noodles ha scritto:
io sono d'accordo con Hades quasi su tutto.
in linea di massima il calcio può essere studiato come ogni altra cosa, ma da un punto di vista nozionistico e statistico. Per molte altre cose, invece, la faccenda si complica per un motivo molto semplice: soprattutto per ciò che riguarda l'epoca pre-televisiva (ma anche pre-internet), la documentazione è lacunosa, scarsa o pressoché inesistente. Quante partite intere si possono recuperare di Pelé con la maglia del Santos? E di Valentino Mazzola? Qualcuno di voi ha mai visto il gol di Ghiggia al Maracanà da un'angolazione decente? Ci fu un errore della difesa? Magari un fuorigioco non segnalato? E chi lo sa?
Io ritengo che un giocatore possa essere valutato al 100% solo in presa diretta. E intendo allo stadio, ossia dal vivo.
Già vederlo in tv la percentuale si abbassa un poco, diciamo che un giocatore è valutabile tra il 95 e il 100%.
Sui giocatori che non abbiamo visto, ma che è possibile riguardare attraverso filmati vecchi di partite intere (ne esistono in rete da Inghilterra-Ungheria del 53, che è la prima, in poi) è possibile dare giudizi sommari, però validi perché non è che quei video siano inventati. Poi mancano tutta una serie di parametri, già riscontrabili in real-time in tv, ma che sul dailymotion, lo youtube, gli archivi Rai o Eurosport di turno, vengono ulteriormente amplificati (tipo la fase di non possesso palla). Diciamo che in questo caso, un giocatore può essere valutato (se il filmato è buono) su una forbice tra il 50,60 e l'80%, via.
Sui giocatori pre-televisivi è impossibile valutarli per la forza, ma è possibile avere un'idea (un'idea, il che non significa avere certezze) sulla grandezza storica.
Tendenzialmente, comunque, secondo me ognuno di noi, per giudicare un calciatore che non ha visto, parte da una simpatia personale che può essere poi surrogata o smentita dalla presa diretta (video, letture eccetera).
noodles ha scritto:
ci saranno le cronache, gli articoli, sì. Ma quanto sono attendibili? Quanto ne capiva un giornalista degli anni Quaranta, che per ovvi motivi logistici non poteva vedere che una manciata di partite all'anno, e che certo non sapeva nulla (se non per sentito dire) di quel che accadeva nei campionati stranieri? A parità di competenza "naturale", diciamo così, un ventenne di oggi ha visto centinaia di partite in più di un Gianni Brera negli anni Sessanta, ed è molto probabile che ne se ne intenda di più.
ora, è vero, la documentazione è scarsa anche per ciò che riguarda la storia egizia, e questo certo non ferma gli egittologi. Ma, a quanto ne so io, gli egittologi non hanno la tendenza a voler classificare qualitativamente la politica estera dei faraoni della XII dinastia, né si scannano su chi è stato inequivocabilmente meglio come semidio tra Merenptha e Thutmose III

Allora, su due punti sono d'accordo con te e su un altro meno.
Dove sono d'accordo è:
1) è vero, gli storici si limitano a riportare fatti e non classificano. Infatti, stilare classifiche tra epoche diverse, come dico sempre, è una #@*§ che va bene solo per animare discussioni. Purtroppo, le classifiche però sono il sale dei dibattiti da sempre. Forse è l'essere umano a essere fatto male.
2) un giornalista di un tempo forse aveva meno possibilità di vedere dal vivo una partita rispetto a un 20enne di oggi, che ha mezzi come tv, internet a tutte le ore, ma questo non significa che il 20enne ne capisca di più, anzi. E qui mi lego al punto dove non sono molto d'accordo con quello che sostieni.
Un giornalista di un tempo aveva basi tendenzialmente più valide per giudicare, c'era una selezione più accurata anche in quell'ambito, il giornalista di turno capiva davvero di cosa stava scrivendo, conosceva di più il calcio. Oggi invece ritengo che venga privilegiata la quantità alla qualità, c'è una mancanza aberrante di cultura sportiva anche tra gli addetti ai lavori. Se un giornalista sportivo vuole fare bene il proprio mestiere, non può secondo me non sapere cosa sia stato il Metodo, chi sia stato Giuseppe Meazza o in cosa il Grande Torino possa essere ritenuto innovativo per l'evoluzione del calcio italiano ecc.
Conoscere queste cose può aiutare a comprendere meglio anche il calcio del presente. Se non conosco la storia dell'Ajax e di Rinus Michels, non potrò capire fino in fondo nemmeno il Barcellona di Guardiola. Invece, molti degli addetti ai lavori (parliamo di quelli, no?) parlano il più delle volte senza sapere cosa ci sia stato prima. Io non posso comunque valutare un fatto, se lo voglio valutare completamente, se non so quello che c'è stato prima, se non so che cosa può aver portato a quel fatto. Quindi informarsi sul passato è fondamentale, anche nel calcio, se si vuole davvero parlare di calcio. E non è informarsi per fare classifiche, quello chissenefrega, non è quello l'obiettivo. E' informarsi perché così potrò avere una cultura più ampia, potrò capire il presente in modo più completo.
Il mestiere è cambiato comunque. Il giornalista ai tempi di Brera era l'unico mezzo che un tifoso o un appassionato a casa aveva per sapere quanto un giocatore o una squadra fossero bravi o per sapere la cronaca di un evento sportivo.
Oggi tutti possono avere miliardi di informazioni su tutto e tutti. Ecco perché, secondo me, ci sarebbe a maggior ragione bisogno di addetti ai lavori capaci di guidare in qualche modo il semplice tifoso ad analisi più approfondite, a capire come sia arrivati a concepire una squadra o un movimento calcistico. Quindi oggi è secondo me ancora più importante recuperare il passato e portarlo a conoscenza.