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Sei Nazioni: domani il via
Torneo di orchi e contadini

Dal ritorno di Chabal a White, che aveva smesso per star dietro alla fattoria, dall'Ala della Scozia Evans che cantava in una boyband, al n°9 dell'Irlana O'Leary, campione di hurling: le mille storie del torneo che si apre domani

MILANO, 6 febbraio 2009 - Torna l'Orco. Sébastien Chabal sarà seconda linea titolare nella Francia che domani sfiderà l'Irlanda. Una bella rivincita per il simbolo di Francia 2007, che aveva saltato l'ultimo Sei Nazioni perché ritenuto troppo vecchio in prospettiva Nuova Zelanda 2011. Accanto all'icona del rugby mondiale, però, il mito del Sei Nazioni vive nelle storie dei personaggi minori. Eccone alcune.
IL CONTADINO - A 35 anni Julian White è il più vecchio, tra i reduci del trionfo inglese al Mondiale 2003. E a dire il vero, si sarebbe già ritirato. L'ultimo dei suoi 44 caps risale infatti al 17 marzo 2007, Galles-Inghilterra 27-18. Tre mesi dopo rifiutò la chiamata di Ashton per Francia 2007. "Ho una famiglia e una fattoria da portare avanti, sento che non potrei stare lontano da casa per così tanto tempo". A Market Harborough White possiede 250 acri di terra e 120 bestie, tra pecore e vacche. In questi due anni però non ha perso il vizio di giocare con il Leicester, il suo club dal 2003. E così il vecchio capitano Martin Johnson si è ricordato di lui, quando a due settimane dal Sei Nazioni si è trovato senza Matt Stevens. «Se avessi di nuovo la possibilità di giocare per l'Inghilterra, per me sarebbe come tornare sulla Luna». Arrivarci partendo da una stalla è ancora più bello.
IL CANTANTE - Con il fratello Max, tre settimane fa Thom Evans ha fatto ammattire la difesa del Tolosa, trascinando Glasgow a una storica vittoria all'Ernest-Wallon. Ma fino a qualche anno fa, questo 23enne ala nato in Zimbabwe da una velocista (in Sud Africa, Sally è stata campionessa della provincia di Durban sui 100) e da un golfista pro (Brian), faceva impazzire centinaia di teenagers con i Twen2y 4 Se7en, una boyband londinese. Ora sono i fratelli di quelle ragazzine ad appendere i suoi poster in camera: nel 2004 ha lasciato la chitarra ed è entrato nell'accademia dei Wasps del santone Shaun Edwards, e due anni più tardi, dopo essersi fatto una bella collezione di maglie delle selezioni giovanili dell'Inghilterra, ha optato per Glasgow e per la Scozia. Contro il Galles domenica non ci sarà, ma in Celtic quest'anno ha già segnato sei mete e il suo nome è nell'agenda di Ian McGeechan per il tour dei Lions in Sud Africa.
IL TRADITORE - Tomas O'Leary è l'unico irlandese che può dire di aver giocato a Croke Park in due sport diversi. Mediano di mischia del Munster, è figlio di Seánie, campione dell'hurling negli anni Settanta, campione d'Irlanda per quattro volte con la selezione di Cork. Tomas ne ha percorso le tracce fino al 2001, arrivando pure lui a Croke Park e vincendo due titoli irlandesi juniores, sempre con Cork. Ma gli anni passati al Christian Brothers College gli hanno trasmesso anche la passione per il rugby e nei mesi successivi Tomas ha dovuto scegliere tra la mitica Gaelic Athletic Association e la maglia del Munster, nello sport «degli inglesi». Ne è uscito un buon mediano di mischia, cresciuto alla scuola di Peter Stringer.
IL TALISMANO - Gavin Henson porta bene al Galles: con lui titolare, i rossi non hanno mai perso una partita del Sei Nazioni. Eppure il rapporto tra questo centro e la nazionale non è mai stato facile: talento purissimo (il Board lo elesse talento dell'anno 2001) e carattere fumantino, ha sempre avuto un debole per la mondanità (dalla relazione con la stella del pop Charlotte Church ha avuto due figli) e non ha esitato, nell'autobiografia uscita dopo lo Slam 2005, a svelare alcuni segreti dello spogliatoio, salvo poi doversi scusare con i compagni. Ha saltato il Mondiale 2007 per infortunio, si è giocato tutto il Sei Nazioni 2008 da titolare ed è stato un altro Grande Slam.


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L'Italia sogna l'impresa
Twickenham la aspetta

Count-down azzurro per il match contro l'Inghilterra che apre il Sei Nazioni. Il c.t. Mallett: "Puntiamo su Mauro Bergamasco mediano di mischia". Il capitano Parisse: "Avremo poche occasioni ma dovremo sfruttarle tutte"

LONDRA (Gb), 6 febbraio 2009 - L’allenamento al St. Mary’s University College. La cena al Richmond Gate Hotel. Poi, per la Nazionale italiana, comincia la lunga attesa prima del match contro l’Inghilterra.
TWICKENHAM ATTENDE - St. Mary’s è nel quartiere di Twickenham. Più celebre per l’atletica leggera che non per il rugby. Il terreno è, a chiazze, innevato. Parisse e compagni arrivano in pullman alle 14, già cambiati, entrano nello spogliatoio per mettersi le scarpe con i tacchetti, sul campo cercano di riscaldarsi correndo e passando, quindi si schierano - i 15 titolari mentre le 9 riserve fanno da opposizione ragionata - e collaudano gli schemi. Trequarti d’ora, in tutto, prima di rientrare negli spogliatoi e poi salire sul pullman. Il Richmond Gate Hotel è in cima alla collina, che dà su un bosco, su un fiume e sullo stadio. Più che un albergo sembra una casa: ospitale, familiare, calda. Quadri (anche a sfondo rugbistico) e moquette.
CONFERENZA STAMPA - Le ultime parole prima che la partita cominci. Nick Mallett, c.t.: "L’Inghilterra ha puntato su uomini non in vista della Coppa del Mondo 2011, ma per vincere subito. Martin Johnson, dopo tre sconfitte in quattro match, ha bisogno di una vittoria. Per questo si è affidato a un mediano di apertura come Andy Goode, che ha esperienza e calcio, che dà sicurezza e fiducia, più abituato a giocare con gli avanti che non con i trequarti. Noi puntiamo su Mauro Bergamasco mediano di mischia: una scelta dettata dagli infortuni, ma anche dal desiderio di provare un uomo che, nel 2011, potrebbe essere decisivo proprio in quella posizione. Mauro ha un impatto fisico impressionante, già adesso è il numero 9 più placcatore al mondo. La squadra cercherà di metterlo nella condizione di sbagliare meno, quindi lo aiuterà in modo particolare. Già nell’ultima settimana ha dimostrato di avere fatto enormi progressi. E piuttosto che rischiare un debuttante a Twickenham, preferisco affidarmi a un uomo che non ha paura di nulla, ma che anzi ama le sfide. Dovremo difendere al massimo, dal primo all’ultimo secondo. L’Italia ha cuore, coraggio, determinazione. In attacco abbiamo pagato le nuove regole, che hanno cancellatoi la nostra arma più efficace, le maul penetranti".
CAPITANO - Sergio Parisse, numero 8 e capitano: "I test-match di novembre ci hanno dato indicazioni positive nonostante le sconfitte. Contro l’Australia abbiamo difeso bene e tenuto botta fino a 8 minuti dalla fine. Contro l’Argentina abbiamo messo in difficoltà la loro mischia, fra le più forti al mondo, però abbiamo sbagliato tanto, soprattutto in attacco. Contro Pacific Islanders abbiamo avuto il controllo del pallone, ma senza concretizzare. E di questi errori siamo stati noi gli unici responsabili. Abbiamo visto, rivisto, studiato, capito. Contro l’Inghilterra avremo poche occasioni, ma dovremo sfruttarle. Questa Inghilterra è comunque una buona squadra, solida, equilibrata. Ha un gioco semplice, basato sull’1 contro 1. Non ha punti deboli. Il nostro punto di forza dovrà essere la difesa. Una difesa che avanza, che non dà il tempo per riorganizzarsi, che complica la vita, può togliere fiducia agli inglesi".
APERTURA - Andrea Marcato, mediano di apertura: "La mia prima volta a Twickenham. Ricordo solo una partita a Oxford, tre anni fa, con l’Italia A. Non può certo essere la stessa cosa. Twickenham fa impressione solo a entrarci. E’ uno stadio affascinante, e giocare da titolare dà emozione e responsabilità. Sarà però una grande opportunità: una sfida con se stessi, uno spettacolo per il pubblico, un’occasione storica se sapremo vincere. E sono convinto che la possibilità ci sia. Vincere sarebbe un risultato storico, non impossibile. Gli inglesi non ci sono superiori". Il campo sarà perfetto: da cinque giorni speciali teloni coprono l’erba di Twickers, attraversati da un vento artificiale di aria calda. Prevista neve. In dubbio, fra gli inglesi, anche Mike Tindall: il possente centro, mondiale già nel 2003, soffre a una caviglia.
gazzetta.it

Dai ragazzi si gioca in uno dei templi del rugby mondiale, freddo e neve mettiamocela tutta e proviamoci!


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Finita 36-11 per gli inglesi.

Beh, che dire, è stata una bella delusione.

Si sapeva che questa mossa (Bergamauro come mediano di mischia) era parecchio azzardata, e durante la partita se ne è avuta la conferma: non mi è mai sembrato sicuro di sé e del suo ruolo in campo (cosa naturale, a mio modo di vedere), inoltre ha sbagliato alcuni passaggi anche fondamentali. Anche come squadra sembravamo poco sicuri di noi, quasi impauriti.

Ora sto vedendo Irlanda-Francia (13-10 dopo il primo tempo), bellissima partita e grandiosa atmosfera al Croke Park (82.000 spettatori, e prezzo medio del biglietto di 90€ :eek , però che valgono tutti)


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Cita:
Finita 36-11 per gli inglesi.


Secondo me ci è andata anche bene.

Grande sport il rugby.

Byez


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MessaggioInviato: sab 7 feb 2009, 20:20 
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Dragone67 ha scritto:
Secondo me ci è andata anche bene.

Credo che avremmo potuto perdere con meno punti di scarto, senza tutti quegli errori pacchiani.

Dragone67 ha scritto:
Grande sport il rugby.

Confermo ;)


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Ci è andata anche bene mica tanto..L'Inghilterra veniva da 3 sconfitte consecutive nel tempio di Twickenham, era in piena crisi orfana della stella sempreverde Wilkinson per infortunio e del gioiellino Cipriani relegato in seconda squadra per scelta tecnica. Naturalmente vincere per noi era veramente difficile, la nazionale britannica è l'unica compagine europea che ancora non abbiamo mai battuto, pero' il divario del punteggio è troppo ampio, paga la scommessa Bergamasco messo come mediano, lui che un grandissimo giocatore ma in ruolo tutt'altro che suo. Mallett poi lo toglie nel secondo tempo, poteva metterlo nella posizione di terza linea nella ripresa, squadra troppo svogliata comunque, gli inglesi ad ogni ripartenza entrano come una lama nel burro, ora riprendiamoci con l'Irlanda, altra partita tutt'altro che facile.


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MessaggioInviato: sab 7 feb 2009, 20:34 
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Max_ ha scritto:
squadra troppo svogliata comunque, gli inglesi ad ogni ripartenza entrano come una lama nel burro

Peccato per la nostra attitudine in campo: ad un certo punto, Robertson sembrava addirittura avere paura di segnare la meta.

Max_ ha scritto:
ora riprendiamoci con l'Irlanda, altra partita tutt'altro che facile.

Come detto prima, sto guardando Irlanda-Francia (ora sul 27-18) e devo dire che hanno una bella squadra: giocatori di qualità, gioco ottimo e dinamico, insomma se non si rilassano contro di noi (almeno una speranza c'è :asd ) sarà davvero dura.


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Appena finita anche Irlanda-Francia, con gli irlandesi che vincono 30-21 dopo una partita bellissima e (almeno fino alla meta di D'Arcy) equlibrata.

Straordinario il finale, con la Francia che continua a giocare e a cercare la meta a due minuti dalla fine, nonostante non potessero più pareggiare con 9 punti di svantaggio. Quante squadre di calcio farebbero lo stesso? Sì, lo so, ci hanno anche rotto le scatole con le differenze "calcio-rugby" ( :asd ), però non potevo fare a meno di notarla.


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l'inghilterra é ancora 2 sistemi solari avanti l'italia.
umiltà e pian piano ci si arriva ;)


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MessaggioInviato: dom 8 feb 2009, 17:14 
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Mamma che botta :O_O :O_O

Meno male che stanno entrambi bene.


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