebbe all’enorme cifra di 56 punti, con la conseguente retrocessione in B della Beneamata. Anche l’UEFA vuole punizioni esemplari, ma Moratti ha un fido alleato, il vecchio amico amante delle poltrone Franco Carraro (si sa, gli amici non tradiscono mai), che da buon Ponzio Pilato si lava le mani “dimenticandosi” in un cassettino un foglio con i reclami e le volontà di trasparenza dell’UEFA. Alla fine della faccenda Recoba o Oriali (che patteggiano) prendono solo un anno di squalifica...
5 MAGGIO: Archiviata la brutta faccenda dei passaporti Massimo Moratti ritorna nella sua veste migliore, cioè quella di mercante. Arrivano dal Galatasaray i turchi Okan ed Emre (altro cocco di Moratti), per 52 milioni viene acquistato Toldo, per 42 arriva Conceicao, per 20 Materazzi dal Perugia. Il gioco di Cuper non è granché ma i punti arrivano; all’ultimo turno la classifica recita così: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. L’Inter è di scena all’Olimpico di Roma contro una Lazio tranquilla, i tifosi biancocelesti contestano la loro squadra per tutta la partita, ma in campo succede l’incredibile: avanti de volte, l’Inter si fa raggiungere da uno scatenato Poborsky, nel secondo tempo l’ex Simeone e Simone Inzaghi siglano un’incredibile 4-2. La Juventus vince tranquilla a Udine (che la giornata prima si era salvata grazie a un rigore dubbio), idem la Roma a Torino. Al triplice fischio l’Inter passa dal primo al terzo posto! Ronaldo scoppia in lacrime panchina è forse l’immagine più nitida di una giornata incredibile. In estate Ronaldo se ne va a Madrid a regalare gol e spettacolo, Cuper resta sotto la Madonnina in tempo per regalare un altro secondo posto a Moratti e una semifinale di Champions persa, il tutto nonostante gli inserimenti di Cannavaro (23 milioni) e Crespo (30 milioni). Nel campionato 2003-04 il mercato di Moratti si segnala ancora una volta per l’alto tasso di pippe: Van der Meyde, Brechet, Karagounis, Luciano, Farinos. Ben tre allenatori (Cuper, Verdelli, Zaccheroni) non riescono a dare un’identità ad un’accozzaglia senza capo ne coda, alla fine è solo quarto posto. L’annata successiva (2004-05) in panchina arriva Roberto Mancini, appena liberatosi tra le polemiche dalla Lazio. L’arrivo di Mancini coincide con i primi acquisti sensati: arrivano gratis il mediano Cambiasso dal Real e il portierone Julio Cesar dal Flamengo. L’Inter di quella stagione si guadagna il soprannome di “Pareggina” e colleziona per ben 18 volte il segno X, il terzo posto finale comunque non è da buttare, così come la vincita della Coppa Italia.
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