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MessaggioInviato: mer 12 nov 2008, 16:33 
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Lo sappiamo,cmq devi avere dei nervi d'acciaio,io dopo 5 min di tappa m'ero già strappato le palle :asd


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MessaggioInviato: mer 12 nov 2008, 16:49 
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Enri ha scritto:
Cmq da quando è stato incastrato riccò il ciclismo non ha più senso di esistere,era un idolo assoluto...

Enri, ma evitare di sparare caxxate, no? È un bisogno così impellente?


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MessaggioInviato: mer 12 nov 2008, 16:51 
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Pensare invece prima di rispondere no?Ho solo detto che per me non ha più senso d'esistere da quando non c'è più riccò,non vedo il problema


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MessaggioInviato: mer 12 nov 2008, 17:05 
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Perchè è come dire che il calcio non ha più senso di esistere dopo Calciopoli...


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MessaggioInviato: mer 12 nov 2008, 17:16 
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Vabbè era una battuta....e poi non vedo cosa ci sia di male se uno perdesse fiducia nel calcio dopo calciopoli... mah :asd


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MessaggioInviato: mar 18 nov 2008, 0:08 
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Riccò si appella al Tas

Il modenese vorrebbe ottenere una riduzione dei due anni di squalifica inflittagli dall'antidoping del Coni dopo la positività al Tour: la decisione attesa entro 4 mesi

MILANO, 17 novembre 2008 - Riccardo Riccò ha depositato un ricorso al Tribunale arbitrale dello sport contro la squalifica inflittagli il 2 ottobre dal Tribunale nazionale antidoping del Coni. Il corridore modenese, positivo all'Epo (Cera) al Tour de France, chiede una riduzione della sanzione. Incerti i tempi: il Tas normalmente rende nota la sua decisione entro quattro mesi dall'appello, ma comunicherà in seguito le scadenze che seguirà in questo caso. Riccò, in sostanza, vuole che venga riconosciuta la collaborazione fattiva, così come accaduto a Emanuele Sella, per il quale la Procura antidoping del Coni ha richiesto 12 mesi di squalifica.
Pochi giorni fa in un'intervista alla Gazzetta, papà Rubino aveva confessato di aver spinto Riccardo alla confessione. "Gli ho detto di denunciare tutto — spiega — e voi non potete immaginare quanto gli sia costato fare il nome di Tortoli, per esempio. Ma mi pare che i giudici non se ne siano resi conto. Ne abbiamo parlato a proposito del verdetto su Sella, a cui hanno chiesto solo un anno di squalifica in un caso analogo. Riki era felice per lui, ma mi ha detto: "Per me è un'altra mazzata"". Riccò ha anche chiuso i rapporti con Roberto Pregnolato, l'ex massaggiatore di Pantani coinvolto in passato in inchieste doping. Ha dovuto incassare il no delle scuole a un progetto per i ragazzi che lo vedeva coinvolto e l'ostilità dei compaesani, compresi i politici locali. Intanto, qualche formazione l'ha già cercato per quando tornerà e avrebbe voluto che firmasse subito. E lo stesso vale per gli sponsor tecnici. Più di tutti, lo vorrebbe Davide Boifava, l'ex team manager proprio di Pantani, che in questi mesi è stato molto vicino a Riccò, soprattutto nei momenti più bui.


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MessaggioInviato: lun 1 dic 2008, 12:59 
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Doping, un anno per Sella
Premiata la collaborazione

Il corridore vicentino, positivo all'Epo-Cera dopo un controllo a sorpresa dell'Uci lo scorso luglio, ha ottenuto uno "sconto" sulla squalifica per aver fatto i nomi dei fornitori

ROMA, 1 dicembre 2008 - Emanuele Sella è stato squalificato per dodici mesi dal Tribunale nazionale antidoping, che ha accolto la richiesta dell'Ufficio della Procura del Coni presieduta da Ettore Torri. Lo "sconto" rispetto alla sanzione prevista è di un anno ed è motivato dalla collaborazione offerta dall'atleta, determinante ai fini dell'inchiesta. A breve potrebbe invece scattare il deferimento per il compagno di squadra del "salbaneo", Matteo Priamo, indicato da Sella come "fornitore" del prodotto dopante.
LA VICENDA - Il 23 luglio un controllo a sorpresa dell'Uci rilevò la presenza di eritropoietina ricombinante di tipo Mircera (Cera) nel sangue del corridore che allo scorso Giro d'Italia riuscì a vincere tre tappe alpine (Alpe di Pampeago, Marmolada e Tirano) conquistando la maglia verde. Durante la deposizione dello scorso 8 agosto, Sella aveva collaborato con gli inquirenti con nomi e riferimenti che nelle settimane successive hanno aperto nuovi filoni di un'inchiesta che ha anche risvolti penali. Oggi la conclusione del percorso che riguarda la giustizia sportiva, con l'udienza apertasi allo stadio Olimpico intorno alle 9.30 e conclusasi poco dopo le 11. Sella era accompagnato dalla moglie e dal suo legale.
DOPO RICHEZE - Il ciclista vicentino, 27 anni, è stato il secondo della Csf Group-Navigare a cadere nella rete. Proprio alla vigilia del Giro era toccato all'argentino Ariel Maximilian Richeze (anabolizzante), ma la sua positività è stata in seguito attribuita a un integratore contaminato.


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MessaggioInviato: mer 7 gen 2009, 13:10 
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Piepoli: "Mi faccio schifo
perché mi sono dopato"

Il pugliese, positivo al Cera durante il Tour, racconta il suo tormento: "Non ho giustificazioni, ho calpestato la mia dignità"

MILANO, 7 gennaio 2009 -
Piepoli, perché si è dopato?
“Giro d’Italia, cado giù dal Falzarego, mi fratturo quattro costole, abbandono. Da corridore sono caduto tanto, fatto male tanto, ripartito sempre. Ma stavolta è diverso: ci rimango da cani. Avvilito. Affranto. Non so perché, ma è così”.

E allora?
“In programma c’è la Vuelta. Posso riprendere con calma. Fermo due settimane, poi ricomincio ad allenarmi. Riccò mi chiede di andare con lui al Tour. L’idea mi affascina, mi sento adulato. Andrei per fare il mio solito lavoro: aiutare. Mi piace farlo se posso competere e dare il massimo. Mai stato avido: certe vittorie, io le ho regalate ai miei capitani”.

Così?
“Un attimo di debolezza, follia, incoscienza. In fretta, in silenzio, in colpa. Neanche il tempo di chiedere un parere. Convinto da chi ti fa credere a quello cui di solito non credi: che chi ti batte lo fa, che tanto non ti prendono. Mi giustifico: lo faccio solo per tappare il buco di preparazione”.

Poi?
“Momenti di normalità e altri di paura, angoscia, panico. Comincio piano, penso di andare in forma verso la fine, per l’Alpe d’Huez. Invece sottovaluto un po’ la mia forma, un po’ l’effetto del doping: i conti non mi tornano. All’Hautacam la combino grossa: vinco. Mi dico: "L’ho rubata". Cerco di difendermi: "Una volta nella vita. E dopo tante sfortune"“.

Invece?
“Riccò positivo, squadra ritirata. La fine”.

Perché non confessa subito?
“Mi crolla il mondo addosso. Ho cominciato a correre a 9 anni. Prima divertimento, poi passione. Quello che ti fa andare avanti non sono soldi o gloria, farmaci o chimica: solo passione. Per correre sono andato via di casa da ragazzino. Sono stato junior in Piemonte, abitavo da un marito e una moglie di origini umili ma che ce l’avevano fatta, erano diventati imprenditori, e senza imbrogliare. Con loro ho imparato che il principio è "si può fare"“.

Sempre?
“L’ambiente è determinante. Da junior, prima di una cronoscalata, una persona mi propone una pastiglia di caffeina. Chiedo al direttore sportivo. Mi fa: "Non prendere niente. Se prendi questa oggi, continuerai a prendere". Non prendo quella, non prendo altro”.

Pensa di essere creduto?
“Chi non mi conosce potrà sempre credere o sospettare che mi sia sempre dopato. Ho la religione del ciclismo, il culto dell’allenamento, il gusto del sacrificio, il piacere della fatica. Svegliarsi, guardare il tempo, aspettare che finisca di piovere o nevicare e uscire, o uscire lo stesso. Fare, rifare: la salita della Madonna della Guardia del Giro 2007 l’ho provata in 7 uscite, e l’ottava l’ho ripetuta tre volte. Ma non posso chiedere di essere creduto. Ed è quello che mi deprime di più. Dopo il Giro 2007, in un supermercato, una mamma fa al suo bambino: "Vedi, lui è quello che ci ha riempito i pomeriggi alla tv". Mi dispiace, terribilmente, per gente così”.

Compagni? Colleghi?
“Li ho traditi. Eros Capecchi faceva due ore di macchina da Arezzo a La Spezia per allenarsi con me, perché io gli insegnassi come allenarsi, facevamo 6-7 ore, gli ripetevo che bastano passione e sacrificio, lui in più ha anche talento, lo obbligavo a fare ripetute in salita, poi si faceva altre due ore di macchina per tornare a casa. Eros non si è più fatto vivo, ma lo capisco. Penserà: io mi tiravo il collo e lui si dopava. Non è così, ma non posso pretendere di essere creduto”.

Alla Procura antidoping?
“Quello che dovevo dire era già nelle analisi. Bastava presentare una memoria scritta. Mi hanno chiesto chi mi avesse dato il Cera. Se fosse servito ad aprire una nuova inchiesta, a fare luce su un traffico, avrei fatto nomi. Ma non era così. Ci sono voluto andare perché rispetto il Coni: da piccolo correvo con una maglia celeste e una bici della Federazione italiana. A casa ho incorniciato un assegno, premio per un piazzamento da allievo, mai incassato: 4500 lire, ma per me un valore inestimabile”.

Due anni di squalifica.
“Meglio che me ne avessero dati 4 o 6. O la radiazione. A 37 anni, con una moglie e un figlio, quello che ho fatto è ingiustificabile”.

Morale?
“Dire "non dopatevi perché non serve" è inutile, non funziona, non ha mai funzionato. Io dico: "Non dopatevi perché calpestate la vostra coscienza e dignità. Per sempre"“.

Piepoli, chi è oggi?
“Un giorno ricevo una telefonata. "Dove sei?". Rispondo: "Mi sto allenando". Mi correggo: "No, vado in bici". Sono un ex ciclista. Sono un uomo che ha sbagliato, che non può più inseguire i suoi sogni di corridore né di futuro allenatore di ragazzi. Anche se, con tutto quello che ho fatto, sofferto e capito, potrei essere un insegnante più vero, più leale, più convincente”.


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MessaggioInviato: mer 7 gen 2009, 16:03 
Cita:
Eros non si è più fatto vivo, ma lo capisco. Penserà: io mi tiravo il collo e lui si dopava.

Questa è la cosa piu toccante dell'intervista
Mi spiace Leo ma hai sbagliato e devi pagare ;)


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MessaggioInviato: mer 7 gen 2009, 17:36 
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Ho come la percezione che siano stati incastrati solo riccò e piepoli in quanto italiani,strano che quelli davanti a loro fossero puliti...


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