ciurlizza ha scritto:
A tratti penso sia sopravvalutato, ma ora vedendo la Roma di Mourinho sto cambiando idea.
Ho letto la frase 6 volte almeno e ancora non capisco
ciurlizza ha scritto:
Già solo con un allenatore che dica di pressare alti come matti (almeno nel secondo tempo, almeno se stai perdendo) e che suggerisca a Zaniolo che ormai una cosa chiamata "giocare a due tocchi" è lo standard de facto nel giuoco del pallone, e non puoi tenertela mezz'ora e andartene a zonzo da solo per il campo come manco in International Soccer per il Commodore 64, e magari ogni tanto se in area la passi al compagno meglio piazzato quello non si offende mica, i progressi sarebbero evidenti, secondo me.
Il pressing alto - tattica collettiva - però non è che si dica di farlo e basta. Si insegna, esercita, perfeziona e soprattutto si modula per frequenza nella partita o stagione. Come ogni gesto nello sport, dipende sempre quanto bene lo si esegue, contro chi, come lo si alterna a fasi di ripiego e che stratagemmi si hanno quando/se viene saltato. Per questo non capisco la frase sopra

Sul dire a Zaniolo di giocare a 2 tocchi o di passarla in area a quello meglio piazzato, quello non è gioco, è costruire calciatori pensanti, che sono in grado di fare 2 tocchi o 100 tocchi quando serve e quando no (chiaro, anche in base a come gioca la squadra). Ma non è che il bel gioco ti dice quando tirare eh. Né che fare 2 tocchi sia sempre la cosa giusta da fare

ciurlizza ha scritto:
Anche il passaggio nella gestione della Nazionale da Ventura a Mancini, che non fa buttare via un pallone e ha esaltato il collettivo, per cui ciascun elemento gioca (appunto) in funzione degli altri e li cerca sempre e comunque, parla abbastanza chiaro. L'aspetto decisivo è che abbia fatto risultato un sacco di volte a prescindere dagli interpreti, a volte anche con la squadra imbottita di seconde, terze o quarte scelte. E quindi se vinci nonostante questo mi pare evidente il ruolo del gioco in tutto ciò. Poi, certo, il calcio non è una scienza esatta, se fai un capolavoro di catenaccio contro uno che gioca ma non tanto ispirato magari la spunti.
Neppure Ventura buttava mai il pallone. I problemi erano altri ed erano il modulo base e gli uomini scelti/a disposizione, con i risvolti psicologici arcinoti in quei 2 match con la Svezia. Tatticamente il calcio era nelle intenzioni lo stesso di Conte, quindi con una fortissima impronta.
Sono una voce fuori dal coro, lo so, ma i meriti del Mancio sono principalmente nella gestione delle risorse umane e nell'aver creato un gruppo affidandosi ai giocatori migliori disponibili, facendogli fare quel che sanno fare meglio, e giocando in maniera più propositiva rispetto alla nostra tradizione. Ma eravamo/siamo una squadra con un'identità e concetti tattici molto meno marcati e caratteristici di quel che oggi ci raccontiamo, sicuramente meno "obbligata" tatticamente rispetto alle squadre di Conte e Ventura (che pure decise di giocare offensivo a viso aperto ma venne preso a pallonate dalla Spagna. Questo che deve insegnare, invece?). E infatti, basta pensare proprio a come è arrivata la vittoria con la Spagna nel match più duro dell'europeo: in un contesto di squadra propositiva e gruppo unito le conoscenze "italiane" del gioco ci hanno permesso di arrivare ai rigori e andare in finale.
E devo dirlo, la resa finale della squadra proposta da Mancini è il mix migliore che ci si possa aspettare. Coraggio, un canovaccio tattico propositivo ma non marcato e soffocante, aggiungendo (nel caso italiano una "storica e sedimentata") capacità anche di soffrire e difendersi a oltranza se la situazione lo richiede.