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Tratto da gazzetta.it
Dai trasporti ai vestiti
Il Kers cambia la F.1
Con il nuovo sistema di recupero dell'energia cinetica in frenata, non c'è solo il pericolo scossa. Il dispositivo rivoluziona le regole e influenza l'abbigliamento dei meccanici, le procedure dei commissari e lo smaltimento
MILANO, 25 novembre 2008 - Il Mondiale 2009 sarà ad alta tensione. Nel vero senso della parola. La F.1, infatti, nei test della settimana scorsa a Barcellona ha iniziato a conoscere il Kers, il sistema che recupera l’energia cinetica in frenata, l’immagazzina temporaneamente e permette di migliorare le prestazioni regalando al pilota circa 80 Cv in più. Questo sistema è composto da batterie al litio da 250 a 300 volt, una centralina che gestisce questa potenza e la fornisce ad un motore elettrico. Si tratta di voltaggi a tensione continua che possono essere fonte di pericoli.
FASE SPERIMENTALE - Il modo migliore per maneggiare un sistema del genere è progettarlo fin dall’inizio considerando la sicurezza come punto di partenza. Dandole più importanza della prestazione in pista. La presenza di quest’impianto richiede delle procedure particolari e ogni team sta valutando quali adottare per la costruzione, il trasporto e la gestione in pista del Kers. La Fia, invece, dovrà occuparsi della sicurezza nel circuito. Per la fase di costruzione e trasporto è sufficiente rispettare le norme già esistenti in materia di alto voltaggio. La pista, invece, è un altro mondo, ricco di insidie.
I RISCHI - L’uso del Kers può provocare tre problemi: la scossa elettrica; una fuga di gas dalle batterie, per lo più idrogeno che prende fuoco a contatto con l’aria; il surriscaldamento delle batterie. Se, però, negli ultimi due casi il rischio è segnalato dalla presenza delle fiamme, il primo caso è più subdolo. Una fuga di tensione si scopre solo toccando la vettura, col rischio di venire folgorati dalla scarica elettrica. Anche il pacco batterie presenta dei pericoli. I produttori, infatti, consigliano di maneggiarle come "benzina elettrica". Ma i progettisti sono certi che non si trasformeranno in bombe: basterà posizionarlo in una zona sicura o con una struttura intorno che eviti danni in caso di incidente.
PRECAUZIONI - La vettura ferma non presenta rischi. Diverso il discorso se la monoposto è in moto al box, oppure bloccata lungo il circuito per qualche inconveniente. I meccanici dei team si proteggono con i guanti di gomma, scarpe isolanti a norma e con il cotone sotto le tute ignifughe. Accorgimento, quest’ultimo, fondamentale per evitare che l’acrilico, sciolto da una scossa, finisca per attaccarsi alla pelle. Sono ancora da definire invece le procedure per commissari di pista, infermieri, giornalisti e ospiti che possono avvicinare le vetture nel parco chiuso, in pista o in griglia. Così come devono ancora essere fatte delle prove per il pit stop. In vista dell’introduzione obbligatoria dal 2010 (nel 2009 è facoltativa), i team hanno fondato il Kers Working Group, per stabilire norme di sicurezza uguali per tutti.
COSTI - L’investimento per lo sviluppo e la gestione del Kers è notevole e ha provocato qualche malumore viste tutte le novità regolamentari introdotte proprio per ridurre le spese. Per costruirlo, infatti, serve un’officina a parte con personale qualificato. E non si spedisce in una cassa come un motore. Poi c’è lo smaltimento delle batterie, con regole diverse da paese a paese. E il pilota che dice? Niente, perché è il più tranquillo. Finché sta dentro la vettura non corre alcun pericolo e per uscire gli basterà un saltello.
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