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Chrisantus9 ha scritto:
arres82 ha scritto:
Chrisantus9 ha scritto:
arres82 ha scritto:
Chrisantus9 ha scritto:
arres82 ha scritto:
Qualcosa sulla coppa Italia del 1922?

Non so sei ironico, Arres, ma ti ringrazio comunque per l'idea che mi hai dato: la suddetta finale, un Vado-Udinese del 16 luglio '22, vide come protagonista il leggendario Virgilio Felice Levratto, quello cantato dal Quartetto Cetra. Un giorno o l'altro, scriverò anche di questo.

Assolutamente no, non ero ironico. Mi ha sempre incuriosito il fatto che fosse stata fatta quell'edizione della coppa Italia, e poi più niente per decenni, per di più vinta da una squadra che ora è scomparsa dalla calcio che conta (anche dal calcio che conta meno, diciamo).

Comunque bello l'articolo su Pichichi.

Be', allora ti accontento subito: lunedì prossimo troverai la storia del Vado e del suo cannoniere Levratto su Goal.com. ;)

Grande Chris! Allora, a proposito del Quartetto Cetra, posto il video della canzone in questione "Che centrattacco!" interpretata a teatro dagli Oblivion (notare di che giocatore è la maglia rossa e blu):

http://www.youtube.com/watch?v=FPMEz_WXQ-w

Ho letto «Terra Sarda» ed intravisto un numero 10. Fammi indovinare: Zola?

Esatto :grin (anche perché se fosse stata quella di un altro giocatore avrei postato il video originale dei Cetra).


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Qua si pensa molto ai titoletti e poco al Vado... :omg


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arres82 ha scritto:
Qua si pensa molto ai titoletti e poco al Vado... :omg

Il pezzo è bell'e pronto, la pubblicazione però è stata rimandata: sono impegnato nella stesura di un articolo che andrà su Calcio2000 del mese prossimo, e per questa settimana ho chiesto di essere coperto da qualcuno.

Il pezzo sul Vado te lo mando via MP, ok?


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Quella leggenda chiamata Vado...

Vado: voce del verbo andare o squadra di calcio? Visti i temi trattati in questa rubrica, si tratta indubbiamente della seconda opzione. Per scoprire cosa c'entri una piccola realtà calcistica quale è l'F.C. Vado 1913 (attualmente primo nel girone A di Promozione ligure) con la storia del calcio bisogna risalire al 1922, anno della disputa della prima Coppa Italia. Il torneo, che poco ha a che fare con quello odierno per format e tempistiche, era stato indetto dalla FIGC: le squadre affiliate alla rivale CCI (Confederazione Calciatori Italiana), quindi, si astennero dal parteciparvi. Senza gran parte delle «big» dell'epoca - Inter, Juventus, Pro Vercelli, Genoa e Livorno non presero parte alla competizione -, il Vado decise di giocarsi le sue carte, ché magari qualcosa di buono sarebbe venuto fuori. E così, tra le 37 partecipanti al torneo figurò anche la compagine rossoblu, espressione calcistica di Vado Ligure (provincia di Savona), poco più di 6.000 abitanti all'epoca dei fatti. La formazione vadese, allora come oggi, militava in Promozione: la differenza sta nel fatto che, a quel tempo, il campionato equivaleva all'attuale Lega Pro Prima Divisione, non certo al terzo livello dilettantistico dei giorni nostri. La squadra, di tutto rispetto, annoverava tra le sue fila i fratelli Babboni (Achille, Bacicin e Lino), Roletti, Marchese, il regista Esposto ed il bomber Levratto: il campionato culminò con la promozione, a braccetto con l'Entella, in Seconda Divisione Nord, un'antenata della Serie B, all'incirca.

La stagione agonistica 1921-22 passò però alla storia per via della conquista della Coppa Italia, ottenuta anche grazie alle ottime disponibilità economiche della squadra. Niente corruzione o porcherie simili, ma semplicemente un costante vantaggio del fattore campo: il regolamento della neonata competizione prevedeva infatti che la squadra ospitante corrispondesse cento lire alla FIGC, rimborsasse il viaggio in treno in terza classe alla squadra ospite e retribuisse con trenta lire ognuno dei suoi dodici componenti (undici giocatori più un dirigente). Facile capire che di squadre disposte a sborsare un tale cifra ce ne fossero poche all'epoca, e così il Vado si trovò a disputare in casa propria ben cinque delle sei partite complessive: l'unica trasferta fu quella del 18 giugno 1922, 1-0 alla Pro Livorno nei quarti di finale con gol del centravanti Marchese al 75'. La semifinale, disputata nuovamente in casa, vide i rossoblu aver ragione della Libertas Firenze dopo ben 116': un gol dell'ala destra Roletti regalò ai liguri un posto in finale. Per scoprire chi sarebbe stato l'avversario nell'atto conclusivo del torneo si dovette attendere il 9 luglio, poiché fu ordinata la ripetizione di Udinese-Lucchese 4-3 a causa di un errore tecnico: il «replay» finì 1-0 per i friulani, che si garantirono così un posto in terza classe sul treno diretto Udine-Genova in partenza sette giorni dopo.

La finale, disputata il 16 luglio, vide chiudersi i tempi regolamentari sullo 0-0: il Vado fece buona guardia, resistendo agli attacchi dell'Udinese. I supplementari, così come i primi 90', si conclusero a reti inviolate, rendendo necessario il «tempo ad oltranza». A risolvere il match fu un Virgilio Felice Levratto - «oh, oh, oh, oh, che centrattacco!», cantò poi il Quartetto Cetra - neppure diciottenne, che quel giorno squarciò la prima rete della sua carriera - ne seguiranno molte altre - con un potentissimo tiro di esterno sinistro al 127'. La coppa, consegnata a Vado il 17 settembre del '22, oggi non esiste più: i suoi quasi nove chili d'argento furono immolati alla fusione patriottica il 18 dicembre 1935, giorno «dell'oro alla patria». Di quel 16 luglio 1922 non ci sono più testimoni, né in carne ed ossa e neppure in metallo: resta solo una riproduzione dell'originale, custodita in una vetrina dell'agenzia della Cassa di Risparmio di Savona in piazza Cavour, ovviamente a Vado. Ma il ricordo di quel giorno riecheggia ancora nelle parole degli anziani, quasi obbligati a tramandare quest'avvenimento irripetibile a figli e nipoti.

Fonte: Goal.com


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Consigli, urgono consigli... ma senza guantoni!

Ok, vado a sotterrarmi. :asd


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Ribadisco in pubblico i complimenti fatti in privato: bravo Chris! :ok
Chrisantus9 ha scritto:
Consigli, urgono consigli... ma senza guantoni!

Ok, vado a sotterrarmi. :asd

Chris, non parlare di corda in casa dell'impiccato...
E invece io un consiglio coi guantoni te lo do lo stesso: sempre a proposito di portieri, quando in campo non avevano il cappellino ma la coppola, e sempre a proposito della squadra nerazzurra più bella del mondo: la leggenda di Pizzaballa e della figurina introvabile? D'accordo, non è proprio calcistica, però qualcosa sul doppio filo tra calcio e figurine Panini (anche se hai già parlato della rovesciata di Parola, se non mi ricordo male).


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Arres, tu rischi la B, ma io per colpa di Consigli rischio di perdere uno scudetto meritatissimo. :asd

Capitolo Pizzaballa: un mito, ma solo grazie alla Panini. Di lui parlerò, te lo prometto, ma non subito: siamo ancora cronologicamente troppo vicini all'articolo su Carletto Parola e la sua mitica rovesciata.

Per quanto riguarda il prossimo pezzo, penso che scriverò del Reims: me lo propose Zanchetti tempo fa, e mi pare sia giunta l'ora di incensare adeguatamente la squadra che fu di Fontaine e Kopa.


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come sempre, ottimo Chris ;)


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Cita:
no scudetto meritatissimo.

E infatti, 36 punti in 14 match nel ritorno li ha fatti l'Inter no? :asd


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Maradona e quella punizione IMPOSSIBILE contro la Juventus...

Stadio San Paolo, Fuorigrotta, Napoli. Domenica tre novembre 1985, si gioca Napoli-Juventus. Le tribune sono gremite per la gioia dei bagarini, che festeggiano, pazzi di gioia, incuranti dell'incontro. La Vecchia Signora, Trap in panchina e Platini in campo, è reduce da uno stupefacente otto-su-otto: dal fischio d'inizio del campionato, nessuno è ancora riuscito ad estorcerle nemmeno un punto. Ma Napoli, il Napoli e soprattutto Diego Armando Maradona sono di parere opposto: un pareggio? Nemmeno per scherzo, si scende in campo per fare bottino pieno. La folla brama un successo, infreddolita sugli spalti intrisi d'acqua. Diego recepisce, e dà il via ad un monologo tinto del suo colore più caro, quello della sua maglietta: se Pino Daniele fosse stato lì quel giorno, «Napule» non sarebbe stata «mille culure» ma uno solo, azzurro-Napoli.

Garella; Bruscolotti, Carannante; Bagni, Ferrario, Renica; Bertoni, Pecci, Giordano, Maradona, Celestini da una parte, Tacconi; Favero, Cabrini; Pioli, Brio, Scirea; Mauro, Bonini, Serena, Platini e Laudrup dall'altra. L'arbitro fischia, inizia Napoli-Juventus, nona giornata del campionato di Serie A 1985-86. In campo c'è una sola squadra, quella che gioca in casa. I settantamila fedelissimi partenopei non riescono a cogliere alcuna gioia nella prima frazione di gara, e qualcuno comincia addirittura a temere che la banda di Trapattoni possa prolungare ulteriormente la propria, incredibile, striscia di successi. Ma così non è.

L'apoteosi, in quel giorno da cani, viene raggiunta nel secondo tempo. Dopo ventisette minuti l'uomo in giacchetta nera, il pisano Giancarlo Redini, comanda un calcio di punizione indiretto. Siamo nell'area di rigore juventina, e Tacconi inizia a sudare freddo: davanti a lui c'è Diego Armando Maradona, e nei suoi occhi brilla una luce sinistra. Nessuno immagina cos'abbia intenzione di fare quel tarchiato argentino, ma il sinistro educato sulle difficili strade di Villa Fiorito già freme. Pecci, intanto, ha già toccato il pallone: tutto ciò che Maradona farà da quest'istante in poi sarà regolare, anzi, legale. Diego allora fa due passi, e calcia. Lo fa con l'interno del vellutato sinistro, come di consueto, ma la cosa non convince appieno la stragrande maggioranza degli spettatori: troppo vicino Diego, sei troppo vicino, quella palla non scenderà mai in tempo. Poveri illusi.

La palla ha già gonfiato la rete del desolato pescatore Tacconi, che di professione fa il portiere ed ha quindi interesse a mantenere immacolata la propria ragna. La «piuma» di Maradona, però, non vuole sentir ragioni, nemmeno dalla fisica: persino gli studiosi si sono cimentati nell'analisi di quella traiettoria impossibile, rimanendo con un palmo di naso. Diego, bontà sua, aveva gabbato pure la scienza, oltre alla Juventus.

Fonte: Goal.com


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