Aggiungo qualche perla ai due ottimi pezzi di Mad.
Baloncieri era emigrato con la famiglia in Argentina a 7 anni, tornò in Italia a 15 e per questo nelle giovanili dell'Alessandria i compagni lo avevano ribattezzato l' "americano". Al termine della carriera divenne responsabile del vivaio del Torino e in suo onore i giovani granata vennero poi chiamati "Balon Boys". Baloncieri è il giocatore simbolo del calcio italiano Anni 20, colui che più di tutti ha permesso al nostro calcio di uscire dall'anonimato degli Anni 00 e 10 e issarsi, insieme alla Spagna, subito alle spalle delle superpotenze europee (Inghilterra, Austria, Ungheria e Cecoslovacchia) e delle tre sudamericane (Uruguay, Argentina, Brasile). Meazza negli Anni 30 completerà poi l'opera portando il nostro calcio al primo posto assoluto, per quello che ancora oggi resta il periodo di massimo fulgore del football italiano.
Libonatti fu il primo oriundo a giocare per la nazionale italiana, nella sconfitta per 3-1 subita dalla Cecoslovacchia a Praga, nel 1926. Dopo l'esperienza al Torino, riportò in A il Genoa. Amava la bella vita, le belle donne, l'eleganza e al contrario di giocatori piuttosto taccagni come Schiaffino, lui era uno spendaccione. Quando chiuse la sua carriera in Italia e decise di rientrare in Argentina, il Genoa dovette pagargli il biglietto di ritorno: Libonatti aveva sperperato tutto.
Rossetti in realtà come si chiamava Rosetti, ma un errore all'anagrafe lo condannò alla doppia esse. Dei tre era il meno dotato tecnicamente, un attaccante di complemento, però intelligente e completo. Dopo il Torino ha giocato nel Napoli e ha chiuso la carriera nel suo Spezia, in B, accolto come un eroe.
Felice Levratto è stato soprannominato "l'attaccante che sfondava le reti". Secondo la leggenda, accadde ben 7 volte: il suo tiro era realmente potentissimo. Fu protagonista con il Vado, che guidò a una clamorosa affermazione in Coppa Italia, in finale contro l'Udinese, nel 1922. La Juventus lo scrittura per un provino, lui si fa valere e in una tournèe in Germania stampa 10 reti in 7 gare. Sembra destinato alla Juve, ma con un colpo di mano in piena regola, firma per il Genoa, con cui sfiorerà più volte lo scudetto. Gioca anche per Inter e Lazio e conclude la carriera nel Savona e nella Cavese, in serie C. L'episodio più curioso della sua carriera è del 1924, alle Olimpiadi di Parigi: nel match Italia-Lussemburgo, terminato 2-0 per gli azzurri, il suo proverbiale tiro colpisce in pieno il portiere lussemburghese Bausch. Il poveretto viene prontamente medicato. Qualche minuto dopo, Levratto si presenta di nuovo a tu per tu con l'estremo difensore e questi scappa dalla sua porta, impaurito. Levratto scoppia a ridere, lascia lì il pallone e i difensori possono recuperare, tra lo stupore generale. Levratto è un personaggio davvero sui generis: nel '30, dopo un infortunio, entra in crisi depressiva, ma riesce a ritrovare la serenità leggendo i classici russi, come "Delitto e Castigo". Diventa popolare in tutta Italia e il Quartetto Cetra lo immortala in una canzone rimasta celebre «Oh oh oh oh che centrattacco! Oh oh oh oh tu sei un cerbiatto! Sei meglio di Levratto, ogni tiro va nel sacco, oh oh oh che centrattacco!»...
