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Topic dedicato a quello che ritengo uno dei massimi cervelli mai accomodatisi in panchina. Raymond La Science Goethals è un cane sciolto che appartiene alla schiera dei post-Happeliani: uno zonista visionario e un genio della strategia difensiva. Personaggio eccentrico, arrogante, cialtronesco, eppure uno straordinario stratega, uno fra i pochi grandi in grado di combinare concezioni tattiche avanguardistiche e risultati ai limiti del miracoloso. Come molti belgi, Raymond curava in modo maniacale la tattica del fuorigioco (il celebre difensivismo fiammingo di Breriana memoria), ma le sue squadre mi sembrano molto camaleontiche e imprevedibili (chiedo lumi a Ciccio per maggiori dettagli). Alcune fra le sue imprese più grandi.
- A inizio anni '70 allena la nazionale del Belgio. Fra le fila dei suoi, spicca il talento di Van Himst, ma la squadra non è così eccezionale. Ebbene, il Belgio raggiunge la fase finale del campionato europeo del 1972 (traguardo precluso a nazionali come Italia, Inghilterra, la giovane e arrembante Olanda, la Spagna), e fa soffrire la grande Germania Ovest, che risolve tutto con il solito Gerd Muller. Il Belgio impressiona tutti gli appassionati per la superba organizzazione, per il suo zonismo esasperato eppure intelligente, meno bohemien di quello olandese, più attendista. - Durante le qualificazioni per i mondiali di Germania 1974, il Belgio è inserito nel girone dell'Olanda. Sì, quell'Olanda. Ebbene, la squadra di Raymond subisce zero reti in tutto il girone, fa soffrire come matti anche gli orange, termina le qualificazioni a pari punteggio, e non raggiunge la fase finale a causa della differenza reti. Nessuno farà soffrire allo stesso modo la compagine di Michels ai mondiali, tolta la Germania Ovest in finale.
- Il suo secondo capolavoro è l'Anderlecht. Confesso di non aver visto moltissimo di quella squadra. So però che era fra le più temute e reputate d'Europa. Non vinse solo in patria: ci sono Coppe delle Coppe strappate ad avversari di caratura, e ci sono due partite clamorose (queste le ho viste: tanto di cappello) in cui l'Anderlecht, in finale di Supercoppa Europea, fa a pezzi quel Bayern e quel Liverpool. Con Raymond, un fuoriclasse non sempre compiuto e sul pezzo come Resenbrink diventa uno dei massimi calciatori d'Europa. La sua squadra, in giornata, è impossibile da affrontare: difesa altissima, tattica del fuorigioco parossistica, pressing minuziosamente calcolato e portato in ogni zona del campo, giocatori eclettici. Insomma, il calcio totale declinato in versione genialmente speculativa.
- Dopo un'esperienza ancora una volta positiva, da autentico riparatore, al Bordeaux (che porta da una retrocessione certa alla zona uefa), Raymond copie l'ennesima impresa notevole sulla panchina dello Standard Liegi. La squadra belga si impone in un campionato equilibratissimo, e inizia ad alzare la voce anche in Europa: quarti di coppa UEFA, finale di Coppa delle Coppe in cui fa vedere i sorci verdi al Barcellona, costretto a una difficilissima rimonta (partita da vedere, i belgi veramente ingabbiano il gioco della squadra di Migueli, Simonsen, Quini - una formazione comunque importante e sicuramente superiore, dal punto di vista individuale).
- Da ultimo, l'impresa che lo consegna definitivamente all'immortalità, ovvero i successi con l'Olympique Marsiglia, prima squadra francese capace di imporsi con continuità fra le grandi d'Europa dai tempi dello Stade de Reims. Chi c'era ricorderà come Raymond mostrasse nei confronti del Milan, prima di affrontarlo in Coppa Campioni, un rispetto misto alla sicurezza di chi sa di poter vincere. Raymond progetta l'incontro nei minimi dettagli: come hanno osservato personaggi molto più sul pezzo del sottoscritto, il Milan quella sera viene messo in difficoltà sul suo stesso campo prediletto. I marsigliesi, a San Siro, sono corti e aggressivi più dei rossoneri, non concedono respiro alla manovra di Sacchi. Portano a casa un 1-1 che non rende l'idea del loro dominio territoriale pressoché totale. Al ritorno Waddle fa impazzire la difesa rossonera, i marsigliesi controllano in lungo e in largo e l'1-0 sta stretto (arriverà poi la vicenda dei riflettori). Nel 1993 arriverà la prima e unica Coppa mai vinta da una squadra francese, in una finale certo strana e fortunella, ma in cui per l'ennesima volta Goethals consente a una formazione inferiore nei singoli di avere ragione di uno squadrone parso sino a quel momento imbattibile.
Tanto di cappello, insomma: un genio del calcio. Ciccio, attendo tue considerazioni.
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