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Da gazzetta.it
Cesare Rubini è morto la scorsa notte a Milano. Aveva 87 anni. Ogni sport ha grandi personaggi fondamentali nella sua storia. Poi ci sono pochi, pochissimi uomini come era il Principe senza i quali non esisterebbe quello che stiamo vivendo oggi: se non ci fosse stato, la pallacanestro italiana sarebbe diversa. Avrebbe perso decine di anni, quelli vulcanici del Borletti e del Simmenthal Milano, nei quali Rubini con invenzioni, illuminazioni e coraggio ha creato il basket moderno, anche nel modo di vestirsi, di comunicare, di rompere le piccole barriere di uno sport che si giocava all’aperto portato fino ai pienoni del Palasport di Piazza 6 febbraio, del Vigorelli, della popolarità, dei giocatori delle Scarpette Rosse chiamati sul set di film importanti.
Da londra a Helsinki — E quando il Principe comandava, a Milano e poi come responsabile delle squadre nazionali, comandava davvero, senza sfumature o buone maniere. Una forza della natura nata nelle acque di Trieste durante la guerra, quando sviluppò la sua passione per la pallanuoto che lo ha portato fino all’oro all’Olimpiade di Londra e al bronzo di Helsinki. Già si divideva con la pallacanestro e il destino volle che incontrasse Adolfo Bogoncelli che nel dopoguerra creò e finanziò a Como una squadra di triestini "in esilio": dalle due menti più vive della storia del basket nacque l’Olimpia che, dopo la fusione col Dopolavoro Borletti, dominò il campionato italiano per almeno 20 anni con uno scopo tecnico preciso: vincere dando spettacolo. Prima come allenatore-giocatore, duro, cattivo, poi come tecnico, il Principe conquistò 15 scudetti, la prima coppa dei Campioni di una squadra italiana.
Hall of fame — Lasciata la panchina e l’Olimpia alla fine degli anni Settanta, guidò come plenipotenziario azzurro la Nazionale del suo allievo Sandro Gamba all’argento all’Olimpiade di Mosca 1980, all’oro europeo a Nantes 1983, all’argento di Roma 1991 e al bronzo di Stoccarda 1985. Temuto e stimato, sempre una pista davanti agli altri, molto attento all’aspetto commerciale che lo sport stava assumendo con il passare degli anni, è stato il primo italiano inserito nella Hall of Fame del basket a Springfield e il solo ad aver ricevuto lo stesso onore nella pallanuoto. Un gigante il cui prestigio ha valicato le frontiere italiane e un simbolo di un’Italia meravigliosa uscita dalla guerra con grinta, idee, entusiasmo. Negli anni della vecchiaia, il Principe mostrò un lato più vulnerabile, facile alla commozione, più dolce e avvicinabile. A noi piace ricordarlo soprattutto così. Il suo fisico era bestiale e sembrava una ancora roccia mentre i primi problemi cominciavano a manifestarsi diluendo le sue apparizioni fino agli ultimi anni quando ha condotto una vita estremamente riservata. L’ultima sua vera apparizione fu alla Gazzetta, nel 2006, quando vennero festeggiati i 70 anni dell’Olimpia Milano. Nella notte di ieri, ci ha lasciato per le complicazioni di una broncopolmonite. Inutile usare aggettivi. Il più grande? Molto di più.
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