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MessaggioInviato: mar 15 gen 2013, 23:59 
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Pulizia fatta, sono stati eliminati tutti i messaggi di confronto tra campionati.

In questo topic si parla di Messi, non si fanno confronti, né tra Messi e altri giocatori, né tra campionati.

Ciò detto, riapro.


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MessaggioInviato: mer 16 gen 2013, 10:45 
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A mio avviso oggi si puo' parlare di Epoca Messi ma con questo non vuoldire che sia meglio degli altri che non hanno fatto epoca.
Tra i nani io sono un gigante , cosa che non e' con i veri giganti . Oggi e' Messi fa epoca facendo meno di altri del passato , vincendo sempre nel solito sistema super colladato, e soprattutto super, fuori da questo contesto e' dietro a molti oggi ( immaginatevi a confronto delle leggende).a livello prestazionale non solo di vittorie, e non mi sembra giusto non considerarlo nella valutazione di un giocatore.
Tutti gli altri campioni di oggi non hanno avuto partenze del genere, non hanno avuto la fortuna di giocare con una squadra fortissima, tra le prime della storia e non solo lui ha avuto questa fortuna , voglio sottolinearlo..
Ronaldo e Ibra non hanno mai avuto squadre del genere, e non mi tirate fuori ibra al barca perche' di certo non e' stato trattato come Messi , era sempre il secondo se non piu' dietro .
Ibra con la Svezia ,che non mi dite che e' uno squadrone, fa comunque molto meglio di Messi con l'Argentina e stessa cosa Ronaldo con il Portogallo.


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MessaggioInviato: mer 16 gen 2013, 11:04 
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Ciò non toglie che Ibra non vale manco metà di Messi. :asd
E lo stesso C.Ronaldo è nettamente inferiore.

E, ripeto, se il Barca è una squadra così forte è merito ANCHE di Messi.


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Pensiero estremamente condivisibile quello di Le Roi.


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SimoSky ha scritto:
Ciò non toglie che Ibra non vale manco metà di Messi. :asd
E lo stesso C.Ronaldo è nettamente inferiore.

E, ripeto, se il Barca è una squadra così forte è merito ANCHE di Messi.


Non sono d'accordo assolutamente. io Ronaldo lo considero come il migliore oggi e Ibra non e' cosi' lontano da Messi....
E ricordiamoci bene che Ibra in champions non ha mai fatto benissimo, anche perche' non ha mai avuto la squadra per farlo, e l'unica volta che l'ha avuta pure il signor Lionel ha fatto pena...vincendo clamorosamente il pallone d'oro con l'aggiunta di un mondiale da mediocre


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Vabbè ho capito...sei un altro Alexander88 :asd ....leggere "C.Ronaldo superiore a Messi" se non è una bestemmia, poco ci manca eh!

Non ti segnalo perchè mi stai simpatico.


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MessaggioInviato: mer 16 gen 2013, 11:33 
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SimoSky, rispetta le opinioni di Le Roi.


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MessaggioInviato: mer 16 gen 2013, 11:36 
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SimoSky ha scritto:
Vabbè ho capito...sei un altro Alexander88 :asd ....leggere "C.Ronaldo superiore a Messi" se non è una bestemmia, poco ci manca eh!

Non ti segnalo perchè mi stai simpatico.


Cosa devi segnalare? :grin
Lascia stare le bestemmie per me la vergogna vera e' 4 palloni d'oro Messi e uno Ronaldo . La deiiferenza la fa la squadra dove gioca .punto
Ronaldo ha fatto comunque bene magari non sempre benissimo, in piu' contesti, cosa mai vista dal fenomenale Lionello


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MessaggioInviato: mer 16 gen 2013, 11:50 
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Reg. il: lun 12 nov 2012
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La cosa che mi fa sorridere e' il fatto che i suoi sostenitori continuano ad insistere sul fatto che Messi fa la fortuna del Barca, dribla 50 avversari , fa 7000 assist a partita, 700.000 gol a stagione , numeri pazzeschi
poi gioca nell'Argentina e tutto cambia , sara' un problema di maglietta'?
tessuto che da fastidio? o sono i colori?
Io dico un' altra cosa: non e' il Barca....Messi e' MESSI per il Barca.....
E la controprova purtroppo i messisti non c'e l'hanno da contrapporre a questo .


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MessaggioInviato: mer 16 gen 2013, 11:52 
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Reg. il: mer 18 mag 2005
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POSTO UN ARTICOLO DAL WEB.

La matematica, come ben sappiamo, non è un’opinione. O almeno così mi hanno sempre insegnato.
Ok. Ma cosa caspita c’entra la matematica con la diatriba infinita Maradona vs Messi, direte voi. Mi piacerebbe rispondervi che non c’entra nulla, ma evidentemente non è così. Ed è il caso di fare chiarezza una volta per tutte, e fermare lo scempio algebrico che si sta consumando.
Perché anche nel calcio i numeri ormai la fanno da padroni. Statistiche, classifiche, differenze reti, goal subiti fuori casa negli ultimi quattro turni infrasettimanali, assist sbagliati nella zona medio-laterale destra del campo e così via. Una marea di numeri. Ma proprio tanti.

E’ la matematica, maledetta lei, che mi perseguita.

E quindi ecco che anche Maradona e Messi vengono analizzati come fossero file criptati da decifrare. Vengono insomma ridotti ad una serie di numeri, semplici e chiari, così che tutti possano comprendere.

E allora i numeri dicono che Messi ha segnato tot goal, ha vinto più coppe e campionati, palloni d'oro , ha vinto ogni cosa, probabilmente anche il superpremio al grattaevinci e la megasorpresa dell’ovetto kinder.
Gli anti-maradoniani incalliti stanno solo aspettando che vinca pure il mondiale così che il sorpasso sia netto e pulito. Definitivo.

Questo dicono gli opinionisti sportivi, citando tutti questi numeri.

Quindi Messi è meglio di Maradona. Punto.

O forse no.

Perché quello che ora mi chiedo, e chiedo anche a te, caro lettore, è questo. Come è possibile che a nessun giornalista sportivo sia mai venuto in mente di spostare il punto di vista, almeno per un attimo?

Come è possibile ingabbiare in un’espressione aritmetica la volta in cui Diego Armando Maradona, allo stadio Olimpico di Torino in uno storico Juventus-Napoli, terminato poi 1-3 in favore degli azzurri, spronò il compagno Salvatore Bagni a dare il massimo urlandogli in faccia con fare da capitano vero? Le cose in quell’occasione andarono così. Il Napoli non vinceva a Torino da 29 anni. 29. Dopo il vantaggio di Laudrup, tutto sembrava dover andare come al solito. La “signora” vincente, e i ciucci perdenti.

Solo che mentre i bianconeri festeggiavano il compagno ed i calciatori del Napoli sembravano già rassegnati al solito destino, un ometto tarchiato dalla folta chioma nera e ricciuta fece una corsa dal centrocampo fin dentro la sua porta, raccolse la sfera adagiata in fondo alla rete, se la portò con se di nuovo a centrocampo e si mise ad urlare cose tipo:

«Dai che questa partita la vinciamo, lo facciamo per i napoletani».

A Torino, davanti alla famiglia Agnelli al completo.

Un pazzo, praticamente. O un campione.

Qui la matematica non c’entra. Siamo ad un livello più alto. Qui c’entra il coraggio, il cuore, l’anima. Quelle robe lì, ancestrali, di cui il calcio, quello vero, è intriso. Quello cantato da De Gregori o raccontato da Pasolini. Se poi ad avere queste doti è un fuoriclasse puro come lo fu Diego Armando Maradona il cerchio si chiude. Si raggiunge il Karma, la pace dei sensi, il paradiso.

Il Divino.

Un’alchimia molto molto difficile da ricreare. Anche perché quelle robe lì non te le insegna una scuola-calcio o una cantera qualunque. Sono robe che ti insegna la vita.

E attenzione, non è un episodio isolato quello di Torino. Chi conosce un minimo la storia del Pibe sa bene che la sua carriera è costellata di discorsi negli spogliatoi, pacche sul cuore dei compagni, urla di incoraggiamento, dichiarazioni rilasciate alla stampa che tuonano di questione meridionale, di riscatto sociale, di voglia di farcela, di vincere. Non solo nel calcio, s’intende.

Diego Armando Maradona era un leader ma anche il compagno più umile. Ottavio Bianchi, suo allenatore al Napoli dello scudetto, ricorda come non facesse mai pesare il suo talento, di come avesse sempre una parola di conforto verso chi sbagliava un passaggio o uno stop. Che si chiamasse Careca o Volpecina poco contava. Maradona era la squadra in cui giocava. Così al Napoli come nella nazionale.

Ora chiedo a te, caro lettore, e agli opinionisti sportivi tutti, qual è l’unità di misura con la quale si misura tutto questo?

Tutto questo che evidentemente Messi ancora non ha dimostrato di avere, visto che con l’Argentina, orfano dei vari big Xavi, Iniesta, Fabregas, non riesce ancora ad incidere come tutti si aspettano. (Per la cronaca, Diego con un’Argentina da rottamazione ci ha vinto un mondiale nel 1986). Ogni tanto sembra intimorito, spaesato. Un piccolo bambino prodigio che però si sente un po’ perso fuori dal giardinetto di casa.

Insomma, la mia impressione è che Messi è l’unico come Diego, ma senza Diego.

Senza l’infanzia a Villa Fiorito, senza i trascorsi nella Buenos Aires più povera, senza l’accoglienza del San Paolo il 5 Luglio 1984, senza avere alle spalle una squadra da retrocessione come quella fattagli trovare a Napoli, senza la sua rabbia, senza il suo essere un rivoluzionario, un ribelle. Senza, insomma.

La domanda allora è sempre la stessa. Qual è l’unità di misura con la quale si misura tutto questo?

Quando avrete trovato la risposta, rifate i calcoli.

Il risultato potrebbe essere diverso.

http://blog.futbologia.org/2012/11/30/m ... atematica/


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