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 Oggetto del messaggio: Gli anni d'oro del grande Genoa
MessaggioInviato: ven 19 set 2014, 15:58 
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Pulcino
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Mi soffermerò soprattutto sugli anni '20 e '30

L'invincibile Genoa degli anni '20

Dopo la vittoria del campionato 1914/15, finita la guerra, il Genoa dovette rimboccarsi le maniche e, per sopperire alle perdite di alcuni suoi grandi giocatori, la società dovette tornare al riparo; vennero ingaggiati giovani promesse del calcio ligure, come il grande portiere Giovanni De Prà detto il Ragno, futuro protagonista del grande Genoa che stava nascendo e della nazionale italiana di calcio.

Uno dei punti di forza della squadra era la difesa. Durante un incontro olimpico tra Italia-Francia, De Prà si ruppe un braccio con doppia frattura, ma decise di continuare lo stesso a giocare per 70 minuti. Il giovane portiere Giovanni De Prà in poco tempo sarebbe diventato il portiere più importante del Genoa e dell'Italia e, nel 1929, venne premiato come miglior portiere internazionale assieme allo spagnolo Zamora. Non si può parlare della storia del Genoa e del calcio italiano senza nominare il Figlio di Dio, Renzo De Vecchi, capitano del Genoa e della Nazionale, giocatore di grandi qualità tecniche e atletiche. A fianco del Figlio di Dio giocava l'altro terzino, Delfo Bellini, giocatore dell'Italia olimpica che vinse il Bronzo nel 1928.


La mediana del centrocampo di allora era preposta sia al gioco difensivo che a quello di costruzione, infatti prima del cambiamento della regola del fuorigioco e dell'avvento del "Sistema" si giocava col "Metodo", i due mediani andavano avanti e indietro sulle fasce e avevano un ruolo determinante per la difesa e per l'attacco, ma col sistema sarebbero diventati i due laterali della difesa, mentre il centromediano sarebbe arretrato occupandosi solo della manovra difensiva. I protagonisti di questo reparto erano Ottavio Barbieri, instancabile faticatore sulla fascia destra, Ettore Leale il suo compagno di sinistra e il centromediano Luigi Burlando. Il loro gioco era determinante per tutta la squadra e avevano messo a disposizione le loro qualità anche nella Nazionale italiana, di cui Burlando e Barbieri furono bandiere.

L'episodio che aprì le porte alla carriera di Ottavio viene così tramandato: "...nello spogliatoio mister Garbutt, guardando Barbieri, gli rivolse questa domanda: mi manca il laterale destro, si sente di giocare un'altra partita con la prima squadra? Un tempo lo farei ancora volentieri! gli rispose il giovane Ottavio. In effetti non si limitò a giocare solo un tempo, ma tutti i novanta minuti e fu uno dei migliori in campo, conquistandosi così, di fatto, la maglia da titolare nella più forte squadra italiana di allora..."

Il Genoa oltre ad essere una delle squadre più forti, era una delle più famose e blasonate, aveva numerosi tifosi in tutta Italia e in Argentina dove erano migrati molti genovesi. Fu proprio il Genoa degli anni venti ad essere la prima squadra italiana ad organizzare una tournée in Sud America, in Argentina e Uruguay, dove giocò contro le rispettive selezioni nazionali.

1922-1923: lo scudetto dei record

Dopo alcuni anni ad alti livelli, il Genoa si era rinforzato con gli acquisti del terzino Delfo Bellini dalla Sestrese e di Ettore Neri dalla Novese a cui si aggiunse il ritorno di Emilio Santamaria sempre dal club piemontese. Così rinforzato il Grifone ottenne nella stagione 1922-1923 l'ottavo scudetto, ricordato per essere stato conquistato senza nemmeno perdere un incontro, un record eguagliato solo 70 anni dopo dal Milan.

La stagione terminò con 22 vittorie e 6 pareggi in 28 incontri, con 75 reti fatte e 21 subite.

La finalissima contro la Lazio

Genova, 15 luglio 1923: Genoa-Lazio 4-1
Roma, 22 luglio 1923: Lazio-Genoa 0-2

La formazione dei record

Giovanni De Prà
Delfo Bellini
Renzo De Vecchi
Ottavio Barbieri
Luigi Burlando
Ettore Leale
Ettore Neri
Daniele Moruzzi
Edoardo Catto
Aristodemo Santamaria I
Augusto Bergamino I

1923-24: il 9º scudetto

Il Genoa bissò il successo anche la stagione seguente. Grazie all'attacco formato da Sardi, Santamaria e Catto, il Genoa su 26 incontri segnò 57 reti, subendone solamente 15, grazie alla difesa formata da De Prà, De Vecchi, Bellini e dalla mediana Barbieri Burlando Leale.

La finalissima contro il Savoia

Genova, 31 agosto 1924: Genoa-Savoia 3-1
Torre Annunziata, 7 settembre 1924: Savoia-Genoa 1-1

1925: uno scudetto sfumato tra le polemiche

Il Genoa avrebbe potuto vincere il suo decimo scudetto nel 1925, ma "perse" la finale Lega Nord contro il Bologna; la gara d'andata a Bologna la vinse il Genoa che però incredibilmente perse in casa la gara di ritorno. Fu necessario lo spareggio che vedeva il Genoa vincitore per 2-0 fino a quando, in seguito a una deviazione in corner del portiere del Genoa, ci fu un'invasione di campo dei tifosi bolognesi capeggiata da alcuni gerarchi armati di rivoltelle che sostenevano che la palla fosse entrata in rete e che costrinsero l'arbitro a convalidare il gol. Poco dopo il Bologna pareggiò e la partita finì 2-2.

L'arbitro aveva promesso al Genoa che lo avrebbe fatto vincere a tavolino per l'invasione di campo, ma davanti a Leandro Arpinati, vicepresidente della FIGC e tifoso del Bologna, non mantenne la parola. Fu necessaria una seconda gara di spareggio finita 1-1. La FIGC decise che la terza gara di spareggio si sarebbe disputata a settembre e invitò le squadre a mandare i giocatori in vacanza ma all'improvviso cambiò idea e decise che la partita si sarebbe giocata ai primi di agosto alle 7 del mattino.

Il Genoa era fuori forma mentre il Bologna, probabilmente avvisato in anticipo da Arpinati, si era continuato ad allenare e la partita fu vinta dal Bologna. E così alla finale scudetto ci andò il Bologna che conquistò il suo primo scudetto battendo l'Alba (4-0 all'andata e 2-0 al ritorno).

In una classifica redatta dal giornalista inglese Scott Murray sul quotidiano britannico The Guardian, l'episodio del "Furto della Stella" risulta al primo posto come il peggiore dei torti arbitrali della storia del calcio

Primi campionati di Serie A

Dopo aver sfiorato il titolo nel 1927-28, secondo dietro al Torino Football Club, il Genoa disputò nel 1929-30 il primo campionato a girone unico a livello nazionale cioè la neonata Serie A.

All'epoca disponeva di un formidabile attacco guidato da Elvio Banchero e Felice Levratto, il famoso sfondatore di reti, e si classificò al secondo posto a due soli punti dall'Ambrosiana-Inter di Meazza. Gli scontri diretti furono decisivi per l'assegnazione del titolo: nella gara di andata il portiere Giovanni De Prà dovette lasciare il campo dopo solo 15 minuti per infortunio e, non essendo possibili le sostituzioni, il Genoa continuò la partita con in porta il jolly Daniele Moruzzi. Al ritorno, nella terz'ultima giornata, la gara iniziò dopo che una tribuna aveva ceduto al peso del folto pubblico causando molti feriti. Dopo essersi portati in vantaggio fino al 3 a 1, i rossoblu vennero raggiunti sul 3 a 3 dall'ennesima prodezza di Meazza. A cinque minuti dalla fine Banchero sbagliò un rigore, che Levratto non volle tirare, forse distratto dalla folla minacciosa che si era raggruppata ai lati e dietro la porta milanese.

L'anno successivo il Genoa non riuscì a ripetersi classificandosi comunque al 4º posto.

L'arrivo del "Filtrador" Guillermo Stabile

Il giocatore giunse a Genova tra il tripudio della folla che si era assiepata al porto per vedere da vicino l'arrivo del capocannoniere dei primi Mondiali, disputati in Uruguay. Neanche il tempo di riposarsi che Stabile la domenica giocò mettendo la firma sulle 3 reti che permisero ai liguri di superare il Bologna.
Alla terza giornata del girone di ritorno, contro il Livorno, un grave infortunio blocca Levratto, che tornerà a giocare solo l'anno seguente, mentre Stabile totalizzerà solo 13 presenze e 6 reti poiché, tre settimane dopo l'infortunio a Levratto, proprio quando ormai si stava abituando al cambiamento di continente, in una partita amichevole il portiere avversario in uscita gli ruppe una gamba.

Stabile, tornato a giocare dopo un anno, patirà nuovamente la frattura di una gamba e, finita la carriera in Francia, si siederà sulla panchina della nazionale Argentina.

Col Presidente Culiolo si punta allo scudetto
Nel 1933-34 arriva la prima ed inaspettata caduta in Serie B che durerà solo un anno. Il Genoa tornato in A riprende i panni di protagonista trovando in Culiolo l'ultimo presidente ambizioso con dichiarate pretese di scudetto.

Classificatosi al 6º posto in campionato, il 6 giugno del 1937 a Firenze i rossoblu si aggiudicano la Coppa Italia, battendo in finale per uno a zero la Roma.

1937-38
L'anno seguente i Grifoni raggiungono la terza posizione, a soli 3 punti di distacco dall'Ambrosiana-Inter, e si aggiudicano 1 - 0 il primo derby di campionato disputato con il Liguria, antenata della moderna Sampdoria.

Vincendo la Coppa Italia l'anno precedente, il Genoa aveva acquisito il diritto a partecipare alla Coppa dell'Europa Centrale 1937, che in quell'anno fu l'edizione di maggior successo, vi partecipavano infatti i campioni in carica di ben sette nazioni, in più gli svizzeri godevano di un secondo posto, mentre le quattro nazioni storiche beneficiavano di una terza presenza, che austriaci e italiani identificavano nei vincitori della Coppa d'Austria e della Coppa Italia. Il Genoa superò il primo turno vincendo 3-1 e 3-0 contro lo Gradjanski Zagabria. Ai quarti di finale il Genoa incontrò l'Admira, risultato 2-2, ma la gara d'andata a Vienna era stata tribolata da dimostrazioni politiche anti-italiane, il Ministro degli Interni italiano rifiutò di far disputare il ritorno a Genova adducendo motivi di ordine pubblico, il Comitato Organizzatore decise così di squalificare entrambe le squadre, concedendo però alla superstite compagine italiana, la Lazio, il passaggio automatico del turno.

Il CT Pozzo portò con sé in Francia, per i Mondiali, tre giocatori genoani: Mario Genta, Mario Perazzolo e Sergio Bertoni, che però non verranno schierati in campo.

Il Genoa del presidente Culiolo cercò di puntare sempre più in alto, reingaggiando Mister Garbutt per la panchina e mantenendo Ottavio Barbieri in seconda ed acquistando dal Pisa il terzino Marchi che giocherà anche in nazionale. Inoltre, sempre dal Pisa, viene prelevato il fuoriclasse Sergio Bertoni, chiamato anche il "nuovo Meazza", ma che in Coppa Europa subisce un grave infortunio che gli causò rottura di tibia e perone. Il Genoa conclude così il decennio con un quarto posto finale nella stagione 1938-39 ed un sei ad uno rifilato nella stagione 1939-40 ad un Torino che da lì a poco sarebbe diventato una leggenda del calcio italiano.

In Coppa dell'Europa Centrale 1938 i rossoblu vengono subito messi di fronte ai temibili cecoslovacchi dello Sparta Praga vincendo per quattro a due a Marassi indossando per la prima volta lo stemma della società sul petto e pareggiando uno ad uno al ritorno. Ai quarti giocò contro il Rapid Bucarest che superò trovando in semifinale contro lo Slavia Praga. La partita d'andata viene vinta dai Grifoni per 4-2, tra i marcatori anche il mediano oriundo Emanuel Fillola, che segna così il suo ultimo gol in rossoblu, poco prima di fuggire in Uruguay senza avvisare nessuno a causa dei primi venti di guerra. Nella gara di ritorno il Genoa perde Bertoni e subisce per 4-0, venendo così eliminato da quelli che divennero i campioni d'Europa.


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli anni d'oro del grande Genoa
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Reg. il: sab 9 feb 2019,
Alle ore: 12:28
Messaggi: 6460
Località: Milano Centro Storico
Un documento storico, anzi, due.

Il giornale "Il Lavoro" di Genova con la cronaca delle due finali tra il Genoa e il Savoia datate 1924, che sancirono l'ultimo Scudetto del Genoa.


Genoa-Savoia 3-1:

https://bibliotecadigitale.regione.ligu ... 19/content

e Savoia-Genoa 1-1

https://bibliotecadigitale.regione.ligu ... 91/content

Da notare il tono freddo e asettico degli articoli. Nessuna celebrazione, nessun particolare slancio di entusiasmo.
Forse perché all'epoca quando le squadre del Nord arrivavano a giocarsi la finalissima contro quelle del Sud il risultato era praticamente scontato. Forse perché il calcio non era ancora molto sentito.
Se i redattori avessero saputo che per il secolo successivo il Genoa non avrebbe più vinto uno Scudetto magari si sarebbero lasciati andare di più...


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