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 Oggetto del messaggio: Juventus Vs Argentinos Juniors.
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Acquistato il dvd in edicola della gazzetta , probabilmente la piu' bella partita nella storia della coppa intercontinentale , devo ancora visionarla.


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MessaggioInviato: mar 4 gen 2011, 14:04 
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Partita da 9 in pagella per claudio bOrghi che con quella prestazione fece innamorare di se' perdutamente Berlusconi che successivamente ebbe uno scontro durissimo con Arrigo Sacchi che voleva Rijkaard e fece di tutto per non volere Borghi , dopo 2 anni di battaglia berlusconi si arrese ma sul suo volto ando' via' la felicita' , le sue visite a milanello si ridussero e sempre rinfaccera' a Sacchi di non aver voluto l'argentino , il grande amore calcistico del berlusca senza ombra di dubbio.


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CLAUDIO BORGHI IL PUPILLO DI BERLUSCONI.


Il talento di Claudio Borghi fiammeggiava come un dardo accecante. Incantò tutti nella sfida di Coppa Intercontinentale del 1985, quando la Juventus di Platini e Laudrup superò a Tokyo in una delle più spettacolari partite della storia della competizione l’Argentinos Juniors ai calci di rigore. Claudio Daniel Borghi, che in bacheca aveva già due titoli nazionali e una Coppa Libertadores, espose nell’occasione in vetrina il meglio del suo repertorio, fatto di finezze prelibate, piedi da ricamo e fantasia da vendere. Se ne innamorò perdutamente il futuro presidente del Milan, Silvio Berlusconi, che non appena assiso sul trono rossonero, nella primavera del 1986, volle acquistare il grande talento in vista della stagione successiva, soffiandolo alla Juve, che si diceva l’avesse scelto per l’imminente dopo-Platini. Borghi divenne campione del Mondo in Messico (peraltro solo grazie a due presenze parziali nel primo turno: ma aveva davanti Maradona) e arrivò al Milan nell’estate del 1987, quando già i due posti disponibili per gli stranieri erano occupati da due giganti, Gullit e Van Basten. A sentir lui, gli fu fatta una promessa: «Se giochi bene il Mundialito, rimani». L’asso argentino scese in campo nel Mundialito club e giocò benissimo: presente in tutte e quattro le partite, segnò anche un gol, il 21 giugno 1987 nel 2-0 al Porto. Il Milan (allenato da Capello) vinse il torneo, lui fu premiato come miglior giocatore, poi l’arrivo di Sacchi e l’intoccabilità dei due fenomeni due olandesi gli chiusero ogni spazio. Venne parcheggiato al Como, per valutarne meglio le possibilità e cominciò, improvviso, il suo declino. Il Como, allenato da Agroppi, era votato alla retrocessione e un artista come Borghi, con la concorrenza tra l’altro del gioiellino locale Notaristefano, risultò subito di troppo. Il 20 settembre 1987, nella partita persa al Sinigaglia con l’Inter (1-2), Borghi giocò un superbo primo tempo, impreziosito da una “rabona”, la figura tecnica consistente nel passare un piede dietro l’altro prima del cross. Un numero riservato a pochi eletti, tra cui Roberto Baggio. Dopo tre partite da titolare, Borghi fu messo in naftalina, giocò altri quattro spezzoni di partita, il Como riuscì a salvarsi e quando l’apertura al terzo straniero aprì una nuova possibilità, l’allenatore Sacchi si scontrò col presidente Berlusconi: il primo voleva Frank Rijkaard, per completare il trio olandese, il secondo restava convinto che Borghi fosse un fuoriclasse e le amichevoli post campionato con Real Madrid e Manchester sembrarono dargli ragione. Dimostrando tuttavia intelligenza e realismo, il presidente cedette al suo allenatore fresco di scudetto e Borghi, sfumata la prospettiva di andare alla Roma, partì per la Svizzera, ingaggiato dal Neuchatel Xamax. Fu una brevissima parentesi: ripartì quasi subito per l’Argentina, dove giocò nel River Plate per ritrovarsi, a fine stagione, proprietario del proprio cartellino. L’ultimo favore del suo ammiratore Berlusconi. Da quel momento, troncato ogni legame col Milan, mise a frutto economico la nuova libertà, avviando un vorticoso girotondo di trasferimenti. Emigrò in Brasile, al Flamengo, poi, ormai fuori dal giro della Nazionale, tornò in patria, dove giocò nell’Independiente, nell’Union Santa Fé, nell’Huracan e nel Platense. Nel ‘92 passò in Cile, dove divenne l’idolo dei tifosi del Colo Colo e nel ‘94, dopo alcuni mesi in Messico con il Torrecaminos, fece ritorno in Cile: O’Higgins, Audax Italiano e Santiago Wanderers le sue squadre. A metà del 1998, dopo un grave infortunio a un ginocchio, decise di appendere le scarpe al chiodo".


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Vogliamo parlare del gol annullato a Platini?
Il più bel gol annnullato delle storia del football! :eek


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Quanto costa il suddetto dvd?


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Dopo quello del Modesto nell'amichevole contro la Spagna :eek


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Mi auguro che dopo la visione di codesta partita il Maestro cambi una volta per tutte la sua opinione sul signor Michael Laudrup.


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Visionata la partita , non cambio opinione su Laudrup che rimane un non vincente , a parte il gol cosa ha fatto se non sbagliare il suo rigore ? gran bel giocatore gran bel giocatore ma non un vincente.

Spendo invece parole d'elogio per un vero campione : Michel Platini , che giocatore.


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Pirès94 ha scritto:
Quanto costa il suddetto dvd?


9.99.


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Nella storia della Coppa Intercontinentale la finale forse più bella di sempre vede protagoniste la Juventus e l'Argentinos Juniors l'8/12/1985. Forti motivazioni spingono la squadra italiana, nel cui albo d'oro manca ancora la perla della Coppa Intercontinentale.
I bianconeri scendono in campo al completo sul terreno dell'Olimpico di Tokyo, "arato" dal football americano e poi bagnato da una pioggia insistente, su cui «la palla rimbalza come fosse un coniglio», secondo l'efficace immagine di Trapattoni.

Al via, argentini di gran carriera, grazie a un collettivo di eccezionale valore: due ali autentiche, Ereros e Castro, un centravanti-ovunque con colpi di gran fantasia, Claudio Borghi, e registi arretrati col radar nei piedi, il lungo Batista e Videla.
Trapattoni risponde con la sua Juve migliore: Tacconi in porta, Favero e Brio mastini d'area, Cabrini terzino d'attacco a sinistra, Scirea libero, centrocampo affidato alla forza di Bonini e Manfredonia e alla regia sontuosa di re Platini; in attacco, supportata dai ricami degli esterni Mauro e Laudrup, opera la torre centrale Serena.

Di fronte alla baldanza avversaria, la Juve si rintana, sperimentando l'efficacia del contropiede con rade ma pericolose sortite. Il gioco è piacevole, ma non produce occasioni clamorose.
Tutt'altra musica nella ripresa: scaldati i ferri, le due potenze si affrontano in un duello apertissimo. La Juve affonda per prima: Scirea sguinzaglia Serena, tocco smarcante di testa per Laudrup che spara in gol, ma l'arbitro Roth annulla per fuorigioco.
La scintilla scatena un'eruzione. Commisso sguinzaglia a sua volta Ereros in contropiede, l'ala in area beffa Tacconi in uscita con un diabolico pallonetto. Pochi minuti e Castro conclude di nuovo in porta un'azione verticale Borghi-Ereros, ma l'arbitro Roth dice nuovamente no.
La Juve sembra sotto shock, ma si riprende prontamente quando Platini pennella per Serena, stop a seguire del centravanti, che viene atterrato da Olguin.È calcio di rigore, re Michel trasforma mandando il pallone a destra e il portiere a sinistra. Ora la Juve manovra sul velluto, rispondendo colpo su colpo ai raffinati fraseggi dell'attacco argentino.
Platini incanta: assolo in area, cambio di piede in palleggio aereo e palla nel sacco di Vidallé. Con un vero e proprio delitto di leso calcio, lo sciagurato arbitro Roth annulla nuovamente, senza un perché. Geloso del francese, sale in scena Borghi, fantasista baciato dalla grazia: inventa un corridoio per il velocissimo Castro che si infila in area, debella Cabrini e fa secco Tacconi.

Manca un quarto d'ora alla fine e il destino della Coppa sembra segnato in favore dei "rossi". Impressione sbagliata: Platini innesca Laudrup, il danese parte in dribbling, aggira il portiere, resta in equilibrio nonostante il tentativo di fallo di Vidallé, approda sul fondo e qui, di pura magia, infila in un pertugio di pochi centimetri. Un gol straordinario, che in pratica chiude la partita, non solo nel senso dei novanta minuti regolamentari. Tokio, 8 dicembre 1985
JUVENTUS-ARGENTINOS 6-4 d.c.r. (2-2)
Reti: 55' Ereros, 63 Platini (r), 75' Castro, 82' Laudrup
Arbitro: Roth (Germania Ovest)
Juventus: Tacconi, Favero, Cabrini (c), Bonini, Brio, Scirea (64' Pioli), Mauro (78' Briaschi), Manfredonia, Serena, Platini, Laudrup
Argentinos: Vidallé, Pavoni, Domenech, Villalba, Batista, Olguín, Castro, Videla, Borghi, Commisso (82' Corsi), Ereros (117' López)

La girandola di emozioni ha lasciato esausti i giocatori sul fango e i supplementari hanno poco da raccontare. La kermesse dagli undici metri potrebbe favorire gli argentini, vincitori ai penalty della Coppa Libertadores contro l'America Cali.
Brio apre la lotteria silurando di destro Vidallé. Pareggia Olguin con identico tiro. Cabrini fa centro di sinistro. Su Batista Tacconi para sulla propria sinistra. Esultano i bianconeri. Serena di sinistro impallina il portiere argentino. Poi Lopez di destro compie il proprio dovere, ma Laudrup angola di destro un tiro non potente e Vidallé ci arriva con un guizzo. Serve ancora Tacconi, che si tuffa sulla destra a neutralizzare il tiro di Pavoni. La tensione è alle stelle, quando re Michel e Vidallé sono di fronte per il tiro decisivo: l'asso francese dissimula la propria emozione, fa qualche passo e invia un impeccabile destro alla sinistra del portiere, mandando quest'ultimo dall'altra parte.
E' il trionfo, dopo un splendido match.

L'uomo-più del match: Michel Platini
Il gol più bello, degno della cineteca del calcio di tutti i tempi, glielo annulla l'inflessibile tedesco Roth ed è un delitto. Tanto bella è stata, quella realizzazione, col cambio di piede in palleggio aereo, che re Michel si adonta del suo annullamento ed esce in pratica di partita, dopo essersi iscritto tra i grandi protagonisti. Ritorna per il rigore decisivo, quello che chiede nervi saldi e sangue di ghiaccio: portiere da una parte, pallone dall'altra. Così segnano i grandi.
In pratica, quello di Tokyo è il suo canto del cigno. Dopo aver vinto tutto, non avrà più stimoli e lascerà nel 1987.


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