Il cattivo Luciano Moggi
Ivan Fornari ::: PasiónSports
Dall’inizio degli anni 70 si afferma come capace talent scout di giovani calciatori, il signor Luciano Moggi. Al principio, il futuro boss del calcio italiano si getta nella mischia per passione e anzi quello dello scopritore di talenti è semplicemente un dopolavoro portato avanti con amici: infatti Lucianone lavorava ufficialmente come ferroviere.
Ciò che avvenne nel corso degli anni fu una impressionante scalata al potere del calcio che terminò con lo scandalo delle intercettazioni telefoniche e la conseguente Calciopoli alla vigilia del mondiale 2006.
Uomo astuto e simpaticone con i più, Moggi, secondo i suoi accusatori, fu in grado di creare un sistema criminale vero e proprio, aiutato dalla totale inefficienza di istituzioni.
È interessante conoscere alcuni aspetti riguardanti il funzionamento di tale organizzazione ed in particolare mettere in evidenza ciò che dell’ex dirigente della Juventus racconta Marco Travaglio, giornalista ed autore del libro Lucky Luciano.
Travaglio spiega come Luciano Moggi dimostri di conoscere la funzione essenziale di una stampa libera in una democrazia: lui sapeva che qualora un giornalista avesse raccontato solamente ciò che accadeva in campo, semplicemente la pura realtà, Calciopoli sarebbe emersa molto tempo prima.
Capendo il pericolo che per un potere illegale costituisce una stampa libera egli curava i rapporti con questa in modo spasmodico: si contano sino a 400 telefonate al giorno con i suoi 12 cellulari e gran parte di queste erano indirizzate a giornalisti. Telefonate effettuate per “tenerseli buoni”, per assicurarsi che scrivessero ciò che lui voleva, per organizzare cene, per comprare cravatte in regalo, in poche parole per farseli amici.
Ad esempio vengono citate 2 telefonate di Moggi con Damascelli, giornalista in de Il Giornale di Berlusconi, molto conosciuto nell’ambiente del calcio e soprattutto una specie di protesi di Moggi.
Egli vede un giorno Franco Ordine, suo collega, scrivere in redazione un pezzo in cui si parla di una possibile inclinatura dei rapporti dell’alleanza storica tra Milan e Juventus, ovvero tra Moggi e Galliani. Damascelli chiama Moggi e lo avverte del fatto che un collega stesse scrivendo un articolo “contro”. A quel punto Lucianone chiama Giraudo, altro ex dirigente della Juventus, che a sua volta chiama Galliani, noto dirigente del Milan che parla con il Giornale che è di Berlusconi, cioè suo e quindi il pezzo non esce. Alla fine Moggi e Damascelli si vanteranno, scherzando sul fatto che l’articolo in questione venga gettato nel gabinetto.
Questa era la prima funzione del giornalista.
Altra telefonata avviene quando Damascelli segue Bologna Fiorentina nel 2004, e l’arbitro De Santis, uno della scuderia di Moggi, ammonisce tutti i giocatori del Bologna diffidati, più precisamente i 3 difensori titolari non permettendogli così di giocare la partita successiva contro la Juventus. E’ un’operazione scientifica di un arbitro che ammonisce solo i diffidati e non altri.
Damascelli sa benissimo cosa sia avvenuto. Chiama Moggi e scherzando confidenzialmente con lui afferma: “Luciano, De Santis ha fatto il delitto perfetto: abbiamo i tre diffidati del Bologna squalificati!”
Il compito del giornalista sarebbe quello di denunciare l’accaduto ai suoi lettori, scrivendo di un campionato truccato e di arbitri che scientemente si vendono, smontando il sistema in vigore.
Il Bologna alla fine dello stesso anno retrocederà e fallirà.
Moggi controllando i giornalisti dimostra di conoscere perfettamente il pericolo che può venire da una stampa libera per un potere che viola le regole così pesantemente.
Moggi aveva messo insieme un sistema in cui tutti i poteri di controllo erano nelle sue mani: la dirigenza del calcio, (Federcalcio e Lega), i designatori arbitrali, i politici come ad esempio il ministro Pisanu che lo chiamava per far salvare la Torres in serie C (e Lucianone avrebbe anche salvato la Torres in serie C!) e le moviole. Da citare in questo caso una telefonata tra Moggi e Biscardi, noto conduttore di trasmissioni sportive in Italia. Biscardi dice: “C’è un fuorigioco di 50 metri, come faccio a non farlo vedere?” e Moggi replica: “E vabbè, riducilo a 20 centimetri, tanto con la tecnologia si può!”
“Così si creano i poteri criminali in un Paese, cioè silenziando tutti i poteri di controllo a cominciare dalla stampa libera, fondamentale per le democrazie al fine di evitare che tali poteri debordino e vadano a violare e violentare i diritti dei cittadini.”
“Marco Travaglio”