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75flavio75 ha scritto:
sabonis ha scritto:
PELUSA86 ha scritto:
E OSANO PARAGONARLO AD ALTRI CALCIATORI PRSENTI E PASSATI .. MA PER FAVORE... LUI ERA LA SQUADRA .. LUI VINCEVA DA SOLO


Non solo osano paragonarlo ad altri ma osano preferirgli pele e di stefano in tante occasioni. Sopratutto gli storici di calcio.



Su Pele' e Di Stefano di certo non direi praticamente nulla, sono i Migliori del Calcio insieme a Crujiff ,ognuno nel massimo vede le proprie preferenze paragonato a gli altri e soprattutto a quelli di oggi mi viene solo da ridere. :grin ( chiaramente non solo Maradona ma anche per gli altri tre e per quelli di oggi la lista aumenterebbe considferevolmente :D )


Ecco bravo. Ognuno vede le proprie preferenze. Come detto, c'è chi preferisce Pelè, chi Di Stefano e chi Maradona. Libere opinioni. ;)


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Marco Bode ha scritto:
75flavio75 ha scritto:
sabonis ha scritto:
PELUSA86 ha scritto:
E OSANO PARAGONARLO AD ALTRI CALCIATORI PRSENTI E PASSATI .. MA PER FAVORE... LUI ERA LA SQUADRA .. LUI VINCEVA DA SOLO


Non solo osano paragonarlo ad altri ma osano preferirgli pele e di stefano in tante occasioni. Sopratutto gli storici di calcio.



Su Pele' e Di Stefano di certo non direi praticamente nulla, sono i Migliori del Calcio insieme a Crujiff ,ognuno nel massimo vede le proprie preferenze paragonato a gli altri e soprattutto a quelli di oggi mi viene solo da ridere. :grin ( chiaramente non solo Maradona ma anche per gli altri tre e per quelli di oggi la lista aumenterebbe considferevolmente :D )


Ecco bravo. Ognuno vede le proprie preferenze. Come detto, c'è chi preferisce Pelè, chi Di Stefano e chi Maradona. Libere opinioni. ;)

Il più grande
Giorgio Tosatti - giornalista, editorialista del Corriere della Sera, opinionista della Domenica sportiva della Rai-TV
Trovare nello sport il campione più bravo di tutti i tempi è molto difficile. Ma nel calcio brilla un nome...


Mi domandano chi sia il più grande calciatore di ogni tempo. Ho una radicata avversione per questo tipo di classifiche, così gradite ad una cultura per la quale tutti i valori vanno messi in fila, in modo da far competere non solo i vivi ma anche i morti. Nella logica di una società basata su mercato e successo ci deve essere sempre un vincitore. Così si tenta di stabilire se Annibale era miglior stratega di Napoleone, se Eisenhower fosse migliore di Giulio Cesare. Oppure si danno i voti a Botticelli e Van Gogh, Giotto e Picasso come se persino l'arte fosse misurabile, scomponibile in cifre, incasellabile.
Figuriamoci nello sport, prototipo della competizione più spinta. Non ho mai creduto alla possibilità di paragonare atleti mai incontratisi. Neppure nelle discipline dove esiste un metro di valutazione fisso: il tempo, la distanza. Secondo questa logica il migliore sarebbe sempre l'ultimo detentore del record. Eppure dubito che oggi vi sia un velocista superiore a Jesse Owens, il cui primato sui cento metri durò un mucchio di anni e sembrava invalicabile anche se oggi è robetta. L'uomo progredisce continuamente (basta pensare di quanto siano cresciuti altezza media, peso, durata della vita) e migliora ancor più vertiginosamente la scienza della preparazione: dagli allenamenti alle medicine, dagli attrezzi alle tecniche. Ogni nuova leva metabolizza l'esperienza delle precedenti e si rafforza. Ma i fuoriclasse escono dalla media del loro tempo, fanno storia a sé. Un'idea per misurarli potrebbe essere proprio questa: sono tanto più grandi quanto più si distaccano dalla media del tempo. Resta un sistema empirico ma ha una sua logica. Nell'impossibilità di veder gareggiare insieme campioni divisi non solo dal tempo ma da infinite diversità relative allo sviluppo del progresso e dello sport, questa sfida indiretta contiene una base di verità abbastanza oggettiva. Se, per esempio, nessuno ha dominato i propri contemporanei come Merckx e Binda, probabilmente son stati i migliori ciclisti della storia. Così Zatopek nel mezzofondo, Spitz nel nuoto e così via.
E tuttavia neppure questo sistema, pur razionale, ci garantisce un giudizio esatto. Non tutte le generazioni hanno lo stesso valore; lo sport c'insegna che esistono anni ricchi di talenti e anni poveri. Quindi un fuoriclasse può svettare più di altri perché opposto a rivali mediocri. E poi da ogni tipo di paragone mancherà sempre un dato essenziale riscontrabile solo nella sfida diretta: chi abbia più grinta, volontà di vittoria, astuzia e ferocia nell'inseguirla.
Nel calcio una valutazione veramente oggettiva non è possibile trattandosi di uno sport di squadra. Alle considerazioni valide per le discipline individuali e comunque in qualche modo misurabili (numero di vittorie, primati) qui se ne debbono aggiungere un'infinità. Diventa determinante il Paese in cui nasci e svolgi la tua attività: se non appartieni alle grandi scuole calcistiche difficilmente avrai la possibilità di esprimerti. Non meno importante il valore della tua nazionale e della tua compagine di club: puoi essere un padreterno ma se il contesto è mediocre vincerai poco. Ma siamo solo all'inizio. In che ruolo giochi? Nessun difensore, per quanto straordinario, verrà mai prescelto come il miglior rappresentante assoluto di questo sport. Eppure ce ne son stati d'immensi (Beckenbauer, per esempio) e nessuno può dire se nei trionfi di una squadra un giocatore come lui conti meno di un regista o di un goleador. Non basta. In un collettivo conta l'abilità individuale, la tecnica o l'apporto che dai alla squadra? Basta fare benissimo il proprio lavoro, primeggiare in un ruolo, o ci vuole qualcosa di più: essere un capo, un trascinatore, l'anima del gruppo?
Come si fa a dire chi sia stato il più bravo? Di troppi sappiamo poco, tanto più che ci sono arrivati brandelli d'informazione, giudizi non valutabili, l'attività internazionale era scarsa, il numero dei giocatori ridotto. Personalmente credo che volendo stilare una classifica si debba procedere ad alcune esclusioni. Via i campioni antecedenti alla seconda guerra mondiale per quanto ce ne fossero di straordinari a partire da Meazza, Matthews, Ademir, Pedernera, Piola, Zamora, Planicka e tanti altri. Era un altro calcio. Credo sia ragionevole dare minor importanza anche ai fuoriclasse degli anni successivi per quanto immensi. Il numero dei giocatori nel mondo era abbastanza ridotto, non c'era una selezione dura come quella attuale, in diverse parti del pianeta calcio stentava a muovere i primi passi.
Limitandoci, quindi, al periodo in cui questo sport ha raggiunto una dimensione veramente internazionale, con competizioni stabili, un'attività intensa e ben organizzata, credo che Maradona si faccia preferire a chiunque, compreso il mitico Pelè. La cui grandezza ha avuto un limite: si è espressa solo in nazionale (dov'è stato formidabile), nel campionato brasiliano e in quello statunitense. Certo ha disputato un'infinità di amichevoli con il Santos in Europa, dando la misura delle sue inarrivabili doti di goleador. Ma gli è mancata la verifica di qualche stagione nel calcio europeo, contro difensori assai meno permissivi di quelli brasiliani, in ambienti agonisticamente molto più duri.
Maradona, invece, ha percorso le strade più impervie. Vincere due scudetti e una coppa Uefa a Napoli facendone uno dei clubs più prestigiosi del mondo è impresa titanica. Basta osservare cosa è stato il Napoli sia prima che dopo di lui; basta enumerare i grandi campioni (Platini, Falcao, Matthaus, Boniek, Van Basten, Gullit, Baresi e decine di altri comprese molte stelle italiane) da lui affrontati e sconfitti nonostante militassero in clubs più ricchi, consolidati e potenti del Napoli. Nessun calciatore, neppure Pelè, ha inciso come lui nelle fortune delle sue squadre; nessuno ha dato tanto. Ha conquistato un titolo mondiale (1986) con una nazionale argentina oggettivamente modesta; ne ha sfiorato un altro nel '90 con compagni ancora più scadenti. Senza un arbitraggio smaccatamente favorevole ai tedeschi (lo stesso direttore di gara messicano avrebbe confessato di aver fatto di tutto per farli vincere, inventando il rigore decisivo) Diego sarebbe riuscito in un bis memorabile. Nonostante l'ostilità della tifoseria italiana che si comportò vergognosamente quella notte all'Olimpico, fischiando l'inno argentino e coprendo il campione d'insulti. Squallida rivincita per l'eliminazione degli azzurri, ipnotizzati e terrorizzati da Maradona.
Il quale ha assommato tutte le doti del fuoriclasse. Una tecnica inarrivabile, grande resistenza fisica, potenza, agilità. Goleador di straordinaria efficacia e fantasia, regista lucidissimo, agonista di eccezionale temperamento, capo branco indiscusso. Con l'umiltà del vero condottiero, pronto a trasformarsi nel più umile dei soldati per aiutare i compagni in difficoltà. Nonostante le sue vicende extracalcistiche ha riscosso una stima, anche umana, straordinaria dai suoi colleghi. Mai nessuno ha espresso un giudizio negativo su di lui, tutti lo han trattato con affetto e devozione. Significativo quanto ha detto Paolo Maldini alla vigilia della sua 112a partita in azzurro, record italiano condiviso con Zoff (e poi battuto). Richiesto di un parere sugli avversari più forti affrontati nella sua lunghissima carriera, non ha avuto dubbi: "Quando hai affrontato Maradona, tutti gli altri ti sembrano robetta. Diego è stato il più grande non solo per la sua bravura, ma per il carisma e la capacità di trascinare i compagni. Lo stimo e gli voglio bene. Ci son stati anni nei quali il nostro duello - con i clubs e in nazionale - era un classico. Pur avendo una voglia di vincere enorme, capace di infiammare uno stadio, quando ha perso non ha mai detto mezza parola contro gli avversari. Anzi è sempre stato il primo a darmi la mano per complimentarsi. Per me è stato un grande sportivo".
G. TOSATTI...


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MessaggioInviato: gio 5 gen 2012, 13:00 
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Opinione, rispettabilissima, di Tosatti. Brera o Bortolotti hanno scritto che il più grande per loro era Di Stefano, altri addetti ai lavori hanno indicato Pelè. E' il bello del calcio. Sinceramente, a me interessa più leggere l'articolo perché è un bell'articolo, piuttosto che fossilizzarmi sulla singola opinione.


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Ma brera era legato al suo tempo aureo..che vuoi che ti risponda..suvvia!! bortolotti invece cambia troppe volte gerarchie


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Mozyr ha scritto:
Ma brera era legato al suo tempo aureo..che vuoi che ti risponda..suvvia!! bortolotti invece cambia troppe volte gerarchie


Brera non era legato a nessun tempo aureo. E' vissuto dal '19 al '92, ha visto in diretta sia Maradona sia Di Stefano sia Pelè. La sua valutazione merita lo stesso rispetto che giustamente può avere quella di Tosatti.

Bortolotti non cambia gerarchie: dice che, per lui, il più forte come giocatore è Di Stefano. Ma se deve valutare la grandezza complessiva mette davanti Pelè perché la grandezza comprende anche altre caratteristiche che esulano dal mero valore sul campo.

La lista di quelli che preferiscono Di Stefano o Pelè è lunghissima... esattamente come quella pro Maradona... L'ho fatto notare io, l'ha scritto anche Sabonis.

Non mi stancherò mai di ripeterlo.


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Mozyr ha scritto:
Ma brera era legato al suo tempo aureo..che vuoi che ti risponda..suvvia!! bortolotti invece cambia troppe volte gerarchie

quotone... preferisco che a preferire Diego siano gente come Minà , Ghirelli veri grandi giornalisti equidistanti


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PELUSA86 ha scritto:
Marco Bode ha scritto:
75flavio75 ha scritto:
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PELUSA86 ha scritto:
E OSANO PARAGONARLO AD ALTRI CALCIATORI PRSENTI E PASSATI .. MA PER FAVORE... LUI ERA LA SQUADRA .. LUI VINCEVA DA SOLO


Non solo osano paragonarlo ad altri ma osano preferirgli pele e di stefano in tante occasioni. Sopratutto gli storici di calcio.



Su Pele' e Di Stefano di certo non direi praticamente nulla, sono i Migliori del Calcio insieme a Crujiff ,ognuno nel massimo vede le proprie preferenze paragonato a gli altri e soprattutto a quelli di oggi mi viene solo da ridere. :grin ( chiaramente non solo Maradona ma anche per gli altri tre e per quelli di oggi la lista aumenterebbe considferevolmente :D )


Ecco bravo. Ognuno vede le proprie preferenze. Come detto, c'è chi preferisce Pelè, chi Di Stefano e chi Maradona. Libere opinioni. ;)

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Trovare nello sport il campione più bravo di tutti i tempi è molto difficile. Ma nel calcio brilla un nome...


Mi domandano chi sia il più grande calciatore di ogni tempo. Ho una radicata avversione per questo tipo di classifiche, così gradite ad una cultura per la quale tutti i valori vanno messi in fila, in modo da far competere non solo i vivi ma anche i morti. Nella logica di una società basata su mercato e successo ci deve essere sempre un vincitore. Così si tenta di stabilire se Annibale era miglior stratega di Napoleone, se Eisenhower fosse migliore di Giulio Cesare. Oppure si danno i voti a Botticelli e Van Gogh, Giotto e Picasso come se persino l'arte fosse misurabile, scomponibile in cifre, incasellabile.
Figuriamoci nello sport, prototipo della competizione più spinta. Non ho mai creduto alla possibilità di paragonare atleti mai incontratisi. Neppure nelle discipline dove esiste un metro di valutazione fisso: il tempo, la distanza. Secondo questa logica il migliore sarebbe sempre l'ultimo detentore del record. Eppure dubito che oggi vi sia un velocista superiore a Jesse Owens, il cui primato sui cento metri durò un mucchio di anni e sembrava invalicabile anche se oggi è robetta. L'uomo progredisce continuamente (basta pensare di quanto siano cresciuti altezza media, peso, durata della vita) e migliora ancor più vertiginosamente la scienza della preparazione: dagli allenamenti alle medicine, dagli attrezzi alle tecniche. Ogni nuova leva metabolizza l'esperienza delle precedenti e si rafforza. Ma i fuoriclasse escono dalla media del loro tempo, fanno storia a sé. Un'idea per misurarli potrebbe essere proprio questa: sono tanto più grandi quanto più si distaccano dalla media del tempo. Resta un sistema empirico ma ha una sua logica. Nell'impossibilità di veder gareggiare insieme campioni divisi non solo dal tempo ma da infinite diversità relative allo sviluppo del progresso e dello sport, questa sfida indiretta contiene una base di verità abbastanza oggettiva. Se, per esempio, nessuno ha dominato i propri contemporanei come Merckx e Binda, probabilmente son stati i migliori ciclisti della storia. Così Zatopek nel mezzofondo, Spitz nel nuoto e così via.
E tuttavia neppure questo sistema, pur razionale, ci garantisce un giudizio esatto. Non tutte le generazioni hanno lo stesso valore; lo sport c'insegna che esistono anni ricchi di talenti e anni poveri. Quindi un fuoriclasse può svettare più di altri perché opposto a rivali mediocri. E poi da ogni tipo di paragone mancherà sempre un dato essenziale riscontrabile solo nella sfida diretta: chi abbia più grinta, volontà di vittoria, astuzia e ferocia nell'inseguirla.
Nel calcio una valutazione veramente oggettiva non è possibile trattandosi di uno sport di squadra. Alle considerazioni valide per le discipline individuali e comunque in qualche modo misurabili (numero di vittorie, primati) qui se ne debbono aggiungere un'infinità. Diventa determinante il Paese in cui nasci e svolgi la tua attività: se non appartieni alle grandi scuole calcistiche difficilmente avrai la possibilità di esprimerti. Non meno importante il valore della tua nazionale e della tua compagine di club: puoi essere un padreterno ma se il contesto è mediocre vincerai poco. Ma siamo solo all'inizio. In che ruolo giochi? Nessun difensore, per quanto straordinario, verrà mai prescelto come il miglior rappresentante assoluto di questo sport. Eppure ce ne son stati d'immensi (Beckenbauer, per esempio) e nessuno può dire se nei trionfi di una squadra un giocatore come lui conti meno di un regista o di un goleador. Non basta. In un collettivo conta l'abilità individuale, la tecnica o l'apporto che dai alla squadra? Basta fare benissimo il proprio lavoro, primeggiare in un ruolo, o ci vuole qualcosa di più: essere un capo, un trascinatore, l'anima del gruppo?
Come si fa a dire chi sia stato il più bravo? Di troppi sappiamo poco, tanto più che ci sono arrivati brandelli d'informazione, giudizi non valutabili, l'attività internazionale era scarsa, il numero dei giocatori ridotto. Personalmente credo che volendo stilare una classifica si debba procedere ad alcune esclusioni. Via i campioni antecedenti alla seconda guerra mondiale per quanto ce ne fossero di straordinari a partire da Meazza, Matthews, Ademir, Pedernera, Piola, Zamora, Planicka e tanti altri. Era un altro calcio. Credo sia ragionevole dare minor importanza anche ai fuoriclasse degli anni successivi per quanto immensi. Il numero dei giocatori nel mondo era abbastanza ridotto, non c'era una selezione dura come quella attuale, in diverse parti del pianeta calcio stentava a muovere i primi passi.
Limitandoci, quindi, al periodo in cui questo sport ha raggiunto una dimensione veramente internazionale, con competizioni stabili, un'attività intensa e ben organizzata, credo che Maradona si faccia preferire a chiunque, compreso il mitico Pelè. La cui grandezza ha avuto un limite: si è espressa solo in nazionale (dov'è stato formidabile), nel campionato brasiliano e in quello statunitense. Certo ha disputato un'infinità di amichevoli con il Santos in Europa, dando la misura delle sue inarrivabili doti di goleador. Ma gli è mancata la verifica di qualche stagione nel calcio europeo, contro difensori assai meno permissivi di quelli brasiliani, in ambienti agonisticamente molto più duri.
Maradona, invece, ha percorso le strade più impervie. Vincere due scudetti e una coppa Uefa a Napoli facendone uno dei clubs più prestigiosi del mondo è impresa titanica. Basta osservare cosa è stato il Napoli sia prima che dopo di lui; basta enumerare i grandi campioni (Platini, Falcao, Matthaus, Boniek, Van Basten, Gullit, Baresi e decine di altri comprese molte stelle italiane) da lui affrontati e sconfitti nonostante militassero in clubs più ricchi, consolidati e potenti del Napoli. Nessun calciatore, neppure Pelè, ha inciso come lui nelle fortune delle sue squadre; nessuno ha dato tanto. Ha conquistato un titolo mondiale (1986) con una nazionale argentina oggettivamente modesta; ne ha sfiorato un altro nel '90 con compagni ancora più scadenti. Senza un arbitraggio smaccatamente favorevole ai tedeschi (lo stesso direttore di gara messicano avrebbe confessato di aver fatto di tutto per farli vincere, inventando il rigore decisivo) Diego sarebbe riuscito in un bis memorabile. Nonostante l'ostilità della tifoseria italiana che si comportò vergognosamente quella notte all'Olimpico, fischiando l'inno argentino e coprendo il campione d'insulti. Squallida rivincita per l'eliminazione degli azzurri, ipnotizzati e terrorizzati da Maradona.
Il quale ha assommato tutte le doti del fuoriclasse. Una tecnica inarrivabile, grande resistenza fisica, potenza, agilità. Goleador di straordinaria efficacia e fantasia, regista lucidissimo, agonista di eccezionale temperamento, capo branco indiscusso. Con l'umiltà del vero condottiero, pronto a trasformarsi nel più umile dei soldati per aiutare i compagni in difficoltà. Nonostante le sue vicende extracalcistiche ha riscosso una stima, anche umana, straordinaria dai suoi colleghi. Mai nessuno ha espresso un giudizio negativo su di lui, tutti lo han trattato con affetto e devozione. Significativo quanto ha detto Paolo Maldini alla vigilia della sua 112a partita in azzurro, record italiano condiviso con Zoff (e poi battuto). Richiesto di un parere sugli avversari più forti affrontati nella sua lunghissima carriera, non ha avuto dubbi: "Quando hai affrontato Maradona, tutti gli altri ti sembrano robetta. Diego è stato il più grande non solo per la sua bravura, ma per il carisma e la capacità di trascinare i compagni. Lo stimo e gli voglio bene. Ci son stati anni nei quali il nostro duello - con i clubs e in nazionale - era un classico. Pur avendo una voglia di vincere enorme, capace di infiammare uno stadio, quando ha perso non ha mai detto mezza parola contro gli avversari. Anzi è sempre stato il primo a darmi la mano per complimentarsi. Per me è stato un grande sportivo".
G. TOSATTI...


Pelusa per me Diego e' il piu forte senza se e senza ma, pero' ci puo stare che a qualcun'altro piaccia di piu' Pele o Di Stefano o anche Cruijff, perche comunque sono stati veramente grandi, In un olimpo ipotetico io vedo Maradona come Zeus , il massimo e gli altri tre deigli dei minori ma sempre dei. Poi ci sono i semidei ( Ronaldo, Platini, Zico,Zidane ecc..) e infine i terrestri fortissimi( i campioni di oggi ad esempio)


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MessaggioInviato: gio 5 gen 2012, 16:06 
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PELUSA86 ha scritto:
75flavio75 ha scritto:
PELUSA86 ha scritto:
Marco Bode ha scritto:
75flavio75 ha scritto:
sabonis ha scritto:
PELUSA86 ha scritto:
E OSANO PARAGONARLO AD ALTRI CALCIATORI PRSENTI E PASSATI .. MA PER FAVORE... LUI ERA LA SQUADRA .. LUI VINCEVA DA SOLO


Non solo osano paragonarlo ad altri ma osano preferirgli pele e di stefano in tante occasioni. Sopratutto gli storici di calcio.



Su Pele' e Di Stefano di certo non direi praticamente nulla, sono i Migliori del Calcio insieme a Crujiff ,ognuno nel massimo vede le proprie preferenze paragonato a gli altri e soprattutto a quelli di oggi mi viene solo da ridere. :grin ( chiaramente non solo Maradona ma anche per gli altri tre e per quelli di oggi la lista aumenterebbe considferevolmente :D )


Ecco bravo. Ognuno vede le proprie preferenze. Come detto, c'è chi preferisce Pelè, chi Di Stefano e chi Maradona. Libere opinioni. ;)

Il più grande
Giorgio Tosatti - giornalista, editorialista del Corriere della Sera, opinionista della Domenica sportiva della Rai-TV
Trovare nello sport il campione più bravo di tutti i tempi è molto difficile. Ma nel calcio brilla un nome...


Mi domandano chi sia il più grande calciatore di ogni tempo. Ho una radicata avversione per questo tipo di classifiche, così gradite ad una cultura per la quale tutti i valori vanno messi in fila, in modo da far competere non solo i vivi ma anche i morti. Nella logica di una società basata su mercato e successo ci deve essere sempre un vincitore. Così si tenta di stabilire se Annibale era miglior stratega di Napoleone, se Eisenhower fosse migliore di Giulio Cesare. Oppure si danno i voti a Botticelli e Van Gogh, Giotto e Picasso come se persino l'arte fosse misurabile, scomponibile in cifre, incasellabile.
Figuriamoci nello sport, prototipo della competizione più spinta. Non ho mai creduto alla possibilità di paragonare atleti mai incontratisi. Neppure nelle discipline dove esiste un metro di valutazione fisso: il tempo, la distanza. Secondo questa logica il migliore sarebbe sempre l'ultimo detentore del record. Eppure dubito che oggi vi sia un velocista superiore a Jesse Owens, il cui primato sui cento metri durò un mucchio di anni e sembrava invalicabile anche se oggi è robetta. L'uomo progredisce continuamente (basta pensare di quanto siano cresciuti altezza media, peso, durata della vita) e migliora ancor più vertiginosamente la scienza della preparazione: dagli allenamenti alle medicine, dagli attrezzi alle tecniche. Ogni nuova leva metabolizza l'esperienza delle precedenti e si rafforza. Ma i fuoriclasse escono dalla media del loro tempo, fanno storia a sé. Un'idea per misurarli potrebbe essere proprio questa: sono tanto più grandi quanto più si distaccano dalla media del tempo. Resta un sistema empirico ma ha una sua logica. Nell'impossibilità di veder gareggiare insieme campioni divisi non solo dal tempo ma da infinite diversità relative allo sviluppo del progresso e dello sport, questa sfida indiretta contiene una base di verità abbastanza oggettiva. Se, per esempio, nessuno ha dominato i propri contemporanei come Merckx e Binda, probabilmente son stati i migliori ciclisti della storia. Così Zatopek nel mezzofondo, Spitz nel nuoto e così via.
E tuttavia neppure questo sistema, pur razionale, ci garantisce un giudizio esatto. Non tutte le generazioni hanno lo stesso valore; lo sport c'insegna che esistono anni ricchi di talenti e anni poveri. Quindi un fuoriclasse può svettare più di altri perché opposto a rivali mediocri. E poi da ogni tipo di paragone mancherà sempre un dato essenziale riscontrabile solo nella sfida diretta: chi abbia più grinta, volontà di vittoria, astuzia e ferocia nell'inseguirla.
Nel calcio una valutazione veramente oggettiva non è possibile trattandosi di uno sport di squadra. Alle considerazioni valide per le discipline individuali e comunque in qualche modo misurabili (numero di vittorie, primati) qui se ne debbono aggiungere un'infinità. Diventa determinante il Paese in cui nasci e svolgi la tua attività: se non appartieni alle grandi scuole calcistiche difficilmente avrai la possibilità di esprimerti. Non meno importante il valore della tua nazionale e della tua compagine di club: puoi essere un padreterno ma se il contesto è mediocre vincerai poco. Ma siamo solo all'inizio. In che ruolo giochi? Nessun difensore, per quanto straordinario, verrà mai prescelto come il miglior rappresentante assoluto di questo sport. Eppure ce ne son stati d'immensi (Beckenbauer, per esempio) e nessuno può dire se nei trionfi di una squadra un giocatore come lui conti meno di un regista o di un goleador. Non basta. In un collettivo conta l'abilità individuale, la tecnica o l'apporto che dai alla squadra? Basta fare benissimo il proprio lavoro, primeggiare in un ruolo, o ci vuole qualcosa di più: essere un capo, un trascinatore, l'anima del gruppo?
Come si fa a dire chi sia stato il più bravo? Di troppi sappiamo poco, tanto più che ci sono arrivati brandelli d'informazione, giudizi non valutabili, l'attività internazionale era scarsa, il numero dei giocatori ridotto. Personalmente credo che volendo stilare una classifica si debba procedere ad alcune esclusioni. Via i campioni antecedenti alla seconda guerra mondiale per quanto ce ne fossero di straordinari a partire da Meazza, Matthews, Ademir, Pedernera, Piola, Zamora, Planicka e tanti altri. Era un altro calcio. Credo sia ragionevole dare minor importanza anche ai fuoriclasse degli anni successivi per quanto immensi. Il numero dei giocatori nel mondo era abbastanza ridotto, non c'era una selezione dura come quella attuale, in diverse parti del pianeta calcio stentava a muovere i primi passi.
Limitandoci, quindi, al periodo in cui questo sport ha raggiunto una dimensione veramente internazionale, con competizioni stabili, un'attività intensa e ben organizzata, credo che Maradona si faccia preferire a chiunque, compreso il mitico Pelè. La cui grandezza ha avuto un limite: si è espressa solo in nazionale (dov'è stato formidabile), nel campionato brasiliano e in quello statunitense. Certo ha disputato un'infinità di amichevoli con il Santos in Europa, dando la misura delle sue inarrivabili doti di goleador. Ma gli è mancata la verifica di qualche stagione nel calcio europeo, contro difensori assai meno permissivi di quelli brasiliani, in ambienti agonisticamente molto più duri.
Maradona, invece, ha percorso le strade più impervie. Vincere due scudetti e una coppa Uefa a Napoli facendone uno dei clubs più prestigiosi del mondo è impresa titanica. Basta osservare cosa è stato il Napoli sia prima che dopo di lui; basta enumerare i grandi campioni (Platini, Falcao, Matthaus, Boniek, Van Basten, Gullit, Baresi e decine di altri comprese molte stelle italiane) da lui affrontati e sconfitti nonostante militassero in clubs più ricchi, consolidati e potenti del Napoli. Nessun calciatore, neppure Pelè, ha inciso come lui nelle fortune delle sue squadre; nessuno ha dato tanto. Ha conquistato un titolo mondiale (1986) con una nazionale argentina oggettivamente modesta; ne ha sfiorato un altro nel '90 con compagni ancora più scadenti. Senza un arbitraggio smaccatamente favorevole ai tedeschi (lo stesso direttore di gara messicano avrebbe confessato di aver fatto di tutto per farli vincere, inventando il rigore decisivo) Diego sarebbe riuscito in un bis memorabile. Nonostante l'ostilità della tifoseria italiana che si comportò vergognosamente quella notte all'Olimpico, fischiando l'inno argentino e coprendo il campione d'insulti. Squallida rivincita per l'eliminazione degli azzurri, ipnotizzati e terrorizzati da Maradona.
Il quale ha assommato tutte le doti del fuoriclasse. Una tecnica inarrivabile, grande resistenza fisica, potenza, agilità. Goleador di straordinaria efficacia e fantasia, regista lucidissimo, agonista di eccezionale temperamento, capo branco indiscusso. Con l'umiltà del vero condottiero, pronto a trasformarsi nel più umile dei soldati per aiutare i compagni in difficoltà. Nonostante le sue vicende extracalcistiche ha riscosso una stima, anche umana, straordinaria dai suoi colleghi. Mai nessuno ha espresso un giudizio negativo su di lui, tutti lo han trattato con affetto e devozione. Significativo quanto ha detto Paolo Maldini alla vigilia della sua 112a partita in azzurro, record italiano condiviso con Zoff (e poi battuto). Richiesto di un parere sugli avversari più forti affrontati nella sua lunghissima carriera, non ha avuto dubbi: "Quando hai affrontato Maradona, tutti gli altri ti sembrano robetta. Diego è stato il più grande non solo per la sua bravura, ma per il carisma e la capacità di trascinare i compagni. Lo stimo e gli voglio bene. Ci son stati anni nei quali il nostro duello - con i clubs e in nazionale - era un classico. Pur avendo una voglia di vincere enorme, capace di infiammare uno stadio, quando ha perso non ha mai detto mezza parola contro gli avversari. Anzi è sempre stato il primo a darmi la mano per complimentarsi. Per me è stato un grande sportivo".
G. TOSATTI...


Pelusa per me Diego e' il piu forte senza se e senza ma, pero' ci puo stare che a qualcun'altro piaccia di piu' Pele o Di Stefano o anche Cruijff, perche comunque sono stati veramente grandi, In un olimpo ipotetico io vedo Maradona come Zeus , il massimo e gli altri tre deigli dei minori ma sempre dei. Poi ci sono i semidei ( Ronaldo, Platini, Zico,Zidane ecc..) e infine i terrestri fortissimi( i campioni di oggi ad esempio)

No ma figurati io non dico che non ci può stare rispetto tutte le opinioni [...] dico solo che il più amato è Diego poche persone al mondo possono vantarsi di avere un affetto e una dedizione simile a quella che hanno i fan di d10s.. io te ed epico ne siamo un esempio.. ;)



Certo , c'e anche una chiesa per Maradona, e' diventato una religione, per farti capire, io , personalmente non condivido questo .lo sport e' una cosa la religione un'altra pero' arrivare a fare una cosa del genere fa capire tante cose Maradona e' una droga, e' dentro le vene, nel cuore, nella testa, ho pure il tatuaggio io. e sono milanista da sempre....


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PELUSA86 ha scritto:
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PELUSA86 ha scritto:
Marco Bode ha scritto:
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sabonis ha scritto:
PELUSA86 ha scritto:
E OSANO PARAGONARLO AD ALTRI CALCIATORI PRSENTI E PASSATI .. MA PER FAVORE... LUI ERA LA SQUADRA .. LUI VINCEVA DA SOLO


Non solo osano paragonarlo ad altri ma osano preferirgli pele e di stefano in tante occasioni. Sopratutto gli storici di calcio.



Su Pele' e Di Stefano di certo non direi praticamente nulla, sono i Migliori del Calcio insieme a Crujiff ,ognuno nel massimo vede le proprie preferenze paragonato a gli altri e soprattutto a quelli di oggi mi viene solo da ridere. :grin ( chiaramente non solo Maradona ma anche per gli altri tre e per quelli di oggi la lista aumenterebbe considferevolmente :D )


Ecco bravo. Ognuno vede le proprie preferenze. Come detto, c'è chi preferisce Pelè, chi Di Stefano e chi Maradona. Libere opinioni. ;)

Il più grande
Giorgio Tosatti - giornalista, editorialista del Corriere della Sera, opinionista della Domenica sportiva della Rai-TV
Trovare nello sport il campione più bravo di tutti i tempi è molto difficile. Ma nel calcio brilla un nome...


Mi domandano chi sia il più grande calciatore di ogni tempo. Ho una radicata avversione per questo tipo di classifiche, così gradite ad una cultura per la quale tutti i valori vanno messi in fila, in modo da far competere non solo i vivi ma anche i morti. Nella logica di una società basata su mercato e successo ci deve essere sempre un vincitore. Così si tenta di stabilire se Annibale era miglior stratega di Napoleone, se Eisenhower fosse migliore di Giulio Cesare. Oppure si danno i voti a Botticelli e Van Gogh, Giotto e Picasso come se persino l'arte fosse misurabile, scomponibile in cifre, incasellabile.
Figuriamoci nello sport, prototipo della competizione più spinta. Non ho mai creduto alla possibilità di paragonare atleti mai incontratisi. Neppure nelle discipline dove esiste un metro di valutazione fisso: il tempo, la distanza. Secondo questa logica il migliore sarebbe sempre l'ultimo detentore del record. Eppure dubito che oggi vi sia un velocista superiore a Jesse Owens, il cui primato sui cento metri durò un mucchio di anni e sembrava invalicabile anche se oggi è robetta. L'uomo progredisce continuamente (basta pensare di quanto siano cresciuti altezza media, peso, durata della vita) e migliora ancor più vertiginosamente la scienza della preparazione: dagli allenamenti alle medicine, dagli attrezzi alle tecniche. Ogni nuova leva metabolizza l'esperienza delle precedenti e si rafforza. Ma i fuoriclasse escono dalla media del loro tempo, fanno storia a sé. Un'idea per misurarli potrebbe essere proprio questa: sono tanto più grandi quanto più si distaccano dalla media del tempo. Resta un sistema empirico ma ha una sua logica. Nell'impossibilità di veder gareggiare insieme campioni divisi non solo dal tempo ma da infinite diversità relative allo sviluppo del progresso e dello sport, questa sfida indiretta contiene una base di verità abbastanza oggettiva. Se, per esempio, nessuno ha dominato i propri contemporanei come Merckx e Binda, probabilmente son stati i migliori ciclisti della storia. Così Zatopek nel mezzofondo, Spitz nel nuoto e così via.
E tuttavia neppure questo sistema, pur razionale, ci garantisce un giudizio esatto. Non tutte le generazioni hanno lo stesso valore; lo sport c'insegna che esistono anni ricchi di talenti e anni poveri. Quindi un fuoriclasse può svettare più di altri perché opposto a rivali mediocri. E poi da ogni tipo di paragone mancherà sempre un dato essenziale riscontrabile solo nella sfida diretta: chi abbia più grinta, volontà di vittoria, astuzia e ferocia nell'inseguirla.
Nel calcio una valutazione veramente oggettiva non è possibile trattandosi di uno sport di squadra. Alle considerazioni valide per le discipline individuali e comunque in qualche modo misurabili (numero di vittorie, primati) qui se ne debbono aggiungere un'infinità. Diventa determinante il Paese in cui nasci e svolgi la tua attività: se non appartieni alle grandi scuole calcistiche difficilmente avrai la possibilità di esprimerti. Non meno importante il valore della tua nazionale e della tua compagine di club: puoi essere un padreterno ma se il contesto è mediocre vincerai poco. Ma siamo solo all'inizio. In che ruolo giochi? Nessun difensore, per quanto straordinario, verrà mai prescelto come il miglior rappresentante assoluto di questo sport. Eppure ce ne son stati d'immensi (Beckenbauer, per esempio) e nessuno può dire se nei trionfi di una squadra un giocatore come lui conti meno di un regista o di un goleador. Non basta. In un collettivo conta l'abilità individuale, la tecnica o l'apporto che dai alla squadra? Basta fare benissimo il proprio lavoro, primeggiare in un ruolo, o ci vuole qualcosa di più: essere un capo, un trascinatore, l'anima del gruppo?
Come si fa a dire chi sia stato il più bravo? Di troppi sappiamo poco, tanto più che ci sono arrivati brandelli d'informazione, giudizi non valutabili, l'attività internazionale era scarsa, il numero dei giocatori ridotto. Personalmente credo che volendo stilare una classifica si debba procedere ad alcune esclusioni. Via i campioni antecedenti alla seconda guerra mondiale per quanto ce ne fossero di straordinari a partire da Meazza, Matthews, Ademir, Pedernera, Piola, Zamora, Planicka e tanti altri. Era un altro calcio. Credo sia ragionevole dare minor importanza anche ai fuoriclasse degli anni successivi per quanto immensi. Il numero dei giocatori nel mondo era abbastanza ridotto, non c'era una selezione dura come quella attuale, in diverse parti del pianeta calcio stentava a muovere i primi passi.
Limitandoci, quindi, al periodo in cui questo sport ha raggiunto una dimensione veramente internazionale, con competizioni stabili, un'attività intensa e ben organizzata, credo che Maradona si faccia preferire a chiunque, compreso il mitico Pelè. La cui grandezza ha avuto un limite: si è espressa solo in nazionale (dov'è stato formidabile), nel campionato brasiliano e in quello statunitense. Certo ha disputato un'infinità di amichevoli con il Santos in Europa, dando la misura delle sue inarrivabili doti di goleador. Ma gli è mancata la verifica di qualche stagione nel calcio europeo, contro difensori assai meno permissivi di quelli brasiliani, in ambienti agonisticamente molto più duri.
Maradona, invece, ha percorso le strade più impervie. Vincere due scudetti e una coppa Uefa a Napoli facendone uno dei clubs più prestigiosi del mondo è impresa titanica. Basta osservare cosa è stato il Napoli sia prima che dopo di lui; basta enumerare i grandi campioni (Platini, Falcao, Matthaus, Boniek, Van Basten, Gullit, Baresi e decine di altri comprese molte stelle italiane) da lui affrontati e sconfitti nonostante militassero in clubs più ricchi, consolidati e potenti del Napoli. Nessun calciatore, neppure Pelè, ha inciso come lui nelle fortune delle sue squadre; nessuno ha dato tanto. Ha conquistato un titolo mondiale (1986) con una nazionale argentina oggettivamente modesta; ne ha sfiorato un altro nel '90 con compagni ancora più scadenti. Senza un arbitraggio smaccatamente favorevole ai tedeschi (lo stesso direttore di gara messicano avrebbe confessato di aver fatto di tutto per farli vincere, inventando il rigore decisivo) Diego sarebbe riuscito in un bis memorabile. Nonostante l'ostilità della tifoseria italiana che si comportò vergognosamente quella notte all'Olimpico, fischiando l'inno argentino e coprendo il campione d'insulti. Squallida rivincita per l'eliminazione degli azzurri, ipnotizzati e terrorizzati da Maradona.
Il quale ha assommato tutte le doti del fuoriclasse. Una tecnica inarrivabile, grande resistenza fisica, potenza, agilità. Goleador di straordinaria efficacia e fantasia, regista lucidissimo, agonista di eccezionale temperamento, capo branco indiscusso. Con l'umiltà del vero condottiero, pronto a trasformarsi nel più umile dei soldati per aiutare i compagni in difficoltà. Nonostante le sue vicende extracalcistiche ha riscosso una stima, anche umana, straordinaria dai suoi colleghi. Mai nessuno ha espresso un giudizio negativo su di lui, tutti lo han trattato con affetto e devozione. Significativo quanto ha detto Paolo Maldini alla vigilia della sua 112a partita in azzurro, record italiano condiviso con Zoff (e poi battuto). Richiesto di un parere sugli avversari più forti affrontati nella sua lunghissima carriera, non ha avuto dubbi: "Quando hai affrontato Maradona, tutti gli altri ti sembrano robetta. Diego è stato il più grande non solo per la sua bravura, ma per il carisma e la capacità di trascinare i compagni. Lo stimo e gli voglio bene. Ci son stati anni nei quali il nostro duello - con i clubs e in nazionale - era un classico. Pur avendo una voglia di vincere enorme, capace di infiammare uno stadio, quando ha perso non ha mai detto mezza parola contro gli avversari. Anzi è sempre stato il primo a darmi la mano per complimentarsi. Per me è stato un grande sportivo".
G. TOSATTI...


Pelusa per me Diego e' il piu forte senza se e senza ma, pero' ci puo stare che a qualcun'altro piaccia di piu' Pele o Di Stefano o anche Cruijff, perche comunque sono stati veramente grandi, In un olimpo ipotetico io vedo Maradona come Zeus , il massimo e gli altri tre deigli dei minori ma sempre dei. Poi ci sono i semidei ( Ronaldo, Platini, Zico,Zidane ecc..) e infine i terrestri fortissimi( i campioni di oggi ad esempio)

No ma figurati io non dico che non ci può stare rispetto tutte le opinioni tranne che quella di brera , perchè un leghista per me non è da rispettare , dico solo che il più amato è Diego poche persone al mondo possono vantarsi di avere un affetto e una dedizione simile a quella che hanno i fan di d10s.. io te ed epico ne siamo un esempio.. ;)



Certo , c'e anche una chiesa per Maradona, e' diventato una religione, per farti capire, io , personalmente non condivido questo .lo sport e' una cosa la religione un'altra pero' arrivare a fare una cosa del genere fa capire tante cose Maradona e' una droga, e' dentro le vene, nel cuore, nella testa, ho pure il tatuaggio io. e sono milanista da sempre....

nooo stupendo sei milanista e hai un tatoo di diego.


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Marco Bode ha scritto:
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E OSANO PARAGONARLO AD ALTRI CALCIATORI PRSENTI E PASSATI .. MA PER FAVORE... LUI ERA LA SQUADRA .. LUI VINCEVA DA SOLO


Non solo osano paragonarlo ad altri ma osano preferirgli pele e di stefano in tante occasioni. Sopratutto gli storici di calcio.



Su Pele' e Di Stefano di certo non direi praticamente nulla, sono i Migliori del Calcio insieme a Crujiff ,ognuno nel massimo vede le proprie preferenze paragonato a gli altri e soprattutto a quelli di oggi mi viene solo da ridere. :grin ( chiaramente non solo Maradona ma anche per gli altri tre e per quelli di oggi la lista aumenterebbe considferevolmente :D )


Ecco bravo. Ognuno vede le proprie preferenze. Come detto, c'è chi preferisce Pelè, chi Di Stefano e chi Maradona. Libere opinioni. ;)

Il più grande
Giorgio Tosatti - giornalista, editorialista del Corriere della Sera, opinionista della Domenica sportiva della Rai-TV
Trovare nello sport il campione più bravo di tutti i tempi è molto difficile. Ma nel calcio brilla un nome...


Mi domandano chi sia il più grande calciatore di ogni tempo. Ho una radicata avversione per questo tipo di classifiche, così gradite ad una cultura per la quale tutti i valori vanno messi in fila, in modo da far competere non solo i vivi ma anche i morti. Nella logica di una società basata su mercato e successo ci deve essere sempre un vincitore. Così si tenta di stabilire se Annibale era miglior stratega di Napoleone, se Eisenhower fosse migliore di Giulio Cesare. Oppure si danno i voti a Botticelli e Van Gogh, Giotto e Picasso come se persino l'arte fosse misurabile, scomponibile in cifre, incasellabile.
Figuriamoci nello sport, prototipo della competizione più spinta. Non ho mai creduto alla possibilità di paragonare atleti mai incontratisi. Neppure nelle discipline dove esiste un metro di valutazione fisso: il tempo, la distanza. Secondo questa logica il migliore sarebbe sempre l'ultimo detentore del record. Eppure dubito che oggi vi sia un velocista superiore a Jesse Owens, il cui primato sui cento metri durò un mucchio di anni e sembrava invalicabile anche se oggi è robetta. L'uomo progredisce continuamente (basta pensare di quanto siano cresciuti altezza media, peso, durata della vita) e migliora ancor più vertiginosamente la scienza della preparazione: dagli allenamenti alle medicine, dagli attrezzi alle tecniche. Ogni nuova leva metabolizza l'esperienza delle precedenti e si rafforza. Ma i fuoriclasse escono dalla media del loro tempo, fanno storia a sé. Un'idea per misurarli potrebbe essere proprio questa: sono tanto più grandi quanto più si distaccano dalla media del tempo. Resta un sistema empirico ma ha una sua logica. Nell'impossibilità di veder gareggiare insieme campioni divisi non solo dal tempo ma da infinite diversità relative allo sviluppo del progresso e dello sport, questa sfida indiretta contiene una base di verità abbastanza oggettiva. Se, per esempio, nessuno ha dominato i propri contemporanei come Merckx e Binda, probabilmente son stati i migliori ciclisti della storia. Così Zatopek nel mezzofondo, Spitz nel nuoto e così via.
E tuttavia neppure questo sistema, pur razionale, ci garantisce un giudizio esatto. Non tutte le generazioni hanno lo stesso valore; lo sport c'insegna che esistono anni ricchi di talenti e anni poveri. Quindi un fuoriclasse può svettare più di altri perché opposto a rivali mediocri. E poi da ogni tipo di paragone mancherà sempre un dato essenziale riscontrabile solo nella sfida diretta: chi abbia più grinta, volontà di vittoria, astuzia e ferocia nell'inseguirla.
Nel calcio una valutazione veramente oggettiva non è possibile trattandosi di uno sport di squadra. Alle considerazioni valide per le discipline individuali e comunque in qualche modo misurabili (numero di vittorie, primati) qui se ne debbono aggiungere un'infinità. Diventa determinante il Paese in cui nasci e svolgi la tua attività: se non appartieni alle grandi scuole calcistiche difficilmente avrai la possibilità di esprimerti. Non meno importante il valore della tua nazionale e della tua compagine di club: puoi essere un padreterno ma se il contesto è mediocre vincerai poco. Ma siamo solo all'inizio. In che ruolo giochi? Nessun difensore, per quanto straordinario, verrà mai prescelto come il miglior rappresentante assoluto di questo sport. Eppure ce ne son stati d'immensi (Beckenbauer, per esempio) e nessuno può dire se nei trionfi di una squadra un giocatore come lui conti meno di un regista o di un goleador. Non basta. In un collettivo conta l'abilità individuale, la tecnica o l'apporto che dai alla squadra? Basta fare benissimo il proprio lavoro, primeggiare in un ruolo, o ci vuole qualcosa di più: essere un capo, un trascinatore, l'anima del gruppo?
Come si fa a dire chi sia stato il più bravo? Di troppi sappiamo poco, tanto più che ci sono arrivati brandelli d'informazione, giudizi non valutabili, l'attività internazionale era scarsa, il numero dei giocatori ridotto. Personalmente credo che volendo stilare una classifica si debba procedere ad alcune esclusioni. Via i campioni antecedenti alla seconda guerra mondiale per quanto ce ne fossero di straordinari a partire da Meazza, Matthews, Ademir, Pedernera, Piola, Zamora, Planicka e tanti altri. Era un altro calcio. Credo sia ragionevole dare minor importanza anche ai fuoriclasse degli anni successivi per quanto immensi. Il numero dei giocatori nel mondo era abbastanza ridotto, non c'era una selezione dura come quella attuale, in diverse parti del pianeta calcio stentava a muovere i primi passi.
Limitandoci, quindi, al periodo in cui questo sport ha raggiunto una dimensione veramente internazionale, con competizioni stabili, un'attività intensa e ben organizzata, credo che Maradona si faccia preferire a chiunque, compreso il mitico Pelè. La cui grandezza ha avuto un limite: si è espressa solo in nazionale (dov'è stato formidabile), nel campionato brasiliano e in quello statunitense. Certo ha disputato un'infinità di amichevoli con il Santos in Europa, dando la misura delle sue inarrivabili doti di goleador. Ma gli è mancata la verifica di qualche stagione nel calcio europeo, contro difensori assai meno permissivi di quelli brasiliani, in ambienti agonisticamente molto più duri.
Maradona, invece, ha percorso le strade più impervie. Vincere due scudetti e una coppa Uefa a Napoli facendone uno dei clubs più prestigiosi del mondo è impresa titanica. Basta osservare cosa è stato il Napoli sia prima che dopo di lui; basta enumerare i grandi campioni (Platini, Falcao, Matthaus, Boniek, Van Basten, Gullit, Baresi e decine di altri comprese molte stelle italiane) da lui affrontati e sconfitti nonostante militassero in clubs più ricchi, consolidati e potenti del Napoli. Nessun calciatore, neppure Pelè, ha inciso come lui nelle fortune delle sue squadre; nessuno ha dato tanto. Ha conquistato un titolo mondiale (1986) con una nazionale argentina oggettivamente modesta; ne ha sfiorato un altro nel '90 con compagni ancora più scadenti. Senza un arbitraggio smaccatamente favorevole ai tedeschi (lo stesso direttore di gara messicano avrebbe confessato di aver fatto di tutto per farli vincere, inventando il rigore decisivo) Diego sarebbe riuscito in un bis memorabile. Nonostante l'ostilità della tifoseria italiana che si comportò vergognosamente quella notte all'Olimpico, fischiando l'inno argentino e coprendo il campione d'insulti. Squallida rivincita per l'eliminazione degli azzurri, ipnotizzati e terrorizzati da Maradona.
Il quale ha assommato tutte le doti del fuoriclasse. Una tecnica inarrivabile, grande resistenza fisica, potenza, agilità. Goleador di straordinaria efficacia e fantasia, regista lucidissimo, agonista di eccezionale temperamento, capo branco indiscusso. Con l'umiltà del vero condottiero, pronto a trasformarsi nel più umile dei soldati per aiutare i compagni in difficoltà. Nonostante le sue vicende extracalcistiche ha riscosso una stima, anche umana, straordinaria dai suoi colleghi. Mai nessuno ha espresso un giudizio negativo su di lui, tutti lo han trattato con affetto e devozione. Significativo quanto ha detto Paolo Maldini alla vigilia della sua 112a partita in azzurro, record italiano condiviso con Zoff (e poi battuto). Richiesto di un parere sugli avversari più forti affrontati nella sua lunghissima carriera, non ha avuto dubbi: "Quando hai affrontato Maradona, tutti gli altri ti sembrano robetta. Diego è stato il più grande non solo per la sua bravura, ma per il carisma e la capacità di trascinare i compagni. Lo stimo e gli voglio bene. Ci son stati anni nei quali il nostro duello - con i clubs e in nazionale - era un classico. Pur avendo una voglia di vincere enorme, capace di infiammare uno stadio, quando ha perso non ha mai detto mezza parola contro gli avversari. Anzi è sempre stato il primo a darmi la mano per complimentarsi. Per me è stato un grande sportivo".
G. TOSATTI...


Pelusa per me Diego e' il piu forte senza se e senza ma, pero' ci puo stare che a qualcun'altro piaccia di piu' Pele o Di Stefano o anche Cruijff, perche comunque sono stati veramente grandi, In un olimpo ipotetico io vedo Maradona come Zeus , il massimo e gli altri tre deigli dei minori ma sempre dei. Poi ci sono i semidei ( Ronaldo, Platini, Zico,Zidane ecc..) e infine i terrestri fortissimi( i campioni di oggi ad esempio)

No ma figurati io non dico che non ci può stare rispetto tutte le opinioni tranne che quella di brera , perchè un leghista per me non è da rispettare , dico solo che il più amato è Diego poche persone al mondo possono vantarsi di avere un affetto e una dedizione simile a quella che hanno i fan di d10s.. io te ed epico ne siamo un esempio.. ;)



Certo , c'e anche una chiesa per Maradona, e' diventato una religione, per farti capire, io , personalmente non condivido questo .lo sport e' una cosa la religione un'altra pero' arrivare a fare una cosa del genere fa capire tante cose Maradona e' una droga, e' dentro le vene, nel cuore, nella testa, ho pure il tatuaggio io. e sono milanista da sempre....

nooo stupendo sei milanista e hai un tatoo di diego.


E' il minimo direi, per il migliore del mio sport preferito


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