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1) Tutto ciò che accade in campo ha il gol come fine.
Tutto ciò che fanno i giocatori ha lo scopo di fare - o evitare - la segnatura di una rete.
1) Tutto ciò che accade in campo ha il gol come fine, ma tutto ciò che accade, gol incluso si chiama: il gioco del calcio. Se tu per assurdo trovi un loophole non ancora coperto dalle regole e vinci con un semplice trucchetto e lo ripeti ad nauseam - come nel esempio del giocatore di basket russo per il quale hanno inventanto la regola dei 3 secondi - compi un atto in permesso dalle regole, ma non leale per chiunque che segue il calcio nella sua totalità. Un gioco monodimensionale (radiale eh, per intenderci ) è un elemento che distrugge una pratica perché riduce l'ampiezza di un gioco ad un suo singolo elemento. È immaginabile uno schacchista che vince la partita perché semplicemente aspetta finché il suo avversario si addormenta. Perfettamente lecito e perfettamente vigliacco e ultimativamente NON quello che non intendiamo quando parliamo di scacchi.
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Il gol è lo scopo di tutti quei 22 che si affrontano sul terreno di gioco.
Certo che ci interessa vedere il gioco in tutto il suo svolgimento, e non solo il pallone che oltrepassa la rete!...
Ma tutto avviene in funzione di quel fine.
Sì ma se per caso emerge un elemento che basta - uno solo - per svolgere questa funzionalità allora si distrugge il gioco nel suo insieme. Uno scenario del genere sarebbe catastrofico per il gioco del calcio. Perché? E perché si continua a perfezionare il gioco attraverso riforme del regolamento? Il regolamento si costituisce e muta secondo un idea di fondo della pratica chiamata calcio.
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La partita di calcio non è un'esibizione, e quindi lo scopo delle squadre non è soddisfare il nostro senso estetico.
(Anche se capisco che oggi questa possa sembrare una nozione quasi offensiva.)
E' una competizione, e quindi l'obiettivo da raggiungere è solo e soltanto vincere. Nel rispetto delle regole, certo.
Nessuno dice che il calcio sia un esibizione o che lo scopo ultimo sia quello di soddisfare il nostro senso estetico. A noi interessa anche molto la vittoria, certo, ma non al costo di far decadere la pratica calcio nella sua ampiezza; non al costo di rendere obsolete certi comportamenti al punto di deformare l'idea originaria di calcio.
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2) Una vittoria "immeritata" è una contraddizione in termini, perché come diceva Franco Rossi l'unico "merito" è segnare un gol in più del tuo avversario.
(Purché l'incontro non sia falsato da errori arbitrali, s'intende.)
Eh? Non c'è nessuna contradizione in termini... Misurare il merito con il regolamento è un errore di categoria. Le due nozioni appartengono a due prospettive diverse. Il regolamento regola semplicemente la legalità dei comportamenti. Il merito ha qualcosa a che fare con la tua condotta a prescindere dal regolamento.
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Non ha senso dire che una squadra avrebbe meritato di vincere perché ha attaccato di più, ha tirato di più in porta, insomma perché "ha giocato meglio".
Avrebbe senso se fosse una giuria a decidere il vincitore della contesa, sulla base di criteri estetici in buona parte soggettivi.
Come accade nella ginnastica artistica, ad esempio.
Non ha senso istaurare regole senza idea di come dovrebbe essere il prodotto finale, quindi senza avere uno "spirito del calcio" come preconcetto in testa secondo il quale modellare - con delle regole - il gioco. Avrebbe senso se il gol avrebbe uno scopo al di fuori del gioco, se l'efficienza fosse l'unico criterio, se ci fosse una statistica - dello stato - sui gol segnati e sarebbe in ogni caso meglio impiegare il meno mezzi possibili per ottere quel fine.
Se domani grazie ad una nuova generazione di mutanti avremo una squadra che riesce a trasportare il pallone in rete via telekinesi, metteremo una nuova regola, cioè quella che dice: ai mutanti non è consentito utilizzare la telekinesi durante una partita. Perché? Perché abbiamo una nozione di cosa è il calcio. Se tu agisci troppo in antitesi con questa idea di calcio e vinci i communi mortali dicono: abbiamo asistito al anti-calcio o un altra variante: è una vittoria immeritata.
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3) Le regole "non scritte" di cui parliamo tanto sono talmente soggettive che ogni addetto ai lavori, e ogni appassionato, le intende in modo diverso.
Per te è vergognoso vincere dopo essersi difesi a oltranza, per tantissimi altri no.
Tralasciando che quello che io dico è sta nelle nozioni di cui parliamo... Certo, ognuno la partita la vede e valuta come vuole. Il fatto che ognuno veda altre regole non-scritte, cioè che queste regole non scritte siano soggettive ( fino ad un certo punto (estremo)) non rende il fatto che questi punti di vista esistano "insensato". Il fatto che queste regole non scritte non siano oggettive nel senso che non siano regole scritte non è un argomento a sfavore delle regole non scritte. Vuol dire soltanto che non si è ancora capito cosa sono queste regole non-scritte. Ognuno guardando una partita la pensa come gli pare - ovvio e non potrebbe essere altrimenti - ma ciò non render il valutare oltre la valutazione secondo la regola un qualcosa di insensato. Prima c'è l'idea - poi c'è la regola per assicurare che quel idea venga rispettata.
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Ma gli esempi in merito sarebbero infiniti: nell'ultimo commento ho citato la discussione sul buttare fuori il pallone quando un avversario è a terra.
Sì ma sto esempio dice poco. Dice semplicemente che Capello crede di volere un calcio orientato puramente alle regole. Ma quelle regole chi le ha concepite? Dai, Capello sarà un buon allenatore e Di Natale un buon giocatore.. ma chissenefrega cosa abbiano da dire?
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Le uniche regole oggettive sono come sempre quelle scritte, nero su bianco, nel regolamento.
Certo, nessuno contesta questo fatto. Ti ricordo che sei tu a contestare la sensatezza della nozione di merito. Non io che cerco di istuarare "il merito" come regola oggettiva nel senso di un regolamento.