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MessaggioInviato: mer 17 nov 2010, 13:51 
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Leggenda del Calcio
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Reg. il: gio 6 lug 2006,
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Negli anni dell'embargo calcistico, occasionalmente le squadre sovietiche provarono a misurarsi con l'Occidente in partite amichevoli.
Nel 1936 una selezione moscovita, formata principalmente da atleti della Dinamo e dello Spartak dei fratelli Starostin, fece visita a Parigi, al Racing Club. Finì 2-1 per i padroni di casa e la rivista francese "L'auto" descrisse il gioco sovietico "completamente inefficace", senza tuttavia immaginare che quegli atleti era la prima volta che giocavano insieme.
Arrivò il 1945, e la stampa occidentale dovette ricredersi quando tra novembre e dicembre la Dinamo Mosca fece una tournèe in Gran Bretagna.
La Dinamo disputò quattro incontri sull'Isola britannica, i tabloid inglesi l'accolsero ironizzando fin troppo sulla seriosità dei calciatori: secondo il "Daily Express", davano l'impressione di essere dei ragazzini che non sapevano nemmeno a che sport stessero giocando e che se fossero stati sconfitti avrebbero trascorso sei mesi in Siberia. In effetti la Dinamo, la squadra dei Servizi Segreti, il giocattolo terribile di Berija, era sottoposta a pressioni enormi.
Quel tour calcistico non aveva a che fare solo con lo sport, rappresentava una finestra sul mondo per la propaganda del regime. Non a caso il CDKA (attuale CSKA, l'allora squadra dell'Esercito) prestò per l'occasione alla Dinamo la sua stella, Vsevolod Bobrov, che da debuttante aveva vinto il titolo dei cannonieri della Prima Divisione sovietica.
Fatto sta che allo Stamford Bridge, contro il Chelsea, la Dinamo con le sue geometrie in mezzo al campo ed il movimento forsennato senza palla, fece stropicciare gli occhi ai 74 mila paganti, e chi non riuscì ad entrare allo stadio occupò i balconi delle case circostanti, tanta era la curiosità di vedere all'opera per la prima volta una squadra dell'Unione Sovietica.
La partita terminò 3-3 e la compagine russa destò scalpore per la qualità del suo gioco; furono costretti a ricredersi anche i giornalisti inglesi, che poco a poco iniziarono ad elogiare quella squadra tanto derisa precedentemente.
Arrivò poi un 10-1 inflitto ad i poveri atleti del Cardiff City. Un succoso antipasto, in attesa del piatto forte: la sfida con l'Arsenal, la squadra inglese più forte e vincente, nonchè la più famosa all'estero.
La Dinamo, che pure aveva avuto in prestito Bobrov, protestò vibramente quando venne a sapere che anche gli avversari s'erano rinforzati con i migliori giocatori provenienti dalle altre principali squadre britanniche, su tutti un certo Stanley Matthews. Ma non bastò, perchè davanti ai 54mila del White Hart Lane, attuale stadio dei rivali del Tottenham Hotspur ma in quel periodo casa temporanea dell'Arsenal al posto di Highbury (utilizzato nel frattempo come rifugio anti aereo), i moscoviti si imposero per 4-3, ferendo a morte l'orgoglio inglese. Il Times si scagliò contro l'allenatore di casa, George Allison: "Anche i russi hanno fatto la guerra, ma il loro calcio non è diventato scarso di conseguenza", scrisse il noto tabloid. Uno stupito Stanley Matthews ammise: "è la squadra più forte contro cui io abbia mai giocato".
Il tour si concluse con il pareggio per 2-2 a Glasgow, contro i Rangers, e la Dinamo tornò così a casa imbattuta, lasciando dietro di sé una scia di stupore.

L'attenzione alla dieta ed alla salute dei giocatori, il riscaldamento pre-partita, insomma quell'approccio così scientifico al calcio: lezioni russe da cui i maestri inglesi, ancora convinti della loro superiorità, non potevano che imparare. Tuttavia la Dinamo impressionò soprattutto per la particolarità della sua tattica di gioco.
In panchina sedeva Mikhail Jakushin, ma era stato Boris Arkadyev (passato due anni prima al CDKA) a sviluppare lo stile "pasovocka", che incantò appassionati e addetti ai lavori britannici in quell'inverno del 1945. Pasovocka perchè l'approdo al gol doveva avvenire attraverso una fitta rete di passaggi corti, trame avvolgenti in cui ogni giocatore sapeva esattamente cosa fare. In più ,i giocatori si scambiavano spesso posizione, in una sorta di "disordine organizzato"; l'ala destra si spostava a sinistra e viceversa, il centravanti abbandonava l'area di rigore per muoversi su tutto il fronte offensivo: gli avversari finivano per non capirci più nulla.
Quando la Dinamo rientrò a Mosca furono preparati filmati entusiastici sulla tournée,d iffusi a ripetizione nei cinema di tutto il Paese. Il quotidiano "Krasn'ij Sport" spiegò che "il tour era stato un trionfo per la nostra scuola calcistica, basata sul collettivismo, sull'organizzazione e sull'inflessibile determinazione a vincere, qualità tipiche dell'uomo sovietico".
Le imprese della Dinamo aiutarono la popolarità del calcio in tutta l'Unione Sovietica con i tifosi sempre più numerosi sugli spalti. Fu così che, nel giro di un decennio scarso, la nazionale sovietica divenne una potenza del calcio mondiale: prima trionfando alle Olimpiadi del 1956, poi meravigliando il mondo a Svezia '58 ed infine laureandosi Campione d'Europa nel 1960.


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MessaggioInviato: mer 17 nov 2010, 14:58 
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Reg. il: lun 8 feb 2010,
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Interessante questa storia, il calcio russo non sarà rimasto insepresso nella storia?


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Putin sarebbe fiero di te :rulez


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MessaggioInviato: mar 23 nov 2010, 16:07 
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Reg. il: gio 6 lug 2006,
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Alcune immagini:

Match ontro il Chelsea, tutti gli occhi sui "Poliziotti"

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I protagonisti

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Il formidabile portierone Alexey Khomich, soprannominato la Tigre, ex stella e capitano della Dinamo, il più amato dai tifosi in quel periodo (ma poi arrivo un certo Lev Yashin)

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Il libro dedicato a quell'impresa:

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Reg. il: sab 9 feb 2019,
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Esiste un (suppongo) raro video con la breve testimonianza di due spettatori inglesi, Gordon Smith e David Hadley, presenti a "Stamford Bridge" per Chelsea-Dinamo Mosca il 13 novembre 1945.



Gordon Smith: «Circa un'ora prima del calcio d'inizio la folla iniziò ad assieparsi. Ricordo che c'erano persone addirittura sui tetti di ciascuna tribuna. Credo ci siano stati 100 mila spettatori».

David Hadley: «Non si è più ripetuta una folla simile. C'erano spettatori ovunque, anche sui tetti delle tribune. Erano addirittura ai bordi del campo».


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