ciccio graziani ha scritto:
Fuori tempo massimo ho riportato un articolo del 1969 di Annibale Frossi sul Corsera sui calciatori del Grande Torino veramente interessante, soprattutto nei paragoni tra i calciatori granata e i loro omologhi degli Anni Sessanta:
Bacigalupo: portiere quasi perfetto nelle parate alte come in quelle a terra, denunciava qualche impaccio solo nelle uscite alte. Per stile e agilità assomigliava a Superchi.
Ballarin: rude e grintoso ma mai cattivo, le sue battute erano lunghe e potenti, nell’avanzare a volte apriva varchi disastrosi per l’avversario. Assomigliava, ma solo per l’aspetto fisico, a Barison.
Maroso: era giusto l’opposto di Ballarin, ambidestro ed elegantissimo, per lo stile di gioco assomigliava a Cesare Maldini, che superava tuttavia per scatto, acrobazia e tempismo.
Grezar: un corridore nato per le corse a tappe, mai grandissimo nella singola gara, ma sempre fondamentale nelle gare di campionato. Assomigliava a Pierluigi Cera, cui era superiore nel gioco di testa e nella capacità dell’interdire.
Rigamonti: un lottatore nato, va posto a mezzo tra Morini e Bercellino.
Castigliano: una mezzala retrocessa a mediano dotata di spiccata capacità d’inserimento. Durissimo con i più forti, con i deboli fingeva larghezza giocando come fa il gatto con il topo. Benché passo e stile fossero molto diversi, ricordava un po’ Bertini.
Menti: non era un fenomeno tecnicamente, tuttavia adoperava con la stessa facilità i due piedi ed era validissimo nelle diversioni in appoggio. Possedeva il suo numero migliore, per potenza e precisione, nei tiri su calci di punizione. Difficile trovare per questo giocatore un paragone perché nel calcio italiano poche sono le ali pure.
Loik: classica mezzala di spola, non era un fenomeno di stile, ma con quelle sue gambe ipertrofiche e con quel suo remar di gomiti, era difficile contenerlo e toglieva la voglia a qualsiasi avversario di seguirlo e marcarlo, temibile anche nei tiri da lontano. Un calciatore così unico atipico per caratteristiche da non aver avuto eredi o somiglianti!
Gabetto: il più estroso di tutti, centravanti completo, cercava sempre le conclusioni più difficili perciò segnava gol clamorosi e ne sbagliava altri facilissimi.Restano memorabili le palle da lui uncinate ad altezze impensate e le rovesciatine nella porta avversaria. Assomigliava in parte ad Anastasi.
Mazzola: assieme a Schiaffino la più grande mezzala di tutti i tempi. Sapeva tenereun ritmo nordico completandolo con la fantasia e l’eclettismo latino. Per gagliarda e podismo assomigliava a Bobby Charlton, anche se lo superava in rapidità.
Ossola: quasi perfetto sul piano tecnico, in realtà si batteva di solo fioretto e in area di rigore esitava troppo spesso. Per la capacità nel dribbling assomigliava a Stacchini.
Martelli: il classico giocatore eclettico, l’ideale numero tredici.
Fadini: una promessa che nelle poche apparizioni in prima squadra aveva lasciato una grossa impressione.
Altre considerazioni: “Pur essendo un tatticista convinto, debbo riconoscere che il Torino, senza mai scavalcare il modulo del Sistema puro, aveva raggiunto livelli spettacolari e di rendimento elevatissimi. L’ungherese Egri Erbstein, uno dei tecnici più intelligenti che io abbia mai conosciuto, aveva creato una squadra non perfetta, che non esiste, ma un modello difficilmente ripetibile. L’impostazione granata era quella del Sistema puro ma trovava la sua forza in un quadrilatero spaventosamente mobile e spaventosamente forte sotto l’aspetto agonistico… il Torino riusciva proprio in virtù del suo quadrilatero a rimediare alle carenze dello schieramento difensivo sistemista”.
grazie!
Molto interessante.
Diciamo che in gran parte rafforza l'idea che mi sono fatto del Grande Torino. Cioè quella di una squadra
per 10/undicesimi formidabile in primo luogo agonisticamente e fisicamente (intendo nelle qualità fisiche utili al calcio non che vincessero perchè grandi e grossi

), capace di demolire gli avversari sul ritmo e l'intensità ma non tecnicamente differente rispetto alle migliori rivali.
E che questo complesso godesse poi in aggiunta di un fuoriclasse (mi piace il paragone con Bobby Charlton) ugualmente dotato sotto tutti gli aspetti compresa l'eccellenza tecnica... una tecnica più all'europea (senza fronzoli, verticale o se volete al modo di Di Stefano) che alla sudamericana: presumo anche che a Valentino mancassero la naturalezza confidente e la mordidezza di Pelè o i fuochi artificiali maradoniani. Più discesa libera verso la rete avversaria che slalom speciale.
Chiedo agli esperti veri se una sorta di miscela tra Bobby Charlton e Di Stefano potrebbe essere una buona approssimazione per Valentino Mazzola