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 Oggetto del messaggio: Re: Il Grande Paul Gazza Gascoigne.
MessaggioInviato: mar 25 giu 2013, 18:09 
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LA TRAGEDIA GASCOIGNE




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 Oggetto del messaggio: Re: Il Grande Paul Gazza Gascoigne.
MessaggioInviato: mar 25 giu 2013, 18:13 
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LA GAZZAMANIA

Trionfi e le lacrime di Paul Gascoigne

Uno dei calciatori più noti e celebri del paese, la vita di Paul Gascoigne e fuori dal campo è stato un movimentato.

Nel 1985 un Gascoigne viso fresco ha fatto il suo debutto in campionato per il Newcastle United, all'età di 17 come nel secondo tempo contro il Queens Park Rangers.

Entro tre anni, "Gazza" aveva vinto il PFA Giovani Player of the Year. Poco dopo, nell'estate del 1988, si è unito il Tottenham per £ 2.3m.

Durante la Coppa del Mondo nel 1990, ha mostrato il suo lato vulnerabile, versando lacrime di frustrazione dopo la sua prenotazione in semifinale contro la Germania lo ha escluso un aspetto potenziale in finale.

Nonostante la successiva sconfitta dell'Inghilterra ai rigori privando fianco di Bobby Robson di un posto nella finale di Coppa del Mondo, Gascoigne è andato a vincere la BBC Sports Personality of the Year.

Le conseguenze della fuga di Inghilterra nella Coppa del Mondo del 1990 ha visto Gascoigne raggiunge l'apice della sua popolarità come "Gazzamania" spazzato Inghilterra.
Lesioni gravi

Ha pubblicato una rielaborazione pop della Lindisfarne hit Nebbia sul Tyne, che ha raggiunto il numero 2 nella classifica dei singoli nel Regno Unito e ha portato a un aspetto su Top of the Pops.

Ma gli alti tempi non erano per durare.

Alla fine della stagione 1991, nella finale di FA Cup, una Gascoigne selvaggio e sconsiderato subito un grave infortunio ai legamenti crociati nei primi minuti di gioco.
Paul Gascoigne "Sedia del dentista" celebrazione della Gazza a Euro 96 è un ricordo prezioso per molti tifosi inglesi

Il suo trasferimento già accettato di italiano Club Lazio è stata messa in attesa, mentre ha recuperato e, dopo aver giocato un po 'di calcio eccezionale nella stagione 1990-1991, che non avrebbe mai più lo stesso giocatore.

Accompagnato dal suo Geordie sidekick Jimmy "Fivebellies" Gardner, Gascoigne è andato in Italia e finalmente ripreso la sua carriera in campo.

Anche se è stato afflitto da infortuni, Gascoigne era una figura popolare tra i tifosi del club romano.

Nel 1995 Gascoigne tornato nel Regno Unito, unendo Glasgow Rangers per 4,3 milioni di £, e l'anno successivo si sposò con Sheryl, poco dopo la nascita del figlio Regan.

Un anno dopo, lui era un giocatore chiave nella squadra inglese che è stato nuovamente sconfitto ai rigori nella semifinale di un torneo importante da parte dei tedeschi - questa volta Euro 96 tenutosi in Inghilterra.
Gesto settario

"Sedia del dentista" celebrazione suo dopo aver segnato un magnifico gol contro la Scozia - esso stesso un riferimento al suo bere pesante - è un ricordo prezioso di molti tifosi di calcio inglesi.

Nel 1998, è stato dato un avvertimento da parte della FA scozzese, dopo un "suonare il flauto" mimo - un gesto settaria - nel corso di un gioco Old Firm contro il Celtic.

Nello stesso anno il suo matrimonio finì dopo gli episodi di violenza domestica ed è stato ammesso alla Marchwood Priorato ospedale per ricevere cure per il suo problema drink.

Inoltre è stato lasciato fuori dalla squadra di Coppa del Mondo 1998 e non avrebbe mai giocare per l'Inghilterra di nuovo.

Ha trascorso gli ultimi sei anni della sua carriera calcistica con il Middlesbrough, Everton, Burnley, e parte cinese di Gansu Tianma, ritirandosi dal gioco nel 2004.

Lo stesso anno, Gazza ha parlato dei suoi problemi nella sua autobiografia, tra le sue lotte con disturbo ossessivo compulsivo, bulimia, la depressione e la sindrome di Tourette.

Ha lottato con l'alcolismo per tutto il decennio e nel 2008 Gascoigne è stato sezionato sotto la legge sulla salute mentale a seguito di rapporti che si stava comportando stranamente a Hemel Hempstead.

Mercoledì scorso si è dichiarato colpevole di bere e guidare, è stata data una pena detentiva sospesa e ha avvertito che sarebbe stato mandato in prigione se avesse nuovamente offeso nel prossimo anno.

http://translate.google.it/translate?hl ... 6bih%3D631


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Grande Paul Gazza Gascoigne.
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epico ha scritto:
I suoi ex compagni della Lazio lo ricordano attraverso le sue gag


Gazza e gli spogliarelli - «Viaggio Roma-Firenze in pullman, squadra in divisa con giacca e cravatta. Gazza è negli ultimi posti, si alza, passa davanti a tutti e va a sedersi proprio a fianco a Zoff che sonnecchia con le braccia conserte. Sorrisino da clown, e capiamo al volo che ha in mente una delle sue. Prima galleria, seconda galleria e poi un tunnel particolarmente buio e lungo. Usciamo e.... Gazza è sempre seduto a fianco di Zoff, ma completamente nudo. Capito? Si era spogliato in galleria. Zoff, immobile, braccia conserte, gira la testa, dice sottovoce: “Gaaazza, ma che #@*§ faaai?”. E torna a sonnecchiare». (Pierluigi Casiraghi)

Gazza e i bambini - «Un ragazzino chiede timidamente la firma ricordo su un pallone. Gascoigne prende la sfera e scrive, poi fa il gesto come per ridare la palla al bambino e a sorpresa pum, la calcia nel lago di fronte. Il piccolo tifoso? In lacrime, naturalmente». (Diego Fuser)

Gazza e le follie - «Partita di campionato, mi volto e vedo che corre in modo strano con il #@*§ all’infuori. Lo chiamo: “Gazza, c’è qualche problema?”. “No, sto imitando Cravero”. La prima mezz’ora di partita si divertiva a giocare prendendo in giro i compagni: una volta si muoveva come Cravero, una volta come Platt». (Giovanni Stroppa)

Gazza e l'alcool - «Ai tempi dei Rangers l’allenatore Smith è incazzato, entra nello spogliatoio e punta Gazza. Si avvicina a un centimetro dalla sua faccia e inizia a urlare intervallando ogni parola con una serie di insulti: “Nelle ultime tre settimane non ti ho mai visto sobrio”. Tutti in silenzio. Ad un certo punto mi scappa l’occhio sui pantaloni di Gascoigne: si stavano bagnando poco alla volta. Sì, Paul si stava pisciando addosso dalla paura...». (Lorenzo Amoruso)

http://www.liberoquotidiano.it/news/spo ... Lazio.html

:rofl :rofl :rofl

Che idolo che dev'essere stato, dispiace non averlo vissuto :grin

Solo per quest'episodio merita un 10 e lode: :asd


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MessaggioInviato: mar 25 giu 2013, 18:25 
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Biografia

Il 28 maggio 2007 viene operato d'urgenza allo stomaco per un'ulcera perforante.[3]

Il 22 febbraio 2008, in base alla Mental Health Act (la legge sulla salute mentale che permette alla polizia inglese di fermare e portare in un posto «di pubblica sicurezza» le persone che presentano sintomi di disturbi psichici e possono rappresentare un pericolo per l’incolumità pubblica), gli agenti lo ricoverano coattivamente in un ospedale a causa di due incidenti avvenuti in altrettanti alberghi del Nord dell'Isola: prima all’Hotel Malmaison di Newcastle e poi all’Hilton Hotel di Gateshead. Resta per 72 ore in ospedale, dove viene tenuto sotto controllo medico.

La sua situazione mentale peggiora sempre di più ed il 5 maggio seguente, affetto da manie depressive, tenta il suicidio in un lussuoso hotel di Londra.[4]

Il 4 giugno 2008, viene internato in una clinica di Londra per tre mesi di cure obbligatorie e per disintossicazione dal consumo di Red Bull: raccontò di riuscirne a bere anche più di 60 al giorno.[5] Ultimamente Paul ha avuto delle allucinazioni dovute all'alcol (3 settembre 2008) e un medico ha espresso questa diagnosi: egli ritiene che l'alcol abbia creato una situazione patologica e non esclude una crisi epatica in atto. Precedentemente Gazza era stato cacciato da un concerto degli Iron Maiden in Ungheria perché ubriaco; quando gli fu intimato di tornare in Inghilterra sparì per alcuni giorni.

Il 18 settembre 2008 viene arrestato con il reato di danneggiamento perché avrebbe rotto di proposito un telefonino a un suo fan che gli aveva chiesto un autografo e per una lite con un fotografo.[6]

Il 25 dicembre 2008 la sua famiglia ne perde le tracce dopo che era stato dimesso dalla clinica londinese per trascorrere le vacanze natalizie con i suoi parenti.[7] Si rifarà vivo tre giorni dopo: completamente solo ed ubriaco, aveva alloggiato in un hotel a poche centinaia di metri dal centro di recupero di Minsterworth, dove era in terapia da tre settimane per sconfiggere la sua dipendenza dall'alcool.[8]

Successivamente decide di curarsi dallo stress con la crioterapia.[9]

A metà febbraio 2010 si rivolge al sindacato dei calciatori PFA in quanto dopo aver sperperato in pochi anni il patrimonio di 26 milioni di euro guadagnato in carriera, è divenuto ormai un senzatetto.[10]

Nel settembre 2010 è stato ad un passo dall'essere nominato allenatore del Garforth Town, squadra che milita nella Evo Stik Division One North, l'ottavo livello della Struttura piramidale delle leghe calcistiche inglesi[11], ma alla fine, dopo numerosi colloqui, l'ex fantasista della Nazionale inglese rifiutò l'incarico.

La notte del 21 ottobre 2010 è stato arrestato per possesso di droga [12].

Dopo il match di Champions League fra Tottenham e Real Madrid nell'aprile del 2011, è stato invitato dal tecnico delle Merengues, il portoghese José Mourinho, ad una celebrazione del club, e sono stati proiettati alcuni filmati su Gazza, come quello che riprendeva il suo lungo pianto dopo la sconfitta dell'Inghilterra in semifinale ai Mondiali italiani.

Il 22 novembre 2012, in occasione della gara di Europa League tra Lazio e Tottenham, la società romana riesce a riportare all'Olimpico l'ex campione inglese dopo 17 anni dalla sua partenza. Prima del match Gascoigne, accompagnato dal presidente laziale Claudio Lotito, compie un giro di campo salutando i suoi vecchi tifosi.[13] Il 10 febbraio 2013 è colto da una crisi cardio-respiratoria e le sue condizioni appaiono subito gravi, così viene ricoverato d'urgenza in una clinica dell'Arizona. Guarito dalla malattia, il 24 marzo 2013 è ospite di un programma londinese. All'uscita dalla registrazione Paul ha detto ai fan "Voglio tornare alla realtà, a differenza di George Best io voglio guarire"[14]. Il 7 aprile dello stesso anno ritorna, acclamato dalla folla, allo stadio londinese di White Hart Lane, luogo che lo vide protagonista prima dell'approdo alla Lazio.

http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Gascoigne


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MessaggioInviato: mar 25 giu 2013, 20:07 
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ai tempi della lazio si dice che prendesse per il #@*§ boksic e che nello spogliatoio avesse messo una sagomina raffigurante il croato CHE imitava Lerch il maggiordomo della famiglia adams a detta di gazza il sosia del croato che quando entravi nello spogliatoio si muoveva in avanti e diceva << chiamato ? >>.


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ARTICOLO DI MARIO SCONCERTI SU REPUBBLICA DEI MARZO 1991.

GASCOIGNE, UN RISCHIO CHE VALE

SARA' molto curioso seguire l' avventura di Paul Gascoigne adesso che il Tottenham ha deciso ufficialmente di cederlo. Gascoigne è un vorrei ma non posso molto speciale per il calcio italiano. Costa caro, è matto, ha un ruolo difficile sempre sospeso tra genio e sregolatezza, per di più è inglese, razza, si dice, mai riuscita ad integrarsi bene nel calcio italiano. Insomma la paura di spendere l' incasso di un intero campionato (si parla di 17-20 miliardi) per mettersi in casa un altro problema, bloccherà a lungo quelle poche società che possono permettersi il suo acquisto. Ma che cos' è in realtà Gascoigne? E soprattutto, il suo talento vale il grande rischio? Io credo senz' altro di sì. Gascoigne è giovane (24 anni), forte fisicamente e gioca in un ruolo che in Italia è molto sguarnito, quello di regista. Regista puro, classico, senza incertezze; una specie di De Sisti sregolato, con più tiro e più potenza. Un Bulgarelli più istintivo. Ma soprattutto una somiglianza di gioco e di figura impressionante con Eraldo Pecci. Che sia un fuoriclasse autentico per me non ci sono dubbi. Ma per esempio dubbi ne ha Graham Tayolor, nuovo commissario tecnico della nazionale che lo ha messo fuori squadra. Io credo che Gascoigne potrebbe integrarsi bene e risolvere i problemi di molte squadre italiane. Per esempio il Napoli. Non bisogna pensarlo l' erede di Maradona. Gascoigne è un centrale tipico, costruisce gioco ed è capace anche all' occorrenza di marcare. Non è un fantasista grande e atipico. Non è l' uomo da cui si devono aspettare i gol, anche se ne segna molti (17 quest' anno tra campionato e Coppe: solo Rush, 20, ha fatto meglio). Io credo sia soprattutto un geniale facitore di gioco. Quello che anche adesso manca al Napoli. Non lo è Alemao, che infatti lo scorso anno si trovò a disagio al centro tanto che il Napoli prese il volo quando costrinse De Napoli a giocare nel mezzo. E' vero però che molti tratti del carattere di Gascoigne fanno pensare che potrebbe trovarsi bene in un ambiente passionale come quello partenopeo. Sotto questo aspetto sì che potrebbe colmare il vuoto di Maradona. Anche Gascoigne è un selvaggio. E' cresciuto alla periferia di Newcastle, nell' estremo nord dell' Inghilterra, in una famiglia povera e sfortunata. Il padre, un manovale senza lavoro fisso, è rimasto presto invalido per un' emorragia cerebrale. Uno dei tre fratelli è stato travolto da un' auto sotto i suoi occhi. La madre ha tirato avanti come poteva. E' cresciuto così senza regole, come sempre quando se ne subiscono troppe. Da qui gli eccessi: la birra, la cioccolata, le salsicce, la sua rotondità, il suo nomignolo (Fat-Man, ciccione), la sua energia sfrenata, mal collocabile che lo porta alle risse e a molti generi di sguaiatezza. Però è molto sensibile, ingenuo, quasi delicato. Quando a Torino l' Inghilterra si guadagnò la semifinale mondiale, le sue lacrime fecero il giro del paese, commossero madri e fidanzate, divennero l' immagine di tutta la spedizione. Gascoigne, detto Gazza, è istintivo e ruffiano, forse il primo eccezionale esempio di fuoriclasse televisivo. Gascoigne discute in campo con l' arbitro poi lo saluta dandogli un buffetto sul sedere; Gascoigne piange quando vincere o perdere diventano importanti; Gascoigne aiuta ad alzarsi gli avversari. E' un giocatore a cui non ti abitui. Nell' epoca delle pay tv è un investimento anche questo. Abbiamo detto il Napoli, ma Gascoigne starebbe benissimo anche nel Milan. Tecnicamente è quello che manca, l' improvvisazione in più, la forza classica del vero regista, potrebbe diventare in fretta un Ancelotti giovane con stessa grinta e più fantasia. E benissimo potrebbe essere inserito nella Sampdoria nel ruolo che è stato di Cerezo, o, con qualche correttivo, al posto di Dossena, che tra l' altro gli assomiglia molto come passo e tipo di gioco. Resta da vedere come potrebbe in generale ambientarsi in Italia. Nel dettaglio, nessuno può sapere. Dipende da troppe cose. Ma non darei troppa importanza al fatto che sia inglese. Sono regole inutili. Wilkins al Milan è ancora ricordato come ottimo giocatore e splendida persona. Hitchens contribuì alle fortune della grande Inter; Brady (irlandese, ma giocava in Inghilterra) è andato benissimo; per un Rush che è fallito, c' è stato un Charles che è diventato un mito. Non è sempre stato un problema di ambientamento. E' che solo da poco abbiamo perso quel complesso di inferiorità nei confronti del calcio inglese che ci portava a giudicarli spesso più bravi di quel che erano. Ed a facilitare la delusione. E con Gascoigne, comunque, vale la pena di rischiare.
di MARIO SCONCERTI.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... -vale.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Grande Paul Gazza Gascoigne.
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Reg. il: dom 19 giu 2011
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Grazie davvero



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 Oggetto del messaggio: Re: Il Grande Paul Gazza Gascoigne.
MessaggioInviato: mar 25 giu 2013, 20:38 
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non è stato solo un clown. I vizi a cui ha ceduto si attribuiscono ai fantasisti belli e irrisolti. Fantasista Gascoigne non era, vestiva la maglia numero otto, non era un dieci indolente come i sudamericani. Era un centrocampista possente e veloce (ecco la sassata su punizione nella semifinale di Coppa di Lega del 1991, che piega le mani al vecchio leone Seaman), a cui piaceva segnare (25 reti col Newcastle, dieci nella Nazionale, 33 con gli Spurs), busto dritto e agile, ovviamente a modo suo: gomiti alti per sopravvivere alla seconda divisione inglese, dove a fine partita poteva mancare qualche dente al suo sorriso. A differenza dei suoi eccessi grossolani, Gazza è stato un giocatore molto tecnico, quasi classico. L’archivio fotografico di Getty Images racconta bene questa fisicità. Talento, potenza, eccessi e stranezze da “Cretinetti”: questa la dote che Gazza portava in Italia. Elton John lo sconsigliò: “Attento, vai nella tana del lupo”.

L’affetto verso Gascoigne è legato anche alla carriera infranta su due gravi infortuni alla gamba destra: i legamenti del ginocchio nel 1991 a Wembley (aveva già firmato con la Lazio ma non si risparmiò nella finale di coppa di Lega, entrò da difensore con un tackle su Gary Charles e crac), poi la tibia e il perone nel 1994 in allenamento a Roma per un contrasto con il giovane Nesta. Nello sconforto del 1991 sorge la domanda: e adesso chi la racconta più la storia del clown che piange?

La stampa sportiva italiana è stata spesso più vicina a Scrooge che a Oliver Twist, raccontando quasi con sadico piacere i fallimenti dei giocatori che non hanno reso come potevano, e allo stesso tempo gettando alle ortiche i dettagli che pure hanno fatto la differenza tra le storie interrotte. Dal “what if” al fallimento il passo è breve, la via più veloce per rinverdire pigramente una nostalgia e richiuderla dopo poche righe. Sono in molti gli ex grandi giocatori ad aver avuto bisogno più di un onesto biografo che di un avvocato in preda al fatalismo.

Non fece eccezione Gazza: già il suo esplosivo talento era per Mario Sconcerti “un rischio” che però “vale la pena” correre. Poi da infortunato per Gianni Mura era senza remore “una sòla di mercato, un giocatore da bar” (nonostante l’endorsement di Maradona). All’arrivo a Roma il “Corriere dello sport” regalò un poster con Gascoigne vestito da pagliaccio e sopra un “benvenuto” cubitale. Era il prezzo da pagare per il sottotitolo: “una conquista per la Lazio, un vanto per il campionato”.

Per un rutto in diretta a un microfono Rai viene difeso da Aldo Grasso, che parla del diritto all’“esecrabile flatulenza del figlio d’Albione” (tanto più che, da squalificato, Gascoigne non poteva comunque parlare): “Una volta i cronisti di Samarcanda, un’altra i redattori sportivi, un’altra ancora i corpi speciali della notizia; tutti a molestare vecchiette, tormentare clienti al ristorante, gettarsi sul neodisgraziato per la fatidica richiesta: Ha qualcosa da dirci? A volte qualcuno non ci sta, e si libera dai flati”. Sempre meglio che niente ma nulla a paragone con Karl Miller, il fondatore della “London Review of Books”, che dopo un gol al Cagliari nel 1994 trova le parole per descrivere così l’esultanza di Gascoigne paragonandolo a una statua dello Stadio dei Marmi: “Impetuoso e comico, formidabile e vulnerabile, trovatello e monello insieme, un testone e un petto muscoloso inversamente proporzionali all’aspetto fragile delle gambe, dello sguardo, del volto roseo, un corpo teso e dritto, un monolite fallico sotto il sole del Mediterraneo”.

In Nazionale non possono farne a meno da quando con Gascoigne a dirigere il traffico l’Inghilterra arriva quarta a Italia ’90, miglior piazzamento dal 1966: nella semifinale contro la Germania persa ai rigori, Gascoigne, diffidato, finirà in lacrime dovendo saltare la finalina con l’Italia. Ma in patria quelle lacrime gli valsero il rispetto di una nazione. Nel 1996 agli europei del “football is coming home”, Gascoigne, capelli platinati alla Sick Boy di Trainspotting, fa impazzire Wembley contro la Scozia, poi guida l’Inghilterra verso una storica rivincita contro l’Olanda.

Nel 1997 a Roma l’Italia di Zola viene ridimensionata, un Gascoigne senza fronzoli detta legge: gli inglesi si qualificano per Francia ’98, l’Italia va allo spareggio. Il giocatore “pazzo come una spazzola” (definizione dell’ex ct Bobby Robson) non convince quello nuovo, Hoddle, che lo taglia dai 22. Scelta tecnica (che non pagherà) o punizione per notte brava (ma non era solo), l’esclusione toglie a Gazza da sotto i piedi la terra per arginare i suoi eccessi. Distrugge la camera d’albergo in ritiro e dà di matto. Inizia così il suo declino psichico. Soltanto un anno prima aveva condotto i Rangers di Glasgow al nono titolo consecutivo, l’ultima grande annata prima di naufragare nelle serie minori e in inutili ingaggi tra Cina e Dubai.

Paradossalmente per la Lazio nel 1992 doveva essere l’acquisto della solidità: la serie B oramai alle spalle, niente più debiti, i conti in regola di Calleri e l’imminente passaggio a Cragnotti, la faccia seria di Zoff come allenatore, il burbero e severo uomo di sport che viene sedotto da Gazza fin dal ritiro. “Gascoigne non si faceva trovare, lo feci chiamare, lui arrivò a tavola nudo. Non nudo con gli slip e i calzini: proprio nudo! Dicendo: ‘Mister so che mi voleva parlare, non ho fatto in tempo a vestirmi’”. Fece breccia anche nella maschera di cera di Zeman, lo voleva anche Ferguson che conosceva bene i debiti del Tottenham, e pare pure il Napoli per il dopo Maradona.

Nei 16 mesi di riabilitazione dopo il primo infortunio succede di tutto: in una rissa a Londra Gazza si rompe una rotula, fa fuggire il suo tutore, beve in continuazione. La Lazio vacilla più volte, vuole rassicurazioni, i tifosi aspettano. Viene a Roma due volte osannato da convalescente, impotenza & speranza. Alla fine Gascoigne debutta ma non è ancora al 100%. Gioca dieci partite senza segnare. Il 29 novembre al derby (di fronte a 73,504 spettatori) viene accolto rudemente e con sarcasmo dalla curva Sud, con striscioni che lo raffigurano in carrozzella e zoppo. Ha generosamente promesso un gol per farsi perdonare l’affetto ricevuto nell’attesa, ma sembra non arrivare arriva. Poi allo scadere raccoglie di testa in area una punizione di Signori e pareggia il gol di Giannini. Non scalcia le bandierine né mostra i muscoli né le mani sulle orecchie: semplicemente si commuove. È una delle poche promesse mantenute da Gazza in Italia insieme alle gemme contro il Milan, il Torino e lo slalom vincente di Pescara, il gol che fa impazzire gli inglesi che lo seguono su Channel4. Nick Hornby was here.

http://www.minimaetmoralia.it/wp/ritrat ... gascoigne/

ALLORA COME RUOLO NUMERO 8 CI SIAMO A DISPETTO DI CIO' CHE DICE JC CHE CHIARAMENTE ERRA A DEFINIRLO LENTO , SPECIE IL GASCOIGNE PRE INFORTUNI VISTO AD ITALIA 90 NON PUO' ASSOLUTAMENTE ESSERE DEFINITO LENTO , ERA DEBORDANTE FISICMENTE E SIA SUL BREVE CHE SUL LUNGO HA AVUTO NELLE PARTITE DA ME VISTE MOTI TREMENDI E INCONTENIBILI.
POI KERZAKHOV DICEVA CHE IN OGNI SQUADRA CI VUOLE IL CLOWN , PENSO POSSA ALZARE IL LIVELLO DI DIVERTIMENMTO NELLA SELEZIONE TERRESTRE , ALTRO CHE ARNAUTOVIC.


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e va bene che ho scritto mille volte che non lo considero lento :asd


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ALTRO ARTICOLO FANTASTICO CHE RENDE L'IDEA DI CHIE ERA GAZZA PRIMA DEL GRAVE INFORTUNIO NELLA FINALE DI FA CUP DEL 1991.

16 febbario del 1991. La Lazio all’epoca, in occasioni delle trasferte lontane, organizza dei voli privati sui quali ospita i giornalisti al seguito. Nel volo che ci porta a Milano, in occasione della sfida con il Milan, mi si avvicina in aereo Carlo Regalia, con il quale ho da sempre un ottimo rapporto. Una caratteristica di Carlo, è quella di non dare MAI una notizia. Ma proprio MAI. Era capace addirittura di negare anche le notizie già ufficializzate da Calleri. Quel giorno, in aereo, conoscendo la mia passione per il calcio inglese cominciamo a parlare della Premier League e il discorso scivola inevitabilmente su Paul Gascoigne. “Ma tu che ne pensi di Gascoigne”, mi chiede sorridendo,“come lo vedresti nel campionato italiano?”
La domanda resta sospesa per qualche secondo, poi provo ad immaginarlo nel Milan del dopo-Sacchi, nella Juventus che sta per essere riaffidata a Trapattoni, oppure nell’Inter di Orrico, o nel Napoli del post-Maradona già avviato, ovvero negli unici quattro club italiani che sulla carta hanno le potenzialità economiche per strapparlo al Tottenham. Perché il quel momento Paul Gascoigne è forse il giocatore più ricercato, il pezzo più pregiato sul mercato mondiale. “Per me è un fuoriclasse” gli rispondo, “uno che farebbe impazzire qualsiasi tifoseria ma anche qualsiasi allenatore. Io se avessi i soldi per comprarlo, rischierei, perché con l’indirizzo che sta prendendo il calcio italiano (si andava verso la nascita delle pay-tv satellitari e quindi alla vendita a peso d’oro dei diritti tv, ad esempio)quei soldi che spendi te li rifai abbondantemente”. “Lo penso pure io”, mi risponde sorridendo Carlo Regalia, poi il discorso passa sulla Lazio, sulla stagione, sulle prospettive. Quel giorno, per la prima volta, a modo suo Carlo Regalia mi aveva dato una notizia, una pista da seguire. Calleri, con l’appoggio della Banca di Roma e di Sergio Cragnotti (proprietario di una banca d’affari con sede a Londra) ha già iniziato la trattativa per portare in gran segreto Paul Gascoigne a Roma. Il fuoriclasse più ambito del calcio mondiale di quel periodo sta per indossare la maglia della Lazio. Una cosa che nessuno può immaginare, che nonostante l’arrivo di Zoff e Riedle (e quello imminente di Doll) nessun tifoso laziale osa neanche solo lontanamente sognare. Invece è la realtà, ma chiaramente il destino è già in agguato per giocarci l’ennesimo scherzo atroce. Il 27 febbraio del 1991, il Tottenham comunica di aver ricevuto un’offerta per Paul Gascoigne. Quotato in Borsa e sconvolto da una gravissima crisi economica a causa di una gestione dissennata, per evitare il fallimento il club ha deciso di vendere i suoi due gioielli: Gary Lineker (su cui mettono gli occhi il Torino e la Fiorentina) e Paul Gascoigne. “Gazza” è stato acquistato dal Newcastle, la squadra della sua città, anche se lui il realtà è di Gateshead, un sobborgo di Newcastle. E’ esploso definitivamente a Italia ’90, quando a soli 23 anni con le sue giocate ha trascinato l’Inghilterra fino alla semifinale persa ai rigori con la Germania. E’ genio, ma soprattutto sregolatezza, un fuoriclasse ma anche clown. In campo fa la linguaccia agli avversari, annusa l’ascella dell’arbitro quando ammonisce qualche giocatore, raccoglie per terra i cartellini che l’arbitro si è perso correndo e prima di restituirglieli lo ammonisce, rimediando chiaramente un cartellino giallo. Ma con la palla tra i piedi, il clown diventa un giocoliere. Ad una tecnica eccezionale, unisce delle doti fisiche fuori dal comune. Se riesce a guadagnare un metro e a prendere velocità, l’unico modo per fermarlo è abbatterlo. Non ha i numeri di Maradona, ma nell’immaginario collettivo sta prendendo il posto del campione argentino caduto in disgrazia dopo i problemi di abuso di cocaina. Così diversi in campo, Gascoigne e Maradona sono simili fuori dal rettangolo di gioco. Fragili, incapaci di resistere alle troppe tentazioni ma, soprattutto, di smettere di auto-distruggersi.
Dopo una trattativa interminabile, con Terry Venables (allenatore e manager del Tottenham) che per mesi insulta la Lazio e cerca in tutti i modi di mettere su una cordata per rilevare la società e trattenere Gascoigne a Londra, a maggio Calleri raggiunge l’accordo per l’acquisto di Gazza: 17 miliardi di lire al Tottenham (che in un colpo solo azzera quasi del tutto il suo deficit), più un contratto di 5 anni al giocatore ad un miliardo netto a stagione più bonus e la possibilità di gestire direttamente i diritti d’immagine. E la “Gascoigne Promotion”, gestita dal manager di “Gazza”, l’avvocato Paul Stein, è una macchina da soldi che produce miliardi. Gascoigne ha scritto un’autobiografia (“Gazza, my story”) che è in vetta alle classifiche dei libri più venduti in Inghilterra, ha inciso un disco, fa pubblicità a qualsiasi cosa e al suo arrivo a Roma gira con una troupe al seguito che registra tutta la sua giornata, come in una sorta di reality che va in onda su Channel 4.
“Qualunque cosa faccio nella vita deve essere divertente, se non lo è vuol dire che ho fallito”. E’ questo il motto di Gascoigne, che all’inizio della carriera è soprannominato dai compagni di squadra Mars, perché è capace di mangiare una quantità infinita di quegli snack al cioccolato ripieni di caramello. Un giorno, quando gioca ancora con il Newcastle, i tifosi avversari lo bombardano letteralmente di Mars. Lui, senza fare una piega, ne raccolse un paio, li scarta e si mette a mangiarli con aria soddisfatta, ringraziando i tifosi avversari. La foto in cui il “cattivo” Vinnie Jones gli stritola gli “attributi” con una mano ha fatto il giro del mondo, diventando un poster di successo. Le lacrime di “Gazza” dopo la semifinale di Italia ’90 persa contro la Germania, lo hanno fatto diventare lo sportivo più famoso e amato del Regno Unito, il campione più richiesto dai tempi di George Best. Ma non è tutto oro quello che luccica. Andando come inviato per “Il Tempo” in Inghilterra, a Gateshead scopro l’altro Gascoigne. Quello che viene da un’infanzia difficile a causa di un padre manesco e con una famiglia tutt’altro che unita. Quello fragile che ha paura della folla e della ressa e per sfuggire alla calca o alle interviste prende a pugni i fotografi e a calci i giornalisti dei tabloid inglesi che lo assediano continuamente. Il “Gazza” che si è legato ad una donna bellissima, Sheryl, che ha sconvolto ulteriormente il suo già fragile equilibrio. Ma come è successo per anni con Maradona, il “Gazza” calciatore annulla sempre e comunque il Gascoigne-privato.
Il 18 maggio, Paul Gascoigne gioca a Wembley la sua ultima partita con la maglia del Tottenham. Un po’ per l’importanza della posta in palio, un po’ per pressioni subite negli ultimi giorni da parte della stampa per il suo trasferimento alla Lazio, fatto sta che Gascoigne entra in campo nervosissimo e la sua finale di Coppa d’Inghilterra dura pochi minuti: entra da difensore con un tackle omicida e insensato su Gary Charles e si rompe il legamento crociato del ginocchio destro. Calleri e Regalia, presenti in tribuna, si precipitano, bianchi come fantasmi, in ospedale. Il giorno dopo, il presidente della Lazio, smentendo la sua fama di tirchio, si presenta con un orologio d’oro per far sentire a Paul la vicinanza della società. Quel gesto conquista “Gazza”, ma l’infortunio manda in frantumi i piani della Lazio. Il suo arrivo in Italia è per forza di cose rimandato di un anno, anche perché mentre recupera dall’infortunio ai legamenti Gascoigne rimane coinvolto in una rissa in un pub e cadendo si frattura anche la rotula. Ma prima di quel secondo infortunio, il 23 agosto del 1991 “Gazza” sbarca a Roma. L’aeroporto di Fiumicino è letteralmente invaso da migliaia di tifosi, ma anche da decine di giornalisti, cameramen e fotografi arrivati a Roma da tutto il mondo. E la Capitale quel giorno diventa per il mondo sportivo il centro del Mondo. Quando Gascoigne appare da dietro le porte a vetro degli arrivi internazionali, protetto da 8 “gorilla” della Mondialpol (la società di vigilanza di cui è proprietario Calleri), scoppia il finimondo.Qualcuno prova a scavalcare le transenne e i poliziotti di servizio temendo di essere travolti da quella marea di gente sfoderano i manganelli. E mentre si scatena la mattanza, “Gazza” viene portato via su una limousine nera degna di un capo di stato. Così, tra entusiasmo, lividi e qualche testa rotta, il nuovo idolo dei tifosi biancocelesti sbarca a Roma per la sua prima apparizione in occasione di Lazio-Real Madrid, amichevole estiva di lusso venduta in tutto il mondo grazie alla presenza di Paul Gascoigne sulle tribune dell’Olimpico. Si presenta con una scoppola in testa, con una t-shirt e in tuta, nascosto dietro un paio di occhiali scuri. “E’ timido e diventa claustrofobico quando ha la gente addosso”,ripete continuamente il team manager della Lazio Maurizio Manzini, che lo segue come un’ombra e gli fa da interprete ufficiale. “Il suo arrivo è una conquista per la Lazio e un vanto per tutto il campionato italiano”, dice Calleri. E ha ragione, perché nonostante il fallimento in tempi recenti di tanti giocatori d’oltremanica sbarcati in Italia, l’arrivo di “Gazza” è accolto con grande entusiasmo da tutti. Lui, vestito da clown, alza il cappello e nascosto dietro gli occhiali saluta e ringrazia. E la gente impazzisce. Mai vista una cosa del genere a Roma, né prima né dopo lo sbarco di Paul “Gazza” Gascoigne.
Il 1° marzo del 1992 torna a Roma per assistere al derby e basta la sua presenza in tribuna per scatenare i tifosi della Roma che lo accolgono con striscioni d’insulto. Lui si fa tradurre tutto, sorride, ma è un sorriso che non promette nulla di buono per gli avversari. Il 31 maggio 1992 supera le visite mediche e in estate parte con la Lazio per il ritiro, aggregato alla prima squadra. A Roma si aspetta solo il giorno del suo esordio, ma Dino Zoff, da uomo e allenatore saggio, frena. Il 27 settembre, quarta giornata di campionato, all’Olimpico è di scena il Genoa, ma i 60.000 tifosi che affollano lo stadio in quella grigia giornata d’inizio autunno sono lì solo per assistere all’esordio di “Gazza”. Dopo la festa per il suo ingresso in campo dopo un’attesa durata 16 mesi, il primo boato lo riceve dopo 12’, quando parte in slalom tra tre avversari, ma si vede che non è lui. Quando allo scadere del primo tempo si accascia toccandosi il ginocchio destro operato dopo un contrasto con Bortolazzi, sullo stadio Olimpico cala il gelo. Negli spogliatoi i medici tranquillizzano subito sia “Gazza” che Cragnotti, ma il fuoriclasse inglese non nasconde tutta la sua preoccupazione, a dimostrazione della grande fragilità che nasconde dietro quel suo atteggiamento da guascone. La settimana successiva, però, contro il Parma è regolarmente al suo posto e finalmente gioca da Gascoigne. Dopo 12’ entra prepotente in area ed è abbattuto da Taffarel: rigore. Tutti allo stadio chiedono a gran voce che sia lui a calciare il rigore e a realizzare il primo gol con la maglia della Lazio, ma Gascoigne zittisce tutti con un gesto tanto plateale quanto inatteso: prende la palla e la consegna a Beppe Signori. Lui non vuole un gol banale come primo sigillo. Contro il Parma dà spettacolo per oltre un’ora, serve a Fuser l’assist per il raddoppio e poi quello del 4-1 e della doppietta personale. Quando “Gazza” al 67’ lascia il campo, allo stadio olimpico tutti si alzano in piedi per salutare un campione ritrovato. Gascoigne dà spettacolo anche a San Siro con il Milan in un 5-3 che lascia intravedere le grandi potenzialità della Lazio. La settimana successiva all’Olimpico, quando reagisce platealmente dopo un fallaccio di Alemao e viene aggredito in modo vigliacco da un giocatore dell’Atalanta, tutta la squadra, Luzardi in testa, si lancia nella mischia per difenderlo. “Gazza” cresce, settimana dopo settimana. I compagni lo adorano e lui ricambia, senza fare differenze tra un Beppe Signori e un Gigi Corino. Quando diventa papà, Corino il giorno dopo si presenta negli spogliatoi con una foto del figlio e la fa girare tra i compagni. Ad un certo punto la foto scompare. Il giorno dopo, Gazza si presenta al campo con una t-shit bianca con su stampata la foto del figlio di Gigi e con sotto due enormi attributi disegnati e la scritta: “Corino palle grosse”, in omaggio alla grinta del compagno di squadra che si commuove per quel gesto.
Il 29 novembre del 1992 è un giorno che nessun laziale potrà mai dimenticare. Il giocatore “daft as a brus” (“pazzo come una spazzola”, come lo definì l’allora ct della nazionale inglese Bobby Robson) dai tifosi della Roma riceve un’accoglienza riservata in passato solo a Giorgio Chinaglia. La Curva Sud è completamente coperta da un enorme striscione che vede “Gazza” zoppo in carrozzella. Lo stadio è stracolmo, 74.000 tra paganti e abbonati per oltre 2 miliardi d’incasso. In tribuna stampa, ci sono quasi più giornalisti di quanti se ne sono visti due anni prima per la finale del Mondiale tra Germania e Argentina e sono presenti tutte le maggiori televisioni del Mondo per trasmettere in diretta l’evento: roba da record. Gascoigne è teso come una corda di violino, come il resto della squadra gioca una partita scialba, litiga spesso e volentieri con gli avversari e quando la partita sembra persa (la Roma è passata in vantaggio grazie ad un rigore realizzato da Giannini), arriva il tocco del fuoriclasse. Ha detto fin dall’inizio che il suo primo gol con la maglia della Lazio deve essere speciale, ed è di parola. All’80°, Signori batte una punizione da sotto la Tevere, “Gazza” sale in cielo per anticipare di testa Benedetti e manda il pallone sotto l’incrocio dei pali, dove Zinetti non può arrivare. Proprio sotto la Curva Nord. L’Olimpico esplode in un boato che per durata e intensità non si sente dal giorno del gol di Fiorini con il Vicenza. Gascoigne corre impazzito dalla gioia verso i tifosi, con i pugni stretti, liberando in un pianto disperato sedici mesi di tensioni, sofferenze e dubbi sul suo completo recupero. La settimana dopo a Pescara concede il bis, segnando un gol da fuoriclasse assoluto: cinque giocatori saltati in slalom in poco più di 15 metri e tocco preciso per battere il portiere. La cosa incredibile è che lo fa (confesserà qualche anno dopo) scendendo in campo ubriaco.
Gascoigne dà spettacolo in campo e a Formello. Scherza con tutti, le sue vittime preferite sono Maurizio Manzini e Ruben Sosa, oltre alle guardie del corpo che gli mette a disposizione la Lazio. Un giorno ruba il motorino di un giornalista e si mette a saltare in corsa sulla sella per farlo impennare, tra le risate dei compagni e di tutti gli addetti di Tor di Quinto. Davanti alle telecamere simula di fare la pipì sul prato utilizzando il tubo di una pompa, ruba a Ruben Sosa il prezioso marsupio con tutti i soldi, raccoglie all’uscita di Tor di Quinto un tifoso, lo carica sulla sua macchina e lo porta a passare un pomeriggio da sogno nella sua villa. Una volta lascia il ritiro e il giorno dopo si presenta completamente nudo al ristorante dove la squadra stava pranzando dicendo a uno Zoff che non sapeva se ridere o esplodere: “Mister, Manzini mi ha detto di presentarmi di corsa da lei così come stavo e sono venuto. Non volevo farla aspettare quindi non mi sono neanche vestito per non perdere tempo”. “Gazza” è capace di fare qualsiasi cosa. Trascina la Lazio al quinto posto, gioca partite memorabili come quella con il Torino in Coppa Italia, ma il destino nuovamente in agguato dietro l’angolo. La stagione successiva a Tor di Quinto, in una banale partitella sul campo da calcetto, si frattura la gamba in un contrasto con Alessandro Nesta. Si chiude in pratica lì la sua avventura con la Lazio: appena 47 partite e 6 reti. Niente per quelle che erano le premesse e le speranze di chi lo aveva acquistato, ma abbastanza però per conquistare un posto nel cuore di ogni laziale che a distanza di anni segue con apprensione il suo calvario fatto di ricoveri, arresti, tentativi di riabilitazione e suicidi mancati. Ogni laziale li segue con la stessa attenzione e con lo stesso dolore con cui seguirebbe le vicende di un amico d’infanzia. E ogni brutta notizia che arriva dall’Inghilterra è un colpo al cuore e aumenta il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Forse, restando a Roma, protetto dalla “famiglia-Lazio”, la sua vita avrebbe potuto prendere una piega diversa. Ma è un interrogativo destinato a restare senza risposta.

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