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articoli su Messi
Sconcerti: Messi fuori dalla Spagna NON C'E'!
Sconcerti assolve Maradona, alla sbarra finisce qualcun altro: "Lui non ha troppe colpe, Messi fuori dalla Spagna NON C'E'".
"La differenza con il Maradona vero è proprio nel rendimento in tornei come questo...".
Condannato da molti opinionisti che gli imputano sia la scelta degli uomini sbagliati (con relative assenze pesanti) che l'incapacità di dare soluzioni tattiche credibili all'Argentina, Diego Armando Maradona viene invece assolto dal suo popolo, che già in passato gli ha sempre perdonato tutto.
All'indomani della disfatta epocale contro la Germania, il Ct dell'Albiceleste potrebbe conservare la sua panchina in vista della prossima 'Copa America', in programma proprio in Argentina l'anno prossimo, ed anche Mario Sconcerti non se la sente di crocifiggere pubblicamente il 'Pibe', addossando a qualcun altro le responsabilità principali del fallimento sudafricano.
"Contro la Germania - scrive l'editorialista del 'Corriere della Sera' - Maradona perde in mezzo al campo come una qualunque squadra italiana non farebbe mai. Regala due uomini agli avversari per dare più spazio a Messi, ma nel calcolo dei dadi è lui che perde. Messi non c'è, non incide, fa sempre lo stesso gioco come volesse salvare il mondo con una sola azione".
Sulla 'Pulce' del Barcellona Sconcerti ci và giù duro: "C'è qualcosa di paradossale nel Mondiale di questo giocatore che era e resta l'ultimo dei fuoriclasse. E' impensabile per uno di questo talento lasciare così poco nel torneo più importante. Uscire dal torneo senza aver fatto un goal spiega già la metà dei problemi trovati dall'Argentina. Non credo che Maradona abbia troppe colpe. Messi è mancato in misura grave, tanto da far pensare a difficoltà oggettive ogni volta che esce dalle marcature del campionato spagnolo. Straordinario giocatore, ma la differenza con il Maradona vero è proprio nel rendimento in tornei come questo...".
L'attaccante del Barcellona, che non è riuscito a segnare nemmeno un gol nella fase finale del torneo e contro i tedeschi è stato praticamente nullo, affida al suo blog personale il suo pensiero.
Aggiungi un posto a tavola, verrebbe da dire. Ma non in quel senso lì, giocoso e casinista. Aggiungilo, perché anche Lionel Messi ha fatto la fine di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney, di Kakà e Frank Lampard, tanto per citare i fiaschi più clamorosi e recenti. La pulce è caduta nei quarti, come Kakà, come nell’ultimo Mondiale.
A 23 anni, fresco di Pallone d’oro, continua a incarnare, nel calcio e per il calcio, lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde. Un fenomeno nel Barcellona, il suo rovescio nell’Argentina. Quando il gioco resta tenero - e, nelle fasi a gironi, lo rimane metaforicamente spesso - la Pulce sa come si fa, e lo fa. Viceversa, quando il gioco diventa duro, tende a scomparire. Esempio ultimo, e sommo, la fuga da Argentina zero, Germania quattro. Dribbling dimostrativi, tocchi accademici: mai, però, un morso; al massimo, un graffio. E sempre lontano, non in area di rigore, il paesaggio che nel Barça costituisce la sua riserva di caccia e in Nazionale una località turistica da evitare per il troppo traffico, i troppi turisti.
E’ la serata più triste della mia vita». Non poteva cominciare che così, Leo. E poi un concetto capitale: «In Germania non fui protagonista perché non potei: qui non lo sono diventato perché non ci sono riuscito. Nel 2006, il ct Pekerman non mi vedeva, stavolta Maradona mi ha consegnato le chiavi della squadra. Sono stato io a perderle, non i miei compagni». Assunzione di responsabilità. Era il minimo. Cinque partite (Nigeria, Corea del Sud, Grecia, Messico, Germania), zero gol. Una traversa con la Grecia, il tumultuoso avvio del gol di Tevez - il cui fuorigioco, non rilevato da Ayroldi, è costato il Sud Africa a Rosetti - e una collanina di dribbling, colpetti di tacco, bollicine e serpentine. Bigiotteria da mercatino delle pulci (appunto).
Leo è un giovanotto che i problemi infantili di salute hanno costretto a crescere in fretta, dentro e fuori. Non è la prima volta che esce dalle partite che contano. Ci sono state anche Barcellona-Chelsea e Inter-Barcellona. Gabbia o non gabbia, c’è qualcosa che, in lui, si accende al buio e si spegne sotto i riflettori. Due Mondiali buttati a 23 anni possono essere tutto o niente, dipende. Maradona disputò il primo a 22 anni non ancora compiuti e lo finì, nella seconda fase a gironi, con un’espulsione. Era il 1982, arriba Italia. Diego l’ha poi vinto in Messico, nel 1986, quando ancora non ne aveva ventisei. Nel 2014, in Brasile, Messi ne avrà 27. Si sbrighi.
Figuratevi i giornali di Buenos Aires: la colpa, stavolta, è di Maradona, reo di aver tolto Veron e di aver arretrato la posizione di Messi, come se le fortune di un campione dipendessero da dieci metri più in qua o più in là. Provate a chiederlo a Michel Platini. Ne riceverete un’occhiata fulminante.
Molte le delusioni e non solo tra le nazionali come Francia e Italia, ma anche in giocatori specifici. E’ il caso dell’argentino Messi, molto criticato dopo l’eliminazione subita con il poker dei panzer tedeschi.
E' la sconfitta di Lionel Messi, Pallone d'oro in carica, che conferma quella vecchia diceria sul Pallone d'oro che porta male a chi se lo aggiudica: eliminato dall'Inter nella semifinale di Champions e dalla Germania nei quarti del Mondiale, senza aver mai brillato davvero, senza aver mai segnato un gol, senza aver preso per mano l'Argentina. Nel secondo tempo Messi sparisce dal campo, non gli riesce nulla.
Diego Armando Maradona a 21 anni giocò il primo mondiale, Spagna '82, e segnò due gol in cinque partite, anche allora l'Argentina non arrivò in semifinale, ma contro aveva il Brasile più bello del dopo Pelè, e un'Italia che avrebbe vinto il mondiale.
Leo Messi accostato a lui, e dallo stesso Maradona, quest'anno a 23 anni non ha segnato nemmeno un gol, in questi mondiali 2010, alla prima partita decisiva scompare, se la squadra non gioca bene, lui non si vede mai.
Maradona trionfò nel Barcellona e portò il Napoli al primo scudetto della sua storia, segnava e sfornava assist incredibili, giocava per la squadra, e campioni, sembravano anche quelli che giocavano con lui.Messi cerca troppo spesso le azioni individuali, grandissima tecnica e senso del gol, ma nelle partite internazionali che contano, come le due di champions giocate nel Barcellona quest'anno contro l'Inter, non incide mai.
La personalità di Diego era di un altro livello, leader non solo perchè di maggior talento rispetto ai compagni, ma anche per la combattività, il pizzico di cattiveria e furbizia necessaria, non solo classe dunque.
Certo due ruoli diversi, Messi è più punta ovviamente, ma ha meno carattere e a volte si estranea dal gioco di squadra e dalla partita.
I numeri sono sicuramente eccezionali, la qualità tecnica è indubbia, ma paragonarlo al grande Diego è un errore, è ancora giovane, avrà modo di dimostrare di avere personalità e di maturare, ma Diego Armando Maradona già a 16 anni spiccava per il suo talento e la sua caparbietà .
Messi 4.5: un Mondiale da dimenticare per La Pulce. Nessun gol segnato e tanta amarezza per non aver saputo guidare i suoi compagni verso il successo.
Messi un giullare
Critiche che hanno investito (pesantemente) Messi, inquadrato “in netta e costante fase calante in ogni partita del Mondiale”. Una bocciatura senza mezzi termini.
Nella terra del Tango è iniziato il processo a Messi, il talento del Barcellona che ha fallito su tutti i fronti giocando un mondiale anonimo e deludente.
Nessuno può avere il minimo dubbio. Tra le delusioni più grandi della stagione, dovrà essere annoverato il mondiale di Lionel Messi. Era stato accreditato da praticamente tutti gli addetti ai lavori come il protagonista annunciato, guidato da Maradona, la persona che più delle altre avrebbe potuto capirlo e farne il leader assoluto di un'Argentina che, viste le inopinate scelte del suo c.t. aveva in lui la principale stella di caratura totale. E invece no, niente di tutto questo. Nessuna magia, nessuna accelerazione, nessun gol! Non c'è stata ombra di Messi, in questa rassegna sudafricana, tanto da anticipare ai quarti di finale il ritorno a Buenos Aires della Selecciòn. Indagando nei perchè di questo flop, è inevitabile che il pensiero ricorra a quella semifinale tra Inter e Barcellona, primo segnale concreto della cattura di quella Pulga che sembrava imprendibile per tutti. Mourinho lo ingabbiò, annullandolo in entrambe le sfide ed insegnando al mondo come fermare il miglior giocatore del globo. Da allora, mettendo da parte l'allegra spensieratezza delle difese della Liga, solo delusioni. A Messi non resta che trovare alternative di gioco, per non passare in un sol colpo da erede del più grande giocatore della storia, a delusione più cocente di sempre.
Il più grande errore di Maradona è stato credere che Messi fosse lui. Un errore che ha creato le premesse per la figuraccia tattica di ieri. L’idea di Maradona era fotocopiare il 1986 e riproporlo grazie alla Pulce. Una difesa bloccatissima (Brown, Cuciuffo e Ruggeri erano tre centrali e Olarticoechea non garantiva una grandissima spinta) Il nodo e lo snodo è il numero 10. Lì c’era Maradona, che saltava gli uomini e riusciva a non imbottigliarsi mai . In questo modo apriva spazio per gli altri due attaccanti che trovavano sempre la strada spalancata. Messi invece saltava i primi due e andava ad imbottigliarsi in mezzo a tre avversari che gli negavano tutti gli spazi di passaggio. In questo modo continuava a dribblare, perdendo palla o tirando in porta sbilanciato. Messi non è Maradona perché doveva capire di anticipare il tempo di passaggio, così da coinvolgere gli altri nel gioco e destabilizzare la difesa avversaria. Non è Maradona perché se vicino non gli metti Xavi e Iniesta che portano la palla pulita fino ai 25 metri, Messi non è capace di far muovere la squadra, costretta a stare appresso alle sue briciole. Nel Barcellona può aspettare a sinistra lo svolgimento del gioco e poi accendersi quando la difesa avversaria deve già prendere in carico l’intero fronte del gioco, mentre nell’Argentina, non avendo mediani di costruzione, partiva dal centro e andava a fare confusione sia a destra che a sinistra, bloccando qualsiasi gioco in fascia. Con un Veron, e non con Cambiasso e Zanetti che non avrebbero portato nessuna variante in questo sistema di gioco, questo gioco si poteva attuare, ma la Brujita era da pensione. Sciocco anche il richiamo a Milito, che sa giocare soprattutto in profondità con una batteria di mezze punte che portavano palla senza darla mai nello spazio.
Messi doveva contendere a Cristiano Ronaldo lo scettro di re del Mondiale. Invece, come il portoghese, è stato un autentico flop. Non ha segnato, non ha mai preso la squadra in mano. Lionel rimane un campione ma il mondiale sudafricano non lo ha consacrato come avvenne per Maradona in Messico. Messi soffre la gabbie avversarie:si era visto con l’Inter in Champions, si è ripetuto con la Germania sabato pomeriggio. Alla prossima. Voto 3
Ciao Diego, ti eri illuso che Messi fosse come te
Era tutto chiaro sin dall’inizio. Da quel tuo sguardo strano, quella posa singolare, quasi ricurvo nelle tue spalle, quelle braccia conserte, raggomitolato in quel vestito per cui tanto ti hanno deriso e che invece era solo la divisa della tua Nazionale. Avevi uno sguardo spento, eri accigliato. So già cosa pensavi: contro i tedeschi non potremo mai vincere senza di me in campo. E infatti così è andata.
Tu già sai cosa leggerai stamattina sui giornali. Al secondo gol dei tedeschi le sentivi già quelle dita sulle tastiere del computer, sotto sguardi sghignazzanti. Avanti, sfogatevi pure.
Ma tu avevi capito tutto, sin dall’inizio del Mondiale. Quella tua voglia di afferare il pallone ogni qual volta usciva dal campo era un manifesto. Senza un pallone tra i piedi tu puoi fare poco. Ci hai provato. Eccome se ci hai provato. Hai puntato tutto su un giocatore che solo uomini accecati da deliri possono paragonare a te. Hai piazzato Higuain al centro dell’attacco perché facesse largo a lui; poi hai sistemato Tevez esterno a correre per tre; e Di Maria sull’altra fascia. Apritevi tutti e fate passare lui. Ma lui non si è visto. Mai. Nel calcio di oggi basta saltare un uomo sull’esterno e sembra che ha fatto chissà cosa. Ma ieri Messi neanche questo è riuscito a far vedere.
A Usa ’94, dopo che Sacchi lo sostituì per far posto a Marchegiani che subentrò all’espulso Pagliuca, Baggio riapparve nella sfida col Messico. L’Avvocato disse di lui che nel corso degli inni nazionali gli era sembrato un coniglio bagnato.
ecco, la differenza è che ieri non pioveva. Messi era un coniglio asciutto. Nel primo tempo, a un certo punto, ha avuto un pallone che gli scendeva quasi a candela al limite dell’area. Sono convinto che da lì, dalla tua panchina, avevi già caricato il sinistro, nonostante il vestito buono. Lo so anche se non ti hanno inquadrato. Senza nemmeno guardare il pallone. Come facesti quella domenica pomeriggio a San Siro. Anni dopo, Zenga rivelò: “Quando vidi Maradona fissarmi dritto negli occhi senza guardare il pallone capii che ero finito”. La stoppasti di petto e la mettesti nell’angolino, Diego. Ieri, Lionel, l’ha lasciata cadere e l’ha stoppata senza tirare. Ma, se non tiri al volo in un quarto di finale del Mondiale che ti deve consacrare calciatore del pianeta, quando tiri?
E’ strano il calcio di oggi. Incorona fuoriclasse giocatori che arrivano al Mondiale e manco toccano palla: Messi, Kakà, Cristiano Ronaldo, lo stesso Rooney.
Non come quando giocavi tu. Che prendevi la squadra per mano e facevi alzare la Coppa del Mondo a Ruggeri e Pasculli. Eppure daranno la colpa a te, Diego. Lo sai bene. Diranno che sei finito. Che come allenatore non hai futuro. Che sei solo folclore e nulla più. Che con un allenatore in panchina quest’Argentina avrebbe fatto sfracelli. Tu sei rimasto lì, in piedi, senza mai dare cenni di reazione. Novanta minuti in cui ti è chiaro dall’inizio che sarai spettatore e basta. Quello sguardo profondo di chi ha perso tante volte e che il sapore della sconfitta lo fiuta nell’aria. Perché tutto ti si può dire, Diego, ma non che tu abbia perso quell’istinto animale. Non a caso Giuanbrerafucarlo ti chiamava il puma.
Sei stato il solo protagonista di questo Mondiale. Alle tue conferenza stampa davano i numeretti per l’ingresso e poi esponevano il cartello “tutto esaurito”. Ora è finita. Sei scoppiato a piangere nello spogliatoio. In campo ti eri trattenuto, ci avevi messo tutto il tuo orgoglio per non farlo. Oggi torni a casa, Diego. Ma quant’è stato bello rivederti davanti a quella panchina. Felice o triste, comunque vivo. Peccato, ti eri davvero illuso di aver trovato un tuo erede. Proprio non ti rassegni all’evidenza di essere irripetibile.
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