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da INDAGINE SUL CALCIO-Oliviero Beha e Andrea Di Caro (Bur) queste le parole di Roberto Pruzzo :
Faceva caldo,quella domenica, all’Olimpico e si respirava aria di scudetto.Grazie all’ennesima rimonta sul campo del Pisa la domenica precedente (2-4 risultato finale),la Roma di Eriksson aveva raggiunto la Juventus in testa alla classifica.I bianconeri di Trapattoni,che avevano dissipato 8 lunghezze di vantaggio (si giocava ancora con i 2 punti a vittoria), apparivano irrimediabilmente bolliti,la Roma lanciata verso uno scudetto irripetibile affrontava il Lecce allenato da Fascetti,già da tante giornate matematicamente retrocesso.La Juve invece doveva vedersela,sempre in casa,ma con un avversario molto piu ostico,il Milan.Fino a quel campionato (1985-86) Roma-Lecce non si era mai giocata in serie A.Allo stadio furono consegnati dei volantini che pregavano la tifoseria di non fare invasione di campo (era l’ultima in casa),ma di alzarsi tutti in piedi a 10 minuti dalla fine della partita e cominciare ad applaudire la squadra capace di una tale impresa.Prima dell’inizio il presidente Viola e il sindaco Ugo Vetere,grande tifoso della Roma,fecero un giro di campo per salutare i tifosi.Il “Corriere dello Sport” quella mattina titolò a lettere cubitali:
Sorpasso Per Questa Roma?
In quella stagione,fino al fatidico 20 aprile 1986,la Roma aveva giocato in casa 14 gare di campionato (con 13 vittorie e 1 pareggio).Il match contro il Lecce venne arbitrato da Rosario Lo Bello di Siracusa,il figlio di Concetto. Dopo 7 minuti la gara era già in discesa grazie al gol di Graziani, e la Roma era in testa al campionato.Ai giallorossi fu annullato un gol,ma non ci si fece neanche caso.Poi il Lecce con due azioni di contropiede si ritrovò clamorosamente in vantaggio alla fine del primo tempo. “Eravamo ugualmente tranquilli”, dichiarò Pruzzo in seguito,”al rientro li massacriamo”.E invece al rientro un altro contropiede costrinse il portiere Tancredi a un fallo da rigore:Barbas siglò la sua doppietta personale (l’altra rete fu di Di Chiara). Sul 3-1 cadde il gelo sullo stadio.A nulla sarebbe servito il diaciannovesimo centro in campionato di Pruzzo:2-3.A Torino nel frattempo la Juve superava 1-0 il Milan,gol di Laudrup.La settimana seguente la Roma avrebbe perso anche a Como. Il suicidio si era compiuto.Ma in quell’epoca di scommesse e partite strane, epoca in cui, come leggerete,la malavita puntava enormi cifre di denaro anche riciclato su singole gare e interi campionati, uscirono,subito dopo quelle Idi di aprile,storie di tutti i generi.Si infittirono i dubbi su quella sconfitta clamorosa.Si disse che alcuni giocatori della Roma avessero giocato una grossa somma sul 2 del Lecce alla fine del primo tempo,convinti di ribaltare il risultato nella ripresa.Si disse anche che la Roma godette di favori, “decisi a tavolino dall’Azienda di Soggiorno che organizza il campionato”,durante la stagione,per rendere piu competitivo il torneo che nel girone di Andata la Juventus aveva stradominato,e che in quella lunga rincorsa scommesse e arrangiamenti si sono sprecati,favoriti da anni in cui ancora non erano in voga la prove televisive e si poteva far tutto,o quasi.Appunto,quasi: alla fine alla squadra giallorossa era stato semplicemente presentato il conto.Se ne dissero così tante che anche il futuro presidente Franco Sensi confessò a distanza di parecchi anni, in privato, che gli era stato riferito che un noto giocatore della Roma era stato il contatto tra alcuni componenti della squadra e personaggi che si occupavano di scommesse. Ma a parte le voci vorticose non uscì mai fuori niente di concreto.Rende perplessi anche il fatto che,nonostante quell’anno fosse poi quello del secondo,clamoroso Totonero,quel Roma-Lecce non venne mai tirato in ballo,malgrado le lettere anonime che invitavano a indagare sulle partite della Roma.Comunque le figure interessate hanno sempre negato,e ciò può non stupire…Disse Pruzzo,per esempio:
“So che girarono voci, ma erano #@*§.Io ero un leader dello spogliatoio,non passava nulla che io non sapessi.E se qualcuno si fosse giocato la partita io l’avrei saputo.La verità è che nello spogliatoio non si giocava.Il Lecce rappresentò un incubo che può essere compreso solo se si considera quella partita come una follia isolata.Quella rincorsa ci causò un incredibile dispendio di energie fisiche e nervose.Avevamo finito la benzina,ecco la verità.Il calcio è bello anche perchè esistono gare come quella.Purtroppo capitò a non viverla”.
Ettore Viola,altro figlio di Dino,lo ha piu volte confermato ,e si tratta di una famiglia non indenne da casi oscuri,come si è visto…
“Mio padre alla fine della partita era distrutto,incredulo,ma anche lui non sospettò mai nulla.Ai giocatori della Roma,conveniva vincere.Mio padre aveva messo in palio per lo scudetto un premio clamoroso.La verità mai rivelata è che ci arrivarono voci insistenti di un premio a vincere o a pareggiare,che fu promesso al Lecce dalla Juventus.Giocarono la partita con una vis agonistica insolita per una squadra già retrocessa”.
Se quella fu una catarsi in negativo per il popolo romanista,fortunatamente senza altri guai che uno scudetto perduto e l’alone di sospetti summenzionati,un anno prima c’era stata una tragedia vera, in parte annunciata come in un romanzo coevo di Gabriel Garcia Marquez.La tragedia di uno stadio, all’indomani della quale mi disse,come accade nei casi epocali, “non sarà mai piu come prima”.Retorica,a giudicare dagli anni successivi,cioè vent’anni di stadi a rischio.
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