LudwigvonFicker ha scritto:
Cita:
Il problema però è che le "regole non scritte" sono del tutto soggettive, per cui ognuno se le immagina come vuole.
(A differenza di quelle scritte nero su bianco nel regolamento.)
Secondo te esistono comportamenti che - pur regolari - portano a vincere in maniera "immeritata" una partita di calcio?
Io non ne conosco: nel calcio vince chi merita, e chi merita vince.
A meno che la partita non sia falsata da errori arbitrali, s'intende.
Sono convinto che parlare di meriti sia contrario allo spirito del gioco, che viene espresso dal suo regolamento.
E il regolamento indica indica un solo scopo: fare gol.
La squadra che ci riesce più volte del suo avversario vince l'incontro a buon diritto.
Perché vergognarsi di avere vinto in modo regolare?
Non esiste il dovere di dare spettacolo attaccando, ma solo di essere passabilmente leali.
Le regole non scritte non sono semplicemente soggettive. Tra l'altro: Le regole più rigide non sono mai scritte, perché sono le regole di civiltà, di bonsenso, le regole su come interpretare le regole etc. Ma qui ci allontaniamo dal discorso. Lo spettro delle regole non-scritte varia da quelle più soggettive a quelle totalmente non-soggettive.
Si i pali sono tiri sbagliati; se ci sono solo quelli saranno in pochi a rivendicare dei meriti. Se invece ai pali si unisce una padronanza totale nel gioco, delle azioni create a raffica, un possesso di palla di 80% e poi perdi per mircacolo e la squadra si mette pure a festeggiare, allora
per me quelli sono dei veri e propri subumani. [Non conto il caso in cui una squadra è totalmente inferiore; lì certe furbizie possono assumere
per una volta un qualcosa di poetico e divertente se vogliamo]
1) Il fine del gioco del calcio è fare gol.
Non sono io ad avere questa strana opinione, ma il regolamento. E' nel regolamento che si esprime lo spirito del gioco.
Il fine non è dominare la partita, avere il più alto possesso palla, dare spettacolo attaccando, tirare molte volte in porta, e così via.
No, è metterla una volta di più del tuo avversario. Punto.
Questa è l'unica cosa che rende una squadra meritevole di vincere.
Per questo non ha senso parlare di vittorie e sconfitte "
immeritate".
Non ti rende meritevole di vincere l'aver "giocato meglio" del tuo avversario. (Ammesso che ci si metta d'accordo su quello che significa giocare "meglio".)
Se una squadra non è riuscita vincere, è perché non lo ha meritato.
La partita di calcio non è un'esibizione, ma una competizione.
Un solo gol decisivo ha un peso specifico incomparabilmente superiore a tutta la mole di gioco possibile e immaginabile che non si è concretizzata in una rete.
A tutto il "bel gioco", tutto il possesso palla, tutti i "quasi gol" dell'universo.
2) Le "regole non scritte" sono del tutto soggettive, nel calcio.
Lo dimostra la stessa diversità delle nostre opinioni in merito, che mi pare siano agli antipodi.
E soprattutto la diversità delle opinioni degli addetti ai lavori.
(Per esempio sul cosiddetto "fair play". C'è chi ritiene doveroso buttare fuori il pallone quando un avversario è a terra.
Altri, come Capello, pensano che deve essere l'arbitro a interrompere il gioco.
E che se questo non succede, è giusto continuare a giocare.)
Gli esempi che hai portato poi non sono realistici, e questo mi sembra che confermi quanto dicevo.