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L’ARANCIA MECCANICA – Nazionale Olandese 1974
Siamo giunti alla descrizione di quella che a detta di molti, anzi, di quasi tutti, è stata la squadra più forte e spettacolare di tutti i tempi, abbagliando i tifosi con il miracolo del calcio totale, guidati dal genio della panchina Rinus Michels e in campo dall’immenso talento calcistico del profeta del gol, Johan Cruijff, la punta di diamante di una squadra ricchissima di fuoriclasse di livello mondiale.
Questa impressionante macchina di spettacolo accecò il pubblico tedesco nei mondiali Germania 1974, asfaltando le squadre che la separavano dalla finale contro i padroni di casa, i tedeschi dell’altro titano calcistico dell’epoca, Kaiser Franz Beckenbauer. La finale, aperta da un gol su rigore di Neeskens al primo minuto, senza che i tedeschi avessero toccato mai palla, terminò con la vittoria in rimonta dei tedeschi, con gol di Breitner e Müller, al termine di una partita in cui il genio di Cruijff non riuscì a brillare, a causa della asfissiante marcatura a uomo praticatagli da Berti Vogts, che non lo fece respirare per tutta la partita, inseguendolo ovunque. L’Olanda perse dunque la finale di un campionato del mondo che avrebbe largamente meritato di vincere, in una partita nella quale la vecchia marcatura a uomo soppiantò la moderna marcatura a zona, il catenaccio sconfisse il calcio totale, i polmoni vinsero sulla tecnica. Il calcio moderno perse quella partita, quella ultima partita contro il calcio vecchio stile, vero, ma aveva ormai già conquistato il mondo, dando il via a una enorme rivoluzione, che diede vita al calcio moderno. In quella partita, il vecchio calcio passò il testimone al calcio moderno, non prima però di aver avuto un ultimo scatto di orgoglio, per far valere la propria storia gloriosa, per ricordarci quanto fosse stato importante, e vincendo la sua partita, sapendo che sarebbe stata l’ultima.
Il modulo base adottato da Michels era il 4-3-3, che durante la partita non significava niente, perché poteva diventare di tutto. L’aspetto più rivoluzionario sul piano tattico fu senza dubbio l’abolizione della marcatura a uomo e l’introduzione di quella a zona, con il conseguente abolimento del battitore libero: se ognuno doveva muoversi per tutto il campo, non aveva senso assegnarli un marcatore; allora il principio divenne: marca chi caspita ti capita a tiro. Questo faceva sì che tutti avessero enorme libertà di movimento, e che fossero gli altri a doverti inseguire. Questa tattica presupponeva una condizione atletica fenomenale della squadra olandese, poiché ognuno doveva spostarsi ininterrottamente per tutto il campo, e una volta raggiunto questo obiettivo, l’intuizione geniale di Michels fu quella di far spolmonare i poveri marcatori a uomo, inseguendo i propri giocatori per tutto il campo, e scombussolando tutto l’apparato tattico degli avversari. Se ogni marcatore doveva spostarsi per tutto il campo cercando di inseguire il giocatore marcato, primo schiattava, secondo saltava tutta la tattica difensiva della squadra, perché nessuno stava al suo posto. Quando però Michels fece i conti con la mostruosa fisicità dei tedeschi, che tennero testa agli olandesi inseguendoli come forsennati per tutto il campo, ne uscì sconfitto. Il calcio totale impediva anche agli avversari di prendere le misure degli olandesi: se ti trovavi dieci giocatori diversi davanti per tutta la partita, è semplice capire che i poveri difensori vecchio stile rincoglionivano completamente. Come per tutte le formazioni spettacolari, anche quella olandese non aveva un centravanti vero, come è semplice intuire. Se sulla carta questo era Cruijff, potevi trovarti senza alcuna sorpresa Krol in quella posizione, mentre il profeta del gol scorrazzava allegramente da qualche altra parte, portandosi a spasso mezza squadra. Da ciò si deduce che per esistere il calcio champagne ha bisogno di un centravanti che duetti con i centrocampisti, in modo da far giocare bene tutta la squadra. Se questo si estrania dal gioco, la squadra non riesce a esprimere un calcio frizzante. La squadra dei tulipani basava il suo gioco soprattutto sul possesso palla, ed era pressoché impensabile trovare un giocatore che non avesse ricoperto almeno quattro ruoli differenti a partita, arrivando a picchi di dieci ruoli diversi (soprattutto Cruijff, Krol e Neeskens, veri emblemi del calcio totale) e a volte, perché no, anche undici. Tutti si scambiavano di posizione, le ali con i terzini, i terzini con le ali, gli attaccanti con i centrocampisti, i giocatori di fascia destra con quelli di fascia sinistra… dare una formazione era quasi una cosa inutile, l’unica cosa sensata era dare gli undici che scendevano in campo, senza specificare ruoli o altro, sapendo che alla fine non significavano niente. Comunque, proviamo a illustrare i ruoli ufficiali.
Portiere: il portiere, Jan Jongbloed, non era certo il punto forte della squadra. Onesto estremo difensore, comunque.
Difensori Centrali: i due difensori centrali, Rijsbergen e Hann, avevano caratteristiche diverse, uno più alla stopper, l’altro più alla libero, essendo anche un ex mediano, ma questi concetti nell’olanda non esistevano. Cosa sai fare? Il centrale? Stai in difesa. Sai anche impostare? Tanto meglio: sali a centrocampo e scambiati di posto con qualche altro. Sai fare altro? Fallo. Sai fare tutto? Tanto meglio.
Terzini fluidificanti: i due terzini, Suurbier e Krol, furono i primi due terzini al mondo a sapersi bere tutta la fascia, facendo su e giù come forsennati, scambiandosi spesso di posto con le ali e talvolta fra di loro: Suurbier, di solito a destra, passava a sinistra, il contrario era per Krol. Erano entrambi quasi perfettamente ambidestri, ed entrambi dei veri e propri jolly della difesa e non solo, capaci di ricoprire tutti e quattro i ruoli del pacchetto arretrato e parecchi ruoli del centrocampo, e all’occorrenza dell’attacco.
Regista: il modulo di Michels prevedeva un regista arretrato, alla Pirlo, per intenderci, che era Willem Van Hanegem, dotato di eccelsa visione di gioco, splendido sinistro e anche notevoli abilità difensive. Dove c’era bisogno di ordinare le idee, lì c’era Van Hanegem, pronto a ricominciare l’azione o a dettare l’ultimo passaggio.
Mediano: la squadra, molto sbilanciata, aveva bisogno di un cursore a centrocampo che sradicasse la palla dai piedi dell’avversario. Tale compito era assegnato a Wim Jansen, che era anche un più che discreto uomo d’ordine, oltre che un infaticabile ruba palloni.
Trequartista: da qui in poi i ruoli si fanno confusi: Johan Neeskens era sì colui che di norma stazionava sulla trequarti, fungendo da centrocampista e seconda punta, ma era anche tutto il resto. Difensore, mediano, ala, suggeritore, rifinitore, regista, attaccante, centravanti, e chi più ne ha più ne metta. Il giocatore eclettico per antonomasia, in grado di fare tutto, ma proprio tutto, basti pensare che all’inizio della carriera giocava da difensore. Dove andavi e andavi, te lo trovavi sempre fra i piedi. Era ovunque. Fra le sue grandi qualità tecniche spicca il tiro da lontano, con il quale ha segnato gran parte dei 17 gol in nazionale, buon bottino per un giocatore che ha disputato buona parte delle sue 49 presenze in nazionale giocando da difensore centrale.
Ali: la formazione ufficiale prevedeva due ali, Rep e Rensenbrink, che si scambiavano continuamente di fascia, e svariavano per tutto il fronte offensivo, prendendo spesso il posto di Cruijff al centro dell’attacco.
Centravanti?: il “centravanti”, per così dire, era lui, il sommo, l’immenso Johan Cruijff, stella indiscussa di quella nazionale, che esaltava il pubblico con le sue progressioni inarrestabili, che era impossibile da abbattere, che schivava tutti i tackle che gli capitavano a tiro. Se gli arrivava la palla quando era di fronte alla porta e intravedeva un minimo spiraglio di fronte a se, state pur certi che dieci secondi dopo lui era davanti al portiere e lo scartava, mentre un numero imprecisato di giocatori cercava di rialzarsi dopo esser stati clamorosamente evitati da quell’allampanato ragazzo dai capelli lunghi. Come già detto, Cruijff non era il centravanti della squadra, era LA squadra, ogni azione passava dai suoi piedi, inventava, realizzava, costruiva, segnava, dribblava. Cruijff era il capitano e l’anima indiscussa della nazionale dei tulipani. Dove c’era Cruijff, c’era un’azione, e visto che Cruijff era ovunque, le azioni dell’Olanda si susseguivano ad ondate, stordendo gli avversari. Cruijff svariava, partiva dalla difesa, dall’ala, da centrocampo, da dove caspita voleva, e la sua Olanda lo seguiva. Se poi gli capitava, faceva anche il centravanti.
_________________________________Jongbloed
____________________________________n°8
_____________________Rijsbergen__________________Haan
_______________________n°17______________________n°2
_Suurbier______________________________________________________________Krol
__n°20________________________________________________________________n°12
_______________________________________Van Hanegem
_____________________Jansen ________________ n°3
______________________n°6
__________________________Neeskens
____________________________n°13
Rep
n°16___________________________________Cruijff
________________________________________n°14___________________Resenbrink
_________________________________________________________________n°15
Anche i numeri di maglia furono assegnati in modo del tutto rivoluzionario: invece di essere assegnati per ruolo, come fatto fino a quel momento, vennero assegnati seguendo un altro criterio. Visto che non esisteva la distinzione dei ruoli, Michels li assegnò secondo il criterio dell’ordine alfabetico, e questo rappresenta un segnale molto forte: qui distinzione di ruoli non c’è, ognuno può ricoprire il ruolo che vuole. L’unica eccezione è rappresentata da Cruijff, che indossava da sempre il 14, numero speciale per lui.
Dal calcio totale propagandato dai tulipani di Cruijff si evolse il calcio moderno, qualsiasi tattica moderna è figlia della magnifica tattica di Rinus Michels, anche se non potrà mai ripetersi il miracolo dell’arancia meccanica, costituita dai giocatori più adatti possibili a giocare questo tipo di calcio, in cui niente è fisso, niente è deciso, tutto è affidato al nostro genio e, soprattutto, alle nostre gambe.
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