Capello il duro
Ivan Fornari ::: PasiónSports
Se c’è al mondo un club glorioso di football o una nazionale che ha perso la propria identità e abbia voglia di tornare a vincere, la cosa più semplice da fare è chiamare il signor Fabio Capello ad allenare la squadra.
Ormai da molti anni il tecnico friulano è considerato dal mondo del pallone l’uomo specializzato nel trasformare un gruppo di ragazzi svogliati in una macchina formidabile capace di imporsi alla vetta.
La sua ricetta è molto semplice: ordine e disciplina, condita ovviamente dalla saggezza tattica.
Gli ultimi a scommettere sul tecnico italiano sono stati niente di meno che gli uomini di sua maestà la regina Elisabetta che nel 2007 hanno affidato le chiavi di Wembley a Capello. I risultati sono immediatamente arrivati: la nazionale dei tre leoni è stata tra le prime a qualificarsi al prossimo mondiale del Sudafrica, inanellando una lunga serie di vittorie consecutive e dominando il girone rispettivo. Sembra molto lontana l’epoca in cui nel ritiro inglese dominavano le celeberrime wags, capitanate dalla signora Beckham.
Per ottenere il massimo della concentrazione dai suoi giocatori Capello non usa mezzi termini: le regole vanno rispettate strettamente e l’ultimo a farne le spese in ordine di tempo è stato l’attaccante Emil Heskey pizzicato da Don Fabio a colloquio con il cellulare durante il pranzo della squadra nel ritiro antecedente alla partita contro l’Ukraina. Il tecnico di Pieris infatti, odiando i cellulari, davanti a tutta la squadra avrebbe scagliato un vassoio contro la parete per richiamare l’attenzione.
Metodi semplici ma efficaci che portano Capello ad essere rispettato e temuto dai suoi calciatori; Rooney ultimo a parlare di lui dice addirittura di non riuscire a guardarlo negli occhi visto il timore reverenziale che provoca.
Buffon ricorda che durante l’epopea capelliana nella Juventus si respirasse aria di regime totalitario con un dittatore assolutista al comando. Non a caso forse Fabio il duro, parlando dell’esperienza spagnola sponda Real Madrid ha espresso addirittura elogi al generalissimo Franco che a suo parere portò ordine in Spagna; in questo caso Capello riuscì nell’impresa di irritare - per motivi politici - molti cittadini-tifosi spagnoli, di far protestare i partiti dello stesso Paese, di smuovere l’Europarlamento e di finire dentro un’interpellanza a Strasburgo, con tanto di richiesta di condanna, quale «apologeta del fascismo».
L’ex allenatore anche del Milan, della Roma, non ha mai guardato in faccia nessuno ed è sempre andato avanti per la sua strada, attirando le antipatie di molti tra tifosi, giornalisti e calciatori.
I commentatori inglesi invece, ormai conquistati da Fabio Massimo, elogiano il tecnico spiegando come la differenza dalle precedenti gestioni della nazionale sia proprio il derivato della concentrazione ottenuta dai giocatori che, non più distratti da futili motivi, riescano finalmente ad esprimere sul campo di gioco il loro potenziale.
Il sogno espresso da Capello è quello di giocare una finale mondiale tra l’Inghilterra e la sua nazionale italiana, il tutto prima di ritirarsi definitivamente a vita privata, smettendo i panni di allenatore.
Addio questo che sta facendo clamore; don Fabio, scaltro e sempre in grado di gestire al meglio la sua immagine mediatica, quando era allenatore della Roma disse di non essere attratto dalla panchina della Juventus e in seguito di non voler tornare ad allenare il Real Madrid perché contrario alle minestre riscaldate. Duro si ma non coerente.