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Mah... Non sono così convinto che abbia parlato in questi termini. Pochi mesi fa (mi pare al festival dello sport, ma può essere che stia sbagliando evento), ho ascoltato (non letto, ascoltato) Van Basten parlare di Sacchi, e lo ha fatto in ben altro modo, pur ammettendo svariate incomprensioni e svariati scontri. Detto questo, Sacchi si è trovato una rosa di calciatori straordinari, senza i quali non avrebbe vinto così tanto, ma va anche detto che col suo arrivo, hanno fatto tutti un bel salto di qualità: Baresi, Ancelotti, Gullit, Donadoni, erano già fortissimi, ma con Sacchi sono letteralmente diventati fuoriclasse dei rispettivi ruoli. Per non parlare di altri come Colombo o Tassotti, che da normali gregari, sembravano campioni pure loro. O Rijkaard, che da ottimo difensore centrale, è stato trasformato in uno dei centrocampisti più forti di sempre. Quanto alla tattica, non avrà inventato niente, ma i movimenti della difesa milanista, per mettere in fuorigioco gli avversari, in Italia io non li avevo mai visti, anche se devo ammettere molte lacune sul calcio prima del 1988. Non è un mistero che la regola del fuorigioco passivo, fu introdotta per evitare che una tattica come quella del Milan, impedisse agli avversari di giocare. Morale della favola, secondo me, la sua parte di merito ce l'ha, anche se forse è stata esagerata dalla stampa.
Quello che invece non si può proprio più sentire, e che ancora una volta mi tocca leggere, è il capitolo relativo alla Nazionale: "Sacchi di calcio non capisce un #@*§, se non fosse stato per Baggio, andavamo a casa con la Nigeria". Classica frase di chi non si è rivisto le partite di USA '94, ma si lascia ancora trasportare dalle emozioni e dall'epica giornalistica di quel mese in America (e magari si spugnetta davanti a Sfide), dimenticandosi che Baggio non combinò nulla fino al gol (molto fortunoso) contro la Nigeria. Il calcio di Sacchi richiedeva tempo, andava capito e accettato dai calciatori; anche col Milan uscì malamente dalla coppa UEFA, salvo poi dominare il mondo per tre anni. Senz'altro la Nazionale non era l'ideale per lui, e per il tempo che richiedeva. Ma finalmente con la Spagna si cominciarono a vedere i frutti del lavoro svolto con la squadra. E si videro molto di più nel primo tempo in semifinale, quando Baggio fece doppietta, e una grande prestazione, vero, a ma pochi ricordano che fu la semplice conseguenza di una Nazionale che annichilì la sorpresa Bulgaria, producendo altre quattro nitide occasioni da rete con Albertini (un palo e un miracolo di Mihailov su suo tentativo di pallonetto), Donadoni (destro che sfiorò l'incrocio), e Maldini (colpo di testa fuori di un nulla). Purtroppo però la benzina nei serbatoi degli azzurri era finita, causa condizioni climatiche della costa ovest e causa falsa partenza, le cui colpe però sono da suddividere tra un allenatore che non aveva le idee chiare, e un gruppo che non lo aveva ancora capito fino in fondo; e del gruppo faceva parte anche il suo fuoriclasse principe, che non riuscì a caricarsi sulle spalle la squadra nelle prime quattro partite.
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