Roma è commovente, Bologna a casa
Climamio Bologna - Virtus Roma 79-83
La sfida infinita non tradisce le attese e regala la partita più bella della stagione. Roma, tra infortuni e problemi di falli, trionfa grazie a Ilievski e Hawkins e per il secondo anno consecutivo elimina l'aquila
Lo sapevamo. Lo sapevamo tutti che la sfida infinita sarebbe stata decisa dall'ultimo pallone, dall'ultimo secondo. Viene la tentazione di non raccontare tutto quello che accade prima, dentro una partita folle, d'intensità estrema, tra due squadre che si conoscono, probabilmente si odiano, che se la giocano fino a quando la sirena non decreta che un vincitore deve arrivare per forza, e solo un tiro libero sbagliato da Garris evita che si rimandi il verdetto al supplementare. E il verdetto arriva, netto. Roma supera Bologna, per il secondo anno consecutivo ai quarti di finale della Coppa Italia. Lo fa con la testa all'inizio, con la rabbia a metà partita, con le gambe nell'allungo in doppia cifra che si pensa decisivo nell'ultimo periodo, ma non sarà tale, e con il cuore dopo che l'aquila reagisce e si porta anche avanti di quattro. E' una sfida che non finisce mai, tra due squadre bellissime che onorano al massimo lo spirito del gioco e per questo vanno ringraziate indipendentemente dal risultato. Ma è anche una battaglia tra due filosofie di gioco: per noi dell'urbe è nota quella della Virtus, che si scontra contro una visione piuttosto semplicistica della pallacanestro. Difesa a zona con rari brani di uomo (necessità, più che scelta, visto che è proprio contro la uomo che arrivano gli allunghi di Roma), abuso delle triple, con un allenatore che riesce a protestare perché il gioco non viene fermato con Watson a terra (ma era sulla stessa panca quando si gratificò della tripla in semifinale gara cinque dopo l'attentato a Jenkins) e durante un time out chiede ai propri giocatori di essere rozzi e sporchi. Semplicistica non significa non efficace, ma se esiste un'etica dell'interpretazione cestistica è giusto che Roma venga premiata. Perché è costretta a superare mille difficoltà: rotazione più corta, meno centimetri e chili sotto i vetri, problemi di falli. E come ogni battaglia, arriva la conta dei feriti che rischia di incidere sull'esito della notte: Ekezie fermo nel secondo periodo, sospetto stiramento al quadricipite che lo metterebbe in cantina per il resto dell'evento, Hawkins ferito alla tempia che gioca con retina da arrosto intorno alla testa, Bodiroga problema agli adduttori. Ma alla fine doveva essere decisa da chi ha più balls e carisma: Bologna ne ha avuto soltanto da Green (18 con 5 rimbalzi e 6 recuperi), nel finale, mentre la capitale ha potuto sfruttare la lucida follia di Ilievski che dall'arco ha riaperto la partita, e quella di Hawkins che con qualche brivido l'ha chiusa. Anche l'onnipotente ha inciso, principalmente nel primo tempo. Il dubbio è che l'infortunio ne abbia limitato l'efficacia nel finale. Ma è la vittoria di un gruppo immenso, come sottolineato dal play macedone al termine della partita. Di Tusek e Tonolli che si sono fatti un mazzo smisurato per non soccombere sotto i vetri, dove la Virtus ha perso ma solo 33 a 31, senza pagare caro se non nei rimbalzi offensivi concessi. Di Helliwell prezioso a rimbalzo e sulle palle vaganti. Di Sconochini e Righetti, impatto dalla panca che Belinelli (infortunato, niente impronta sulla partita) non ha avuto. Dopo la caduta del centro nigeriano si pensava che la capitale potesse precipitare, ma il grande lavoro dei lunghi e di un quintetto spesso bassissimo ha permesso a Watson di fare il proprio comodo (17 con 11 rimbalzi e 5 recuperi) ma costringendo Bagaric e Lorbek a tacere (7 punti e 5 rimbalzi in due, ecco dove è stata vinta davvero la partita). E se anche l'aquila ha avuto quattro giocatori in doppia cifra (Garris 12 e 8 assist ma l'errore decisivo dalla linea, Becirovic 12 con 6 perse), il controllo della partita è stato sempre di Roma. Che è provata a scappare nel primo tempo, ripresa. Nell'ultimo quarto, avanti di dieci, ripresa. E solo a un minuto e mezzo dalla fine Bologna sembrava comandare, con Righetti seduto a cinque falli e Tusek, Tonolli e Hawkins con quattro, ma non erano stati fatti i conti con la determinazione di Ilievski. La chiave poteva essere il numero di tiri concessi agli avversari, che effettivamente hanno avuto più opportunità, 66 a 58, ma minore percentuale, 42% a 46%. Roma ha anche tirato meglio da tre, 41% a 25%, stranamente ha avuto più perse che recuperi, 22 a 18, e visto l'aquila smistare 20 assist a 9. Ma in una partita tanto tirata la differenza è anche nei liberi: la Virtus impeccabile, 22/25 e 88%, Bologna ferma a 18/26 e 69%. Gara di equilibrio estremo, tatticamente dominata da Pesic, che contro Repesa aveva perso quattro delle ultime cinque partite. Vendetta consumata e vento che sta cambiando, perché nelle partite decisive Roma non ha mai sbagliato. E ha dato un'altra dimostrazione di forza, da grande squadra, contro un'avversaria che è stata più supponente ma della cui potenza non si può dubitare. Un gioiello che rimarrà indipendentemente dall'esito finale della Coppa Italia, con l'unico appunto di un arbitraggio eccessivamente fiscale. Emozionante, commovente. E sabato semifinale con Siena, altra rivalità sulla quale si potrebbe scrivere un trattato.
Che ci siano problemi fisici per Ekezie lo si scopre con Tonolli in quintetto e Tusek da cinque. Bologna sfrutta la 2-3, Hawkins si taglia la testa e il capitano ha due falli. Ma è sua la schiacciata del 5-7, e ancora sua la tripla dell'8-13. Roma allunga con un gioco da tre punti dell'onnipotente per l'8-18 e un alley oop di Ilievski per Hawkins afferma il 12-22. Dalla panca Becirovic è necessario per ricucire, dall'arco, il 20-24. Ci pensa Righetti, con un gioco da quattro punti, a chiudere il primo periodo 20-28, frutto di un grande lavoro a rimbalzo e in transizione. Era l'aquila a dover correre, ma la velocità è timbrata solo Virtus.
Ekezie non ha esplosività, tre stoppate subite, e si ferma totalmente. Repesa riserva una nuova sorpresa dal libro dei trucchi e copia il pressing tutto campo di Roma, contro il quale Giachetti va in confusione. Bologna torna vicina, 27-28 e ancora con Becirovic sorpassa. Il minor peso sotto i tabelloni inizia a incidere, Watson si diverte per il 34-31 e Pesic è costretto a impiegare Righetti da quattro. Roma segna tre punti nei primi quattro minuti del periodo e deve ringraziare Hawkins, che infila due triple, se rimane incollata alla partita nel momento di maggiore difficoltà. L'americano schiaccia in faccia a Mancinelli, 37-40. In una partita che va a folate, l'ultimo contropiede di Giachetti vale il 43-44 di fine primo tempo. Hawkins e Bodiroga sono una garanzia, la preoccupazione è che Bologna inizi a prendere confidenza da lontano.
Invece è Tusek a farlo, in un quintetto con Giachetti e Sconochini che è costretto ad attaccare una velenosa fronte pari. Per cinque minuti i possessi di Roma sono solo orizzontali, con un pendolo sulla linea di fondo che corre a vuoto. Si continua attaccati, tripla di Garris del 52-51, ma quando tornano Ilievski e Bodiroga, con il contributo roccioso di Helliwell, la Virtus scappa di nuovo. Tripla del macedone mentre l'onnipotente su palla vagante sente un dolore agli adduttori, 55-63 a fine terzo periodo.
Il quarto è trattato supremo delle emozioni del basket. Segna Hawkins, Tusek spende il quarto fallo. Una rubata di Bodiroga permette a Righetti di appoggiare il 57-67, con Bologna a uomo, a 8'30'' da giocare. I blu si rimettono a zona e Roma pensa troppo presto a giocherellare con il cronometro. Cambia la corrente in un attimo: una tripla di Hawkins dall'arco entra e esce, Green guida la rimonta. Il calo atletico della Virtus permette un veloce parziale di 9-0 che Ilievski esorcizza con una tripla 66-70. Ma una nuova parabola lontana di Green imprime il 71-70 con un parziale 14-3. E' il momento dei guerrieri: Tusek non si esime, gioco da tre punti e 71-73. Righetti sfonda, quinto fischio, tuta. Il problema falli è enorme: a quattro si trovano Tusek, Tonolli, Hawkins. Sul 73-73, l'americano sbaglia un alley oop ancora più spettacolare e Green sorpassa. Bodiroga sfonda, Roma sembra perdere lucidità negli uomini più rappresentativi. E quando ancora Green allunga a 77-73, la storia infinita sembra soltanto la solita storia contro la F. Ma gli altri anni non c'era Ilievski: tripla da otto metri, 77-76. Recupero sul possesso successivo, che consente a Hawkins di superare dalla linea, 77-78 a 56'' dall'epilogo. Si fa sentire anche Bodiroga, rimbalzo difensivo e i due liberi del 77-80 a 16''. Il fallo è speso su Garris, 79-80 a 10''. La F sceglie Hawkins per i liberi decisivi. Lui fa 1/2 e commette la scemenza di spendere fallo sul rimbalzo di Garris. Che a 2'' può decidere il supplementare. Invece il primo libero ballonzola sul ferro e lo sbeffeggia. Il secondo è sbagliato di proposito, ma il rimbalzo è di Hawkins che dalla linea definisce il 79-83 del tripudio. Roma è in semifinale.
PAGELLE
Ilievski 9: se non era già chiaro il motivo della sua presenza nell'urbe, da oggi ha messo tutto nero su bianco. Le giocate decisive, nelle partite decisive. Non è mai un caso. Le Mans, Kazan, Bologna. Un pazzo con le palle che fumano. Quando tira da tre, la squadra sotto di quattro, non c'è un criterio: nessuno a rimbalzo, niente ritmo, se sbaglia è finita. Ma nessuno dubita, e infatti è canestro. Subito dopo, recupera un possesso e permette a Hawkins di frantumare l'inerzia. Roma manda a casa gli avversari storici. In una partita da 16 punti, il bianchetto mette dentro 4 triple, 5 rimbalzi, 4 perse e 4 recuperi, 4 assist. E' totale. E' un eroe. Non è un giocatore perfetto e non è nemmeno un play perfetto. Ma è un giocatore decisivo. E tra le due varianti, scegliamo sempre la seconda.
Hawkins 8: la ferita alla testa gli fa temere i contatti, da principio. Ciò non lo distoglie dal ripetere l'alley oop siderale, giochino messo in piedi con Ilievski che sollazza la platea, e dall'inchiodare in faccia a Mancinelli, uno che di salti se la intende. Ha mano elegante anche dall'arco, tiene in piedi Roma nel secondo periodo. Soffre, tanto, contro Green in difesa, ma soltanto nel finale dopo una partita di un'intensità fisica mostruosa. E comunque decide i giochi: tiri liberi del 77-78. Vero, anche un errore quasi fatale, il fallo su Garris che poteva aprire il supplementare. Ma si fa perdonare con il rimbalzo e i liberi che sigillano il trionfo. 21 punti e 5 rimbalzi. I tanti scout NBA avranno storto il naso di fronte a 6 perse, ma si sono lustrati gli occhi con 3 recuperi, 1 assist e una prestazione da giocatore maturo. Esemplare.
Bodiroga 7.5: la garanzia dell'onnipotente. Inizia forte, non ci sono dubbi che sia la sua partita. Lorbek, Mancinelli, Becirovic, impazziscono tutti contro la sua sapienza. Mette le mani sulle palle vaganti, non si sottrae alle gomitate, si ammacca gli adduttori e la sua presenza offensiva ne risente. Torna in campo, offre l'assist della doppia cifra di vantaggio. Alla fine il rimbalzo sull'errore da tre di Mancinelli e i due tiri liberi del 77-80. Condisce la festa con 15 punti, 4 rimbalzi, 3 perse e 3 recuperi, 2 assist. E' pura matematica: in partita singola, una squadra che non ha Bodiroga non può vincere contro una squadra che ha Bodiroga. Devozione assoluta.
Tusek 8: coraggio, sacrificio estremo. Si trova di fronte uno dei reparti lunghi più fisici del continente, non ha Ekezie a combattere al suo fianco. In molti si sarebbero spaventati, lui si butta con ferocia su ogni rimbalzo, su ogni cuoio che non ha un proprietario. Difende, sempre, da Bagaric a Ress. E vince. Il gioco da tre punti del 71-73 è una magia da numero uno, in una notte nella quale sacrifica le proprie capacità offensive per dare a Roma il contributo necessario a non farsi soffocare a rimbalzo. 6 punti, 6 rimbalzi e una presenza impensabile dai numeri ma inestimabile. Il simbolo del cuore di questa squadra.
Tonolli 7: discorso simile al compagno, il capitano mette un timbro dove necessario. Una schiacciata, una tripla, un fallo speso per evitare due punti facili, un aiuto difensivo. Segna solo nel primo periodo, s'impappina quando mette palla per terra contro la zona, ma di fronte a lui Bagaric e Lorbek non passano. 5 punti, 3 rimbalzi, 2 perse e 2 recuperi. Meraviglioso.
Giachetti 5.5: il primo tempo è pessimo e mette in luce il suo imbarazzo nel portare palla quando viene aggredito dal pressing feroce di Bologna. Mai una lettura corretta e soltanto il canestro che manda al riposo in vantaggio cambia la sensazione di una partita nella quale manca l'approccio. Secondo tempo gestito con migliore accortezza, attaccando i buchi lasciati dalla zona e con freddezza ai liberi. 6 punti, 2 rimbalzi, 2 perse e 1 assist. Doveva solo far riposare Ilievski, missione compiuta.
Sconochini 6.5: contro Bologna è sempre la sua partita e nel primo periodo mette il solito acume tattico mentre Hawkins si lascia curare la ferita. Soltanto i falli ne frenano impatto e minutaggio. 3 punti, 1 rimbalzo e 2 recuperi. Solido.
Righetti 7: il contributo della panca risiede nel suo nome. Entra e piazza un gioco da quattro punti, da sottolineare e non è la prima volta che ci riesce. Continua a segnare, si sacrifica da quattro e giocando pendolo contro una zona che lascia molti spazi sulla linea di fondo, prende bastonate e ne riserva numerose, tanto che alla fine si siede con cinque falli. Fa in tempo a esclamare 10 punti, 2 perse e 2 recuperi. Necessario.
Ekezie s.v.: parte dalla panca, problema al ginocchio sinistro. A rimbalzo fa voce grossa, ma in attacco su tre possessi diventano tre stoppate di Ress. Sull'ultima si arrende, torna in panca per sospetto stiramento al quadricipite. Roma batte l'aquila anche senza di lui, in dubbio per la semifinale.
Helliwell 6.5: chiamato alla battaglia nel terzo periodo, accende l'agonismo con 1 punto frutto di libero, 3 rimbalzi e l'energia per sostenere le folate di Bologna. Gioca con saggezza, contribuisce su due recuperi, si siede con la consapevolezza di aver dato un contributo importante.
Pesic 9: ha sempre ragione. Copione rispettato: sconfitta in campionato, commedia contro i tifosi e reazione che porta all'eliminazione di Bologna dalle Final Eight per il secondo anno consecutivo. Batte Repesa, contro il quale ha dovuto inventare un capolavoro tattico. Tenere a bada tre lunghi su quattro con i soli Tusek e Tonolli è una magia, vincere senza Ekezie e con Hawkins e Bodiroga limitati la firma di un genio che ha atteggiamenti criticabili ma sul legno sa meglio degli altri come si vince. Con un quintetto basso, a volte minuscolo, con la lettura a partita in corso della zona, disastrosa inizialmente e efficace nel momento corretto. Oltre all'atteggiamento di una squadra ormai sicura delle proprie scelte, che si lascia recuperare troppo presto dieci punti ma con calma, quasi rilassata come se fosse già consapevole del risultato, si riprende la partita e la semifinale. Emozioni.
LE PAROLE DEL COACH
Lo scorso anno, dopo lo scippo di Sconochini e la vittoria, arrivò invasione di campo e urla di gioia. Oggi il risultato è lo stesso, ma la reazione dei giocatori della Virtus molto più composta. E' anche in questo la differenza di mentalità che sta portando a Roma soddisfazioni e risultati. Si può perdere una partita in campionato, si può vincere contro chi ha lo scudetto sul petto cinque giorni dopo. Ma senza reazioni di gioia sfrenata, perché una squadra forte che ne batte un'altra forte non è più una sorpresa o un ribaltamento delle gerarchie, ma semplicemente la conseguenza della propria, di forza. E Ilievski, a fine partita, ammette che: "Loro erano favoriti, ma è stata una vittoria di squadra. Sono contento per i miei tiri, che hanno contribuito al risultato, ma questo è il trionfo del gruppo. Siena è un'avversaria difficile, abbiamo vinto all'andata in campionato ma è passato molto tempo. Di una cosa sono sicuro: se giochiamo al settanta percento di come abbiamo giocato contro Bologna, possiamo vincere".
Pesic, in sala stampa, come tradizione parte con gli elogi agli sconfitti: "Siamo onorati di aver battuto una delle squadre migliori del continente. Abbiamo vinto insieme, non con i singoli. Perso Ekezie, che speriamo di recuperare per la semifinale, non abbiamo perso la voglia di combattere. E' stata grande la nostra difesa e vorrei in particolare ringraziare Tusek: una partita straordinaria, la dimostrazione di come il basket non sia soltanto tiro da tre".
Una frecciata contro Repesa e un messaggio per il futuro della competizione. Un giorno per recuperare energie e la semifinale con un'altra grande rivalità. Il bello arriva adesso.
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