enriketto ha scritto:
Cioè se saltano fuori casi di doping nel ciclismo è solo colpa di sto giornalista?
Se non ci fosse lui non farebbero controlli antidoping?
E' così influente anche in paesi come la francia? (dove i controlli antidoping sono uguali a quelli italiani)
Scusa, avevo interpretato male la tua domanda di prima. Non avevo capito che ti riferivi alle positività, bensì credevo parlassi di queste pseudoinchieste...
Cita:
Ripeto, sembra che il casino del doping avvenga solo in italia, ma non vedo cosa c'entrino i vostri discorsi con l'intera europa. Quando scoppia un caso al tour de france che collegamento c'è con l'UCI (per dirne una?).
Quando viene beccato un dopato alle olimpiadi (come il nostro caso), che c'entra l'UCI?
Sono stati loro a consigliare ai dirigenti cinesi di effettuare dei controlli sull'italiano?
Perdonatemi ma qui si fuoriesce dalle ipotesi realistiche e si entra nel complottismo hollywoodiano.
Sembra che le lotte per potere e denaro esistano solo nel ciclismo, cosa assolutamente non vera, anzi.
L'Uci c'entra perchè è l'organizzazione
internazionale del ciclismo e praticamente controlla tutto. L'antidoping è in mano all'Uci.
Andiamo per ordine, così cerco di rispondere anche ad odisseo. Cercherò di essere il più stringato possibile, e nonostante ciò temo che sarò costretto a battere i record di Gemini.
Il ciclismo è uno sport che è nato, cresciuto e si è sviluppato in una cerchia molto ristretta di paesi: Italia, Francia, Belgio, Spagna, Germania. Quelli che hanno sempre comandato sono stati gli organizzatori delle corse (RCS per il Giro d'Italia e classiche italiane, l'ASO per Tour, Liegi, Roubaix etc etc): loro decidevano le squadre da invitare, i diritti televisivi se le prendevano tutti per sè e così via.
Da quando è salita al potere all'Uci la coppia Verbrugghe-McQuaid (una decina di anni fa) sono cominciate a succedere un po’ di cose “strane”. Pat McQuaid (irlandese) è diventato presidente dell'Uci (e lo è tuttora) grazie ai voti dei paesi anglosassoni e di staterelli africani e asiatici (i classici voti comprati). Il loro obiettivo (mi riferisco a McQuaid-Verbrugghe) ormai piuttosto palese è quello di lucrare sul ciclismo e spostare il business dai paesi storici ad altri: Usa, UK, Australia, Canada…
Un esempio clamoroso è stata la protezione nei confronti di Armstrong. Lance si dopava, lo sanno tutti. Anche i muri. Per farlo andava da Michele Ferrari che è uno dei tanti dottori (come Eufemiano Fuentes per dirne uno famoso) che hanno fatto vagonate di milioni procurando farmaci dopanti agli atleti, spiegando loro metodologie e tempistiche di assunzione, preparando intrugli vari (come le sacche di sangue di Fuentes, il quale ricordo, seguiva più di 200 atleti; dei quali solo 40 erano ciclisti; però solo dei ciclisti si son saputi i nomi… che bello…

). Tornando ad Armstrong, l’americano è persino risultato positivo ad un controllo antidoping (effettuato non da laboratori Uci ovviamente) ma magicamente poco dopo sbucò un certificato dell’Uci che gli permetteva di assumere quel farmaco e così Lance riuscì a cavarsela. Tutto questo perché l’hanno fatto? Perché l’americano ha portato non si sa quanti milioni di $ tramite sponsor, televisioni e via dicendo.
E l’Uci controllando quasi interamente il sistema dell’antidoping l’ha sempre coperto.
Quello è solo un esempio ma mi sembra faccia capire bene con chi abbiamo a che fare.
Il punto focale della vicenda è il ProTour, con il quale l’Uci è riuscita a strappare dalle mani degli organizzatori il potere di invitare le squadre alle corse più importanti. Ora se una squadra vuole partecipare al Giro d’Italia (e alle altre corse più importanti), deve pagare milioni di € all’Uci in modo da ottenere la qualifica “ProTour” e allora ha il diritto di prendere il via a quelle gare. Come potete ben immaginare, gli organizzatori del Giro, del Tour, della Vuelta non sono stati molto felici di vedersi soffiare via soldi e potere e hanno provato a ribellarsi, creando un circuito parallelo a quello ProTour. L’avessero mai fatto! Son cominciate a fioccare positività a non finire: Landis, Vinokourov, Riccò, Kohl… insomma, molti dei corridori protagonisti dei Grandi Giri (Giro, Tour, Vuelta) sono stati trovati positivi all’antidoping (che, ricordo, è gestito dall’Uci) e ovviamente questo ha procurato dei danni allucinanti a quelle corse a tappe che infatti alla fine hanno ceduto nel braccio di ferro e son tornate nel ProTour. Insomma, becchi e bastonati.
Ora che quella questione è stata risolta vittoriosamente dall’Uci, sta partendo la seconda parte del progetto del presidente McQuaid: inserire squadre (Team Sky, Columbia-HighRoad, Garmin, RadioShack) e corse (Giro di California, Down Under in Australia, Quebec) di matrice anglosassone, le quali stanno togliendo spazio a corse e squadre dei paesi storici del ciclismo. In primis Spagna e Italia che ora si ritrovano con solo 2 formazioni a testa nel ProTour (all’inizio erano 4 a testa).
Un altro punto molto oscuro è intorno alle positività. Negli ultimi anni, la quasi totalità dei corridori beccati dall’antidoping è di nazionalità o italiana o spagnola. Si parla di decine e decine di ciclisti. Si dà il caso che Italia e Spagna siano le due nazioni che stanno dominando il ciclismo negli ultimi anni e qui immagino l’obiezione: allora vengono trovati positivi perché si dopano più degli altri. Non è proprio così: Italia e Spagna hanno i due movimenti più importanti numericamente ed è normale che ci siano più corridori forti in queste due nazioni. E poi il doping è diffuso ovunque, non solo in questi due stati.
Vedendo questi fatti ritornano in mente le dichiarazioni di McQuaid che un paio di annetti fa disse che “italiani e spagnoli hanno una mentalità mafiosa e per questo sono più portati a doparsi”. Affermazioni allucinanti che fanno pensare... Ma vabbè... non pensiamo e fingiamo che tutto questo sia solo una coincidenza.
Poi però noi appassionati di ciclismo accendiamo la televisione e vediamo sempre più prestazioni monstre (leggi: palesemente taroccate) da parte di corridori delle squadre americane sopracitate. I ciclisti che vanno a correre nella Columbia o nella Garmin fanno dei salti di qualità a dir poco sorprendenti.
Allora a questo punto ripenso a due corridori come Rebellin e Di Luca che sono stati beccati dall’antidoping. Sono due atleti che hanno sempre dimostrato grandi qualità, sin da quando erano juniores. Insomma, due che hanno talento.
Poi penso a questi corridori che corrono in queste squadre tanto simpatiche all’Uci e alle loro prestazioni tarocche quanto una banconota da 7 €. Di questi non ne viene beccato neanche uno.
Dire che tutto questo è alquanto “strano” è davvero il minimo.
Siamo in tanti a trovare questi fatti piuttosto “curiosi”, infatti qualche mesetto fa dei giornalisti chiesero al presidente dell’Uci cosa ne pensava delle mirabolanti performance di Wiggins (corridore inglese) che corre per la Garmin (americana) che è passato dall’essere un eccellente pistard ad uno che va alla grande pure in salita(*), McQuaid è andato su tutte le furie ed ha espresso con sicurezza che Wiggins è un corridore pulito (:rofl) perché fa parte di una squadra che fa una grande lotta contro il doping (:rofl

).
(*) per chi non lo sapesse, i pistard come Wiggins, così come i velocisti, sono l’esatto contrario degli scalatori. Infatti il buon Bradley Wiggins in salita ha fatto schifo per anni; ora è diventato magicamente uno dei migliori al mondo. Molto credibile.
Insomma, che l’Uci utilizzi l’antidoping per raggiungere determinati obiettivi è per molti (compreso il sottoscritto) una certezza. L’ha persino accennato Cassani in telecronaca. Però non essendoci prove tangibili per ora si può soltanto osservare queste oscenità e rimanerne disgustati… infatti ultimamente mi sto allontanando da questo sport.
Volendo si può fare un parallelo con il calcio. Come da una parte si utilizza gli arbitri, dall’altra si utilizza l’antidoping.