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Avrebbe potuto diventare uno dei più grandi terzini sinistri del calcio mondiale di ogni tempo e Paese, forse il migliore in assoluto. Ma Virgilio Maroso trovò la morte, come tutti i suoi compagni, nel rogo divorante di Superga. Aveva solo 24 anni. E da due combatteva con una forma di pubaglia, malanno che con le medicine odierne verrebbe curato probabilmente in pochi mesi.

Eppure, nonostante la sua carriera vera dovesse ancora cominciare, Maroso è riuscito a entrare nel novero dei migliori terzini del nostro calcio. Questo perché non era solo un abile difensore. Virgilio Maroso sapeva fare tutto: marcava in modo impeccabile sull'uomo, saliva palla al piede e si inseriva nella metà campo avversaria, duettando con i compagni del reparto offensivo. Aveva stile, classe ed eleganza. Correva i 100 metri in 11 secondi, a conferma che la velocità dei calciatori, inseriti in un contesto collettivo come uno sport di squadra, non si è modificata poi molto nel corso del tempo, uno schiaffo in faccia a tutti i modernisti presunti conoscitori di football.

Nato a Marostica nel 1925, Maroso crebbe nel vivaio granata, fu girato un anno in prestito all'Alessandria, e quando tornò al Torino era oramai un giocatore fatto e finito, pronto per debuttare nella squadra migliore d'Italia, capace nel suo quadriennio d'oro di sbriciolare qualcosa come 29 primati di squadra, alcuni dei quali resistono ancora oggi nella storia del nostro calcio.

Giocò quattro anni nel Torino e quando stava bene era un vero spettacolo. Portargli via il pallone era un'impresa. Aveva una capacità di comprensione del calcio da mezzala, un naturale senso del gioco che gli consentiva di farsi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto, pronto per ricevere un passaggio di un compagno come di volare sull'out mancino sino al capolinea della fascia.

Era una rivoluzione, almeno in Italia. Questo perché il Toro, sulla falsariga dell'Arsenal di Herbert Chapman, aveva scelto di abbandonare il vecchio Metodo e di scegliere il Sistema, modulo che trasformava la partita in una serie di duelli individuali e che dunque favoriva quelle squadre - e quei giocatori - particolarmente dotati sul piano tecnico e dinamico.

Maroso, come il terzino sinistro dell'Arsenal Eddie Hapgood, volava leggiadro, spedito, oltre la propria zona di competenza, muovendosi sul pentagramma offensivo con grazia, tatticamente irreprensibile, bravo anche a tornare in difesa se la situazione lo richiedeva sfruttando una rapidità di base innata. Alcuni storici sostengono che se non fosse morto così giovane, avrebbe potuto cambiare ruolo nel corso della propria carriera, diventando magari mezzala di regia oppure anticipando di circa un ventennio la lezione del sommo Kaiser Franz Beckenbauer, un fuoriclasse assoluto che scelse di giocare non sotto le luci dei riflettori in prima linea, ma dietro, alle spalle di tutti, dove il gioco nasceva e si sviluppava.

Peccato per gli infortuni muscolari. Peccato, soprattutto, per lo schianto di Superga. Il calcio italiano e mondiale non sapranno mai fino in fondo cosa si sono persi con la morte di Virgilio Maroso.


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MessaggioInviato: ven 10 giu 2016, 13:24 
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Un po' come Andrea Fortunato e Duncan Edwards giusto?


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MessaggioInviato: ven 10 giu 2016, 17:39 
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Reg. il: ven 22 mag 2015
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Ovviamente è difficilissimo valutarlo oggi, al tempo godeva di stima immensa in tutto il mondo nonostante la giovane età.

Aveva la classe del dieci, la prestanza del terzino-ala, grande intelligenza. Per la bellezza del tocco, fu soprannominato il pianista, o qualcosa del genere.

Sicuramente con gli anni '50 avrebbe potuto riscrivere ulteriormente la storia...Uno fra i grandi rimpianti del calcio italiano.

PS: bello il pezzo, Marco!


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MessaggioInviato: ven 10 giu 2016, 18:23 
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Francè, dici la verità... hai postato quello che hai letto 5 min fa? :D


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MessaggioInviato: ven 10 giu 2016, 18:30 
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Reg. il: ven 22 mag 2015
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No, lessi di Maroso sulla rivista Calcio2000 circa appunto nel 2000, ma non conosco molto altor ;)


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MessaggioInviato: sab 11 giu 2016, 19:20 
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Ho conosciuto un paio di vecchietti che l'hanno visto un paio di volte dal vivo e mi avevano detto che era un giocatore incredibile, capace di giocare in qualsiasi ruolo (nel Torino giocò anche da centromediano e da mediano nonché da ala).

Ho qualche dubbio però sul fatto che avesse potuto diventare un fluidificante puro: questo perché nel Sistema (almeno nella sua versione più evoluta come quella ungherese) i due terzini dovevano sì saper spingere (per mantenere la squadra corta) ma dovevano sostenere l'azione più che attaccare perché la fase d'attacco era appannaggio soprattutto del quadrilatero di centrocampo (il famoso attacco a sette). Nell'Ungheria ho visto spesso i due terzini (Buzansky e Lantos) fare settanta metri di campo palla al piede per poi fermarsi e cederla o ad un'ala o a un centrocampista, credo che Maroso si comportasse anche così.

https://www.youtube.com/watch?v=R0KLMDLM2Yw

Questo è il suo unico gol con la maglia azzurra segnato contro il Portogallo


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MessaggioInviato: dom 25 apr 2021, 11:35 
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Sul Corriere dello Sport del 28 febbraio 1949 c'è un interessante commento di Fulvio Bernardini a proposito della prestazione di Virgilio Maroso nella sua ultima partita in Nazionale contro il Portogallo:

«A metà ripresa ha accusato un colpo al ginocchio e s'è rifugiato all'ala. Il solito zoppo? Nemmeno per sogno: una scattante ala, un'ala con i fiocchi, un castigo di Dio. Sono cose più grandi di noi, perché possiamo comprenderle»


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