Oggi i tifosi del Napoli possono ammirare le prodezze di Antonio Careca in video o filmati, e meravigliarsi. Ma chi ha avuto la fortuna di aver visto Careca in azione dal vivo non potrà mai dimenticare quello spettacolo di agilità e potenza che ha avuto pochi eguali nel calcio degli ultimi trenta anni.
Lo stupore è ancora intatto negli occhi di chi l’ha visto correre lanciato verso la porta sollevando il profumo d’erba e di terra, veloce e preciso come un rasoio. Antonio Careca de Olivera Filho nasce il 5 ottobre del 1960 nello stato di San Paolo, ad Araraquara, un posto che suona come una formula magica, e il soprannome “Careca” è scelto dalla zia e dalla mamma del piccolo Antonio per la somiglianza con un famoso pagliaccio della TV brasiliana. Un predestinato, insomma, a divertire e meravigliare le schiere di tifosi che hanno avuto la fortuna di averlo dalla propria parte, non con capriole, lazzi, frizzi o giochi di prestigio ma con gol, scatti e acrobazie. Un infortunio frena la sua partecipazione ai mondiali di Spagna del 1982, e si può solo immaginare cosa sarebbe stata quella fantastica squadra con Careca centravanti al posto del mediocre Serginho; ma Antonio avrà tempo di mostrare tutto il suo valore nella successiva edizione dei Mondiali di Calcio, quelli del 1986 in Messico stravinti da Maradona con la sua Argentina…destini che si incrociano perché Diego torna in Italia e conduce il Napoli alla trionfale vittoria del suo primo, storico, scudetto e subito dopo, nell’estate del 1987, Corrado Ferlaino pensa di rinforzare ulteriormente la squadra affiancando a Maradona e Giordano proprio il fortissimo centravanti brasiliano. Nasce uno dei tridenti più spettacolari della storia del calcio italiano moderno ribattezzato, con una felice intuizione linguistica, MaGiCa! Proprio la presenza di Maradona nel Napoli, il più forte calciatore di tutti i tempi, convince immediatamente Careca a trasferirsi all’ombra del Vesuvio, troppa era la voglia di giocarci insieme.
E Diego? Come sempre fuori dagli schemi ad una domanda di un cronista sul nuovo acquisto risponde: “Lo saluterò con affetto ma subito dopo gli ricorderò che ha tolto il posto a mio fratello Hugo”. Si perché in quella sessione di calcio mercato si era anche ipotizzato di formare una coppia di Maradona, cosa per fortuna non verificatasi affermano oggi i tifosi col senno di poi. Cosa ci saremmo persi? Molti gol … 96 in 222 partite, molte prodezze, e la micidiale bellezza espressa da quell’arma quasi infallibile che è stato il suo diagonale in corsa, e poi le vittorie. Perché il Napoli di quegli anni era bello e vincente: la Coppa Uefa nel 1989, il secondo scudetto nel 1990 e la Supercoppa Italiana in uno storico 5-1 alla Juventus. E i gol di Careca sono stati sempre decisivi: tre gol al Bayern di Monaco nelle due semifinali e due allo Stoccarda, tra andata e ritorno, in finale; grappoli di gol in campionato e i due gol alla Juventus nella finale di Supercoppa. Quando le vicende della vita hanno smontato il fantastico trio d’attacco degli azzurri, Careca ha continuato ancora a giocare e segnare in maglia azzurra per altri due anni e quando, nel 1993, ha ritenuto di non avere più l’età per essere competitivo ha salutato Napoli ed è andato a giocare in Giappone, al Kashiwa Reysol. Ma Careca che ha segnato e stupito in tre continenti ha dimostrato di avere Napoli nel cuore quando il 23 febbraio 1999 ha scelto di salutare il calcio giocato con una partita d’addio proprio a Napoli, stadio San Paolo, il suo stadio, davanti a 50.000 tifosi in estasi che emozionati quanto lui continuavano a cantare…uè carè carè carè tira la bomba tira la bomba …
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