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 Oggetto del messaggio: Nils Liedholm, il Barone
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Primo personaggio del 2013 è il Barone Nils Liedholm, unod ei pochi grandi calciatori che poi, dopo aver appeso le scarpe al chiodo, sono stati anche grandi allenatori.

INIZI:
Nils Erik Liedholm nasce l’8 ottobre 1922 a Valdemarsvik. Da giovane il piccolo Nils sogna di fare il contadino come i genitori per proseguire la tradizione della sua famiglia che invece lo costringe a diventare impiegato in uno studio di avvocati. In campo sportivo il giovane Liedholm ha esperienze svariate: nella stagione calda gioca calcio, durante il lungo inverno invece pratica lo sci di fondo e l’hockey.

ESORDI CALCISTICI:
Mezzala sinistra elegante, tecnica ma allo stesso tempo dotata di potenza e grande stazza, Liedholm è un talento precoce: a 16 anni furoreggia già con la squadra della sua città, nel 1942 a vent’anni si trasferisce con lo Sleipner. Nel 1946 viene acquistato dal Norrkoping, uno dei club calcistici più prestigiosi di Svezia e la sua bacheca si arricchisce subito di due campionati svedesi vinti nel 1946-47 e nel 1947-48. Nel 1948 la selezione svedese partecipa alle Olimpiadi e vince la medaglia d’oro davanti alla forte Jugolsavia, Liedholm gioca nell'occasione con il numero 11.

MILAN, IL GRE-NO-LI:
Nell'autunno del 1948 Il Milan acquista il cannoniere Nordahl, che a fine campionato consiglia alla dirigenza milanista altri due nomi per completare una squadra stellare: “Liedholm e Gren”. Liedholm accetta controvoglia il trasferimento in Italia, ma dimostra subito con if atti di essere un campione. Nella stagione 1949/50 il trio svedese furoreggia ma la squadra in difesa è terribilmente scadente e alla fine deve accontentarsi di un secondo posto dietro alla forte Juventus dei danesi Praest e Hansen. Nel campionato successivo il Milan dell’accoppiata Busini-Czeizler conquista lo scudetto, il primo del Milan dall'introduzione del campionato a girone unico nel 1929/30. Nell’estate del 1954 il neo presidente Rizzoli acquista Schiaffino. Per fare posto all'asso uruguagio il trentaduenne Liedholm si ricicla mediano, a fine stagione arriva il secondo scudetto per il Diavolo. Nel 1956 arriva al Milan Gipo Viani che introduce il modulo all'italiana: Liedholm conserva la maglia numero 4 ma gioca nell’inedita posizione di libero, il Milan tanto per cambiare centra un nuovo scudetto. La stagione 1957/58 è piena di rimpianti per Liedholm, il Milan arriva in finale di Coppa Campioni ma perde per 3 a 2 ai supplementari contro il fortissimo Real Madrid di Di Stefano, in estate la Svezia ospita la sesta edizione dei campionati del mondo e per l’occasione consente ai professionisti svedesi che militano in Europa di indossare la casacca giallo-blu. La Svezia arriva in finale giocando un calcio spettacolare e solo il Brasile di pelè Pelé riesce a fermarla battendola per 5-2. Il Barone resterà con il Milan ancora per tre stagioni e chiuderà nel 1961 all’età di trentanove anni.

TECNICO, MILAN IN PUNTA DI PIEDI:
Appese le scarpe al chiodo Liedholm inizia la carriera di tecnico nelle fila rossonere. Nella stagione 1964/65 Liedholm debutta sulla panchina della prima squadra in sostituzione di Carniglia e riesce a ottenere la conferma per l’anno successivo con Gipo Viani supervisore, alla fine il Milan centra un buon secondo posto. Liedholm si ammala e la società non lo aspetta, al suo ritorno c'è già Silvestri a dirigere gli allenamenti...

MIRACOLI DI PROVINCIA:
Nel corso della stagione 1966/67 Liedholm in punta di piedi approda al Verona, l’Hellas è ultimissimo in classifica ma la cura del nuovo tecnico si rivela subito efficace e il Verona riesce a centrare una difficile salvezza. Nell'annata successiva il Verona centra una storica e incredibile promozione dopo un appassionante testa a testa con il Bari, ma la promozione non basta e Liedholm viene esonerato senza troppi complimenti dal vulcanico presidente Garonzi. Liedholm si sposta al Monza e anche qui centra un buon decimo posto in classifica. Dopo Monza Varese, anche qui lo svedese riesce a portare i varesini al ritorno in Serie A lanciando nel calcio che conta un certo Roberto Bettega. L’anno successivo il Varese del Barone riesce anche a riconfermarsi nel difficile campionato di Serie A e alla fine centra un nono posto nonostante l’assenza di un vero bomber, il gioco manovrato di Liedholm, quello che più tardi a Roma verrà ribattezzato Melone, incomincia a fare breccia anche nella massima serie.

FIRENZE AMARA:
La Serie A incomincia finalmente ad accorgersi della bravura e delle doti di allenatore del Barone di Valdemarsvik e arriva la chiamata della Fiorentina.I gigliati sono una squadra giovane, molto rinnovata, Liedholm lancia in prima squadra i giovani Roggi, Galdiolo, Desolati, Antognoni, ma la piazza rumoreggia e non si accontenta di un sesto e di un quarto posto dopo aver lottato per anni al vertice.

ROMA DOLCE ROMA:
Dopo la sfortunata esperienza a Firenze Liedholm sta per finire all’Inter, ma il suo passato milanista fa saltare la trattativa. Il presidente della Roma Gaetano Anzalone che dopo poche settimane dall'inizio del campionato ha appena esonerato Scopigno decide di affidarsi al Barone che riesce pian pianino a riesumare una squadra che sembrava morta portando la Lupa giallorossa a un comodo ottavo posto finale. Nella stagione successiva (1974/75) Liedholm centra un ottimo terzo posto poi la stagione successiva un piccolo passo indietro con un decimo posto insipido. La stagione 1976/77 è un’annata interlocutoria, il Barone approfitta della situazione per lanciare giovani promesse come Bruno Conti, Agostino Di Bartolomei...

LA STELLA:
Liedholm si accorge di aver esaurito il suo primo ciclo romano e ritorna al suo amato Milan. Il Milan, in piena crisi economica, imbastisce una campagna acquisti tutt'altro che faraonica limitandosi ad acquistare dalla vicina Monza le promesse Tosetto (ribattezzato da Liddas come il Keegan della Brianza), Antonelli, Buriani, Fasoli. Sembra una sfida impossibile per lo svedese che invece riesce a rivitalizzare i vecchietti Albertosi, Capello, Bigon, Rivera, a scoprire un certo Franco Baresi portando il Milan a un quarto posto che significa Coppa UEFA. L'anno dopo, con il solo acquisto di Novellino, Liedholm si appresta a confezionare il suo primo vero miracolo sportivo: il centravanti Chiodi è una sciagura, così, aiutato dai numerosi piedi buoni, seppur datati presenti in squadra (Bigon, Rivera, Capello, Novellino) il Barone inventa un tourbillon fatto di possesso palla e fitte trame di passaggi. Alla fine arriva lo scudetto e la tanto fatidica stella. Nonostante l'impresa Liedholm sente puzza di bruciato e decide di laciare Milano e una società che un anno dopo sarà pesantemente coinvolta nel calciscommesse e si accinge ad un secondo clamoroso ritorno alla Roma.

LA GRANDE ROMA:
Questa volta ad attenderlo c’è Dino Viola, un presidente che vuole fare le cose sul serio. Nella sua prima stagione la Roma, con il ritorno di Conti e l'innesto di Ancelotti, arriva seconda. Liedholm introduce la difesa a zona con due liberi (Turone-Santarini). In estate per un milione e mezzo di dollari arriva l'asso Paulo Roberto Falcao. Falcao, giunto con qualche mugugno di troppo, smentisce gli scettici, integra alla perfezione e consente ai giallorossi il fatidico salto di qualità, alla fine solo un gol annullato a Turone contro la Juve evita ai giallorossi la conquista del secondo scudetto. La Roma si consola con la vittoria della Coppa Italia. La stagione 1981/82, che precede il mundial di Spagna, dovrebbe consacrare la Roma che invece stenta a decollare, a causa anche degli infortuni di Ancelotti e Falcao, ma termina comunque terza. La stagione del post Mundial si apre all'insegna di numerosi colpi di mercato (Vierchwood, Maldera, Prohaska più il giovane Valigi, pupillo di Liedholm). Sul campo la Roma è a dir poco stellare, la squadra si schiera in campo con una sorta di 4-3-3 sui generis. La Juventus soffre i problemi fisici di le Roi Platini e arriva così uno storico scudetto, il secondo della storia romanista dopo quello chiacchierato del 1941/42. L’annata successiva la Roma arricchisce il suo centrocampo da urlo con un altro asso brasiliano, Toninho Cerezo ma trascura un po’ il campionato perché il vero obbiettivo è conquistare la Coppa dalle grandi orecchie. La Roma dopo aver eliminato Goteborg, CSKA Sofia, Dinamo Berlino, Dundee arriva in finale, che si gioca all'Olimpico. L’avversario è il Liverpool, squadra esperta e scafata, ma la Roma può vantare un fattore campo non trascurabile, La partita è equilibrata, al vantaggio di capitan Neal al 13’ risponde Pruzzo al 42’. L’equilibrio si protrae per novanta minuti, anche i supplementari trascorrono senza vinti e vincitori. Sarà la cinica lotteria dei rigori a stabilire la vincente: Falcao si rifiuta di calciare e fatali sono gli errori di Bruno Conti e Ciccio Graziani, che irretiti dall’istrionico di grobbelaar sbagliano dagli undici metri. Il Liverpool vince la sua ennesima Coppa Campioni. La sconfitta lascia il segno e Liedholm capisce che la sua lunga e fortunata esperienza romana è giunta agli sgoccioli, a Milano hanno nuovamente bisogno di lui perché al società è in acque a dir poco burrascose.

MILAN, UN FARO NELLA NEBBIA:
L’arrivo di Liedholm, che si porta con se il fido Di Bartolomei, sembra rivitalizzare il Milan che centra un buon quinto posto dopo anni bui e difficili tra calcio scommesse e Serie B. Liddas riesce a cavare il sangue dalle rape, in particolare da un certo Mauro Tassotti, giunto a Milano qualche anno prima con l'epiteto tutt'altro che rassicurante di cagnaccio. La stagione successiva (1985/86) quello che succede in campo interessa a pochi, l’attenzione di tutti è rivolta fuori dal rettangolo verde dove il Diavolo viene salvato dal re delle televisioni Silvio Berlusconi. Il rapporto tra il vecchio Barone e il nuovo padrone rossonero non è dei migliori: Liedholm non gradisce lo stile grossolano e pacchiano del neo-patron, gli elicotteri che partono e arrivano con Milanello, le ingerenze tecniche. Nonostante gli acquisti di Massaro, Bonetti (fedelissimo di Liddas), Galderisi, Galli il Milan della nuova era berlusconiana va a corrente alternata e a maggio, con la squadra in un anonima posizione di centro classifica, Berlusconi mostra di che pasta è fatto esonerando senza troppi complimenti il Barone e sostituendolo con il tecnico della Primavera Fabio Capello (altro liedholmiano doc). Nel Milan berlusconiano per Nils Liedholm non c’è più posto.

ROMA, RITORNO INFAUSTO:
Liedholm, che ormai viaggia sulla sessantina, cerca riscatto con l’ennesimo ritorno, il terzo, alla Roma. Liedholm fornisce ancora una volta una grande prova di sagacia tattica inventandosi il vecchio Zibì Boniek come libero in una sorta di 5-3-1-1 quasi inedito per l’epoca, alla fine dell’annata 1987/88 la Roma si classifica al terzo posto dietro al Milan. L’annata successiva Dino Viola porta in giallorosso due presunti campioni brasiliani, Andrade, che Liedholm definisce con entusiasmo “il nuovo Falcao” e Renato, “il nuovo Gullit”. La squadra va maluccio e alla sedicesima il santone Liedholm viene avvicendato con Spinosi, che in sette giornate non cava un ragno del buco, così Liedholm ritorna e porta la squadra all’ottavo posto finale, ma ormai Liedholm ha sessantasette anni e incomincia a farsi vicina la pensione.

ULTIMI BOTTI:
La carriera di Liedholm allenatore è ormia agli sgoccioli, per due stagioni lo svedese resta al palo. Nel 1991/92 arriva la chiamata del Verona, la società dove aveva iniziato, ma non riesce a salvare una squadra destinata a retrocessione certa. Ma non è finita qui, cinque anni più tardi, la Roma esonera l’allenatore argentino Carlos Bianchi e nelle ultime sette giornate di campionato e decide di affidare la squadra al settantacinquenne Liedholm che in panchina viene affiancato dal tecnico della primavera Ezio Sella. Questa è la sua ultima apparizione da tecnico. Liedholm ormai vive il calcio con distacco, nel 1999 un quotidiano di Svezia lo premia come calciatore svedese del secolo e qualche anno più tardi consiglia il presidente Sensi di acquistare un giovane bosniaco-svedese che nella natia Malmo fa faville, il suo nome è Zlatan Ibrahimovic. Questo è l’ultimo sussulto della carriera calcistica di un uomo che al calcio italiano ha dato tanto, forse troppo. Liedholm trascorre i suoi ultimi anni di vita nella sua azienda vinicola Villa Boemia a Cuccaro e passa a miglior vita il 5 novembre 2007.


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MessaggioInviato: gio 3 gen 2013, 20:52 
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mai espulso mai ammonito

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Il gioco del calcio è una sorta di mistero agonistico. Il suo fascino viene forse dalla sfericità della palla, che per essere sempre e dovunque in perfetto equilibrio si trova in certo modo a mimare la prodigiosa armonia dei mondi.
Gianni Brera


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Non vorrei dire una castroneria mondiale, Creso, ma le ammonizioni nel calcio (quelle con i cartellini colorati, per capirsi) sono state inventate alla fine degli anni sessanta (dall'arbitro Aston, quello di Cile-Italia) e sperimentate per la prima volta nel torneo olimpico di Citta' del Messico '68. Prima di quella data c'erano le espulsioni con l'arbitro che materialmente accompagnava un giocatore all'ingresso degli spogliatoi, e qualche ammonizione forse verbale ma che certo non passava alle statistiche. Ciò non toglie che Liedholm da giocatore ha sempre tenuto un comportamento da grande signore.


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Alle ore: 14:02
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Grande giocatore, molto elegante, completo e soprattutto moderno.

_________________
«...ricorda che se anche i nostri dirigenti ci danno per spacciati e dicono che sarebbero contenti anche se perdessimo 4-0, a me non interessa. Io oggi scendo in campo per vincere e voglio che quelli che scendono con me oggi abbiano lo stesso obiettivo. Se vedo qualcuno che non combatte questa battaglia, alla fine della partita dovrà vedersela con me. Fatti forza Ruben, quei duecentomila là fuori non giocano, guardano solamente».

Il capitano Obdulio Varela al giovane Ruben Moran prima della finale del Mondiale 50, Brasile 1 Uruguay 2


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Ecco come Nils Liedholm definì il suo stile di gioco e le sue caratteristiche in un'intervista del 1989:

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Dice che faceva un gran movimento. Ecco, pensavo, forse erroneamente, che fosse piuttosto statico come tipologia di giocatore, invece lui sosteneva il contrario. Non mi permetto di contraddirlo...


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Reg. il: ven 11 gen 2013
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O Futeboleiro ha scritto:
Ecco come Nils Liedholm definì il suo stile di gioco e le sue caratteristiche in un'intervista del 1989:

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Dice che faceva un gran movimento. Ecco, pensavo, forse erroneamente, che fosse piuttosto statico come tipologia di giocatoe, invece lui sosteneva il contrario. Non mi permetto di contraddirlo...


Liedholm ha occupato molti ruoli nella sua carriera.

Nel suo prime giocava da mezzala in un Sistema puro, ruolo in cui era necessaria molta mobilità.


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 Oggetto del messaggio: Re: Nils Liedholm, il Barone
MessaggioInviato: mar 23 feb 2021, 21:34 
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Reg. il: ven 23 nov 2012
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accursio ha scritto:
O Futeboleiro ha scritto:
Ecco come Nils Liedholm definì il suo stile di gioco e le sue caratteristiche in un'intervista del 1989:

Immagine

Dice che faceva un gran movimento. Ecco, pensavo, forse erroneamente, che fosse piuttosto statico come tipologia di giocatoe, invece lui sosteneva il contrario. Non mi permetto di contraddirlo...


Liedholm ha occupato molti ruoli nella sua carriera.

Nel suo prime giocava da mezzala in un Sistema puro, ruolo in cui era necessaria molta mobilità.


Nel 1948 in Nazionale giocava da ala sinistra. Nel Milan invece era impiegato come mezzala di spola e poi dal 1954 come mediano/regista davanti alla difesa con mansioni quasi da libero camuffato.


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